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Province: Saitta incontra Coordinamento Dipendenti

Preoccupazioni per il loro futuro lavorativo, per la tutela delle professionalità e del posto di lavoro e profondo rammarico per la mancanza di considerazione da parte della politica, del valore del servizio che quotidianamente rendono.

Questo quanto espresso dal Coordinamento dei Dipendenti della Provincia di Roma, che, appena costituito, ha voluto incontrare il Presidente dell’Upi Antonio Saitta per annunciare la nascita di un Coordinamento nazionale per la mobilitazione dei dipendenti delle Province.

“Negli ultimi mesi – sottolinea Saitta – siamo stati contattati e abbiamo incontrato molti coordinamenti del personale delle Province, che si sono costituiti spontaneamente, preoccupati nel riscontrare che la tutela delle loro professionalità e il loro stesso futuro lavorativo non stia trovando lo spazio che meriterebbe nella discussione sulle Province. Un dibattito tutto politico e surreale in cui si fa passare ai cittadini l’idea che spostare servizi e funzioni da una istituzione ad un’altra sia una operazione banale e addirittura che comporti risparmi e nessun disservizio. Ma spostare la gestione di strade, di scuole, di servizi per il lavoro,  vorrà dire spezzettare per tutto il Paese un patrimonio enorme e ricollocare 60.000 persone che fino ad oggi hanno lavorato per rendere il servizio di quella funzione. Dipendenti che, nonostante ormai da tre anni  siano sottoposti da un vero e proprio mobbing, e a cui non si fa altro che ripetere che si occupano di cose inutili, continuano a lavorare con grande dignità ed orgoglio. Se a Roma il Liceo Socrate è stato riaperto in soli 4 mesi, il merito è stato dei tecnici dell’ufficio scuola della Provincia, che hanno lavorato con determinazione per tutta l’estate perché si fosse pronti alla riapertura dell’anno. Se le Province sono le uniche istituzioni ad avere saldato in tempi rapidissimi e quasi interamente tutti i debiti con le imprese, lo si deve alla grande professionalità degli uffici delle Province che hanno  sbrigato con efficienza e immediatezza tutte le pratiche necessarie.  E grazie alla efficienza della macchina amministrativa provinciale, a pochi giorni dall’approvazione della Legge del fare, le Province hanno già pronti i progetti esecutivi per potere utilizzare i fondi messi a disposizione per la messa in sicurezza delle scuole. Queste professionalità devono essere tutelate e garantite”.  

Scuola: Saitta “Spostare le scuole delle Province ai Comuni farebbe aumentare i costi”

Il trasferimento dalle Province ai Comuni delle competenze sul patrimonio edilizio scolastico, previsto daldisegno di legge Delrio, farebbe lievitare i costi relativi alla progettazione e al collaudo degli interventi. Lo ha sottolineato il presidente dell’Upi, Antonio Saitta, nel corso di una Conferenza stampa, ribadendo la necessità di modificare il provvedimento nel corso dell’iter parlamentare, al via a breve.  “Le Province – ha spiegato Saitta all’agenzia di stampa ANSA  – hanno avuto dai Comuni la competenza sull’edilizia scolastica nel 1986, allo scopo di realizzare delle economie di scala. Con un unico ufficio tecnico interno, sono in grado di fornire tutta la progettazione e il collaudo ad un costo pari al 4% dell’opera. I Comuni dovrebbero invece affidarsi a professionalità esterne, il cui costo è il 20% dell’opera. Inoltre facendo un solo contratto di riscaldamento, si spende meno rispetto ad avere un contratto per ogni Comune”. “Siamo preoccupati – ha rimarcato – e stiamo preparando i dati a sostegno della nostra richiesta di modificare il disegno di legge. Molti parlamentari sono stati consiglieri provinciali e conoscono la materia, confidiamo nel loro sostegno”.

