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Lettera di Regioni e UPI al Presidente del Consiglio dei Ministri

Illustre On.

Silvio Berlusconi

Presidente del

Consiglio dei Ministri

ROMA

 

 

 

Illustre Presidente,

in merito all’attuazione dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 dicembre 2000 recanti il trasferimento alle Regioni e agli Enti locali delle risorse finanziarie, strumentali ed umane per l’esercizio delle funzioni conferite con il D.Lgs. 112/1998, siamo a segnalarLe la particolare situazione dei conferimenti di competenze in materia di Viabilità di cui agli articoli 99 e seguenti del D.Lgs. 112/1998.

L’Accordo sottoscritto in Conferenza Unificata il 21 dicembre 2000 tra lo Stato le Regioni e le Province concernente l’affidamento all’ANAS della gestione transitoria delle strade non comprese nella rete autostradale e stradale nazionale trasferite con il D.P.C.M. 21 febbraio 2000, resosi necessario per il completamento delle procedure di mobilità del personale trasferito dall’Ente, scadrà il prossimo 30 giugno.

Le Regioni e le Province intendono procedere all’effettivo esercizio delle funzioni a partire dal 1° luglio 2001. E’, tuttavia, indispensabile perché ciò accada che entro la stessa data si verifichino le seguenti condizioni, peraltro già stabilite dai D.P.C.M. sopra citati:

Ø     Effettivo trasferimento del personale ANAS dal 1° luglio 2001 con contestuale accredito delle risorse finanziarie per il personale e il funzionamento;

Ø     Effettivo accredito delle risorse finanziarie relative alla manutenzione ordinaria, alle spese in conto capitale e al piano straordinario 2001.

Le Regioni e le Province sono, quindi, pronte alla sottoscrizione dei verbali di consegna delle strade entro il 30 giugno 2001, ma subordinano tale adempimento all’effettivo e contestuale trasferimento delle risorse finanziarie ed umane, come previsto dall’art. 1 comma 2 del D.P.C.M. 21 febbraio 2000. Conseguentemente solo da tale sottoscrizione potranno assumere le responsabilità dell’esercizio della rete stradale trasferita.

Come Ella può constatare, è necessario sollecitare gli Uffici ad una rapida conclusione del processo di mobilità del personale al fine di non vanificare il lavoro svolto fin ora che ha visto per la prima volta lo Stato e il sistema delle Autonomie coesi per la costruzione di un vero percorso federalista.

Grati dell’attenzione che vorrà riservare alla nostra richiesta, le porgiamo i migliori saluti.

 

 

Enzo Ghigo                                                                                        Lorenzo Ria

Lettera al Ministro del Lavoro

Al Ministro per il Lavoro

On. Roberto Maroni

 

 

OGGETTO: Problematiche relative al riparto tra le Province dei 100 miliardi a favore dei servizi per l’impiego (art.117, comma 5, legge n.388/2000); richiesta incontro urgente.

 

Illustre Ministro,

 

Le scrivo in relazione all’annosa questione riguardante le risorse finanziarie da trasferire alle Province a favore dei Servizi per l’Impiego, sollecitata dall’Upi in molte occasioni. Infatti, già in fase di predisposizione dei DPCM 5 agosto 1999 attuativi del d.lgs.n.469/97 rilevammo l’insufficienza delle risorse finanziarie individuate sia per le spese di funzionamento che per il personale.

Successivamente, in occasione dell’Assemblea degli Assessori al Lavoro delle Province che organizzammo lo scorso luglio nella quale intervenne l’allora Ministro del Lavoro, ribadimmo la necessità di uno specifico finanziamento per accompagnare la fase di avvio dei nuovi Centri per l’impiego, i quali, a tutt’oggi, versano ancora in una situazione di palese difficoltà.

In tale direzione, l’Unione Province d’Italia è riuscita a far inserire nell’ambito della legge finanziaria per il 2001 un importante emendamento con il quale si prevede uno stanziamento di 100 miliardi per il potenziamento dei Servizi per l’Impiego (rif. art.117, comma 5, l.n.388/2000).

