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Province, Upi Toscana: “Dieci anni dopo legge Delrio mancano fondi per i servizi, chiediamo incontro urgente a Regione”

I nove presidenti: “Serve confronto su nuove tariffe del trasporto pubblico e le aree marginali con i lotti deboli, turismo, ruolo polizia provinciale e ambiente”

Firenze, 10 aprile 2024 – I presidenti delle nove province toscane riuniti nel Consiglio Direttivo di Upi Toscana hanno espresso forti preoccupazioni su alcuni temi cruciali per i territori a dieci anni dalla legge Delrio e hanno deciso di chiedere un incontro urgente al Presidente della Regione Eugenio Giani.

“Tra le principali questioni di interesse per i cittadini che hanno subito le conseguenze della legge Delrio – dicono i presidenti delle province toscane – crediamo che il trasporto pubblico locale, e in particolare le nuove tariffe e le aree marginali con i lotti deboli, il turismo, la polizia provinciale e l’ambiente debbano avere la prioritaria attenzione da parte degli enti territoriali. In particolare il previsto taglio di risorse per le polizie provinciali, pari al 75% delle risorse dello scorso anno, rischia di bloccare le attività di vigilanza venatoria e contenimento degli ungulati, con gravi conseguenze per agricoltori e mondo venatorio. Così come – ricordano i presidenti – senza un potenziamento degli uffici ambiente provinciali, svuotati con il riordino regionale del 2016, non saranno presidiati adeguatamente settori come i rifiuti e la bonifica dei siti inquinati”.

“A tutto questo si aggiunge – sostengono il presidente di Upi Toscana Gianni Lorenzetti e il direttore Ruben Cheli – la carenza di risorse per le manutenzioni ordinarie, inclusi gli edifici scolastici e i ponti. Con la recente legge di bilancio, si teme un ulteriore taglio di 5 milioni di euro per la Toscana nel 2024”

“I dipendenti delle Province toscane sono 1.500, un numero fermo ormai da anni, a fronte degli oltre 3.300 prima della riforma Delrio – sottolinea il direttore Cheli -. Bisogna considerare che le province toscane versano già oggi a Roma 243 milioni di euro e hanno affrontato un riordino più duro delle altre, tanto che la Commissione tecnica per i fabbisogni standard del Ministero dell’Economia ha certificato che abbiamo cinque enti tra i primi tredici nella classifica dello squilibrio”.

“Dieci anni dopo la riforma – aggiunge il presidente Lorenzetti – le nuove Province appaiono ancora molto fragili. A questo proposito un recente rapporto del Consiglio d’Europa denuncia chiaramente le responsabilità di chi in questo lungo periodo non è riuscito a risolvere un problema che prima di tutto penalizza i cittadini, a cui vengono negati servizi degni di questo nome. Queste nuove tipologie di province non erano compatibili con la Costituzione italiana, come si legge nel rapporto di monitoraggio sull’applicazione della Carta europea dell’autonomia locale in Italia redatto dal Consiglio d’Europa”.

“Il documento del Consiglio d’Europa – conclude il presidente di Upi Toscana – raccomanda di intervenire velocemente per garantire alle Province risorse adeguate e proporzionate e reintrodurre l’elezione diretta degli organi, visto che strade e scuole sono essenziali per lo sviluppo economico e sociale del paese. Speriamo che subito dopo le elezioni di giugno si faccia tesoro delle raccomandazioni provenienti dall’Europa e si riprenda il lavoro che tutti i gruppi parlamentari avevano avviato solo pochi mesi fa, per ridare al Paese un assetto amministrativo più vicino ai cittadini”.

Province, Upi Toscana: “Dieci anni dopo legge Delrio mancano fondi per i servizi, chiediamo incontro urgente a Regione”

I nove presidenti: “Serve confronto su nuove tariffe del trasporto pubblico e le aree marginali con i lotti deboli, turismo, ruolo polizia provinciale e ambiente”

Firenze, 10 aprile 2024 – I presidenti delle nove province toscane riuniti nel Consiglio Direttivo di Upi Toscana hanno espresso forti preoccupazioni su alcuni temi cruciali per i territori a dieci anni dalla legge Delrio e hanno deciso di chiedere un incontro urgente al Presidente della Regione Eugenio Giani.