Debiti P.A. Tesoro: dalle Province già saldato l’83% delle fatture

Su 1 miliardo 161 milioni di euro concessi alle Province come spazi di pagamenti di fatture inevase alle imprese, 970 milioni di euro sono stati già saldate alle imprese, l’83%  del totale.  Una percentuale non raggiunta da nessuna delle altre istituzioni locali, che sono ferme appena al 17%  e lontane dal pagamento entro l’anno di tutti i debiti, nonostante le anticipazioni di cassa e gli spazi finanziari già assegnati. Sono i risultati che emergono dall’ultimo monitoraggio effettuato dall’Upi sullo stato di attuazione dei pagamenti dei debiti alle imprese da parte delle Province, reso pubblico oggi dal Ministero dell’economia sulla pagina web debitipa.mef.gov.it

 

“Continuiamo a tenere sotto controllo lo stato di attuazione del decreto – commenta il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – perché riteniamo fondamentale che le imprese siano tenute al corrente di come le istituzioni danno seguito a questa norma. Come Upi, non possiamo che essere soddisfatti della risposta efficace delle Province, che hanno giustamente dato assoluta priorità ai pagamenti della fatture. Abbiamo sostenuto questa battaglia al fianco delle associazioni delle imprese sin dallo scorso anno, e in questi mesi stiamo dimostrando, grazie alla capacità di buon governo delle nostre amministrazioni e all’efficienza dei nostri dipendenti, quanto si trattasse di una richiesta giusta e indispensabile”. 

 

I dati del monitoraggio, verificabili integralmente sul sito del MEF e riportati nel  Comunicato stampa del ministero , attestano a 83 le Province che hanno già saldato fatture  oltre il 50% del totale, di cui 43 hanno effettuato pagamenti per oltre il 90% dell’ammontare totale.

 

Documenti allegati:

“La Cgil funzione pubblica contro la demagogia sulle Province”

 

COMUNICATO STAMPA DELLA FP CGIL ENTE PROVINCIA TORINO

 

BASTA CON LA DISINFORMAZIONE E L’ATTACCO AI SERVIZI EROGATI DALLE PROVINCE E AI LAVORATORI!

 

LA F.P. CGIL DELL’ENTE PROVINCIA DI TORINO, IN COLLABORAZIONE LA F.P. CGIL DELL’ENTE PROVINCIA DI ASTI, HA DATO VOCE ai sentimenti di sconcerto dei lavoratori  che sono rimasti colpiti nel leggere l’articolo a firma Francesco Merlo pubblicato nell’edizione di Repubblica del 04/07/2013 e quello a firma Stella e Rizzo pubblicato nell’edizione del Corriere della Sera del 21/07/2013 .

 

Qualunque sia la posizione sull’esistenza e sulle modalità di rappresentanza delle Province ci sono due elementi che, riteniamo, non si possono trattare a colpi di slogan raffazzonati, o addirittura di insulti, come hanno fatto gli autori degli articoli: i servizi ai cittadini e i lavoratori che quei servizi svolgono.

 

Vogliamo ricordare a cittadini e organi di stampa che le Province si occupano della costruzione e manutenzione delle strade provinciali, degli edifici scolastici di tutti gli istituti superiori del Paese, di pianificazione territoriale, di tutela dell’ambiente dall’inquinamento, parchi e aree protette, della gestione dei Centri per l’Impiego, e di altri servizi: servizi che non vanno solo difesi, ma anche mantenuti al giusto livello territoriale (si chiama principio di sussidiarietà)!

Quando poi si insultano e si diffamano direttamente i lavoratori, non si fa un buon servizio al progresso del Paese.

Definire la Provincia come “ente inutile degli stipendi inventati”, “piccola patria degli uscieri”, “peggiore simbolo dell’arretratezza italiana”, amministrazione che mette un “timbro, parere”, “pedaggio da pagare in tempo e denaro”, giudizi apodittici del tutto privi di qualsiasi argomentazione, equivale a un’offesa grave alla dignità di 60.000 lavoratori incaricati di pubbliche funzioni che da anni svolgono il loro lavoro sempre più delegittimati di fronte all’opinione pubblica, anche grazie ad articoli disinformati e superficiali come quelli citati sopra.

