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Campagna contro le Province: Muraro (Treviso) invita Feltri e Stella

“Una riunione dell’Upi a Treviso, il 16 gennaio, un confronto al quale ho già invitato i giornalisti Stella e Feltri per un dibattito sereno e concreto sui numeri reali, e non quelli virtuali, sul ruolo e la necessità dell’esistenza delle Province”. Questa la proposta lanciata oggi da Muraro al direttivo Upi. “Nella riunione di oggi convocata dal presidente Melilli si è parlato del ruolo delle Province, dei servizi indispensabili da esse offerti ai cittadini. Abbiamo poi convenuto sul fatto della necessità di un dibattito serio basato su numeri reali. Secondo i dati raccolti nella Relazione Unificata sull’economia e sulla finanza pubblica del 2008, la spesa è cresciuta del 7% a livello centrale, del 5% a livello regionale, e solo del 3,4% per Comuni e Province, perfettamente in linea con la crescita dell’inflazione. La Corte dei Conti, la Ragioneria dello Stato, l’Istat, nelle loro analisi dei bilanci degli enti  locali, ogni anno confermano la virtuosità delle Province, la buona gestione dei bilanci, il contributo al miglioramento della spesa pubblica. Questo ho sottolineato nel mio intervento – chiude Muraro – chiedendo una campagna di comunicazione che illustri la virtuosità delle Province e lanciando poi la proposta della riunione a Treviso”.

 

Mobilitazione nazionale delle Province il 30 gennaio

“Il Coordinamento dei Consigli Provinciali inizierà da subito a lavorare per organizzare la giornata di mobilitazione delle Province, il 30 gennaio prossimo, per ribadire il valore della democrazia rappresentato nei territori dalle istituzioni locali”.
Lo ha detto il Coordinatore dei Presidenti di Consiglio delle Province, Mauro Boscolo, Presidente del Consiglio provinciale di Venezia che ha sottolineato quanto “i consigli provinciali sono rappresentanze democratiche elette dai cittadini, e per questo chiamati a rispondere di un mandato che ne guida l’azione politica. Siamo stanchi di essere considerati degli ‘sprechi da tagliare’. Piuttosto bisogna proseguire nelle riforme che davvero possono portare la semplificazione della pubblica amministrazione, dal Codice delle Autonomie al federalismo fiscale.
La mobilitazione del 30 gennaio, che vedrà Consigli straordinari aperti in contemporanea in tutta Italia, cui saranno invitati a partecipare Sindaci, i Consiglieri regionali, i Parlamentari, i responsabili provinciali delle forze politiche, – conclude il Presidente Boscolo – non vuole essere solo una giornata di protesta. Piuttosto sarà l’occasione per rappresentare ai cittadini il lavoro che svolgiamo sul territorio, e dare il via ad una campagna di informazione sulla realtà delle Province, dalle funzioni alle risorse investite, dagli investimenti impegnati ai prossimi obiettivi da raggiungere”.

Mobilitazione nazionale delle Province il 30 gennaio

COMUNICATO STAMPA
Mobilitazione nazionale delle Province il 30 gennaio
I Consigli Provinciali in prima linea

“Il Coordinamento dei Consigli Provinciali inizierà da subito a lavorare per organizzare la giornata di mobilitazione delle Province, il 30 gennaio prossimo, per ribadire il valore della democrazia rappresentato nei territori dalle istituzioni locali”.
Lo ha detto il Coordinatore dei Presidenti di Consiglio delle Province, Mauro Boscolo, Presidente del Consiglio provinciale di Venezia che ha sottolineato quanto “i consigli provinciali sono rappresentanze democratiche elette dai cittadini, e per questo chiamati a rispondere di un mandato che ne guida l’azione politica. Siamo stanchi di essere considerati degli ‘sprechi da tagliare’. Piuttosto bisogna proseguire nelle riforme che davvero possono portare la semplificazione della pubblica amministrazione, dal Codice delle Autonomie al federalismo fiscale. 
La mobilitazione del 30 gennaio, che vedrà Consigli straordinari aperti in contemporanea in tutta Italia, cui saranno invitati a partecipare Sindaci, i Consiglieri regionali, i Parlamentari, i responsabili provinciali delle forze politiche, – conclude il Presidente Boscolo – non vuole essere solo una giornata di protesta. Piuttosto sarà l’occasione per rappresentare ai cittadini il lavoro che svolgiamo sul territorio, e dare il via ad una campagna di informazione sulla realtà delle Province, dalle funzioni alle risorse investite, dagli investimenti impegnati ai prossimi obiettivi da raggiungere”.