“Tra le principali questioni di interesse per i cittadini che hanno subito le conseguenze della legge Delrio – dicono i presidenti delle province toscane – crediamo che il trasporto pubblico locale, e in particolare le nuove tariffe e le aree marginali con i lotti deboli, il turismo, la polizia provinciale e l’ambiente debbano avere la prioritaria attenzione da parte degli enti territoriali. In particolare il previsto taglio di risorse per le polizie provinciali, pari al 75% delle risorse dello scorso anno, rischia di bloccare le attività di vigilanza venatoria e contenimento degli ungulati, con gravi conseguenze per agricoltori e mondo venatorio. Così come – ricordano i presidenti – senza un potenziamento degli uffici ambiente provinciali, svuotati con il riordino regionale del 2016, non saranno presidiati adeguatamente settori come i rifiuti e la bonifica dei siti inquinati”.

“A tutto questo si aggiunge – sostengono il presidente di Upi Toscana Gianni Lorenzetti e il direttore Ruben Cheli – la carenza di risorse per le manutenzioni ordinarie, inclusi gli edifici scolastici e i ponti. Con la recente legge di bilancio, si teme un ulteriore taglio di 5 milioni di euro per la Toscana nel 2024”

“I dipendenti delle Province toscane sono 1.500, un numero fermo ormai da anni, a fronte degli oltre 3.300 prima della riforma Delrio – sottolinea il direttore Cheli -. Bisogna considerare che le province toscane versano già oggi a Roma 243 milioni di euro e hanno affrontato un riordino più duro delle altre, tanto che la Commissione tecnica per i fabbisogni standard del Ministero dell’Economia ha certificato che abbiamo cinque enti tra i primi tredici nella classifica dello squilibrio”.

“Dieci anni dopo la riforma – aggiunge il presidente Lorenzetti – le nuove Province appaiono ancora molto fragili. A questo proposito un recente rapporto del Consiglio d’Europa denuncia chiaramente le responsabilità di chi in questo lungo periodo non è riuscito a risolvere un problema che prima di tutto penalizza i cittadini, a cui vengono negati servizi degni di questo nome. Queste nuove tipologie di province non erano compatibili con la Costituzione italiana, come si legge nel rapporto di monitoraggio sull’applicazione della Carta europea dell’autonomia locale in Italia redatto dal Consiglio d’Europa”.

“Il documento del Consiglio d’Europa – conclude il presidente di Upi Toscana – raccomanda di intervenire velocemente per garantire alle Province risorse adeguate e proporzionate e reintrodurre l’elezione diretta degli organi, visto che strade e scuole sono essenziali per lo sviluppo economico e sociale del paese. Speriamo che subito dopo le elezioni di giugno si faccia tesoro delle raccomandazioni provenienti dall’Europa e si riprenda il lavoro che tutti i gruppi parlamentari avevano avviato solo pochi mesi fa, per ridare al Paese un assetto amministrativo più vicino ai cittadini”.

Province, de Pascale: “Sviluppo deve tornare ai territori con diritto di scelta ai cittadini”

 “È importante rivedere norme che sono state concepite come transitorie, in attesa del famoso referendum, che è fallito. Ritengo però importante non ridurre tutto alla sola questione del modello elettorale. Come Upi lo diciamo da dieci anni: ciò che interessa davvero cittadini e imprese è assicurare ai territori istituzioni in grado di rispondere alle loro esigenze perché dotate del personale e delle risorse necessari”.
Lo ha detto il Presidente di UPI Michele de Pascale in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Adnkronos in occasione del decennale dell’entrata in vigore della Legge 56/14, la cosidetta Legge Delrio.
“Le Province in questi dieci anni, nonostante le difficoltà, hanno dimostrato di essere utili per il Paese. Siamo protagonisti nel Pnrr, dove ci è affidata una delle missioni più importanti: tutte le opere di costruzione di nuove scuole superiori, comprese le palestre. Nella mia terra, in Emilia-Romagna siamo protagonisti anche della ricostruzione post alluvione. Province e Città Metropolitane possono essere le istituzioni chiave di programmazione dello sviluppo locale e degli investimenti pubblici. Questa sarebbe la vera innovazione”.
 “Il Consiglio d’Europa raccomanda il ritorno al voto diretto ma evidenzia anche la necessità di garantire alle Province i fondi necessari per assicurare le funzioni fondamentali. Penso che per un ente locale il rapporto diretto con i cittadini elettori sia fondamentale e quindi propendo per il ritorno all’elezione diretta”.
“Questo Paese è fatto di poche grandi aree urbane e di tantissimi territori medio piccoli: è il luogo in cui vive il 70% della popolazione italiana. L’auspicio è che Governo e Parlamento, insieme e al di fuori dalle questioni politiche, tornino a puntare su questi territori e questi cittadini, che partecipano in gran parte alla costruzione del Pil nazionale, assicurando alle Province quella stabilità istituzionale ed economica indispensabile per continuare a programmare lo sviluppo”.