Dopo l’approvazione della legge finanziaria, l’Upi ha immediatamente sollecitato il Governo alla suddivisione di tali risorse tra le Province, formalizzando una proposta di riparto.

Tale proposta, che Le riassumo brevemente (e di cui Le allego le tabelle di riparto), si fonda su criteri condivisi che presuppongono:

1. la riserva di una quota pari a 10 miliardi a favore delle otto nuove Province al fine di prevedere uno stanziamento specifico per attenuare il gap esistente con le altre Province;

2. una ripartizione dei restanti 90 miliardi da effettuarsi sulla base dei seguenti indicatori: 60% delle risorse in base alla percentuale di persone in cerca di lavoro e 40% delle risorse in base alla popolazione con più di 15 anni.

Inoltre, a nostro giudizio, i 100 miliardi devono essere erogati direttamente alle sole Province delle Regioni a Statuto ordinario, essendo state solo queste ultime interessate ai dpcm attuativi del d.lgs.n.469/97, il quale peraltro deve ancora essere recepito dalle Regioni a Statuto Speciale.

Ciò premesso, Le richiedo urgentemente un incontro al fine di procedere quanto prima alla definizione concreta del riparto e ai rispettivi trasferimenti essendo tali fondi da troppo tempo attesi.

Confidando di veder accolta la nostra richiesta di incontro, La ringrazio anticipatamente e Le invio distinti saluti.

Lorenzo Ria

Lettera al Presidente dell’Anci

Al Presidente dell’ANCI
Leonardo Domenici

 

 

Oggetto: Composizione delegazione italiana Comitato delle Regioni
 

 

Caro Leonardo,

 

desidero richiamare la Tua attenzione su una questione che mi sta particolarmente a cuore e giudico di estrema delicatezza ed importanza per le autonomie territoriali.

 

Come certamente saprai, al termine di un mandato di quattro anni, nel febbraio 2002 si procederà al rinnovo del Comitato delle Regioni, organo consultivo dell’Unione Europea, in seno al quale ogni Paese membro dell’Unione nomina la propria delegazione.

 

A tale proposito ritengo opportuno incontrarci in tempi brevi per stabilire proposte concrete al fine di garantire una rappresentanza adeguata di tutte le istituzioni locali all’interno della delegazione italiana.

 

In tale sede si potrebbero concordare ulteriori iniziative per avvalorare e sostenere la nostra posizione nei confronti del Governo e delle Regioni.

 

RibadendoTi l’urgenza di tale incontro ed in attesa di concordare la data, Ti ringrazio per l’attenzione e invio i miei migliori saluti.

 

 

Lorenzo Ria

Lettera al Presidente della Conferenza Regioni

Al Presidente della

Conferenza dei Presidenti delle Regioni

Enzo Ghigo

 

Oggetto: richiesta incontro problematiche relative al decentramento in materia di viabilità-Anas

              Caro Presidente,

 

dato l’approssimarsi della data di scadenza del periodo di avvalimento che, così come disciplinato nell’Accordo sancito in sede di Conferenza Unificata il 1° febbraio 2001, consente a Regioni ed enti locali, nelle more del completamento delle procedure di mobilità del personale, di avvalersi, senza oneri aggiuntivi, del personale dell’amministrazione centrale o degli enti titolari delle funzioni e dei compiti prima del loro conferimento fino al 30 giugno prossimo, sono a richiederTi un incontro urgente per analizzare insieme alcune questioni sospese che potrebbero compromettere il buon esito della riforma.

 

            In particolare, mi preme affrontare le problematiche relative al settore viabilità-Anas, di strategica rilevanza sia per le Regioni che per le Province che, dal 1° luglio prossimo, dovranno garantire il pieno e autonomo esercizio delle funzioni trasferite.

 Si pongono infatti una serie di questioni che necessitano una risposta certa: da un lato, c’è il problema del personale trasferito, le cui procedure “sembrano essere” ancora in corso; dall’altro, la questione relativa alla concreta erogazione delle risorse “trasferite”, come pure quella relativa al passaggio dei verbali di consegna, che dovrà avvenire entro il 30 giugno p.v., pena l’impossibilità per Regioni e Province, di esercitare le nuove funzioni.

