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Assemblea generale: intervento di Enrico Gasbarra

Carissimi colleghi,

porgo il mio benvenuto ai colleghi presidenti e a tutti i partecipanti all’Assemblea generale delle Province d’Italia.

Un ringraziamento particolare desidero rivolgerlo al nostro presidente, Lorenzo Ria e a tutti i membri dell’UPI, per il grande impegno che quotidianamente svolgono al servizio di tutte le province italiane, assicurando che a tale impegno non verrà mai a mancare il nostro sostegno.

E’ per me un grande onore aprire i lavori dell’Assemblea Annuale, che rappresenta un passaggio fondamentale della nostra vita associativa a cui, per la prima volta, partecipo come Presidente della Provincia di Roma.

Saranno due giornate intense e ci aiuteranno a compiere un’attenta riflessione sulle grandi responsabilità che come amministratori locali abbiamo nei confronti dei nostri cittadini, per affrontare i tanti nodi da sciogliere e per lanciare, con spirito di partecipazione e condivisione, le nostre sfide future.

Il dibattito sul “diritto ad esistere” delle Province è ormai alle nostre spalle: la Costituzione ne fa esplicitamente una delle pietre miliari della nuova Repubblica delle autonomie. Proprio per questo noi, oggi, abbiamo la possibilità, anzi il dovere, di interrogarci senza reticenze sul modo migliore per essere al servizio delle comunità.

Al centro del nostro dibattito ci sono i cittadini, con i loro diritti e le loro esigenze, così come recita il titolo dell’ Assemblea. Titolo che ho particolarmente apprezzato, perché coglie in pieno la trasformazione che l’ente Provincia ha avuto in questi anni. La relazione del Presidente Ria svilupperà ampiamente in tutte le sue sfaccettature una tematica di così alto interesse, collocandola nell’attuale dibattito istituzionale e nelle preoccupanti contingenze della Finanziaria.

Una Finanziaria che volevamo recepisse maggiormente le richieste che i Comuni e le Province hanno avanzato con spirito costruttivo.
Con grande senso di responsabilità, e d’intesa con l’ANCI, avevamo infatti sollecitato il Governo ad imboccare la via del rispetto istituzionale: pronti a fare la nostra parte per il bene del Paese – avevamo detto al Governo – non chiediamo più soldi, ma più autonomia, chiediamo – anzi pretendiamo – di poter governare le nostre comunità con piena responsabilità, nella ricerca delle risorse finanziarie, dei modelli organizzativi, delle vie migliori per rispondere ai bisogni dei cittadini senza compromettere gli equilibri della finanza pubblica allargata.

Le risposte, al momento, sono ancora troppo insufficienti. Il Vice Presidente del Consiglio aveva detto cose importanti e significative all’Assemblea nazionale dell’ANCI. Chiediamo che quell’impegno sia rinnovato, per riprendere il cammino indicato e purtroppo ancora non avviato.

Non possiamo nascondere, inoltre, le perplessità per quanto è accaduto in Europa pochi giorni or sono. Quando il patto di stabilità europeo è apparso troppo rigido per alcuni grandi paesi, i ministri di Ecofin, sotto la presidenza italiana, hanno trovato il modo per ammorbidirlo, annacquando le sanzioni e accontentandosi alla fine di qualche raccomandazione.

Tanta disponibilità, tanta accondiscendenza sono invece state negate ai Comuni e alle Province italiane alle prese con un patto di stabilità interno ancora più rigido, ancora più vincolante, tutelato da sanzioni durissime.

Nonostante ciò, e nonostante i gravi tagli a danno degli enti locali, da parte nostra non ci sarà alcun tentativo di eludere i bisogni dei cittadini. Cercheremo, anzi, nei nostri non facili bilanci di deliberare misure finanziarie che comunque non riducano i servizi alla persona e rimarremo al fianco dei piccoli comuni, che maggiormente soffrono la riduzione dei finanziamenti.

Questo è il nuovo modello di Provincia: più forte sul territorio, maggiormente rispettosa dell’identità di ciascun comune, più vicina ai cittadini.

Una Provincia non come ente verticistico, sovraordinato ai comuni, ma che lavora sempre con e per le comunità locali, valorizzandone l’autonomia, a vantaggio di una moderna “governance” che nell’integrazione e nella sussidiarietà trova il fondamento per il più efficiente esercizio delle funzioni e dei compiti amministrativi.
Va in questo senso l’esperienza di Roma e delle sue peculiarità, ben sapendo tuttavia che ciascuna Provincia italiana, dalla più grande alla più piccola, possiede specificità proprie che la caratterizzano e la rendono nello stesso tempo unica e parte di un insieme.