L’ESIGENZA DI UNA RIFORMA DELLE PROVINCE

Il quarto rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Carta europea delle Autonomie locali del Consiglio d’Europa del febbraio 2024 raccomanda all’Italia di rivedere la disciplina delle Province prevedendo funzioni certe, risorse adeguate e il ritorno all’elezione diretta degli organi di governo.

La legge 7 aprile 2014, n. 56, ha trasformato le Province in enti di secondo livello, governati da amministratori comunali, e ha previsto una sensibile riduzioni di funzioni, risorse e personale. I Presidenti sono eletti per quattro anni e governano gli enti senza una Giunta, con l’ausilio di consiglieri che dura in carica solo due anni.

Le Province in questi dieci anni, nonostante le difficoltà, hanno dimostrato di essere utili per il Paese attraverso l’esercizio delle loro funzioni fondamentali e nel supporto ai Comuni del territorio, attraverso le loro stazioni appaltanti. Sono protagoniste nel PNRR, dove è stata affidata loro una sfida molto importante: costruzione di nuove scuole superiori, comprese le palestre.

In questo frangente, dove le Province rivestono un ruolo centrale come enti intermedi, è importante rivedere norme che una disciplina transitoria, concepita nella prospettiva di una riforma costituzionale che è stata bocciata dal popolo nel referendum del 2016.

Ciò che interessa davvero cittadini e imprese è assicurare ai territori istituzioni in grado di rispondere alle loro esigenze e alle esigenze del Paese. L’UPI lo afferma da tanti anni, lo hanno affermato oltre 4000 sindaci con l’appello firmato nel 2020, lo ha affermato il Presidente della Repubblica nell’assemblea dell’UPI a L’Aquila nell’ottobre 2023.

Di questi temi discuteremo – dichiara il Presidente Alessandro Romoli – il 17 aprile presso l’Università di Cassino, con professori di diverse università italiane. Ringrazio il Magnifico Rettore, professor Marco Dell’Isola per la grande sensibilità al tema e per aver patrocinato l’evento promosso da UPI Lazio. Il mio auspicio è che Governo e Parlamento, insieme e al di fuori dalle questioni politiche, tornino a puntare sulle Province assicurando a questi enti una stabilità istituzionale ed economica indispensabile per continuare a programmare lo sviluppo”.

BOX ANSA: “A 10 anni dalla legge 56 le Province ancora nel guado”

A dieci anni dall’entrata in vigore della Legge Delrio, un box dell’agenzia di stampa ANSA ricorda come “Con quella legge le Province diventavano enti di secondo grado, con la cancellazione dell’elezione diretta dei Presidenti e degli amministratori, con un taglio netto a funzioni e personale. E pur essendo nata con un carattere transitorio quella disposizione ancora oggi regola le attività delle Province sul territorio” .
L’Agenzia di Stampa cita il monito del Presidente della Repubblica all’ultima Assembleaa UPI “le norme attualmente in vigore, che disegnano strutture e ambiti delle Province, sono legate a una transizione interrotta”.. “creano vuoti e incertezze che non possono prolungarsi, rischiando che cittadini e comunità paghino il prezzo di servizi inadeguati, di competenze incerte, di lacune nelle funzioni di indirizzo e di coordinamento”.
 Ansa prosegue riportando il richiamo del Consiglio d’Europa che “ha chiesto a Roma di ampliare il campo d’azione delle Province una volta reintrodotti gli organi eletti direttamente, garantendo risorse finanziarie adeguate e proporzionate, nel
rispetto della Carta Europea delle autonomie locali.
 L’articolo evidenzia i progetti di legge in Parlamento evidenziando come “la politica italiana è conscia dell’impasse e per sbrogliare la matassa già a inizio legislatura maggioranza e opposizione hanno tentato di intervenire con una decina di disegni di legge depositati in Senato” su cui “la discussione è dapprima avanzata velocemente e si è poi bruscamente interrotta”.
In chiusura si ricorda l’appuntamento del 29 settembre prossimo, con l’ election day in almeno 41 Province.