 In attesa di un incontrarTi a breve, Ti invio i miei più cordiali saluti.

                                                                                                                                     Lorenzo Ria

Firmata la convenzione tra UPI e TECLA

Le Province assumono il ruolo di decisore dello sviluppo locale, un ruolo da protagonista nel governo del territorio che necessita di una capacità di concertazione tra i diversi enti territoriali e di integrazione tra tutte le variabili che concorrono al successo economico e sociale di un territorio: è da queste premesse che nasce la convenzione UPI-TECLA.

In questo quadro infatti cooperazione e partnership, animazione di reti transnazionali, innovazione territoriale, valorizzazione dell’identità locale, diventano elementi indispensabili ­ da sempre nella missione di TECLA – in grado di favorire quei processi di coesione alla base della costruzione europea. Una giusta articolazione tra la ricchezza interna dei sistemi produttivi locali e una competizione aperta a livello mondiale, è lo spazio laboratorio su cui impegnarsi per vincere le sfide della globalizzazione e affermare un modello europeo di innovazione sostenibile.

“Proprio nel contesto della globalizzazione e internazionalizzazione ­ sottolinea il presidente dell”UPI, Lorenzo Ria ­ si risveglia il “localismo”, sistema che richiede autonomie diffuse e momenti di controllo, con la necessità di ripensare la propria funzione in termini di competitività.

Con il federalismo, non solo fiscale ma strutturale – al centro delle strategie dell”UPI – cresce infatti il ruolo degli enti locali, incentivato dalla nuova normativa sotto il profilo finanziario ma anche responsabilizzato con il recente e ampio conferimento di deleghe alle Province”.

Alla luce di queste opportunità, perché non restino sulla carta – precisa il presidente di TECLA, Paolo Palomba ­ diventa indispensabile garantire alle Province un”assistenza tecnica mirata per lo sviluppo di appropriati partenariati pubblico-privati al fine di dar vita ad una strategia di sviluppo del territorio secondo un approccio integrato, attraverso il montaggio di progetti pilota e reti di cooperazione.

TECLA favorirà il ruolo di animazione economica, sociale e culturale delle Province Italiane su scala internazionale attraverso la partecipazione attiva a reti transnazionali e per l’integrazione dei flussi informativi provenienti da circuiti di prossimità o da sistemi esterni al fine di favorire l’innovazione territoriale.

In tal senso lo sbarco a Bruxelles ­ attraverso il tutoraggio di TECLA – diventa centrale, perché rappresenta l’acceso alla cabina di pilotaggio per la promozione di modelli innovativi di marketing territoriale, nell’ottica della cooperazione internazionale, e di monitoraggio per la valutazione dei progetti sperimentali introdotti di volta in volta.

Nell”ambito dell”accordo TECLA fornirà a UPI un servizio informativo mediante un “notiziario mensile” di orientamento per le Province, diffuso per via telematica, in grado di fornire una panoramica aggiornata sugli orientamenti politici, sui nuovi programmi attivati o di prossima attivazione, sulle aree ritenute strategiche e una “lettera di allerta” settimanale redatta allo scopo di fornire una comunicazione tempestiva a tutte le Province.

A quest”attività si affiancheranno workshop su anteprime di iniziative programmatiche e incontri con l”Unione Europea.

L”UPI offrirà, inoltre, 4 borse di studio, per un ammontare di Lit. 4 milioni l”una, finalizzate alla formazione sugli strumenti programmatici, finanziari e formativi per l”implementazione delle politiche europee a favore dei territori. Le borse di studio saranno assegnate a giovani neo-laureati che usufruiranno di un periodo di formazione e di uno stage di due mesi presso le sedi TECLA di Bruxelles.

Ria: la rottura istituzionale è ormai palese

“Gli articoli della finanziaria approvati al Senato non possono che confermare il giudizio totalmente negativo che le Province hanno da tempo espresso sulla manovra economica del Governo, per la parte riguardante gli Enti locali.

