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Le Province chiamate all’incontro tra Governo, istituzioni e parti sociali

Dare piena attuazione al federalismo fiscale per ridurre la spesa pubblica, alleggerendo il carico fiscale sui cittadini e sulle imprese e semplificando il sistema tributario.

E’ questa la priorità che i Vice Presidenti Vicari dell’Upi, Filippo Penati, Presidente della Provincia di Milano, e Alberto Cavalli, Presidente della Provincia di Brescia, hanno rappresentato al tavolo di Palazzo Chigi, nell’incontro di oggi con il Governo nel quale il Ministro Tremonti ha illustrato le linee generali del Programma.
“Un tema – hanno detto – da cui è necessario partire, se si vuole davvero procedere al riordino del sistema istituzionale del Paese e alla riduzione dei costi della burocrazia, legando strettamente il prelievo dei tributi alla responsabilità politica di ciascun livello di governo”.

I Vice Presidenti Penati e Cavalli hanno poi sottolineato le cinque emergenze su cui è necessario avviare da subito una azione comune tra Governo ed istituzioni territoriali:

1. Sicurezza:  con la richiesta delle Province di partecipare direttamente alla definizione delle politiche di sicurezza del Paese, per contribuire ad assicurare la legalità e la sicurezza dei cittadini nei piccoli come nei grandi centri urbani. Per questo i Vice Presidenti hanno chiesto l’immediata attivazione di un Tavolo Governo – Enti locali attraverso cui rafforzar le attività di controllo del territorio e rilanciare i Patti per la sicurezza, coordinando l’azione della polizia locale con le forze di polizia nazionale;

2. Lavoro: con la promozione di politiche che leghino strettamente l’istruzione, la formazione professionale e il lavoro. Questo consentirebbe alle nuove generazioni di affrontare con le competenze adeguate la sfida dell’occupazione, facendo crescere complessivamente la produttività del sistema;

3. Istruzione: con un Piano straordinario per l’emergenza educativa, che investa anche nell’ammodernamento, nella messa in sicurezza delle scuole, nell’utilizzo di energie rinnovabili e  nella dotazione delle nuove tecnologie, così da trasformare le scuole italiane in veri centri per l’educazione permanente;

4. Infrastrutture: con un rilancio degli investimenti per la mobilità (strade, ferrovie, porti e aeroporti) che consenta l’ammodernamento del patrimonio di rete stradale gestito dalle Province (circa l’84% della rete nazionale);

5. Ambiente: con la previsione di un piano straordinario per la difesa del suolo e contro il dissesto idrogeologico, rafforzando la capacità di prevenzione dalle grandi calamità naturali.

ASSEMBLEA DEGLI ASSESSORI ALL’ISTRUZIONE DELLE PROVINCE

Il 23 aprile scorso 2008 si è tenuta a Roma, presse la sede dell’Upi, una riunione del coordinamento degli Assessori all’Istruzione delle Province italiane presieduto, come è noto, dall’Assessore della Provincia di Napoli Angela Cortese, allargata agli Assessori delle Province delle Regioni rientranti nell’obiettivo convergenza (e cioè Campania, Calabria, Puglia, Sicilia).

Tale riunione ha visto all’ordine del giorno due argomenti di grande rilevanza sulle quali è stato necessario attivare un confronto più allargato relativamente:

– Alla questione del trasporto disabili nelle scuole superiori (anche a seguito del parere del Consiglio di Stato n.213/08 del 20 febbraio 2008);
– Al PON Istruzione che si rivolge, come è noto alle Regioni dell’obiettivo convergenza.

In merito all’annosa e controversa questione del trasporto dei ragazzi diversamente abili nelle scuole superiori si è giunti alla conclusione di aprire immediatamente un confronto con la Conferenza delle Regioni, inviando una lettera di richiesta di incontro alle Commissioni interregionali competenti (Istruzione e Politiche Sociali) come da allegato.

Quanto alle problematiche relative al PON Istruzione, si allega altresì il testo della lettera inviata all’autorità di gestione del PON Istruzione “Ambienti per l’apprendimento”, “La scuola per lo sviluppo” così come concordata in sede di riunione di coordinamento.


 

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NOTIZIARIO SPECIALE FONDAZIONE NORD OVEST

In allegato, il numero 3 del Notiziario Upi, uno speciale interamente dedciato all’assemblea di istituzione della Fondazione del Nord Ovest.