Nella nostra specialissima Provincia, che ospita la Capitale della Repubblica, la Santa Sede ed alcune tra le più prestigiose agenzie delle Nazioni Unite, si concretizza il segnale del nuovo modello. La nostra comunità provinciale è fatta da 121 Comuni: accanto alla città di Roma, ci sono tante comunità piccole e medie, ci sono ben 64 Comuni con meno di 5.000 abitanti. Ventisette di loro non arrivano ai mille. Sono comunità importanti, ricche di storia, e di tradizioni, ma anche oggi protagoniste di un modello di sviluppo dinamico e flessibile, attento alla sostenibilità sociale e ambientale.
 
Quello che stiamo sperimentando qui è un modello di governo partecipato, dove le decisioni vengono prese non più soltanto dal Consiglio provinciale, ma condivise anche con le associazioni, con le comunità e con i cittadini.

In questo senso, importante è la novità rappresentata dall’istituzione della Camera dei Comuni e delle Autonomie quale sede permanente di confronto istituzionale e di concertazione con i comuni, le comunità montane, i municipi, per la costruzione di politiche territoriali veramente partecipate.

Ritengo infatti che rilanciare la concertazione interistituzionale a partire dai nostri territori sia necessario per fornire, innanzitutto, un servizio ai nostri cittadini.

 Auspico, infine, che l’Assemblea affronti il tema delle città metropolitane, oggi costituzionalmente previste e, nello specifico, si esprima sul ruolo e le funzioni di Roma Capitale.

 I due temi, a mio avviso, seppur collegati sono oggettivamente diversi. Il nodo delle città metropolitane deve essere sicuramente analizzato integrando e definendo le funzioni di un ente di area vasta. Sottopongo all’Assemblea l’esigenza di rilanciare da subito una Commissione composta dai Sindaci e dai Presidenti delle Province per discutere insieme le possibili soluzioni.

 Per quanto riguarda la Capitale, invece, il cammino parlamentare deve trovare una soluzione urgente che, recuperando l’esperienza europea, definisca ruolo e funzione con legge ordinaria dello Stato e non releghi la questione allo statuto regionale. Solo così è possibile recepire il principio costituzionale che riconosce la capitale patrimonio dell’intera nazione.
 
Infine, nel rinnovare il benvenuto a tutti voi, consentitemi di chiudere con un paragone che credo possa sintetizzare al meglio quello che auspichiamo: per fare un film da oscar non bastano buoni attori, serve un eccellente regista e degli ottimi produttori. Il nostro Paese ha attori straordinari nei Comuni. Le Province possono ricoprire il ruolo del regista e se il Governo e le Regioni ne diventano i produttori, il sistema delle autonomie potrà finalmente essere il punto di riferimento della nostra comunità.

Assemblea generale: intervento di Francesco Cioffarelli

Cari Presidenti,

Credo che in questo momento due siano i temi che si pongono all’attenzione di Province e Comuni: ciascuno con le proprie specificità, ogni giorno abbiamo davantio problemi che sono riconducibili da un lato alla questione della finanza locale e dei tagli ai trasferimenti che la Finanziaria si appresta ad imporre per il secondo anno consecutivo senza dare il via a nessuna forma di federalismo fiscale, e dall’altro alla definizione di nuovi rapporti tra livelli istituzionali diversi.

Per quanto riguarda il primo punto, quello che riguarda la gestione dei nostri bilanci, quest’anno è prevedibile che le Province, che nelle Finanziarie storicamente hanno subito tagli inferiori a quelli dei comuni, subiranno un effetto di ritorno a causa della falcidia nei trasferimenti (si stima il 20% in meno) che si preannuncia a carico dei comunui piccoli e piccolissimi. Questi saranno costretti a chiudere dei servizi e potrebbero chiedere alle Province di intervenire in nome della funzione di sussidiarietà.

Sono convinto che sia necessario stabilire un coordinamento tra i comuni  e le province, e soprattutto tra i grandi Comuni e la Provincia. A richiederlo è il fatto che non c’è crescita di un Comune se non c’è crescita di tutta l’area territoriale: basta pensare al fatto che le politiche che riguardano  lo sviluppo produttivo, l’ambiente, la mobilità oggi sono politiche territoriali e non più locali, pianificate da tavoli interistituzionali e non dai singoli assessorati.

Questo si vede bene nel caso di Roma, il Comune più grande d’Italia, che con i suoi 1.290 km quadrati di estensione contiene la somma dei territori di Milano, Bologna, Torino, Genova, Napoli, Palermo, Catania, Firenze e Bari, e che in Europa è secondo per dimensione territoriale solo a Londra […].

I due principali aeroporti  romani risiedono in due Comuni diversi, Ciampino e Fiumicino. Per la mobilità Roma ha un piano di bacino integrato con quello degli altri comuni e non potrebbe rispondere pienamente alla propria vocazione ambientale se non impostasse le proprie politiche delle aree verdi con una logica di sistema territoriale.

La Provincia oggi ha quindi un doppio ruolo: quello di coordinare le funzioni di sviluppo che riguardano un’area territoriale vasta e quello di svolgere una funzione di sussidiarietà nella fornitura di servizi che rispondono ad esigenze sociali, in sostegno dei comuni più piccoli. Per questo sarebbe antisorico e immorale prevederne la soppressione.