Essere stati totalmente inascoltati nel corso del dibattito parlamentare è stata una gravissima sottovalutazione delle richieste provenienti dal sistema delle autonomie locali ed è ormai palese la rottura istituzionale che si crea con questa legge finanziaria che penalizza i cittadini e contrae inesorabilmente la capacità di spesa delle Province quali erogatrici di servizi essenziali, realizzatrici di investimenti e di opere pubbliche.

Giova ricordare che la finanziaria riduce la capacità di spesa delle Province di circa 1,5 milioni di euro incidendo in particolare su settori vitali quali le scuole, le strade, il lavoro, lo sviluppo economico locale, in un momento di diffusa difficoltà economica.

Si sappia però che il Governo si è così assunto la responsabilità di una rottura istituzionale che avrà gravi ripercussioni sulle famiglie e sulle imprese.

Le Province intendono concordare al più presto con Regioni e Comuni le conseguenti iniziative istituzionali.

 

Roma, 18 dicembre 2002

Accordo ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lett. c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281

VISTO l”articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281 che prevede accordi tra il Governo, le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane al fine di coordinare l”esercizio delle rispettive competenze e svolgere in collaborazione attività di interesse comune.

CONSIDERATA la necessità di garantire un processo armonico di adeguamento dell”ordinamento alla riforma del titolo V della Costituzione, introdotta dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3.

CONSIDERATO che la riforma del Titolo V della Costituzione configura un nuovo assetto del sistema delle autonomie territoriali, collocando gli enti territoriali al fianco dello Stato come elementi costitutivi della Repubblica e che pertanto Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato hanno pari dignità, pur nella diversità delle rispettive competenze, essendo la potestà legislativa attribuita allo Stato ed alle Regioni e riconoscendosi a Comuni, Province e Città metropolitane la natura di enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo quanto previsto dall’articolo 114 della Costituzione.

RITENUTA la necessità di individuare i principi informatori comuni dell”azione dei soggetti istituzionali.

RITENUTA l”esigenza di avviare un confronto tra tutti gli enti che compongono la Repubblica al fine di pervenire ad una valutazione concertata dei più delicati temi e profili istituzionali.

Tra il Governo, le Regioni, i Comuni, le Province e le Comunità montane si conviene il seguente accordo:

 

I) Finalità

1 Tutti i soggetti che compongono la Repubblica sono tenuti a prestare il proprio contributo per sostenere e valorizzare, nell”ambito delle rispettive competenze, il doveroso processo di armonizzazione dell”ordinamento giuridico al nuovo dettato costituzionale, nel rispetto del principio di unità ed indivisibilità della Repubblica, sancito, dell”articolo 5 della Costituzione.

2. Il nuovo modello di pluralismo istituzionale rende necessario un comune impegno che consenta di realizzare, contemperando le ragioni dell”unità con quelle delle autonomie, una consapevole direzione politico-istituzionale del processo di adeguamento alle nuove disposizioni costituzionali. A tal fine, si riconosce che la separazione delle competenze comporta la valorizzazione del principio della leale collaborazione tra gli enti che compongono la Repubblica, finalizzata alla ricerca della più ampia convergenza, per addivenire a soluzioni condivise in ordine alle rilevanti questioni interpretative e di attuazione poste dalla riforma costituzionale del Titolo V

3. In tale ottica, è auspicabile che sia quanto prima attuata l”integrazione della Commissione bicamerale per le questioni regionali, come consentito dall”articolo 11 della legge costituzionale n.3 del 2001, e nel contempo che siano rivalutate e rese operative le altre sedi di confronto, quali la Conferenza unificata di cui all”articolo 8, comma 1, del decreto legislativo n.281 del 1997 ed i Consigli regionali delle Autonomie, previsti dal nuovo articolo 123 della Costituzione.