 

 

 

Pertanto chiediamo ai Vostri giornali di rendere pubblica la lettera allegata che in pochi giorni è stata sottoscritta da 589 lavoratori della Provincia di Torino e 99 della Provincia di Asti; ci rendiamo disponibili a spiegarvi nel dettaglio le attività lavorative di nostra competenza che emergono in sintesi dalla mansione indicata a fianco di ciascuna firma: forse, così, si potrà dare un contributo alla reale conoscenza di come funziona una importante parte del sistema pubblico del Paese.

 

 

FP CGIL ENTE PROVINCIA DI TORINO

 

Allegato: firme lavoratori delle Province di Torino e Asti

Corte dei Conti attesta grave situazione bilanci Province

“Il Vice Presidente del Consiglio Alfano si è impegnato oggi in Conferenza Stato Città a favorire l’apertura di un confronto sulle Province insieme al Presidente Letta e al Ministro Delrio. Ci sono troppi problemi aperti perché si possa continuare ad andare avanti senza un confronto serrato”. Lo annuncia il Presidente dell’UPI Antonio Saitta, al termine della riunione della Conferenza Stato Città presieduta dal Vice Presidente del Consiglio Angelino Alfano, Ministro Dell’Interno. “Al Vice Presidente – sottolinea Saitta – abbiamo ribadito che c’è una sentenza del TAR che afferma che i tagli ai bilanci delle Province previsti dalla spending review sono sbagliati, perché sono stati stabiliti sulla base di un ammontare che era chiaramente iniquo. D’altronde anche la Corte dei Conti oggi, nel rapporto sulle Autonomie locali, non fa che mettere nero su bianco che i tagli imposti alle Province per il 2012 e ancora di più per il 2013, sono  “particolarmente onerosi” e mettono a serio rischio gli equilibri di bilancio. Questo, nonostante proprio la Corte dei Conti attesti ancora una volta la gestione virtuosa dei bilanci delle Province, che tra il 2010 e il 2012 hanno diminuito la spesa di -9,25%, a fronte di  quella dei Comuni che è scesa solo dello 0,74%. E a diminuire nelle Province,  sottolinea sempre la Corte, è stata la spesa  corrente, diminuita di – 5,7%, mentre le altre istituzioni hanno compensato i tagli con l’aumento della pressione fiscale. Ma per il 2013 il taglio di 1,2 miliardi  non può essere compensato in alcun modo, perché di spesa da tagliare non ce ne è più, come non ci sono più le risorse per continuare ad erogare i servizi essenziali. Per questo abbiamo spiegato al Vice Presidente Alfano– sottolinea Saitta – che non si tratta più solo di tenuta dei bilanci, ma della messa in discussione di questi servizi. Che prioritariamente sono gli interventi necessari per potere assicurare il mantenimento del funzionamento e della messa in sicurezza delle scuole, della manutenzione delle strade provinciali, dell’erogazione dei servizi per i cittadini disoccupati, della difesa del suolo e dell’ambiente. Se non affrontiamo queste emergenze, davvero è del tutto inutile parlare di riforme. Confidiamo – conclude Saitta – che l’intervento del Vice Presidente Alfano possa permettere l’apertura di un confronto con il Governo, che abbiamo più volte richiesto, per trattare tutte le questioni aperte intorno alle Province”.

Dalle Province parere positivo all’intesa con il Governo sull’edilizia scolastica

“Siamo convinti che questo accordo sull’edilizia scolastica, definito oggi con il Governo, possa rappresentare un passo in avanti importante per assicurare risorse immediate da destinare alla messa in sicurezza delle scuole, emergenza su cui le Province sono impegnate in prima fila”.  E’ il commento del Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine della Conferenza Unificata nella quale si è dato il via libera ad una intesa che semplifica le procedure e permette l’accesso immediato dei fondi all’insegna della semplificazioni. 