Tuttavia la definizione dello Statuto della Capitale è un tema fondamentale dell’attuale dibattito politico e istituzionale […].

Essere Capitale richiede il conferimento di particolari condizioni e poteri, richiede una speciale autonomia normativa, finanziaria e amministrativa per l’esercizio di funzioni pecifiche e aggiuntive rispetto ad ogni altro Comune, legate alla presenza a Roma degli organi costituzionali, dei Ministeri, delle rappresentanze diplomatiche e delle sedi di istituzuioni internazionali. Non ultima la presenza della Santa Sede, polo di attrazione spirituale e materiale di tutta la Cristianità, e di tutti gli organismi che ad essa fanno riferimento: uno Stato sovrano dentro una città, una presenza che conferma la vocazione internazionale di Roma.

Dal lato economico Roma è la metropoli più colpita dalle decurtazioni a carico dei comuni prevista dalla Finanziaria, con un taglio complessivo ai trasferimenti che ammonterebbe ad oltre 92 milioni di euro con una differenza negativa di quasi il 10% rispetto al 2003. La riduzione dei trasferimenti agli oltre 8000 comuni italiani, in media, risulterebbe del 6,21%. Come non bastasse, dovremo poi fare i conti con il definanziamento della Legge 396 per Roma Capitale, che prevede nel 2004 una riduzione di circa 83 milioni di uro e addirittura un azzeramento di fondi dal 2005.

Questa è una preoccupazione che stanno manifestando tutti coloro che operano sul nostro territorio. Un mese fa gli attori del tavolo di concertazione del Comune, espressione del mondo produttivo romano, delle organizzazioni sindacali, dell’Università, hanno sottoscritto un appello al Governo con i tagli ai Comuni, affinché rivedesse la Finanziaria. Con lo stesso spirito, l’altro giorno, insieme al Presidente della Regione, Francesco Storace, e a quello della Provincia, Enrico Gasbarra, sono stati convocati in Campidoglio i Parlamentari eletti a Roma e nel Lazio, per spiegare le difficoltà e mettere a punto le proposte delle nostre realtà locali davanti ai provvedimenti del Governo […].

Con lealtà bisogna rendersi conto che non si può gestire la realtà di Roma come quella di un altro Comune, secondo un modello uniforme per il quale i problemi di Roma sarebbero di fatto considerati identici a quelli di Saracinesco, che è il più piccolo comune della Provincia di Roma, con meno di 200 abitanti […].

Proprio perché siamo in una situazione di federalismo incompiuto e con un assetto barocco e confuso dei livelli di Governo, esiste il rischio di un corto circuito istituzionale. Un rischio particolarmente pesante in aree, come quella di Roma e Provincia, che invece mostrano segni evidenti di ripresa economica ed occupazionale e di opportunità di crescita.

Servizi, ambiente, cultura, tecnologie e innovazione, commercio sono i settori su cui Roma e il suo territorio stanno puntando. A Roma, infatti, non c’è più solo il pubblico impiego: il  73% degli occupati fa appunto riferimento a imprese del terziario avanzato, del commercio, delle nuove tecnologie, della finanza. Roma e Provincia significa un sistema di oltre 290.000 imprese, con 1.400.000 addetti. Parliamo di un sistema produttivo che rappresenta il 6,8% di quello nazionale in termini di imprese e l’8,7% in termini di addetti con una dimensione media di 4,7 addetti per impresa: un addetto in più rispetto alla media nazionale.

La nostra proposta è molto chiara: le funzioni, i poteri, le risorse della Capitale siano indicate in un ordinamento speciale disciplinato da una legge dello Stato votata dal Parlamento.

E’ la questione di fondo che, specifica per Roma in quanto Capitale, accomuna tutti i più grandi insediamenti urbani del Paese, Roma come Milano, Napoli come Torino, per i quali è indispensabile individuare assetti e strumenti correlati alla diversa dimensione di scala delle esigenze amminnistrative, a cominciare dalla configurazione delle città metropolitane: un assetto nuovo, da tempo atteso, ineludibile per la soluzione di problemi tipici dell’area vasta. E comunque, in nessun modo la concreta attuazione dello Statuto proprio di Roma Capitale potrebbe definirsi senza procerdure e sedi di cooperazione istituzionale con la Regione e la Provincia.

Occorre, a mio avviso, studiare con serenità, intelligenza ed equidistanza politica una forma di e-governance del territorio che sia più adeguata alle reali esigenze del egoverno di prossimità, partendo dal presupposto che non siste contrapposizione tra Province e Comuni e che ogni area vasta presenta un diverso assetto, diverse opportunità e quindi esigenze, secondo i criteri di “differenziazione e a deguatezza” citati anche nel Titolo V, art. 118, della nostra Costituzione.

Proprio questi due principi, all’interno di un sistema autenticamente federale sono la chiave non di una scelta contrappositiva, di un braccio di ferro tra livelli istituzionali diversi, ognuno teso all’affermazione della propria autonomia di poteri e funzioni, ma di un impianto unitario, come vuole la Costituzione, del modello di governo di prossimità.