FONDO COMUNI CONFINANTI: INCONTRO CON PROVINCIA E 30 SINDACI VICENTINI

In un clima cordiale e collaborativo, non privo di scambi di vedute franchi e molto concreti, la sala consiliare della Provincia di Vicenza ha ospitato martedì 9 aprile l’incontro promosso dal Presidente del Comitato di Gestione del Fondo dei Comuni Confinanti, l’on. Dario Bond, con il presidente Andrea Nardin e con i trenta sindaci di prima e seconda fascia interessati dalle attività del Fondo stesso.

Si è trattato di una riunione “in presenza” conoscitiva, ma utile anche ad uno scambio di opinioni e pareri molto concreti su alcuni punti all’ordine del giorno, a partire dalla presentazione del nuovo regolamento del Fondo, teso a dare, in primis, nuovo respiro alle molte iniziative della progettazione 2013-2018 che per diverse ragioni (pandemia, crisi dei prezzi e dell’energia, scenari bellici, incremento dei costi delle materie prime, solo per citarne alcune) hanno subito forti rallentamenti.

“Questi progetti, ha sottolineato il presidente del FCC Bond, verranno traslati alla nuova programmazione 2019-2024 senza che gli enti coinvolti vedano perdere le risorse loro assegnate e questo a garanzia del buon esito degli stessi; dobbiamo però fare nuove scelte in tempi rapidi per dare attuazione concreta alle misure del Fondo. La Provincia di Vicenza con i suoi territori (penso, ad esempio, all’area di Recoaro e all’Altopiano di Asiago, solo per fare degli esempi) – ha proseguito l’on. Bond – è centrale nella strategia di attuazione e di sviluppo del Fondo; in questo senso è auspicabile che i Comuni vicentini facciano sentire in modo ancora maggiore e più costante la loro voce in seno al Comitato di Gestione”.

Un auspicio che hanno fatto proprio sia i primi cittadini che il presidente della Provincia di Vicenza: “Voglio ringraziare anzitutto il presidente Bond per essere venuto qui ad incontrarci per presentare le novità de nuovo regolamento del Fondo; d’intesa con i sindaci (oggi presenti nella quasi totalità in presenza o in collegamento on line) abbiamo già calendarizzato per inizio giugno un incontro in cui designeremo, di pari passo con l’attuazione del nuovo regolamento, il nuovo rappresentante del nostro territorio nel Comitato di Gestione. Il Fondo dei Comuni Confinanti  -ha aggiunto Nardin- rappresenta un’occasione per i nostri Comuni e soprattutto per i nostri cittadini che dobbiamo sfruttare al meglio”.

Pareri unanimi sul buon esito dell’incontro sono stati espressi dai primi cittadini intervenuti, che hanno poi avuto modo di affrontare alcune questioni più specifiche e tecniche, anche grazie alla presenza della dottoressa Karin Battistin, componente della Segreteria Tecnica del Comitato di Gestione.

Tra i temi più rilevanti sul tavolo vi è, tra gli altri, la destinazione dei circa 3,5 milioni di euro dei progetti sovraregionali per il triennio 2025-2027, sulla quale i Comuni sono chiamati ad avanzare delle proposte e a confrontarsi a breve.

 

 

 

BOX ANSA: “A 10 anni dalla legge 56 le Province ancora nel guado”

A dieci anni dall’entrata in vigore della Legge Delrio, un box dell’agenzia di stampa ANSA ricorda come “Con quella legge le Province diventavano enti di secondo grado, con la cancellazione dell’elezione diretta dei Presidenti e degli amministratori, con un taglio netto a funzioni e personale. E pur essendo nata con un carattere transitorio quella disposizione ancora oggi regola le attività delle Province sul territorio” .
L’Agenzia di Stampa cita il monito del Presidente della Repubblica all’ultima Assembleaa UPI “le norme attualmente in vigore, che disegnano strutture e ambiti delle Province, sono legate a una transizione interrotta”.. “creano vuoti e incertezze che non possono prolungarsi, rischiando che cittadini e comunità paghino il prezzo di servizi inadeguati, di competenze incerte, di lacune nelle funzioni di indirizzo e di coordinamento”.
 Ansa prosegue riportando il richiamo del Consiglio d’Europa che “ha chiesto a Roma di ampliare il campo d’azione delle Province una volta reintrodotti gli organi eletti direttamente, garantendo risorse finanziarie adeguate e proporzionate, nel
rispetto della Carta Europea delle autonomie locali.
 L’articolo evidenzia i progetti di legge in Parlamento evidenziando come “la politica italiana è conscia dell’impasse e per sbrogliare la matassa già a inizio legislatura maggioranza e opposizione hanno tentato di intervenire con una decina di disegni di legge depositati in Senato” su cui “la discussione è dapprima avanzata velocemente e si è poi bruscamente interrotta”.
In chiusura si ricorda l’appuntamento del 29 settembre prossimo, con l’ election day in almeno 41 Province.