“E’ una intesa dai contenuti fortemente innovativi, all’insegna della semplificazione – sottolinea Saitta , spiegando come – grazie a questo accordo, frutto di un ottimo lavoro di collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione ed enti locali, si consente a Province e Comuni l’accesso diretto ai fondi per gli investimenti della messa in sicurezza delle scuole. Si tagliano cioè tutti quei procedimenti burocratici che, come l’Upi ha più volte denunciato, hanno finora tenuto bloccate le risorse nei passaggi tra ministeri e Cipe. Importante poi è l’avere inserito il criterio della cantierabilità: si consente di finanziare prioritariamente quei progetti che sono cioè immediatamente cantierabilo, evitando anche in questo caso che risorse preziose restino bloccate in attesa dei progetti esecutivi. Ancora, sempre per garantire l’utilizzo immediato dei fondi a disposizione, abbiamo stabilito che per quest’anno i finanziamenti saranno ripartiti secondo le graduatorie già definite: nel frattempo si completerà l’anagrafe degli edifici e dal prossimo anno si procedere a ripartire i fondi secondo le nuove necessità che emergeranno.  Questo consentirà di potere intanto partire con i cantieri nelle scuole già censite, senza dovere aspettare la nuova rilevazione. Per ora i fondi a disposizione sono ancora insufficienti a coprire  tutte le necessità –conclude Saitta –  ma ci auguriamo che il Governo, nella prossima manovra economica, riesca trovare nuove risorse da aggiungere ai 150 milioni che sono oggi a disposizione”.

 

IL PRESIDENTE DEL CENSIS DE RITA SUL CORRIERE DELLA SERA “E SE LASCIASSIMO IN PACE LE PROVINCE?”

“Nessuno ha potuto, o avuto il coraggio, di ricordare tre cose forse banali ma decisive: che la giustificazione finanziaria è molto fragile; che l sistema economico e sociale è tutto calibrato sul fronteggiamento di problemi di area vasta; che la potenziale cancellazione dell’identità provinciale è un disinvestimento molto pericoloso”. Così scrive il Presidente del Censis Giuseppe De Rita in un editoriale al Corriere della Sera che pubblichiamo in allegato.

Documenti allegati:

L’Ufficio di Presidenza e il Consiglio Direttivo dell’UPI FVG denunciano l’incomprensibile furia legislativa del Governo contro le Province e promuovono iniziative pubbliche

Le province del Friuli Venezia Giulia non intendono fare la parte dell’agnello sacrificale che il Governo nazionale intende loro attribuire, per immolarle sull’altare delle finte riforme istituzionali, e scendono in campo per denunciare i danni e gli inganni che si nascondono nei recenti disegni di legge di riordino – uno costituzionale, l’altro ordinario – varati in tutta fretta dall’Esecutivo nazionale. “Progetti pieni di incongruenze, debolezze ed errori di impostazione che non faranno altro – se approvati – che alimentare il caos amministrativo, senza portare un solo euro di risparmio alle disastrate finanze pubbliche nazionali” – ha detto oggi il Presidente dell’UPI, Alessandro Ciriani aprendo i lavori dell’Ufficio di Presidenza e, successivamente, del Consiglio Direttivo delle Province, riuniti nella sede di Udine.

I due organi, alla presenza dei Presidenti delle province di Udine, Pietro Fontanini, e di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, nonché di numerosi altri amministratori provinciali, facendo propria la relaziona svolta dal Presidente Ciriani, “denunciano l’incomprensibile furia legislativa del Governo contro le Province che riempie le pagine dei giornali ma non produce alcun beneficio perché non tocca i veri centri di spesa improduttivi – costituiti dalla miriade di enti ed organismi di secondo grado che sfuggono ad ogni controllo democratico – né l’intera pletorica organizzazione amministrativa, centrale e territoriale, dello Stato”.