I risultati della ricerca condotta dall’Ispo

Orgoglio, massima fiducia, forte senso di appartenenza alle istituzioni e in particolare ai governi locali, e grande richiesta di sicurezze per la difesa e la protezione sociale.

E’ quanto emerge dal sondaggio, commissionato all’Ispo dall’Unione delle Province d’Italia, che ha raccolto le opinioni di un campione di quasi 5000 cittadini.

Se il 77% dichiara di sentirsi cittadino italiano, il 70% si sente a tutti gli effetti cittadino della Provincia in cui vive, mentre poco più della metà del campione vede l’Europa come un riferimento.

A confermare questo nuovo e rinnovato orgoglio “provinciale” è il  forte aumento della percezione dell’utilità di questa istituzione (64%)  che, negli ultimi cinque anni, cresce di ben 8 punti percentuali , a fronte di una situazione di stabilità dei Comuni e del lieve aumento delle Regioni.
 
E’ nel Nord Est che il radicamento del sentimento di appartenenza a tutte le istituzioni si fa più forte:  l’83% degli intervistati si dichiara molto italiano, e il 79%  si dichiara legato alla propria Provincia, superando di 2 punti percentuali il livello regionale.

I cittadini mostrano di avere una forte fiducia nelle istituzioni, tanto che le percentuali in questo caso oscillano dal 57% delle Province al 64 % dell’Italia intera, con un giudizio  medio che arriva a superare la piena sufficienza.

Il 51% degli intervistati dichiara di conoscere le attività delle Province: di questi, il 10% risponde di sapere molto approfonditamente cosa questa istituzione fa. Una conoscenza che appare più radicata tra i cittadini dai 30 ai 60 anni, mentre sono i giovanissimi quelli che, più di tutti, non hanno ancora chiaro il ruolo di questo ente. 

Ma cosa chiedono i cittadini alle istituzioni, e alle Province in particolare?

Sicurezze, protezione sociale, politiche per il territorio.

Ai primi posti, infatti,  si collocano tutte le attività di difesa e tutela dell’ambiente: si va da un 70%  del campione che considera molto importante le funzioni di controllo delle emissioni atmosferiche, degli scarichi delle acque  e dello smaltimento dei rifiuti , al 69% che ritiene determinante la tutela e la valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche,   al 68% che ribadisce l’importanza della difesa del suolo, tutela dell’ambiente e protezione della fauna, dei parchi e  delle riserve naturali.

Molto importante (69%) anche le funzioni sulla viabilità e i trasporti.

Oltre ad avere un considerazione più che positiva sull’importanza di questi ambiti, i cittadini mostrano di sapere che proprio ambiente e trasporti sono tra le funzioni attribuiti alle Province: la metà o quasi del campione (si va dal 50% al 47% delle risposte positive), riconoscono correttamente che queste attività sono di ambito provinciale.

Insieme alla vocazione ambientalista che traspare dalla ricerca,  la vera grande sorpresa positiva  viene dai dati relativi alle funzioni sull’occupazione.

L’ufficio di collocamento pubblico, che dal 2000 è gestito direttamente dalle Province italiane, insieme alla formazione professionale, resta per la grande maggioranza del campione, una delle funzioni più importanti della pubblica amministrazione.


Infatti, nonostante l’apertura del mercato del lavoro ai soggetti privati e alle multinazionali agenzie interinali, i cittadini credono ancora fermamente sia possibile avere risposte di grande qualità e maggiore “protezione sociale” dallo Stato.


L’attività che le Province svolgono nei centri per l’impiego, nella formazione, nella scuola,  sono considerate molto importanti per il 66% del campione.

Il commento alla ricerca del Pres. Ria

“La ricerca condotta dall’Ispo non fa altro che confermare quanto i cittadini italiani vedano nelle istituzioni locali, e nelle Province in particolare, un punto di riferimento.

La complessità delle attività delle Province non è ancora abbastanza conosciuta, ma “l’idea” di Provincia comincia a funzionare, a radicarsi con connotati e prerogative proprie, a diffondersi, soprattutto tra i cittadini.

Non è stato facile, per noi, assicurare questo processo: le nostre funzioni sono diverse da quelle dei Comuni, che direttamente attengono la vita delle persone.

Sono attività che riguardano, più in generale, gli aspetti legati al miglioramento della qualità della vita, e coinvolgono i cittadini come componenti di una comunità.

Tuteliamo l’ambiente, diamo coerenza e sistema al trasporto pubblico locale, valorizziamo i beni culturali, progettiamo e costruiamo lo sviluppo economico della comunità.

Attività che sono quotidianamente sotto il giudizio dei cittadini, che valutano lo Stato in base alle risposte ai loro bisogni che gli vengono dai governi dei territori, dai servizi che riusciamo ad attivare, dalle politiche di sistema che si mettono in atto.