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Le 10 Province della Riva sud insieme

Nasce la rete delle Province del Mare Jonio.
A proporne la costituzione, la Provincia di Crotone, che ha presentato oggi ai Presidenti delle Province di Siracusa, Catania, Messina, Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Taranto, Matera e Lecce, riuniti a Roma,  l’istituzione della Fondazione delle 10 Province della Riva Sud.
“Noi possiamo intervenire sulle più importanti direttrici del cambiamento – ha detto il Presidente della Provincia di Crotone, Sergio Iritale, presentando l’iniziativa – possiamo aggregare forza e investimenti, società ed economie, per affrontare le problematiche del declino europeo rilanciando il ruolo del mediterraneo e la sua straordinaria centralità”.
Tre i grandi assi tematici su cui si svilupperanno le prime azioni della Fondazione: la promozione del partenariato e della cooperazione in tema di politica e sicurezza, di economia e finanza e in tema di coesione sociale, confronto culturale, pluralismo e pace tra i popoli.

Le Province e il welfare locale

Il ruolo delle Amministrazioni Provinciali nelle ricadute operative nella riforma dell’assistenza sociale, seppure più circoscritto di quello che la legge 328/2000 ha affidato a Regioni e Comuni, non sembra privo di contenuti interessanti. Dalle anticipazioni di un monitoraggio su 346 piani di zona che Isfol presenterà il 5 giugno a Rimini all’interno del Salone delle Autonomie locali EURO P.A., si può evincere che in più della metà dei casi l’analisi dei bisogni su cui poggia la programmazione del welfare locale fa riferimento ad informazioni elaborate da osservatori sociali provinciali. Una percentuale appena inferiore è quella che si riferisce all’effettivo coinvolgimento delle province nelle procedure di consultazione messe in campo dai diversi ambiti territoriali  per la costruzione dei piani, ma l’incidenza sfiora i due terzi del totale in Liguria e Veneto. Già da questi dati si desume la consistenza dell’effettivo esercizio di una funzione significativa che sta a monte del processo di definizione delle politiche sociali. Analogo rilievo si può attribuire al fatto che in alcuni territori le Province, accanto ad altri livelli istituzionali, hanno sostenuto finanziariamente attività di assistenza tecnica finalizzate alla redazione dei piani quali ad esempio l’organizzazione di seminari ed iniziative per la formazione degli operatori: si vedano le situazioni del Piemonte (56,3%) e del Friuli Venezia Giulia (41,2%).
Quanto agli aspetti legati all’attuazione, le amministrazioni in questione nuovamente risultano per la metà dei casi indagati interessate dalla sottoscrizione di accordi territoriali per la gestione di servizi definiti sulla base del piano di zona, ma si registrano quote più elevate nella Marche, in Toscana, in Friuli, salendo fino al 76% nel caso dell’Abruzzo (le forme di collaborazione interistituzionale che detti accordi implicano prevedono diversi strumenti quali tavoli di concertazione tematici e equipes di valutazione tecnica delle problematiche). Ai fini di un apprezzamento più ampio del ruolo delle Province nell’ambito del welfare, comunque, andrebbe anche ricordato che queste Amministrazioni sono titolari di rilevanti competenze operative nei processi di accompagnamento al lavoro di fasce deboli e che sul versante dell’efficienza dei servizi per l’impiego, misuratisi ad esempio con la riforma del collocamento delle persone disabili, negli ultimi anni sono stati fatti passi in avanti. Il monitoraggio Isfol segnala però che proprio nel campo dell’integrazione tra interventi sociali e servizi decentrati per il lavoro, il miglioramento qualitativo collegato ai piani di zona pare meno significativo di quello riferibile all’area sanitaria, in particolare nella percezione degli intervistati del territorio meridionale: ci sono ancora ampi margini per incrementare la qualità dell’integrazione.
In conclusione, una valutazione d’insieme del quadro fin qui tratteggiato consentirebbe di confermare che si mostrano elementi di interesse nello sforzo che queste amministrazioni stanno compiendo nel ricercare un profilo distintivo all’interno del sistema di funzioni che la legge-quadro di riforma ha immaginato. E pare opportuno sottolineare a questo proposito che lo stesso monitoraggio dei sistemi di welfare locale qui citato ha visto un fattivo coinvolgimento di Upi (Unione delle Province d’Italia) nelle fasi di rilevazione ed analisi: un modo concreto di consolidare processi di capacity-building coerenti con il dettato legislativo della 328, che all’art.7 comma 1 affidava a quel livello di governo un esplicito mandato in materia di analisi della domanda sociale e dell’offerta di servizi, nonché di coordinamento degli interventi territoriali. 