 

II) Principi dell”azione comune ed argomenti di approfondimento

1. Costituiscono principi essenziali dell”azione comune:

privilegiare, tra più possibili interpretazioni della legge costituzionale, la più aderente alla logica del pluralismo autonomistico cui è ispirata la riforma costituzionale;

considerare il principio di sussidiarietà, elemento fondante della riforma, unitamente ai principi di differenziazione ed adeguatezza;

garantire, in ogni caso, il rispetto dei principi di continuità e completezza dell”ordinamento giuridico.

2. In relazione ai poteri legislativi assegnati, lo Stato e le Regioni individuano e delimitano i rispettivi ambiti di competenza per un corretto esercizio delle funzioni legislative. Tale delimitazione si rende necessaria anche al fine di dare certezza dell”ambito delle materie rimesse in competenza residuale regionale e per l’individuazione di soluzioni volte a prevenire e limitare il contenzioso costituzionale.

3. Lo Stato e le Regioni, nell”esercizio delle loro potestà legislative, assumono, altresì, l”impegno di verificare, in fase di predisposizione degli atti normativi, il puntuale rispetto degli ambiti di competenza ad essi assegnati dalla novella costituzionale. La verifica riguarda anche i provvedimenti già in corso di perfezionamento, proponendone, ove occorra, la modifica o il ritiro. A questi fini i Presidenti delle Regioni si impegnano ad orientare, in ogni sede ed in ogni fase, l’iniziativa legislativa delle Giunte regionali. Il Presidente del Consiglio si impegna ad emanare una direttiva a tutti i Ministri per orientare l’iniziativa legislativa del Governo, in ogni sede ed in ogni fase, al rispetto del nuovo assetto costituzionale.

4. Per l’attuazione del federalismo fiscale, si conviene sulla necessità di introdurre nel DPEF la previsione:

di una conferenza mista per definire l’impianto complessivo del federalismo fiscale;

dell’avvio del trasferimento di una parte delle risorse necessarie per svolgere le competenze esclusive e le funzioni amministrative derivanti dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, da definire in legge finanziaria, senza oneri finanziari addizionali, con contestuale riduzione delle corrispondenti voci di costo a carico del bilancio dello Stato, con particolare riferimento alle spese per le strutture ed il personale statali.

5. Per quanto riguarda l”esercizio delle funzioni statutarie, regolamentari e amministrative spettanti alle Istituzioni locali, occorre dare piena attuazione alle disposizioni dettate dagli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione. In tale fase, vanno determinate le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lett. p), e vanno osservati i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza nell”attribuzione delle funzioni amministrative, il cui esercizio e organizzazione compete ai Comuni, singoli o associati, anche nelle forme delle Unioni di Comuni e delle Comunità montane, e qualora lo richiedano esigenze di unitarietà, alle Province, alle Città metropolitane, alle Regioni ed allo Stato. Tali obiettivi sono raggiunti attraverso la revisione del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, quale intervento necessario, accanto all’adozione di ulteriori leggi statali e di leggi regionali, per attuare gli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione.

6. Modalità operative di coordinamento e di collaborazione tra il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), la Conferenza Stato-Regioni e la Conferenza Unificata saranno individuate al fine di realizzare le opportune sinergie tra i medesimi organismi.

 

III) Modalità organizzative

1. La sede istituzionale di confronto è individuata nella Conferenza unificata. Le riunioni della Conferenza hanno cadenza periodica e costituiscono il momento di confronto politico, di valutazione, di indirizzo e di verifica per l”attuazione della presente intesa. L”approfondimento degli specifici argomenti individuati è affidata a tavoli tecnici.

2. I soggetti firmatari si impegnano, altresì, a ricercare ulteriori azioni coordinate proponendo del caso anche eventuali nuovi strumenti di collaborazione e di intesa.

Dichiarazione del presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Lorenzo Ria

Si dà ormai per certo che allo studio del governo ci sia la modifica all’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli (IPT). Ma una modifica all’IPT, in particolare la riduzione ad una quota fissa di € 50 (o addirittura la sua abolizione), indipendentemente dai riflessi sul mercato automobilistico, risulterebbe fortemente dannosa per le Province – per le quali a tutt’oggi è la seconda entrata per importanza e volume – qualora il gettito non venisse adeguatamente coperto da un’altra e diversa entrata tributaria.