Un vero attacco che delegittima la funzione degli enti di area vasta e colpisce e mortifica la dignità stessa di tante migliaia di lavoratori e amministratori che quotidianamente operano in favore di cittadini ed imprese per far funzionare strade e scuole ma anche per favorire l’occupazione, difendere il territorio e promuovere la cultura e le identità locali.

Per far comprendere le conseguenze gravissime di tali provvedimenti, che non recano alcun aiuto a risolvere i problemi veri del Paese, uscire dal vicolo cieco sul dibattito relativo all’abolizione delle Province e dare una risposta strutturale ai problemi dell’ordinamento delle istituzioni, le Province del Friuli Venezia Giulia hanno, perciò, deciso di dar vita a diverse iniziative.

A settembre sarà in regione il Presidente dell’UPI nazionale, Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino; ma già prima si preannunciano incontri di presentazione di proposte di semplificazione del sistema delle autonomie locali e di gestione dei servizi pubblici; confronti con le organizzazioni sindacali, per far comprendere le ricadute anche sui lavoratori che lo svuotamento delle funzioni dei propri Enti potrebbero loro recare, provocando pesanti processi di mobilità, nonché iniziative di sensibilizzazione attraverso gli organi d’informazione e la rete web.

Saitta “Il DDL Delrio è la resa della politica alla burocrazia”

“Questo Disegno di Legge è la resa evidente della politica ai grandi burocrati dello Stato. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il Governo Letta decide di riscrivere le norme bocciate dalla Consulta del salvaitalia e della spending review, semplicemente cambiando il dispositivo normativo”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, aprendo la conferenza stampa a commento dei provvediemtni del Governo contro le Province. “Abbiamo deciso che avvieremoo una indagine per quantificare i danni causati dalle norme contro le Province. A causa di quelle norme siamo da un anno alle prese con un caos istituzionale che ha portato gravi danni ai servizi ai cittadini che, in attesa che i Governi assumano responsabilità su vere riforme delle istituzioni, si sono visti tagliati le risorse destinate alla scuola, alle strade, alla formazione professionale, alla difesa del suolo, alla gestione delle politiche del lavoro”.

“Monti prima, e Letta oggi in perfetta continuità – ha aggiunto Saitta – continuano nell’opera di delegittimazione delle istituzioni locali. Spacciano per tagli ai costi della politica  riforme che non hanno, per stessa ammissione del Governo come si evince dalla relazione tecnica, alcun impatto di riduzione di spesa. Anzi la spesa si moltiplica e aumentano i disservizi”.

Saitta ha poi evidenziato tutti i nodi e le criticità del Decreto. “Manca un quadro di riferimento certo – ha detto –  il ddl di Delrio interviene  come se ci fosse già stata una riforma costituzionale. La Costituzione vigente, invece, assicura alle Province funzioni e elezioni democratiche. E’ una riforma su una eventuale futura riforma costituzionale, ma non è in nulla collegato allo stato attuale della Repubblica italiana. Lo svuotamento delle funzioni è folle: si spostano sui Comuni, che non hanno strutture tecniche per gestirle, funzioni di area vasta di importanza cruciale, come la gestione degli oltre 5000 edifici scolastici. La scuola dovrebbe essere considerata una priorità e dovrebbe essere assicurato a tutti la garanzia di avere edifici sicuri. Invece, con questa frammentazione delle scuole tra i comuni, si aggravano le già enormi difficoltà ad avere risorse. I Comuni in dissesto come potranno assicurare manutenzione e sicurezza?  Rimane totalmente poco chiara la questione dei dipendenti delle Province, che a seguito dello svuotamento delle funzioni dovranno essere trasferiti ai Comuni singoli o associati con tutti i rischi di mobilità che tale processo comporta”. Il sistema elettivo di secondo grado – ha aggiunto – esclude completamente la rappresentanza di tutta la comunita’  territoriale e senza il rispetto dell’equilibrio politico delle diverse forze nei consigli provinciali. .  A decidere sulle province saranno ormai solo i grandi comuni. I piccoli non avranno alcuna possibilità di essere rappresentati e di vedere considerate le loro esigenze”.