19 dicembre 2008

Documenti allegati:

Consiglio Direttivo Upi: il 30 gennaio mobilitazione nazionale

Il 30 gennaio prossimo in tutta Italia le Province convocheranno Consigli Provinciali straordinari per discutere con i Comuni, i rappresentanti dei partiti, delle imprese, dei sindacati, delle forze sociali e con i cittadini, difendere la dignità delle istituzioni e ribadire la necessità di aprire un confronto reale sulla riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese.
Lo hanno deciso oggi i rappresentanti delle Province italiane, nel Consiglio Direttivo dell’Upi, approvando all’unanimità un ordine del giorno nel qual si ribadisce l’infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province, e la necessità di proseguire, invece nel cammino delle vere riforme. “Pensare di abolire le Province – sostiene il Consiglio Direttivo dell’Upi – sarebbe dannoso e antieconomico. Piuttosto bisogna proseguire con la riorganizzazione dello Stato, la definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, l’eliminazione degli enti strumentali e la semplificazione del sistema”.
“Basta con la delegittimazione delle Province, con l’attacco al personale politico e con la denigrazione del personale che lavora nelle nostre amministrazioni – ha detto il Presidente dell’Upi, Fabio Melilli – Siamo stanchi di questa campagna che offende chi ogni giorno lavora in prima linea per affrontare le tante emergenze che ogni giorno si aprono sui territori. Noi siamo chiamati a trovare risposte alle crisi industriali, ai disastri ecologici, alla mancanza di fondi per i servizi ai cittadini; ogni giorno nei nostri uffici si presentano amministratori, sindacalisti, imprenditori, associazioni, e con loro affrontiamo le vere questioni che interessano le comunità . Questo continuo gettare discredito nei nostri confronti non solo manca di rispetto a noi, ma all’intero sistema della rappresentanza democratica che è a fondamento del nostro Paese”.

CAMPAGNA CONTRO L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

Cari colleghi,

la campagna strumentale che sta portando avanti il quotidiano “Libero”, e che non sembra destinata a sopirsi a breve, ma che anzi rischia di allargare di nuovo il fronte delle polemiche contro le Province, necessita di un intervento mirato sia a livello nazionale che locale.

Vi informo che, a livello nazionale, l’Upi ha intenzione di intraprendere una serie di azioni nei confronti dei partiti politici e dei gruppi parlamentari. Abbiamo inoltre chiesto ai sindacati – come da lettera allegata – di unirsi a noi in questa battaglia, perché denigrare le Province vuol dire anche denigrare le 61.000 persone che nelle Province lavorano.

Vi chiediamo di volere intraprendere iniziative sul territorio, mobilitando le forze economiche e produttive, chiedendo ai sindacati di organizzare assemblee dei dipendenti in cui discutere del tema e del futuro che li aspetterebbe con l’abolizione delle Province, replicando attraverso i quotidiani locali, aprendo un dibattito con i politici locali e nazionali di riferimento, inviando lettere di protesta di Giunte e Consigli ai vostri partiti politici, o attraverso altre forme che riterrete appropriate.

Nel corso del nostro prossimo direttivo nazionale, che si terrà il 18 dicembre a Roma, proporrò l’approvazione di un Ordine del Giorno da discutere all’interno dei consigli provinciali. Restando a diposizione per ricevere vostre proposte e suggerimenti, con stima, vi saluto.