E allora il governo non può solo limitarsi a tagliare risorse: per questo chiediamo che l’eventuale modifica all’IPT venga compensata mediante la definizione di una compartecipazione provinciale all’IRPEF oppure con nuove entrate tributarie escludendo qualsiasi forma di assegnazione di trasferimenti statali aggiuntivi.

Chiediamo infine che l’eventuale compartecipazione all’IRPEF o l’assegnazione di una diversa entrata tributaria sia effettuata tenendo conto delle attuali modalità di riscossione dell’IPT, della sua flessibilità e discrezionalità in ordine alla fissazione delle tariffe nonché della costante liquidità che crea presso le Tesoreria delle Province.

Ordine del giorno

Premesso che:

– le notizie di stampa danno per certo che sia allo studio, da parte dei competenti Ministeri, una modifica all’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli (IPT).

– L’IPT colpisce l’acquisto dei veicoli nuovi e il passaggio di proprietà di quelli usati, sulla base di tariffe previste dallo specifico decreto ministeriale, sulle quali le Province possono applicare un aumento che può raggiungere una percentuale massima del 20%.

– Una modifica all’IPT, in particolare la riduzione della stessa ad una quota fissa di € 50 (o addirittura la sua abolizione), indipendentemente dal significato di natura economica e sociale e dai riflessi sul mercato automobilistico, risulterebbe fortemente dannosa per le Province qualora il gettito non venisse adeguatamente coperto da un’altra e diversa entrata tributaria.

 

Rilevato che l’IPT, oltre che essere, per importanza e volume delle riscossioni, il secondo tributo delle Province, rappresenta il segnale più evidente dell’autonomia impositiva e del prelievo fiscale locale in quanto le tariffe di base possono essere variate fino al 20%, permettendo una manovra di bilancio progressiva utile anche per la programmazione degli investimenti.

Considerato che la sostituzione parziale o totale dell’IPT con trasferimenti statali, magari rigidamente vincolati al volume delle riscossioni del precedente esercizio, sarebbe enormemente penalizzante e lesivo dell’autonomia di tutte le Province.

Considerato inoltre che l’attuale procedura di riscossione, tramite l’ACI-PRA, prevede un versamento quotidiano di risorse presso le casse delle Province che confluiscono nella “giacenza libera” gestita dal Tesoriere dell’ente.

Si chiede

 

1. che l’eventuale modifica all’IPT venga compensata mediante la definizione di una compartecipazione provinciale all’IRPEF oppure con nuove entrate tributarie escludendo qualsiasi forma di assegnazione di trasferimenti statali aggiuntivi,

2. l’eventuale compartecipazione all’IRPEF o l’assegnazione di una diversa entrata tributaria dovrà essere effettuata tenendo conto delle attuali modalità di riscossione dell’IPT, della sua flessibilità e discrezionalità in ordine alla fissazione delle tariffe nonché della costante liquidità che crea presso le Tesoreria delle Province.

Organizzato per il personale di Province e Comuni

Nei giorni 7 e 8 maggio presso gli Horti Sallustiani in Roma (P.zza Sallustio 21) si terrà una manifestazione dedicata all’approfondimento del tema degli strumenti volontari (Agenda 21 e EMAS) e rivolta al personale delle Amministrazioni provinciali.

Il governo sostenibile del territorio è un processo complesso che richiede lo sviluppo di competenze articolate e integrate su molte problematiche della salvaguardia dell’ambiente, della pianificazione territoriale e dello sviluppo socioeconomico. La riforma dell’Amministrazione dello Stato attribuisce alle Province un ruolo chiave nella ridefinizione degli assetti territoriali nel rispetto del diritto di partecipazione e condivisione delle comunità locali alle grandi scelte per il decollo socioeconomico delle proprie comunità.