Per quanto riguarda le norme sulle Città Metropolitane, Saitta ha sottolineato come nel testo ” si definisce addirittura un doppio modello: uno per Roma, che consente ai Comuni di entrare, uno per il resto delle aree metropolitane dove invece la concessione ai comuni è ad uscire senza tener conto di quanto affermato dalla Corte Costituzionale relativamente alla necessità di rispettare le procedure dell’art. 133 della Costituzione . Ci sarà un caos totale. Il meccanismo di uscita porterà alla proliferazione degli enti. Invece di ridurre gli enti, se ne creeranno di nuovi. Tante nuove Province di secondo livello. Non c’è nessun limite territoriale. Non si può stabilire per legge, in capo al Sindaco del Comune metropolitano, una diversa legittimazione democratica da chi è stato eletto da un diverso corpo elettorale”
“Il Governo – aggiunge Saitta – ignora completamente la riduzione degli uffici periferici dello Stato. Addirittura, proprio per chiarire la totale resa alle alte burocrazie dello Stato, si mette nero su bianco che niente verrà fatto per razionalizzare la maglia degli uffici periferici. Secondo un nostro studio, dall’accorpamento e dalla riduzione delle sedi dello stato sui territori si avrebbe un risparmio di 2,5 miliardi. Evidentemente non è la riduzione della spesa pubblica alla base di questo provvedimento”.
“Resta aperto il gravissimo vuoto aperto dai commissariamenti illegittimi delle Province a seguito del decreto Monti. A seguito della pubblicazione della sentenza della Corte sulla gazzetta ufficiale, questi Commissari non avranno più legittimità per produrre alcun atto, nemmeno la firma degli stipendi. Il Governo nel testo fa finta di nulla e addirittura assegna ad organismi illegittimi il compito di convocare l’assemblea per le future elezioni di secondo livello”.

 

 

 

      Non comprendiamo assolutamente questa furia legislativa del Governo contro le Province ma siamo sicuri che il Parlamento, nella sua sovranità, riuscirà ad affrontare con il giusto equilibrio le grandi questioni che il provvedimento pone sia sul terreno della funzionalità e dell’efficienza della PA nonché sugli effetti di carattere economico-finanziario che esso determina.

Province, Upi “Rispettare la sentenza della Corte”

“Chiediamo al Governo di rispettare la sentenza della Corte Costituzionale e di fissare da subito, coerentemente con quanto stabilito dalla Consulta, le elezioni delle 21 Province in cui, in base a norme incostituzionali, è stato impedito il voto democratico”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo nell’Ufficio di Presidenza riunito oggi a Roma insieme ai Presidenti delle Upi regionali.

“Dall’imminente pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale sulla Gazzetta Ufficiale – sottolinea Saitta – le norme previste dal decreto Salvaitalia e dalla Spending review contro le Province decadranno, perché’ incostituzionali. Questo aprirà un vuoto drammatico nelle 21 Province in cui, a seguito di quelle norme, non è stato permesso di svolgere libere elezioni democratiche.

Una sospensione della democrazia – afferma Saitta – che il Ministero dell’Interno deve immediatamente sanare, fissando da subito la data delle elezioni in queste Province, da tenere quanto prima, anche in via straordinaria.

Altre soluzioni – conclude Saitta – non ce ne sono. A Costituzione vigente, se vogliamo continuare a considerarci una Repubblica democratica, le Province sono istituzioni dello Stato amministrate da organi politici eletti. La scusa di “in attesa della riforma” non regge più, perché non può esserci un vuoto democratico in un tempo di attesa che in molti casi sfiorerà a breve i due anni. Sarebbe come se, in attesa della riforma del Senato, si decidesse di non votare più eleggere i senatori. Del tutto impensabile”.