PRESENTAZIONE ACCORDO DI PROGRAMMA AMPLIAMENTO IIS BERETTA GARDONE VALTROMPIA

È stato presentato nell’aula magna dell’I.I.S. Carlo Beretta di Gardone Valtrompia l’accordo di programma siglato tra Comune di Gardone Valtrompia e Provincia di Brescia per la demolizione, ricostruzione e manutenzione straordinaria delle aree esterne del plesso scolastico.

Un intervento mirato all’ampliamento dell’I.S.S. Beretta che aveva manifestato la necessità di nuovi spazi per rispondere, attraverso una proposta scolastica ad ampio raggio, alla crescente richiesta formativa e anche all’aumento degli iscritti. L’accordo, insieme al quale è stata illustrata la bozza del progetto, prevede l’acquisizione di un’area industriale, con immobile annesso, attigua all’istituto sulla quale sarà realizzata la nuova ala del Beretta, dove saranno collocati i laboratori. Al contempo saranno rimodulati gli spazi esistenti per una ridistribuzione logistica più funzionale alle necessità della didattica.

La stretta collaborazione tra gli enti interessati ha permesso, dunque, di compiere un passo importante verso il completamento del progetto. I costi complessivi ammontano a 2.810.000,00 euro, di cui 310.000,00 a carico del Comune di Gardone Valtrompia per l’acquisizione e 2.500.000,00 per opere di riqualificazione finanziate dalla Provincia, attraverso i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il nuovo edificio si svilupperà su due piani, con una superficie complessiva di 1.000 mq, su cui saranno realizzati, la nuova officina meccanica, due laboratori tecnologici, la sala insegnanti, un ampio atrio e altri spazi accessori. Ci sarà un collegamento con l’edificio scolastico già esistente e anche un accesso diretto da via Alfieri. La struttura portante sarà in legno. L’impianto fotovoltaico renderà la nuova ala conforme alle direttive europee NZEB per il consumo energetico quasi nullo.

 

“Questo progetto, per il quale la sinergia e l’intesa tra enti è risultata di assoluto rilievo e proficua – sottolinea il Presidente della Provincia di Brescia, Emanuele Moraschiniriveste particolare importanza per l’intera Valtrompia. L’istituto Carlo Beretta, con la sua tradizione educativa e il suo ampio ventaglio di proposta formativa, rappresenta un fondamentale riferimento per i ragazzi impegnati a costruire il loro futuro, con la possibilità di scegliere tra diversi indirizzi di studio. Ma è anche un riferimento per il tessuto economico e produttivo della Valtrompia, ad alta densità industriale, e con la necessità di tecnici e personale sempre più specializzato. Si tratta, dunque, di un investimento prezioso per i ragazzi e per l’intera comunità”.

“Sono una trentina i cantieri di edilizia scolastica che la Provincia di Brescia sta seguendo in questo momento nell’ambito del PNRR – spiega il consigliere delegato, Filippo Ferrarie contiamo di arrivare quanto prima a completare anche l’iter progettuale e di realizzazione che riguarda l’I.S.S. Beretta. L’impegno e l’attenzione della Provincia in tema di edilizia scolastica rimangono costanti perché la gestione dei cantieri già aperti non ferma la capacità e la volontà di progettazione finalizzata al miglioramento delle strutture scolastiche che va di pari passo con il miglioramento e l’implementazione della qualità e della quantità dell’offerta formativa”.

“Da tempo, – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Gardone Valtrompia, Roberto Bondio l’Amministrazione, attraverso l’Ufficio tecnico, si è impegnata con l’istituto scolastico e la Provincia per trovare una soluzione migliorativa degli spazi e dell’offerta del Beretta. Una volta trovata la disponibilità della proprietà dell’area alla vendita degli spazi e del capannone di pertinenza, ci siamo adoperati per riuscire, tutti insieme alla realizzazione del progetto. Il Comune ha avuto un impegno diretto, facendosi carico dell’acquisto, ritenendo l’ampliamento del Beretta strategico per il territorio, in considerazione dell’elevata possibilità di immediato inserimento nel mondo del lavoro dei ragazzi e delle ragazze, al termine del percorso scolastico. Grazie al progetto – ricorda l’assessore Bondio – i laboratori, che avranno anche un accesso diverso da quello della scuola, potranno essere utilizzati, fuori dall’orario scolastico, anche per altre attività di enti terzi, sempre però legate alla formazione e dell’innovazione”.