Stabilizzazione contratti di collaborazione

‘’Un incontro urgente per chiarire in via definitiva i punti che risultano particolarmente problematici nell’interpretazione dei commi della Finanziaria 2008 che disciplinano la stabilizzazione dei soggetti con contratto di collaborazione’’. E’ questa la richiesta contenuta nella lettera che il Segretario Generale dell’ANCI, Angelo Rughetti e il Direttore Generale dell’UPI, Piero Antonelli hanno inviato al Capo Dipartimento della Funzione Pubblica, Antonio Naddeo.

‘’Nella Circolare n. 5/2008 , avente ad oggetto le ‘Linee di indirizzo in merito all’interpretazione ed all’applicazione dell’art. 3, commi da 90 a 95 e comma 106, della legge 24 dicembre 2007, n . 244 (legge finanziaria 2008)’ – scrivono Rughetti ed Antonelli – si forniscono utili indicazioni relativamente all’applicazione di una normativa di difficile interpretazione, ribadendo la necessità, più volte espressa da ANCI e UPI, che ciascuna Amministrazione attui la stabilizzazione secondo le proprie esigenze stabili e durature, trattandosi di disposizioni non vincolanti e comunque da applicare nel più assoluto rispetto del principio di buon andamento dell’azione amministrativa’’.

‘’Ciò detto, tuttavia, suscitano perplessità le interpretazioni dei commi che disciplinano la stabilizzazione dei soggetti con contratto di collaborazione, di cui alla lett. b) del comma 94 dell’art. 3 della legge in oggetto. In particolare – come illustrato nella nota allegata alla lettera –  risulta poco chiaro e foriero di ulteriori problematiche il percorso individuato per la corretta stabilizzazione di tale personale’’.

Data la rilevanza delle questioni, anche per i profili di responsabilità connessi all’applicazione delle norme in oggetto l’ANCI e l’UPI ritengono ‘’opportuno un incontro urgente per chiarire in via definitiva i punti che, secondo le segnalazioni che provengono dalle Amministrazioni locali, risultano particolarmente problematici’’.

 

 

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ELEZIONI PRESIDENZE CAMERA E SENATO

COMUNICATO STAMPA
Elezioni Presidenze Camera e Senato
Gli auguri delle Province ai Presidenti Fini e Schifani 

 

“Voglio porgere, a nome delle Province italiane, i migliori auguri di buon lavoro ai neo eletti Presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani”.
L’augurio viene del Presidente dell’Upi, Fabio Melilli, che, nei telegrammi inviati ai due Presidenti, sottolinea come “nei prossimi cinque anni il Parlamento italiano dovrà confrontarsi con la necessità di definire riforme decisive per le istituzioni del Paese.
Per questo abbiamo colto con grande favore il forte richiamo lanciato ieri dal Presidente del Senato Schifani e ripreso oggi con pari determinatezza dal Presidente della Camera Fini, a riprendere una stagione costituente di riforme condivise.
Un segnale di grande importanza e un invito che, siamo certi, sarà colto dall’intero Parlamento. Per questo confermiamo da subito la piena disponibilità delle Province ad offrire il nostro contributo e la piena collaborazione affinché si affermi quello spirito di concertazione istituzionale, necessario per avviare l’opera riformatrice che dovrà consegnare ai cittadini un Paese più moderno ed efficiente”.


Roma, 30 aprile 2008

 

Il Presidente dell’Upi Emilia Romagna sulle Province

Pubblichiamo di segutio il testo della lettera che il Presidente dell’Upi e Presidente della Provincia di Ferrara, Pier Giorgio Dall’Acqua, ha inviato al Presidente Melilli, agli altri Presidenti di Provincia e alla stampa, contro la polemica sul ruolo delle Province.

In allegato, l’articolo pubblicato su “Il Resto del Carlino“.