Sono funzioni che, chiaramente, necessitano di una comprensione più complessa, e non sempre sono immediatamente percettibili.”

I cittadini e le Province

Pubblichiamo in allegato il testo della ricerca condotta dall’Ispo su commissione dell’Upi, e presentata in una Conferenza stampa dal Presidente Lorenzo Ria e dal Prof. Renato Mannheimer.

Documenti allegati:

Il Sistema informativo statistico delle province italiane

Un gruppo di lavoro del CUSPI – Coordinamento degli Uffici di Statistica delle Province Italiane – ha predisposto un progetto esecutivo per realizzare un sistema di archiviazione e di visualizzazione dei dati statistici di interesse provinciale.

Il Sistema informativo statistico delle province italiane vuole raggiungere i seguenti obiettivi:

lo scambio reciproco di dati fra Istat, Upi ed altre fonti ufficiali titolari di dati, nel rispetto delle regole di un sistema informativo di dati statistici con riferimento geografico;

rispondere alle esigenze informative delle Province italiane;

promuovere la diffusione della cultura statistica nell’ambito del Sistan.

Il progetto è concepito secondo una logica modulare. In una prima fase, ci si limita a raccogliere in modo sistematico i dati ufficiali forniti dall’Istat e a costruire una banca dati in grado di archiviare l’insieme delle informazioni di interesse provinciale, provenienti da  diverse fonti (nell’ottica della Provincia come utilizzatore dei dati statistici).

In un secondo momento si verificheranno, invece, le potenzialità di scambio dei dati tra il sistema delle Province e il Sistema statistico nazionale (nell’ottica della Provincia come produttore di dati statistici).

A regime si dovrà verificare la possibilità di inserire il Sistema informativo statistico delle province italiane nell’ambito di un più complessivo progetto, che permetta la connessione e lo scambio dei dati tra tutti gli uffici di statistica del Sistema statistico nazionale

I dati pubblicati nel Portale UPI rappresentano il primo risultato concreto della prima fase del progetto. Nell’ambito dei dati ufficiali forniti dall’Istat è stata operata una prima selezione per costruire una banca dati delle informazioni di interesse provinciale.

Le Province devono soddisfare diverse esigenze informative ai fini della gestione e pianificazione del territorio di loro competenza. Esse devono conoscere la dimensione territoriale della propria situazione sociale ed economica per rispondere al ruolo di coordinamento dello sviluppo locale a cui sono chiamata. Rispondere a tali esigenze può contribuire al processo di decentramento e costituisce un elemento prioritario per rendere operativa l’applicazione del principio di sussidiarietà.

I dati raccolti sono suddivisi per i seguenti settori organici, in modo da aiutare una lettura del territorio in rapporto alle funzioni effettivamente svolte dalle Province:
1. Elementi identificativi delle province;
2. Condizione sociale;
3. Ambiente e territorio;
4. Economia.

Allo stesso tempo, le maggiori responsabilità istituzionali oggi attribuite ai Comuni e alle Province spingono tutto il Sistema statistico nazionale a rafforzare e migliorare la componente territoriale della produzione statistica ufficiale, per fornire una conoscenza adeguata dei contesti territoriali che permetta di valutare al meglio anche le diverse scelte operate dai pubblici poteri locali.

L’insieme dei dati è disponibile direttamente sul Nuovo portale delle Province italiane, all’indirizzo www.provinceditalia.it. In tale ambito sarà pertanto possibile confrontare in modo aggregato, su scala provinciale, le informazioni relative ai diversi contesti territoriali provinciali.

L’obiettivo primo di questo Sistema è quello di reperire l’informazione direttamente alla fonte, con un eventuale  risparmio economico e rendendone più tempestiva la circolazione. Allo stesso tempo si cercherà inoltre di fornire un valido supporto rispondendo alle richieste provenienti dagli enti aderenti sia nella fornitura di dati che nell’assistenza tecnico-statistica che accompagna la semplice fornitura del dato. Infine, il Sistema Informativo Statistico sarà uno strumento “aperto”, che potrà essere integrato con tutto quanto le singole Province potranno fornire per arricchire il patrimonio informativo nazionale.

Il Prof. Mannheimer e Ria (Presidente Upi) presentano la ricerca

I cittadini italiani mostrano un forte senso di appartenenza alle istituzioni provinciali, si sentono molto orgogliosi della provincia in cui vivono, hanno fiducia in questa istituzione anche perché ritengono determinanti le funzioni che le Province  svolgono e i servizi che vengono erogati sul territorio.

Sempre più cittadini, nel raffronto tra il 1998 ed oggi, credono che la Provincia sia una istituzione molto utile, una convinzione rafforzata dalla elezione diretta del Presidente della Provincia, e la maggioranza dichiara di conoscerne l’attività.
 