Documenti allegati:

Sinergie tra Province e Ministero dello Sviluppo Economico

Una partnership istituzionale per realizzare, nell’ambito del Piano energetico nazionale, azioni di promozione delle nuove energie e degli impianti fotovoltaici nelle scuole; riduzione del digital divide con interventi coordinati per la diffusione della banda larga; istituzione di un Osservatorio delle Province sullo sviluppo locale in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, per monitorare l’andamento delle economie dei territori e prevenire le situazioni di crisi industriali.
Queste lo possibili collaborazioni di cui il Ministro dello sviluppo Economico, Claudio Scajola, e una delegazione dell’Upi (Unione Province Italiane) , composta dal Presidente Fabio Melilli, dal Vice Presidente Alberto Cavalli, Presidente della Provincia di Brescia, e dal Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, hanno discusso in un incontro che si è svolto al Ministero.
“In attesa del federalismo e della ridefinizione dell’assetto dei governi locali nel segno dell’efficienza e della riduzione della spesa pubblica – ha detto il Ministro Scajola – la rete delle cento Province italiane può offrire un supporto significativo sia per cogliere gli andamenti socioeconomici dei diversi territori, sia per diffondere i progetti di innovazione e sviluppo, come l’efficienza energetica e le nuove tecnologie dell’informazione, sulle quali il Ministero è particolarmente impegnato”
“Le Province – ha detto il Presidente dell’Upi Fabio Melilli – sono sui territori i naturali referenti degli attori dello sviluppo. Questo ci rende capaci di cogliere per primi i segnali di una crisi o anche, grazie alla gestione del mercato del lavoro, di comprendere l’andamento dell’economia locale. Crediamo che queste informazioni, se messe in rete, possano rappresentare un patrimonio utile al Paese per definire gli interventi a sostegno dello sviluppo. D’altronde le Province sono oggi, e vogliono esserlo sempre di più, le istituzioni locali vocate agli investimenti, alla promozione dell’economia, al sostegno delle imprese, al coordinamento degli attori che muovono lo sviluppo dei territori”.

Energia: la questione degli incentivi per l’efficienza

Con il cosiddetto pacchetto anticrisi appena approvato, il Governo rende più difficile l’accesso agli incentivi per l’efficienza energetica e il risparmio, cancellando una misura introdotta con la finanziaria 2008 che prevedeva la detrazione del 55 per cento dall’Irpef per i cittadini che installano pannelli solari per la produzione di acqua calda, che
sostituiscono gli impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione e gli impianti di riscaldamento con pompe di calore e con impianti geotermici a bassa entalpia. L’assessore all’ ambiente Davide
Bazzini interviene sul tema con la dichiarazione che segue.

“Energie rinnovabili ed efficienza energetica sono diventate una priorità insieme ambientale, economica e sociale. Le scelte di politica energetica attivate per il Biellese hanno perciò dato centralità all’efficienza energetica e alla produzione da energie rinnovabili. Che complessivamente rappresentano ormai circa il 18 per cento della produzione locale di energia, con una crescita di oltre quattro punti percentuali nell’ultimo biennio. Il fotovoltaico, ad esempio è cresciuto dallo 0,01 del 2004 al 7,5 per cento previsto per il 2009. Inoltre, secondo gli ultimi rilevamenti dell’Osservatorio ambientale dell’Istat, il Biellese è al terzo posto in Italia e primo in Piemonte nel risparmio energetico per usi domestici, con una diminuzione media di 207,6 kwh (kilowatt/ora) per abitante, laddove la diminuzione nazionale è di 76 kwh: sopra di noi solo Bolzano (288,3 kwh) e Bergamo (209,9 kwh). A crescere
sono stati non solo gli investimenti sia pubblici che privati, ma anche e soprattutto quella filiera locale composta di progettisti, produttori, installatori che bene è rappresentata nel successo della fiera di settore ‘Ecolife’ appena conclusasi.
Un settore dell’economia locale in crescita che rischia di subire una notevole battuta di arresto. I provvedimenti presi dal governo mettono infatti a rischio tanto le richieste di detrazione fiscale del 55 per cento già attivate quanto quelle future, rendendo più difficile (e in certi casi impossibile) ottenere sgravi fiscali per chi intende risparmiare energia (come previsto dalla legge 296/2006). Il decreto rende molto più complesso il percorso per ottenere le detrazioni
fiscali del 55 per cento delle spese sostenute per il pannello fotovoltaico, la caldaia o l’isolamento della casa. Per le spese sostenute dopo il 31 dicembre 2007, i contribuenti dovranno infatti inviare all’Agenzia delle entrate un’ apposita istanza per consentire il monitoraggio della spesa e la verifica del rispetto dei limiti di spesa complessivi. Decorsi i 30 giorni senza esplicita comunicazione di accoglimento l’assenso si intende non fornito e il cittadino non potrà usufruire della detrazione. Un modo ‘elegante e burocratico’ da parte del governo per dare un colpo mortale con effetti retroattivi alle ristrutturazioni edilizie a fini ambientali. Chi ha realizzato l’intervento sulla sua casa nel 2008 (230mila famiglie) potrà rimetterci fino a 15mila euro. Chi aveva intenzione di farlo si fermerà. Invece che rilanciare lo sviluppo di un settore strategico, il governo va contro le famiglie e le aziende. Incentivi semplici, trasparenti e sicuri diventano ora complicati, discrezionali e limitati.  In occasione del recente convegno svoltosi a Ecolife sulle energie rinnovabili, furono gli artigiani, i periti industriali, gli operatori di settore a segnalare al Sottosegretario On. Alessandri la necessità di mantenere le detrazioni fiscali al 55 per cento. Dallo stesso Alessandri e dall’On. Simonetti nei giorni successivi furono pronunciate parole rassicuranti.  Ora sappiamo che, forse già allora, quelle parole non corrispondevano a
verità. Ora sappiamo che la realtà è diversa. Che la salvaguardia dell’ambiente, la promozione dell’energia pulita, il rispetto degli investimenti fatti da tante famiglie, il sostegno a un settore economico in crescita sono stati cancellati, una domenica mattina di novembre. Chiediamo al governo di ripensarci, chiediamo ai parlamentari locali di rappresentare seriamente un territorio che sulle politiche energetiche ha mosso passi importanti”