 

Province: Saitta in Conferenza Unificata su DDL costituzionale abolizione Province

“Il furore  abolizionista contro le Province che pervade questo Governo non è giustificato né da ragioni economiche né da ragioni di semplificazione e modernizzazione della pubblica amministrazione. E’ il risultato dell’abdicazione della politica alla demagogia”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo oggi nella riunione della Conferenza Unificata, chiamata a dare parere sul Disegno di Legge costituzionale di abolizione delle Province. “Una smania – ha aggiunto Saitta – che continua a non essere supportata  da alcun dato reale e veritiero.  Noi oggi siamo qui alla Conferenza Unificata perché la Corte Costituzionale ha dovuto ribadire una cosa del tutto elementare: che le istituzioni della Repubblica non si aboliscono per decreto legge. Tutti, soprattutto il Governo, avrebbero il dovere di accettare le sentenze di un organo costituzionale di garanzia della democrazia. Invece si è rabbiosamente proceduto ad approvare un disegno di legge costituzionale che ha come filosofia di fondo il ritorno al centralismo autoritario. Il disegno di legge costituzionale è un testo del tutto incoerente con lo spirito della nostra Costituzione, così come espresso dall’articolo 5.  Il testo, tra l’altro, come hanno rilevato anche le Regioni nel loro parere consegnato in Conferenza Unificata, è accompagnato da una relazione dai toni offensivi e oltraggianti.  Più che una relazione, infatti, sembra un manifesto politico contro le Province. E’ invece del tutto evidente la mancanza di risparmi, anche perché si sta intervenendo ad abolire le istituzioni che rappresentano l’1,3% della spesa. Vi invito per questo – ha esortato Saitta –  ad avere il coraggio di affrontare la riforma delle Province all’interno di un disegno complessivo di riordino del Titolo V della Costituzione  e dia vere la forza di affrontare tutto il tema del riordino istituzionale. Annuncio – ha poi concluso il Presidente  dell’Upi – che chiederemo al Parlamento di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sugli enti strumentali  per capire finalmente quanti sono, cosa fanno e come usano le risorse. Questo permetterà al Paese di intervenire a cancellare quelli che sono i veri enti inutili, il sottobosco della politica,  dove gli sprechi si moltiplicano”.

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IL CORRIERE DELLA SERA NEGA REPLICA A UPI SU ARTICOLO RIZZO E STELLA

Province: chi lavora per riorganizzare e chi preferisce scavare trincee

 