Sono questi, in estrema sintesi, i risultati di una ricerca commissionata dall’Unione delle Province d’Italia all’Istituto di studi e indagini  Ispo, che saranno presentati dal Prof. Renato Mannheimer  e dal Presidente dell’Upi Lorenzo Ria, in una conferenza stampa, martedì prossimo, 25 novembre, alle ore 12,30 presso la sede  dell’Upi  (Piazza Cardelli, 4 – Roma).

Nel corso dell’incontro saranno inoltre illustrati i temi e il programma dell’ Assemblea Generale delle Province (Roma l’1 e il 2 dicembre) dove, rappresentanti del Governo, delle Istituzioni locali e regionali, politici ed esponenti del  mondo economico e sindacale si confronteranno, oltre che sulle problematiche di stretta attualità politico istituzionale, sulle questioni legate allo sviluppo locale e alle sicurezze dei cittadini. 

 

Province: governo non mantiene neanche questo impegno

“Il governo continua a procedere in perfetta solitudine anche sulle riforme istituzionali. Dopo la deludente prova della Finanziaria anche per quanto riguarda il Senato federale gli enti locali sono stati tenuti ai margini”: è quanto dichiara il presidente dell’Upi Lorenzo Ria

“Ci saremmo aspettati – prosegue Ria – che il governo avesse almeno valutato gli emendamenti presentati dalle Province sul Senato federale in direzione di un Senato misto dove siano rappresentati tutti i livelli di governo, attraverso, non solo, i presidenti di Regione, ma anche i Presidenti di Provincia e i sindaci. Il presidente del Consiglio si era impegnato a valutarli con attenzione. Dobbiamo prendere atto che, al contrario, così non è stato. Lo riteniamo un segnale molto negativo – conclude Ria – che certamente non aiuta il dialogo più volte auspicato”.

Regolamento Cuspi

COORDINAMENTO DEGLI UFFICI DI STATISTICA
DELLE PROVINCE ITALIANE

 
REGOLAMENTO DEL CUSPI
(approvato dalla Riunione Plenaria tenutasi a Roma il 9 maggio 2002)

 
 
Art. 1 – Il CUSPI

E’ costituito il Coordinamento degli Uffici di Statistica delle Province Italiane, di seguito indicato con il termine CUSPI, come organismo tecnico ad adesione volontaria operante nell’ambito dell’Unione delle Province d’Italia (UPI), con sede in Roma, Piazza Cardelli, 4.
Il CUSPI organizza le proprie attività in raccordo con l’attività istituzionale dell’UPI e con la sua struttura organizzativa.
 
Art. 2 – Finalità

Il CUSPI ha la finalità di soddisfare gli obiettivi informativi e statistici dei suoi membri e di collaborare con gli enti che fanno parte del Sistema Statistico Nazionale (SISTAN) e con altri organismi simili, anche di altri paesi, al fine di favorire, sviluppare e divulgare le analisi statistiche, le attività culturali e di ricerca nel campo informativo e statistico, per le autonomie locali.
In particolare, gli scopi del CUSPI sono i seguenti:
· creare un collegamento ed un coordinamento permanenti e sistematici tra gli Uffici di Statistica delle Province italiane, in considerazione della specificità del ruolo operativo degli uffici stessi e fatta salva l’autonomia di ciascuna amministrazione nel proprio contesto istituzionale provinciale e regionale;
· contribuire alla promozione, alla diffusione e all’elevamento qualitativo della cultura statistica applicata al governo del territorio;
· promuovere lo sviluppo, incentivare l’utilizzo e migliorare la qualità dei servizi di statistica pubblica in Italia e nell’Unione Europea;
· promuovere l’utilizzo della statistica e dei metodi statistici nelle Province italiane, a tutti i livelli e in relazione a tutte le materie di competenza degli enti, con particolare riferimento ai compiti di programmazione e di intervento per lo sviluppo del territorio, allo scopo di migliorarne le attività e i servizi;
· fornire supporto all’UPI nello svolgimento delle sue attività a favore delle Province;
· contribuire alle attività, alla gestione, alla determinazione degli indirizzi e al miglioramento costante del Sistema Statistico Nazionale (SISTAN)
· promuovere e migliorare costantemente la collaborazione, anche direttamente operativa, tra gli Uffici di Statistica delle Province e gli altri soggetti componenti il SISTAN, con particolare riferimento agli Uffici di Statistica delle altre autonomie locali e funzionali: i Comuni, le Comunità Montane e le Regioni, le Camere di Commercio e le Università;
· promuovere e migliorare costantemente, in tale quadro, la collaborazione e i collegamenti operativi con l’ISTAT, quale componente funzionale centrale del SISTAN;
· raggiungere ed assicurare la completa e funzionale presenza degli Uffici di Statistica in tutte le Province italiane;
· agevolare il raggiungimento ed il mantenimento costante di un adeguato livello qualitativo e quantitativo delle risorse umane, finanziarie e strumentali degli Uffici di Statistica delle Province, nonché il miglioramento di tali dotazioni.
 