Schema di decreto del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali

In allegato lo schema di decreto

Documenti allegati:

CODICE DELLE AUTONOMIE LOCALI – I DOCUMENTI APPROVATI DAL DIRETTIVO

Pubblichiamo in allegato:

SCHEMA DISEGNO DI LEGGE Delega al Governo per la individuazione e l’allocazione delle funzioni fondamentali

OSSERVAZIONI ED EMENDAMENTI UPI DELEGA PER L’INDIVIDUAZIONE DELLE FUNZIONI FONDAMENTALI DI COMUNI, PROVINCE E CITTA’ METROPOLITANE

SCHEMA DISEGNO DI LEGGE Delega al Governo per la disciplina e l’istituzione delle Città metropolitane

OSSERVAZIONI ED EMENDAMENTI UPI DELEGA PER LA DISCIPLINA E L’ISTITUZIONE DELLE CITTA’ METROPOLITANE

SCHEMA DISEGNO DI LEGGE Misure a favore dei piccoli comuni

OSSERVAZIONI ED EMENDAMENTI UPI MISURE A FAVORE DEI PICCOLI COMUNI

SCHEMA DISEGNO DI LEGGE Delega al Governo per l’adeguamento delle disposizioni in materia di enti locali alla
riforma del Titolo V della Costituzione e per l’adozione della “Carta delle autonomie” 

OSSERVAZIONI ED EMENDAMENTI UPI DELEGA PER LA “CARTA DELLE AUTONOMIE”

CONTRIBUTO UPI DELEGA PER L’INDIVIDUAZIONE DELLE FUNZIONI FONDAMENTALI DI COMUNI E PROVINCE

 

Documenti allegati:

Il Presidente Renzi a Rai2 per l’UPI

“Le famiglie italiane non ne possono più di queste continue polemiche e degli scaricabarile: dobbiamo far partire, da subito, un piano straordinario per mettere in sicurezza tutte le scuole ancora a rischio, ma anche per progettarne di nuove e migliori”.
Lo ha detto Matteo Renzi, Presidente della Provincia di Firenze, intervenendo per l’Upi oggi alla trasmissione televisiva di Raidue “Insieme sul Due”.
“Le Province – ha ricordato Renzi – hanno investito negli ultimi cinque anni quasi 9 miliardi di euro per la manutenzione dei 5000 edifici scolastici che gestiscono, e lo hanno fatto anche quando lo Stato, dal 2004 ad oggi, non ha stanziato nemmeno 1 euro. Sono anni che, finanziaria dopo finanziaria, chiediamo risorse e procedure semplificate per potere fare fronte a questa emergenza. I
l rischio è che anche oggi, passata l’ondata di sconforto legata alla tragedia del crollo del liceo di Rivoli, il disastro in cui vertono le nostre scuole torni ad essere considerato un problema secondario. Noi chiediamo che per gli oltre 2 milione e mezzo di ragazzi che studiano negli edifici di cui si occupano le Province, ci siano scuole sicure, prima di tutto, ma anche all’avanguardia con le nuove tecnologie, dotate di laboratori funzionanti e di attrezzature moderne, scuole ‘belle’ e accoglienti per i nostri studenti. Per fare questo oggi servono tre cose: risorse, un piano programmatico serio e procedure semplificate che permettano ai Comuni e alle Province di fare bene e presto”.