Caro Direttore,

l’ultimo articolo a firma Rizzo e Stella sulle Province ha senza dubbio il pregio di rendere evidente una situazione che noi abbiamo sempre denunciato: sulle riforme c’è chi, piuttosto che lavorare per una vera riorganizzazione che aiuti questo nostro Paese e modernizzare le sue strutture e a rendere più efficiente la burocrazia, preferisce scavare trincee. Trincee che però, lungi dall’essere a difesa delle Province, si scavano continuamente per aumentare il solco della disinformazione. Spiace sapere che, come riportato con chiarezza nell’articolo, a diffondere queste notizie sbagliate sia il Governo, che con veline e note inviate ai giornalisti, utilizza i dati piegandoli al proprio volere. Scrivono Rizzo e Stella che la maggior parte della spesa delle Province è destinata a coprire affitti e stipendi, e sottolineano che questa affermazione deriva da una nota dei tecnici del Ministro delle Regioni e delle Autonomie. Leggiamoli davvero, questi dati, nella loro chiarezza però, non strumentandoli ad uso e consumo politico, partendo dai numeri citati nell’articolo, che fanno riferimento al 2011. Si tratta dei certificati del Conto Consuntivo 2011, secondo cui le entrate delle Province nel 2011 sono state  11, 289 miliardi, così composte: entrate tributarie  5,272 miliardi; entrate da trasferimenti da stato e regioni 3,781 miliardi; entrate extratributarie 0,741 miliardi; entrate da alienazione e trasferimenti di capitali 1,493 miliardi. Le uscite delle Province, la spesa cioè, è stata di 10,963 miliardi di euro così suddivise: spese correnti 8,633 miliardi; spese in conto capitale 2,33 miliardi; spese per rimborso prestiti 0,720 miliardi.  Se qualcuno ha detto ai giornalisti che la spesa corrente delle Province è destinata esclusivamente al personale e agli affitti davvero ha voluto utilizzare a proprio scopo la loro buona fede. Infatti, qualunque tecnico e funzionario dello Stato che abbia a che fare con i bilanci delle Province, come con quelli di Regioni e Comuni, conosce o dovrebbe conoscere quali sono le funzioni delle Province, e perché, a seconda dello scopo, si imputano a spesa corrente o spesa in conto capitale. Per esempio, per il trasporto pubblico locale il discorso è davvero banale: basterebbe sapere infatti che le Province  non fanno investimenti sulle dotazioni delle società, ma stipulano contratti di servizio con le aziende di trasporto pubblico. Contratti che prevedono un pagamento che viene registrato, in conformità alle norme sulla contabilità pubblica, sulla spesa corrente. E’ la spesa per assicurare il trasporto pubblico nei territori, certo non per affittare pensiline degli autobus di linea. Così come, sempre se fosse informato, saprebbe che nella voce Sviluppo Economico che viene citata nell’articolo sono comprese tre grandi aree di intervento: agricoltura, industria e mercato del lavoro. E’ vero, quindi che per questa funzione le Province spendono  1,043 miliardi, 948 milioni di parte corrente e 95 di parte capitale, ma 722 milioni sono per i centri per l’impiego, fondi di parte corrente proveniente dai trasferimenti Regionali.        Anche qui è la contabilità pubblica, che certo i tecnici del Ministero che hanno redatto la nota conoscono bene, ad indicare che siano inseriti in bilancio tra le spese correnti. Continuiamo con gli esempi citati nell’articolo di Rizzo e Stella, che indicano grandi sperperi nelle risorse per il sociale. Forse nella nota del Ministero non era specificato che i servizi che le Province erogano per il sociale, intervenendo su espressa richiesta dei Comuni, specialmente i più piccoli che non riescono più a coprire queste spese, sono l’assistenza scolastica ai disabili sensoriali della vista e dell’udito e il trasporto pubblico per i disabili. Spese correnti, quindi, certo, ma almeno noi non le consideriamo improduttive. E veniamo quindi agli affitti e al personale  appunto, che secondo i giornalisti occupano tutti i bilanci delle Province: per il 2012 le spese di tutte le Province per affitti è pari a 174 milioni di euro, mentre quella per il personale è pari a 2,148 milioni di euro, in totale le due voci insieme sono il 27% della spesa corrente e il 19% della spesa totale. Un’ultima notazione: l’articolo in questione iniziava accusando le Province di distogliere risorse per le imprese. Stando ai dati, rispetto all’attuazione del Decreto pagamenti, da aprile ad oggi le uniche istituzioni che hanno pagato i conti con le imprese per le fatture bloccate dal patto di stabilità sono le Province, che tra l’altro si sono auto monitorate e hanno reso noto a stampa e imprese settimanalmente lo stato di avanzamento dei pagamenti. Delle altre istituzioni non c’è traccia. Abbiamo più volte chiesto che, nella campagna per l’eliminazione delle Province, si supportassero le tesi abolizioniste tanto di moda con i dati reali e si smettesse di lanciare cifre falsate tanto per dare una parvenza di verità alla propaganda. Lo ribadiamo anche questa volta, chiarendo, perché forse era sfuggito: che siano dati veri.

 

 

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