Art. 3 – Membri

Sono membri del CUSPI i responsabili degli Uffici di Statistica delle Province italiane costituiti ai sensi della vigente legge sul Sistema Statistico Nazionale, previa presentazione al Presidente dell’apposito modulo di adesione.
Al fine di assicurare lo svolgimento delle attività del Coordinamento in condizioni di certezza e stabilità, nonché su presupposti organizzativi chiaramente definiti, per acquisire la qualifica di membro del CUSPI è obbligatoria l’adesione volontaria.
E’ istituito un elenco ufficiale dei membri del CUSPI. La qualifica di membro del CUSPI è acquisita dopo che il Presidente abbia disposto l’iscrizione del richiedente nell’elenco ufficiale.
L’adesione non comporta oneri finanziari. Il CUSPI non è dotato di mezzi finanziari propri.
 
Art. 4 – Organizzazione

Le istanze organizzative del CUSPI sono le seguenti:
a. la Riunione Plenaria;
b. il Presidente;
c. il Comitato di Presidenza.
 
Art. 5 – La Riunione Plenaria

Alla Riunione Plenaria partecipano i membri del CUSPI.
La Riunione Plenaria è convocata, almeno una volta all’anno, con avviso scritto (lettera, fax, posta elettronica) spedito almeno 15 giorni prima della data di convocazione, che deve contenere il luogo, la data e l’ora della riunione.
Le decisioni della Riunione Plenaria sono valide qualunque sia il numero dei membri partecipanti. Al termine di ogni Riunione Plenaria viene redatto un breve resoconto nel quale vengono riportati l’elenco dei partecipanti e, per punti, l’elenco delle decisioni adottate, con l’eventuale esito delle votazioni.
La Riunione Plenaria stabilisce le modalità di procedure di consultazione permanente tra i membri con l’utilizzo dei mezzi telematici, di norma esperite dal Presidente anche coadiuvato dal Comitato di Presidenza, finalizzate all’adozione di particolari decisioni operative.
Qualora venga ritenuto opportuno, alla Riunione Plenaria possono essere invitati soggetti non membri del CUSPI, i quali possono parteciparvi con diritto di parola e senza di diritto di voto.
 
Art. 6 – Il Presidente

Il Presidente del CUSPI viene eletto dalla Riunione Plenaria tra i membri del CUSPI con il voto di almeno i 2/3 dei presenti e con le stesse procedure può essere revocato. Dura in carica 2 anni ed è rieleggibile.
Il Presidente rappresenta il CUSPI e cura i rapporti con l’Ufficio di Presidenza e le strutture dell’UPI. Opera ad ogni livello per promuovere la realizzazione delle attività del CUSPI e per curare l’attuazione delle decisioni assunte.
 
Art. 7 – Il Comitato di Presidenza

Il Comitato di Presidenza coadiuva il Presidente in tutte le sue funzioni, sempre al fine di promuovere la realizzazione delle attività del CUSPI e di curare l’attuazione delle decisioni assunte, in particolare in ordine alla suddivisione dei compiti operativi, anche attraverso gruppi di lavoro ed articolazioni regionali o per aree geografiche, ovvero per particolari esigenze organizzative, tecniche e scientifiche, sia nell’ambito dell’attività del CUSPI, sia nei rapporti con gli altri soggetti del SISTAN.
Il Comitato di Presidenza è composto da un minimo di 5 membri, incluso il Presidente. I membri del Comitato di Presidenza ad eccezione del Presidente sono eletti dalla Riunione Plenaria tra i membri del CUSPI, con elezione separata, con la maggioranza dei 2/3 dei presenti. Con decisione della Riunione Plenaria possono essere integrati, aumentati e sostituiti i componenti del Comitato di Presidenza, se ciò sia ritenuto utile per l’attività del CUSPI.
Il Comitato di Presidenza stabilisce autonomamente le proprie regole di funzionamento.
 
Art. 8 – Strumenti di comunicazione e informazione.

Il CUSPI organizza un proprio sito Internet, al fine di consentire lo scambio di comunicazioni e la massima circolazione delle informazioni tra i membri, nonché l’elaborazione di proposte, indagini, raccolte di informazioni rilevanti.
Tale strumento telematico è finalizzato a favorire lo scambio gratuito di dati, informazioni, procedure statistiche tra i membri, anche attraverso opportuni accordi con soggetti del SISTAN e con altri soggetti operanti nel campo dell’informazione statistica.

Ria: “Necessario coinvolgere le Province”


“La decisione di localizzare a Scanzano Jonico la discarica di rifiuti radioattivi non può avvenire senza il pieno coinvolgimento delle istituzioni locali, Province e Comuni,  e dei cittadini.”

 Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria, ribadendo la perplessità sulle procedure e sul metodo di attuazione delle procedure stesse, realizzate dal Governo per stabilire la localizzazione del sito.

“Una decisione di questa portata – ha ricordato Ria –  ha bisogno di una preventiva concertazione e della discussione nelle sedi istituzionali più opportune con le Province, che sono il livello di governo del territorio e che hanno le competenze sulla tutela dell’ambiente.”