Crollo scuola Torino: una lettera agli studenti biellesi dalla Provincia

“Rivoli non è zona sismica. Il liceo Darwin di Rivoli non è fatiscente. L’Italia è un paese moderno. Eppure una famiglia viene colpita dalla tragedia più grande; eppure un ragazzo muore nel posto che i suoi genitori considerano il più sicuro. Non ci sono parole per esprimere il cordoglio e la rabbia che ognuno di noi prova in questo momento e siamo certi di parlare a nome di tutto il consiglio provinciale nell’esprimere una profonda solidarietà e vicinanza alla famiglia di Vito.

In Italia le tragedie innescano una girandola di interrogativi ed esternazioni, poi si comincia a ragionare su ciò che andrebbe fatto per prevenire nuove disgrazie. Invece, la sicurezza dei luoghi dove i nostri ragazzi trascorrono molta parte del loro tempo dovrebbe essere, sempre, la prima preoccupazione di qualunque amministratore. L’edificio che ospita una scuola necessita di un controllo costante, di monitoraggio dell’invecchiamento delle strutture, rimozione di ogni pericolo, inserimento dei materiali più moderni, di igiene e sicurezza degli ambienti, degli strumenti adeguati a prevenire e gestire eventuali emergenze. Tutti aspetti che non riguardano l’istruzione e la didattica ma che sono altrettanto importanti della preparazione degli insegnanti e di una programmazione coerente.

Questa amministrazione investe ogni anno 400 mila euro per la manutenzione ordinaria e altri 400 mila per la manutenzione straordinaria delle scuole di sua competenza. Abbiamo investito nel corso del mandato circa 4 milioni di euro: il 70 per cento di queste risorse sono state stanziate direttamente dalla Provincia, e ciò significa che su questo tema la nostra attenzione non è mai venuta meno. Gli interventi che abbiamo programmato in ambito di edilizia scolastica hanno privilegiato la sicurezza degli edifici. Il problema che più di ogni altro necessitava di un rimedio era la presenza delle coperture in amianto nelle scuole superiori, un materiale nocivo dal quale dobbiamo tenere lontani i ragazzi. Oggi quel materiale è sparito da tutte le scuole. Gli altri lavori a cui abbiamo dato priorità riguardano l’adeguamento alle norme di sicurezza e l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Crediamo che la strategia degli interventi e i risultati ottenuti siano un segno di eccellenza del lavoro svolto. Lo si può verificare visitando le scuole locali, che, per citare un risultato ufficiale, si sono classificate al terzo posto in Italia per la qualità dei livelli di istruzione, la gestione del personale, le dotazioni didattiche e informatiche, per le politiche finanziarie virtuose degli enti locali e la buona funzionalità dei servizi e degli edifici. Lo dice il Rapporto sulla qualità nella scuola realizzato da Tuttoscuola, la rivista per insegnanti, genitori e studenti; la graduatoria è stata stilata in base a 152 indicatori tratti dalle rilevazioni ufficiali del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Istat, del Ministero dell’Interno, della Ragioneria Generale dello Stato.

Ma questo è un percorso, non un arrivo; è un lavoro quotidiano, non un dato sul quale gongolare: testimonia un impegno ma non è sufficiente. Perché il nostro compito è di continuare a vigilare e scoprire cosa è possibile migliorare, quali nuovi problemi si presentano, quali criticità impediscono di realizzare pienamente quel diritto allo studio che è nostro dovere garantire.