“Cari Colleghi,

il clima di sciacallaggio nei confronti delle Province, voluto prevalentemente da Confindustria, e portato avanti da organi di informazione e alcune forze politiche, sta penetrando nella mente dei cittadini abituandoli all’idea che la Provincia sia, nel complesso di tutta la Pubblica Amministrazione italiana, il più rilevante Ente inutile da abrogare, traendone immediato vantaggio per il Paese.

 A pochi giorni dalle celebrazioni del Centenario dell’UPI nell’aula del Senato e dalle belle e incoraggianti parole del Presidente Franco Marini e del Ministro Giuliano Amato, sono intollerabili le ulteriori recenti posizioni, che riferiscono di una “ricerca” effettuata dall’istituto EURISPES, guidato dal Prof. Gian Maria Fara, favorevole all’abolizione delle Province.

 Pur conoscendo sommariamente le basi della ricerca siamo certi di poter affermare che si tratta di elaborazioni finalizzate a demolire l’autorevolezza e l’utilità delle Province a “prescindere” dai dati ufficiali dei conti consuntivi, dalle funzioni fondamentali svolte ai sensi della Costituzione e del Testo Unico sugli Enti locali, nonchè a quelle effettuate per conto delle Regioni.

 È necessario opporsi a queste azioni denigratorie facendo sentire la nostra voce e quella delle maggiori Istituzioni di Governo del Paese per riaffermare il ruolo insostituibile delle Province nella organizzazione efficace ed efficiente della Pubblica Amministrazione in area vasta.

 Il dettato costituzionale non può e non deve essere aggirato; la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

 Troppo si è concesso ai così detti altri Enti Locali, privi di elezione diretta (Comunità Montane, Circondari e Unioni di Comuni) e troppo si è concesso ai così detti “Enti Strumentali” di Comuni, Province e Regioni (Agenzie d’Ambito dei servizi pubblici locali, Autorità di Bacino, Distretti, Consorzi, Istituzioni, Società di scopo), i cui poteri operativi hanno prevalso su quelli di programmazione, regolazione e controllo che spettano agli Enti Locali elettivi.

 Il costo della politica nelle Province (Presidenti, Assessori e Consiglieri) è in Italia lo 0,7% della loro spesa; cioè 2 euro per abitante all’anno (in Emilia-Romagna di 1,8 euro).

 Il personale incide (nella media nazionale) per il 27,1% della spesa corrente (in Emilia-Romagna il 24%).

 Dei 15,6 miliardi/euro di spesa totale delle Province italiane, vengono destinati ai servizi, agli ammortamenti, alle manutenzioni e allo sviluppo ben 13,3 miliardi (85%).

 Le funzioni amministrative svolte dalle Province riguardano, in sintesi: agricoltura, ambiente, attività produttive, formazione, istruzione e lavoro, edilizia scolastica, lavori pubblici, pianificazione territoriale, infrastrutture e reti telematiche, protezione civile, turismo e beni culturali, politiche europee e cooperazione decentrata, politiche sociali e sanitarie ed altre funzioni proprie legate alle specificità del territorio.

 Lasciando a parte le ipotesi di risparmio “calcolate” da EURISPES, nel caso di abolizione delle Province (10,6 miliardi/euro per le casse dello Stato, che per di più trasferisce alle Province meno dell’1% del totale delle loro entrate), le Province stesse, per poter esercitare le funzioni sopra indicate hanno dovuto conseguire una autonomia finanziaria pari al 57,7% della loro spesa.

 Ma ancora più ridicolo è il pensare che la Regione o i Comuni (come alcuni ritengono) possano svolgere, adeguatamente, oltre alle funzioni proprie, anche quelle di competenza delle Province, quando di fatto e di diritto, sempre nel rispetto della Costituzione, in tutto il Paese è il contrario: sono le Province ad esercitare molte delle funzioni amministrative spettanti alle Regioni e sono le Province a promuovere e supportare le attività a rete dei numerosissimi piccoli e medi Comuni del territorio.

Le Province italiane sono notoriamente radicate nella storia, nella società e nella cultura del Paese e male hanno fatto quelle leggi che hanno sostenuto tensioni localistiche verso la proliferazione di piccole e inutili Province, contribuendo così ad alimentare il dibattito sulla abolizione delle stesse.