Il Presidente Ria ha poi espresso le proprie preoccupazioni in merito alla localizzazione del sito: “Scanzano Jonico – ha detto Ria – è una località che sta facendo numerosi sforzi per avviare una politica di sviluppo dei flussi turistici: è chiaro che una scelta di questo genere annullerebbe completamente tutti gli investimenti che in questi anni sono stati realizzati in termini di risorse economiche ed umane”. 

Ria ha poi voluto sottolineare il pieno appoggio dell’UPI  alle iniziative che saranno intraprese dalla Provincia di Matera e dalla Provincia di Potenza.

 

I commenti dei Presidenti Cavalli e Nunes.

E’ da oggi in rete il Portale delle Province Italiane, www.provinceditalia.it, diretto agli amministratori, ai cittadini, alle imprese, ai mass media.


Nel sito, news , dossier, dati statistici, documenti e normative sulle Province e sulla pubblica amministrazione, e una area interamente riservata agli amministratori per favorire lo scambio diretto e la cooperazione tra le diverse realtà territoriali.


“Il portale – ha detto il Presidente della Provincia di Brescia e componente della Presidenza Upi, Alberto Cavalli – è uno strumento informativo che potrà veicolare le informazioni dell’Upi, delle Province e dei loro territori. L’obiettivo principale  è di favorire la cooperazione in rete per facilitare gli scambi delle migliori esperienze e le comunicazioni che provengono dal territorio. La Provincia di Brescia – ha ricordato Cavalli – ha partecipato direttamente alla realizzazione del progetto, realizzando il sito settoriale sull’ e-government delle Province Italiane, che alimenta con le sue informazioni il nuovo portale dell’Upi”.

“Il progetto che presentiamo oggi – ha sottolineato Gino Nunes, Presidente della Provincia di Pisa e Responsabile dell’e-government per l’Upi – dimostra quanto siamo  impegnati nel favorire lo sviluppo dell’innovazione nelle Province, che hanno avuto un ruolo da protagoniste nelle iniziative di e-government, dimostrato dai progetti finanziati dal Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie. Abbiamo creato un sistema capace di garantire efficienza, grazie all’interscambio dei dati, e democrazia dell’informazione, assicurando la formazione e l’assistenza tecnica per i piccoli Comuni..Vogliamo rendere le Province protagoniste nel supporto ai Comuni più piccoli e ai territori meno sviluppati, attraverso i Centri di Servizio territoriali. E’ un processo – ha detto Nunes – che oggi, a causa del blocco dei finanziamenti per l’e-gov  previsto dalla manovra finanziaria 2004, rischia non solo di arrestarsi, ma di regredire e di riportare alle iniziali condizioni di inefficienza. Di tutto questo in finanziaria non c’è traccia e ci sembra manchi, da parte del Governo, la volontà per proseguire su questa strada.”


 

Dichiarazione dell’Assessore Vincenzo Vita.

“Favorire la massima diffusione della conoscenza e dell’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, individuando nella Provincia di Roma un punto di riferimento a livello nazionale”.

E’ questo l’obiettivo, secondo l’assessore provinciale alla Cultura e Comunicazione della Provincia di Roma, Vincenzo Vita, del nuovo portale interattivo delle Province italiane, presentato questa mattina all’ex sala stampa del Giubileo, in un convegno organizzato dall’Unione Province Italiane (Upi) e ospitato dall’Amministrazione di Palazzo Valentini.

“Spesso si confonde l’e-Government con la tecnologia – ha spiegato l’assessore Vita – in realtà è un processo  democratico aperto al libero accesso di tutti. Proprio per favorire l’uso di internet, l’Amministrazione provinciale, recependo l’impegno preso dal Presidente Gasbarra con i cittadini, vuole promuovere lo sviluppo di infrastrutture di rete (cavi, wireless, satellite,) adeguate a portare entro il 2006 la “banda larga” in tutti i 121 comuni che fanno parte del territorio dell’ente. Inoltre, Palazzo Valentini sta lavorando per l’alfabetizzazione informatica  e tecnologica così da favorire l’uso della firma digitale, con speciale attenzione ai giovani e agli anziani attraverso l’uso di 11 aule di informatica: nove fisse e due mobili. Infine, siamo impegnati nel free software in modo da attrezzare la struttura informatica interna della Provincia: risviluppo dei software in ambiente web, reti interne e cablaggio, installazione di 2000 computer di cui 1000 in rete. Tutto questo si traduce in vantaggi concreti per i cittadini in termini di trasparenza, semplificazione burocratica, risparmio di tempo”. 

“Si tratta di obiettivi ambiziosi – conclude l’assessore Vincenzo Vita – che per essere realizzati richiedono una convergenza di impegni da parte di tutte le amministrazioni pubbliche: Comuni, Province, Regioni e Stato centrale. Non possiamo certo dividerci per ragioni di bandiera o di colore politico, sulle scelte fondamentali per lo sviluppo del Paese e per il futuro dei nostri figli”.

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