L’I.S.S. Carlo Beretta accoglie 710 iscritti all’Itis (con i 4 indirizzi di chimica, materiali e biotecnologie, elettronica e elettrotecnica, informatica e telecomunicazioni e meccanica, meccatronica e energia), 600 al liceo (scientifico, scienze applicate, scienze umane e scienze umane economico sociale) e 290 all’Ipsia (Made in Italy e Operatore Meccanico).

 

“C’è grande soddisfazione per questo primo obiettivo raggiunto – sottolinea il dirigente scolastico, professor Stefano Retali e l’auspicio, ora è quello di procedere rapidamente ai passi successivi, per arrivare alla realizzazione del nuovo plesso che darà più linfa all’azione della nostra scuola che vuole continuare ad essere un riferimento per il territorio. Per questo è importante rendere ancora più moderna, innovativa e tecnologica la nostra attività, con uno sguardo alla riforma in atto della filiera tecnologica e professionale che parte proprio da una rete sul territorio, per avvicinare sempre più la scuola al mondo del lavoro, cosa che noi ci impegniamo a fare da anni. Con spazi e strumenti nuovi, potremo farlo sempre meglio. Anche perché dobbiamo considerare che la nostra popolazione scolastica è di 1.600 studenti, distribuiti tra i vari indirizzi e cresciuti del 40% negli ultimi 10 anni”.

UPI Emilia– Romagna a Bruxelles presenta il Progetto Uffici Europa

Una due giorni di visita alle Istituzioni europee che ha visto coinvolti Presidenti di Provincia, Consiglieri, Sindaci, e ancora Dirigenti e Funzionari degli Enti locali degli Uffici Europa, per un concreto e serrato confronto con le realtà istituzionali del Parlamento europeo (Parlamento, Consiglio delle Regioni), la Delegazione della Regione emilia Romagna a Bruxelles.
La visita è stata l’occasione per approfondire con quali meccanismi le politiche europee agiscono e possono accogliere le istanze dei territori sul tavolo Europei soprattutto in vista delle nuove programmazioni.
La delegazione ha visitato la sede del Parlamento europeo e ha poi presentato, presso la sede della rappresentanza della Regione Emilia-Romagna a Bruxelles, gli esiti del Progetto della ri-costituzione degli Uffici Europa nelle Province, illustrato dal Presidente di UPi Andrea Massari e dalla Direttrice Luana Plessi.
Il Progetto, realizzato da Upi Emilia-Romagna – il primo in Italia, ha l’obiettivo di ridare centralità e strategia all’Ente Provincia, vocato alla pianificazione strategica territoriale e al coordinamento degli enti locali .
Andrea Massari, Presidente di UPI Emilia-Romagna sostiene che “le Province, dopo anni in cui sono state relegate ai margini del dialogo istituzionale, hanno nuovamente riacquistato presenza e coinvolgimento nel panorama politico. Questo vale anche per quanto riguarda le politiche europee e l’uso dei fondi messi a disposizione dall’UE. Per parte nostra siamo convinti che l’ente Provincia sia cruciale nell’attuazione delle politiche di sviluppo europeo, sia per i territori che rappresentano che per il supporto che possono offrire ai comuni piú piccoli”.