Non possiamo incolpare nessuno per il crollo che ha investito Vito. Non possiamo guardare in faccia l’assassino, additarlo pubblicamente. Perché la realtà è anche peggio: siamo tutti responsabili. E in questo strano Paese dove tutti non facciamo che ripetere quanto sono belli bravi e intelligenti i nostri figli ci dimentichiamo di loro continuamente. Mettiamo a loro disposizione i più moderni ritrovati elettronici perché si esprimano poi non li ascoltiamo, gli diamo i mezzi necessari a divertirsi e non ci accorgiamo che sono tristi, controlliamo cosa hanno addosso ma non cosa hanno dentro, li proteggiamo con le parole e nei fatti li lasciamo al loro destino.

Siamo tutti responsabili. E la nostra categoria, quella degli amministratori locali, si deve sentire anche più responsabile. Perché spetta a noi il compito di prevenire episodi come quello di Rivoli. Spetta a noi creare le condizioni perché un episodio come quello non rientri nemmeno nelle nostre preoccupazioni di cittadini, di studenti, di genitori. Secondo alcune statistiche 6 scuole italiane su 10 sarebbero a rischio. Lo scorso anno nelle scuole italiane ci sono stati 13mila incidenti con oltre 90 mila feriti. Com’è possibile tutto questo? Sono numeri impressionanti, assurdi, indegni di un Paese civile.

L’attenzione di questa Provincia alla sicurezza dei nostri ragazzi all’interno della scuola è stata costante, puntuale. Sappiamo che molti giovani biellesi sono rimasti scossi da quanto è avvenuto a Rivoli. Vorremmo aggiungere che noi non smetteremo di essere attenti alle condizioni degli edifici e degli ambienti scolastici e che, proprio come abbiamo fatto fino a oggi, vigileremo quotidianamente sulla loro sicurezza, con la collaborazione degli insegnanti e degli studenti stessi.

Una frase impressa su uno striscione dai compagni di scuola di Vito ritrae con sconsolante precisione la realtà che offriamo ai nostri ragazzi. È al suo significato che tutti dovremmo pensare prima di dimenticare tutto quanto e lasciare che le cose continuino come prima, come sempre: “Come facciamo a crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?”.

È un paradosso, ma ai ragazzi chiediamo di perdonare il cinismo che a volte percepiscono nelle istituzioni e di continuare a credere nel futuro”.

 

 

 

Scuola: i dati delle Province

Le Province gestiscono: 3.226 Istituti scolastici di scuola secondaria (licei, istituiti tecnici, etc..) ripartiti in 5.179 edifici scolastici, composti di 117.348 classi che accolgono 2.596.031 alunni.
In cinque anni (dal 2003 ad oggi) si à assistito ad un netto incremento sia in termini di numero degli edifici scolastici sottoposti alla manutenzione della gestione (erano poco più di 4000, oggi superano i 5000), che di classi (erano 87.000, oggi superano le 100.000) e di allievi (che oggi sono 600.000 in più).

Gli investimenti delle Province: dati 2001 – 2006

FONDI IMPEGNATI DALLE PROVINCE PER EDILIZIA ISTITUTI SUPERIORI (impegni spese correnti impegni spese c/capitale)TOTALE : 8.989.726.112

Gli interventi del Governo per la manutenzione degli edifici scolastici dal ’96 ad oggi. Legge n.23/96                     Primo triennio (1996-98) 750 milioni euro
Secondo triennio (1999-01) 650 milioni euro
Terzo triennio (2002-2003-04) ll 2002 non è stato finanziato                                                                                   Per il 2003 – 2004 :420 milioni euro                   
NEL 2005 E 2006 LA LEGGE NON E’ STATA FINANZIATA  
Il patto per l’edilizia scolastica. Il 20 dicembre 2007 il Ministero dell’Istruzione, le Regioni, le Province e i Comuni siglano “Il Patto per l’edilizia scolastica”. Pertanto Il Governo stanzia nel 2007 50 milioni di euro (a cui si aggiungono 50 mln delle Regioni, 50 delle Province e 50 dei Comuni); nel 2008 100 milioni di euro (a cui si aggiungono 100 mln delle Regioni, 100 delle Province e 100 dei Comuni);per il 2009 , invece gli iniziali 100 milioni di euro previsti dal Patto, hanno subito un taglio di 23 milioni di euro, e sono diventati 77 milioni di euro

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