Agenda 21 ed EMAS si stanno dimostrando strumenti efficienti per il raggiungimento degli obiettivi ambientali del governo del territorio. Le Province di Viterbo e di Potenza hanno avviato, con la collaborazione dell’ENEA, esperienze pilota di adozione di tali strumenti ottenendo risultati incoraggianti per la creazione di sistemi interni di gestione ambientale presso i propri uffici di Assessorato dell’Ambiente. L’esperienza sviluppata viene messa a disposizione delle altre Amministrazioni attraverso gli uffici di coordinamento dell’UPI, secondo quanto previsto dall’Accordo Quadro UPI-ENEA del 99 per lo sviluppo di programmi congiunti a favore della salvaguardia dell’ambiente e per l’uso sostenibile dell’energia.

Le due giornate di approfondimento scaturiscono dal Convegno svoltosi il 18 Dicembre 2001 a Viterbo “Le Province a Confronto” sul tema “Per una Politica Ecocompatibile del Territorio”, in occasione del quale è stato siglato un accordo tra UPI, ENEA, Comitato Emas, Coordinamento Agenda 21 locale, le Province di Potenza e Viterbo per la diffusione delle buone prassi ad altre realtà effettuate dalle Province di Viterbo (che presiede per il primo anno il comitato di gestione del suddetto procollo), e Potenza attraverso giornate Seminariali e/o di Studio.

L’UPI, in considerazione della rilevanza strategica dell’adozione di simili strumenti volontari nel processo di governo sostenibile del territorio e del loro carattere innovativo, ha ritenuto opportuno chiedere la collaborazione degli Organismi regolatori della materia ovvero i vertici del Ministero dell’Ambiente, dell’ANPA, del Comitato Emas Italia e del Coordinamento Italiano Agenda 21 locali. All’incontro parteciperà anche la Direzione Generale della Commissione Ambiente dell’Unione Europea.

Il sistema comunitario di ecogestione ed audit (EMAS – Environmental Management and Audit Scheme), varato con apposito regolamento Comunitario n. 761/2001 (EMAS II) ed entrato in vigore il 27 Aprile 2001, costituisce il nuovo orientamento della politica ambientale comunitaria.

Le novità essenziali del nuovo Regolamento (EMAS II) riguardano l’estensione del campo di applicazione ai settori non industriali, ed il passaggio dal concetto di sito al concetto di organizzazione come base di riferimento. È di particolare interesse la proposta dell”Italia, accolta dalla Commissione UE, di considerare, per l”adesione ad EMAS, anche entità più complesse rispetto alla singola impresa (aree e distretti industriali).

Accanto a questa possibilità, EMAS II consente le registrazione delle autorità locali (Amministrazioni comunali e provinciali) e le imprese di servizio (turismo, commercio, reti di distribuzione, ecc.), rivelandosi un mezzo particolarmente utile per attuare le politiche di sviluppo sostenibile del territorio.

Grande importanza potrà infine assumere l’impiego di EMAS in connessione con l’Agenda 21, la cui diffusione nel nostro paese appare sempre più ampia, soprattutto in ragione della sinergia che può attivarsi attraverso il contestuale utilizzo dei due strumenti volontari. Agenda 21 ed Emas raggiungono gli stessi obiettivi di miglioramento della qualità ambientale del territorio, attraverso procedimenti tra loro speculari: dalla comunità verso l’amministrazione nel primo caso, dalle amministrazioni verso i soggetti che operano sul territorio nel secondo.

Gli organizzatori del convegno auspicano una sinergia degli sforzi degli attori che partecipano alla diffusione delle politiche territoriali locali che può essere possibile attraverso il contestuale utilizzo dei due strumenti volontari.

In quest”ottica ENEA, UPI, Comitato Emas, Coordinamento Agenda 21 locale, Provincia di Potenza e Provincia di Viterbo hanno promosso il Convegno del 7-8 Maggio 2002.