UPI Emilia– Romagna a Bruxelles presenta il Progetto Uffici Europa

Una due giorni di visita alle Istituzioni europee che ha visto coinvolti Presidenti di Provincia, Consiglieri, Sindaci, e ancora Dirigenti e Funzionari degli Enti locali degli Uffici Europa, per un concreto e serrato confronto con le realtà istituzionali del Parlamento europeo (Parlamento, Consiglio delle Regioni), la Delegazione della Regione emilia Romagna a Bruxelles.
La visita è stata l’occasione per approfondire con quali meccanismi le politiche europee agiscono e possono accogliere le istanze dei territori sul tavolo Europei soprattutto in vista delle nuove programmazioni.
La delegazione ha visitato la sede del Parlamento europeo e ha poi presentato, presso la sede della rappresentanza della Regione Emilia-Romagna a Bruxelles, gli esiti del Progetto della ri-costituzione degli Uffici Europa nelle Province, illustrato dal Presidente di UPi Andrea Massari e dalla Direttrice Luana Plessi.
Il Progetto, realizzato da Upi Emilia-Romagna – il primo in Italia, ha l’obiettivo di ridare centralità e strategia all’Ente Provincia, vocato alla pianificazione strategica territoriale e al coordinamento degli enti locali .
Andrea Massari, Presidente di UPI Emilia-Romagna sostiene che “le Province, dopo anni in cui sono state relegate ai margini del dialogo istituzionale, hanno nuovamente riacquistato presenza e coinvolgimento nel panorama politico. Questo vale anche per quanto riguarda le politiche europee e l’uso dei fondi messi a disposizione dall’UE. Per parte nostra siamo convinti che l’ente Provincia sia cruciale nell’attuazione delle politiche di sviluppo europeo, sia per i territori che rappresentano che per il supporto che possono offrire ai comuni piú piccoli”.

10 anni dalla riforma delle Province, UPI Veneto “Serve orizzonte sicuro e democratico”

Il 7 aprile 2024 ricorrono i 10 anni dalla legge 56/2014, la riforma Delrio, che tagliò alle Province risorse economiche e umane lasciando però in carico agli Enti competenze fondamentali come scuole superiori, viabilità provinciale e ambiente. A dieci anni di distanza, Stefano Marcon, presidente dell’Unione Province del Veneto, ricorda il percorso compiuto dalle Amministrazioni, la capacità di resilienza anche nei periodi più complessi, come la pandemia, sottolineando l’urgenza di concretizzare quanto prima la nuova proposta di legge, già sottoposta all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato, che conferirebbe nuova dignità istituzionale alle Province migliorandone l’efficienza, sia nel dialogo diretto con il territorio sia in termini di maggiore tutela della sicurezza dei cittadini.

 

“Il 7 aprile 2014 le Province hanno toccato l’abisso, a causa di una riforma che secondo il Governo di allora avrebbe apportato un notevole risparmio – sottolinea Stefano Marcon, presidente UPI Veneto – furono tagliati 3 miliardi alle Province per servizi essenziali ai cittadini, quali scuole, strade e ambiente. Un tale depauperamento di risorse che impedì di svolgere interventi di manutenzione fondamentali per la sicurezza e il benessere di tutte le nostre comunità. Ebbene, dati alla mano, come già ribadito più volte in occasione delle Assemblee nazionali dal presidente UPI Michele De Pascale, a fronte di quei 3 miliardi tagliati ai nostri Enti la riforma delle Province è valsa 26 centesimi di risparmio annuo a cittadino, ovvero lo 0,001 della spesa pubblica. Parliamo di 52 milioni in totale, che corrispondevano alle indennità degli organi politici. C’è da contare, però, anche il transito del personale delle Province nelle Regioni e nei Ministeri: quello costò circa 40 milioni. Al netto, la riforma permise di risparmiare dunque poco più di 10 milioni, l’equivalente di un’opera di costruzione di una singola nuova scuola”.

 

“Ora, al 7 aprile 2024, stiamo affrontando ancora difficoltà e strascichi di quella riforma che non possiamo colmare se non con l’attuazione, urgente, della proposta di legge a cui siamo arrivati con UPI nazionale l’anno scorso, che riunisce i disegni dei gruppi di maggioranza e minoranza: risultato di una compattezza, da parte tutte le parti politiche, sulla necessità di un riordino delle Province, nonché sulla convinzione espressa dai Ministri Calderoli e Salvini e ribadita chiaramente dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a L’Aquila il 10 e 11 ottobre scorso. Oggi quella proposta è ancora all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato: abbiamo dato prova, in questi 10 anni e con l’efficiente utilizzo delle risorse PNRR, di saper amministrare bene le nostre Province, ma soprattutto che abbiamo la capacità per poterlo fare ancora meglio. L’auspicio è che, dopo le Europee, il Governo ci dia una tabella di marcia e un orizzonte sicuro e democratico per iniziare concretamente questa seconda vita per i nostri Enti”.