Siamo convinti sostenitori di un cammino di riforme, purtroppo interrotto, che porti a semplificare, differenziare e adeguare, secondo il principio di sussidiarietà, le funzioni e i compiti dei Comuni, delle Province e anche delle Città Metropolitane.

Siamo altrettanto convinti della abolizione della Provincia e dei Comuni laddove venga istituita la Città Metropolitana, così come siamo sostenitori della ricomposizione in aree più vaste delle Province inadeguate per territorio, popolazione e tessuto economico e sociale.

Caro Melilli, è ora di dire basta a posizioni gratuite e prezzolate e pretendere, non certo dagli organi di informazione, la cui libertà di opinione non è certo in discussione, ma dal Governo in carica, dalle Regioni e dai Comuni, dalle forze politiche ora impegnate nella campagna elettorale, posizioni responsabili, ad alta voce, rispettose della costituzione e del ruolo tradizionalmente svolto dalle Province nel Paese a partire dall’unità d’Italia e dagli immediati dopoguerra del primo e secondo conflitto mondiale.

Lo sviluppo del Paese nei migliori anni passati ha visto le Province protagoniste e oggi può essere altrettanto per accompagnare, mediante sinergie con la Camera di Commercio, una  economia spinta verso la competizione globale.

Cerchiamo insieme, prima che sia troppo tardi, forme di pronunciamento e di comunicazione positiva, muovendoci coerentemente in ambito nazionale e locale anche cercando intese con la Conferenza delle Regioni.

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Contratto Enti locali

Il Comitato di Settore Regioni – Autonomie locali si è riunito stamane per esaminare i rilievi della Corte dei Conti all’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, biennio economico 2006 – 2007, dei dipendenti degli enti territoriali.
Il Comitato ha ravvisato l’esistenza di un ampio margine di condivisione in ordine alle raccomandazioni formulate autorevolmente dalla Corte. Si tratta, in base ad una lettura attenta e rigorosa, di osservazioni che le Autonomie territoriali considerano coerenti con lo spirito degli impegni fissati nel contratto, anzitutto per quanto riguarda il rispetto del patto di stabilità.
E’ necessario tuttavia evitare di introdurre, in questa fase, incomprensioni e rigidità. Per questo il Comitato di Settore invita l’ARAN a riunire d’urgenza le organizzazioni Sindacali perché, raccogliendo le richieste di perfezionamento del testo, si provveda nel rispetto del quadro normativo vigente a consolidare l’intesa.
Di fronte alle legittime preoccupazioni dei dipendenti degli Enti locali e delle Regioni, il Comitato di Settore ribadisce la volontà di assicurare la rapida e definitiva conclusione dell’iter contrattuale.

Contratto Enti locali D’Ubaldo, soddisfazione per firma

Siglato questa mattina in ARAN il CCNL del personale non dirigente del Comparto Regioni e Autonomie locali quadriennio normativo 2006/2009 e biennio economico 2006/2007.
Il Presidente del Comitato di Settore, Lucio D’Ubaldo, esprime soddisfazione per la conclusione ‘’che recepisce lo sforzo compiuto dal Comitato di Settore per l’individuazione di un punto di equilibrio tra le richieste della Corte dei Conti e gli impegni assunti con il Sindacato attraverso l’ipotesi di accordo’’.
‘’E’ un segnale positivo – conclude D’Ubaldo – che si inserisce nella strategia di rafforzamento della domanda interna del Paese attraverso una graduale e significativa crescita dei livelli salariali che garantisce a tutti gli Enti del Comparto, in analogia a quanto previsto per gli statali, 101 euro lordi pro capite oltre all’0,9% legato a parametri di virtuosita’ gestionale’’.

IL PROGRAMMA RETE RURALE NAZIONALE

In allegato, la presentazione del Programma Rete Rurale Nazionale che il Dott. Riccardo Passero del Ministero Politiche Agricole ha illustrato nell’infoday del 4 aprile.

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NOTIZIARIO UPI SPECIALE CENTENARIO IN SENATO

Il 13 marzo scorso le Province italiane hanno celebrato il centenario dell’Upi in una giornata-evento che si è tenuta nell’aula del Senato della Repubblica.

In allegato, il 2° numero del notiziario Upi, uno speciale interamente dedicato alla cronaca dell’iniziativa.

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