Il Convegno è aperto anche ad amministratori pubblici – Sindaci, Assessori all”Ambiente, all”Urbanistica, all”Industria, ai capi degli Uffici Tecnici, alle articolazioni territoriali della Pubblica Amministrazione, Province, Comuni, Comunità Montane, Circondario, ATO, Enti di Bonifica, AUSL, ovvero a tutti gli Enti che hanno uno stretto collegamento con il territorio, così come ai rappresentanti delle categorie economiche e produttive, ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali e a tutte le imprese operanti sul territorio interessate ad impegnarsi volontariamente a difesa della qualità dell”ambiente, anche alla luce delle recenti normative che hanno stanziato fondi per la gestione ambientale nelle piccole e medie imprese.

In particolare nell’attuale fase di evoluzione del mercato dei servizi pubblici e nella previsione di notevoli modificazioni normative nel settore dell’igiene ambientale, dell’acqua e dell’energia, anche le aziende fornitrici di servizi si troveranno sempre più impegnate nello sviluppo di politiche di qualità ambientale, e potranno trovare nel convegno importanti stimoli per operare più proficuamente in questa direzione.

Dichiarazione di Lorenzo Ria, Presidente dell’Unione delle Province d’Italia

Hanno ucciso un uomo del dialogo: tutti gli amministratori provinciali e i Presidenti di Provincia italiani esprimono sdegno e sconcerto per un atto vile con il quale si vuole minare il tessuto democratico di questo Paese. L’unione delle Province esprime la propria ferma condanna per questa intimidazione che non raggiungerà, però, il suo scopo: tutti gli amministratori restano in prima linea a difendere i valori della democrazia perché lo riteniamo l’unico modo per onorare la memoria di Marco Biagi, un professionista serio, disponibile al dialogo, l’interlocutore che solo pochi giorni fa abbiamo incontrato, come province, poiché impegnato nella riforma degli uffici di collocamento. Questo deve essere il momento della compattezza, per tutti, perché solo così si potrà reagire efficacemente.

Ma basterebbero 19 mila miliardi per la prevenzione

Allarme rosso in Italia per frane e alluvioni: la situazione di rischio che risulta dall’analisi degli strumenti di pianificazione predisposti dalle Autorità di bacino risulta infatti particolarmente preoccupante. Nel territorio nazionale sono state individuate e perimetrate 11.468 aree ad elevato rischio che ricadono in 2.875 comuni. In particolare sono presenti 6.689 aree a rischio frana, 37 a rischio valanga, 2.446 a rischio alluvione.

Per l’eliminazione del rischio in queste aree è necessario attuare interventi urgenti di messa in sicurezza, che comportano un fabbisogno di oltre 9.700 milioni di Euro (pari a poco meno di 19.000 miliardi di Lire).

E’ quanto si ricava dalla ricognizione sulla pianificazione territoriale fatta a livello provinciale su tutto il territorio nazionale dall’Unione delle Province d’Italia e dal Ministero dell’Ambiente che verrà presentata domani a Roma da Silvano Moffa, Presidente della Provincia di Roma e da Forte Clò, Vicepresidente dell’Unione Province d’Italia, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio Altero Matteoli.

L’iniziativa, che si svolgerà presso la ex Sala Stampa Giubileo in Via di Porta Castello dalle ore 11 alle ore 18, mira a presentare il quadro della pianificazione provinciale con una particolare attenzione rivolta al settore della prevenzione del rischio idrogeologico.

La collaborazione attivata dal 1999 tra Ministero ed Unione delle Province ha consentito l”avvio della ricognizione verificandone il livello di interazione con la pianificazione del settore idrogeologico di competenza delle Autorità di bacino. Il Testo unico degli Enti locali ha confermato le premesse, già poste dalla l.n.142/90, per conferire alle Province un ruolo di rilievo nella programmazione e nella pianificazione del territorio, anche per quanto attiene le funzioni di difesa del suolo, di tutela e valorizzazione dell’ambiente e del territorio, di prevenzione delle calamità, di valorizzazione dei beni culturali, di viabilità e di trasporti.

Il quadro dello stato di attuazione della pianificazione provinciale indica che su 103 Province 91 province hanno intrapreso il processo di pianificazione territoriale (53 piani in elaborazione, 23 approvati, 14 adottati e 1 in via di adozione).

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