“PRENDITI CURA DELLA CULTURA: DIVENTA MECENATE!” IL MUSEO DI STORIA NATURALE LANCIA LA CAMPAGNA ART BONUS PER LA RACCOLTA DI DONAZIONI

Il Museo di Storia Naturale lancia la campagna Art Bonus per la raccolta di donazioni. Una vera e propria “chiamata alle arti” con l’obiettivo di promuovere donazioni ed erogazioni liberali a favore dello sviluppo della struttura di Villa Henderson. Dopo il successo raggiunto nel 2023 al concorso nazionale Art Bonus, la Provincia di Livorno ha nuovamente inserito il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo  sul sito web nazionale Art Bonus, su cui si trovano tutte le info sui progetti da sostenere e per i quali chiunque, persona fisica o giuridica, può effettuare donazioni in denaro godendo di benefici fiscali sotto forma di credito di imposta.

“Dopo la vittoria del concorso nazionale Art Bonus 2023 nella categoria “Beni e luoghi della Cultura”, resa possibile dal prezioso sostegno di tutta la comunità cittadina e provinciale – afferma la direttrice del Museo Anna Roselli ora passiamo alla fase successiva, lanciando una vera e propria raccolta di donazioni a sostegno dei progetti di azione e valorizzazione del Museo”.

 

I progetti che possono essere sostenuti nel 2024 con erogazioni liberali sono:

  1. “UN MUSEO PER APPRENDERE UN MUSEO PER VIVERE. 2024”
    2. “ADOTTA UNA SALA. 2024”

 

“La Provincia – sottolinea la Presidente Sandra Scarpellini – è oggi impegnata nella realizzazione delle opere finanziate dal PNRR, finalizzate a rendere il nostro un Museo completamente accessibile. La richiesta di contributo si inserisce nel più ampio intervento in corso e rappresenta un importante sostegno, in questo difficile momento,  per il raggiungimento dell’obiettivo. Un’occasione a portata di chiunque per contribuire alla riqualificazione del Museo, con una donazione che permetterà non soltanto l’ampliamento delle attività di divulgazione della cultura scientifica rivolte al mondo della scuola, ma anche il completamento dei lavori di rinnovo, aggiornamento e adeguamento delle sale espositive del complesso museale di Villa Henderson”. 

Una struttura molto amata dai ragazzi che la frequentano quotidianamente sia in visita, sia come luogo di studio, e che vede la presenza attiva di numerose associazioni che animano la vita del museo con molteplici attività di divulgazione culturale e scientifica.

“Il Museo del Mediterraneo – evidenzia la direttrice Roselli – si conferma un complesso pluridisciplinare e polifunzionale, con un  consolidato ruolo di centro propositivo e di coordinamento per programmi di: ricerca, conservazione, didattica, divulgazione scientifica e culturale, educazione ambientale ma anche quale luogo riconosciuto di aggregazione sociale e culturale e di formazione lungo l’arco della vita per la comunità ospitante. L’invito che rivolgiamo al nostro pubblico, quindi, è quello di prendersi cura della cultura, diventando mecenati!”

 

Tutte le informazioni dettagliate sull’iniziativa Art Bonus e sulle detrazioni fiscali sono disponibili sul sito web artbonus.gov.it

Le informazioni specifiche sui progetti del Museo si trovano al link: https://artbonus.gov.it/lista-interventi.html Categoria=Province&regione=9&tipologia=BeneCulturale%2CIstituto&entebeneficiario=2762

Le donazioni a favore del Museo si possono effettuare durante tutto il 2024, tramite un semplice  bonifico bancario, su cui riportare i seguenti dati:

 

BENEFICIARIO: Provincia di Livorno

IBAN: IT89U0103013900000008800061

presso Monte dei Paschi di Siena – Livorno TESORERIA PROVINCIALE

 

CAUSALE:

  1. “Art Bonus – Provincia di Livorno – MUSEO DI STORIA NATURALE DEL MEDITERRANEO – Un Museo per apprendere un Museo per vivere. 2024”

Codice fiscale o P. Iva del mecenate

 

oppure

 

  1. “Art Bonus – Provincia di Livorno – MUSEO DI STORIA NATURALE DEL MEDITERRANEO – Adotta una Sala”

Codice fiscale o P. Iva del mecenate

 

Le detrazioni avranno effetto sulla dichiarazione dei redditi per persone fisiche o giuridiche che sarà presentata nel 2025.

 

 

Per maggiori informazioni e chiarimenti: 

 

Scrivere a a.roselli@provincia.livorno.it oppure [email protected]

Telefono  0585 266711 o cell. 338 6295943 – Dr.ssa Anna Roselli

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