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Riassetto amministrativo alla Provincia di Vibo Valentia. Il presidente Solano assegna le deleghe ai consiglieri provinciali

Imprimere un’accelerata alle dinamiche istituzionali e amministrative della Provincia di Vibo Valentia: in ambiti importanti quali la Viabilità stradale, l’Edilizia scolastica, l’Ambiente e le Pari opportunità; in settori nevralgici per l’organizzazione funzionale dell’Ente quali gli Affari generali e l’Avvocatura; ai fini della piena attuazione dei progetti di sviluppo territoriale riferiti al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.

Questo l’intento cardine che ha indotto il presidente della Provincia di Vibo Valentia, Salvatore Solano, ad assegnare deleghe, con funzioni e responsabilità ben definite, a diversi consiglieri.

Un riassetto di carattere amministrativo che avviene a poco più di un mese dall’insediamento del nuovo Consiglio provinciale e vede coinvolti gli esponenti istituzionali Carmine Mangiardi, Alessandro Lacquaniti, Elisa Fatelli, Domenico Tomaselli, Marco Miceli e Maria Teresa Centro.

«Dopo una serie di interlocuzioni istituzionali con i neo consiglieri ho ritenuto opportuno affidare diverse deleghe in determinate materie di competenza provinciale», – ha affermato il presidente Solano. «Tante sono le cose già progettate, avviate o in via di realizzazione, soprattutto nell’ambito della sistemazione delle strade e della messa in sicurezza delle scuole. Sono, pertanto, fiducioso che attraverso un lavoro di squadra – ha aggiunto, al riguardo, Solano – saremo in grado di imprimere un’accelerata significativa alle dinamiche amministrative dell’Ente e i cittadini potranno avere quindi, in tempi notevolmente ridotti, strade e scuole migliori».

Ecco, di seguito, i nominatavi dei consiglieri con le rispettive deleghe conferitegli dal presidente Solano con apposito decreto:

Carmine Mangiardi (Coraggio Italia), Lavori Pubblici, Gestione e Valorizzazione del Patrimonio;

Alessandro Lacquaniti (Coraggio Italia), Viabilità e Ambiente;

Elisa Fatelli (Coraggio Italia), Edilizia Scolastica, Trasporti Pubblici, Pubblica istruzione e Programmazione della rete scolastica provinciale”;

Domenico Tomaselli (La Provincia del Futuro), Avvocatura e Contenzioso, Affari Generali”;

Marco Miceli (La Provincia del Futuro), Attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Politiche Comunitarie”;

Maria Teresa Centro (La Provincia del Futuro), Pari Opportunità, Cultura e Politiche giovanili.

Le deleghe al “Personale”, al “Bilancio” e alla “Programmazione” vengono, per il momento, mantenute dal presidente Solano.

La Provincia di Teramo sigla un Accordo Quadro per la manutenzione ordinaria delle scuole superiori

Ampio confronto su tempi, finanziamenti e cronoprogramma delle attività che la Provincia sta realizzando per garantire a settembre una sede all’Ipsia “Marino” in attesa della ricostruzione dell’edificio, inagibile, oggi titolare di un finanziamento sisma di oltre 10 milioni di euro.

In sala consiglio si sono ritrovati la dirigente Stefania Nardini e il suo staff tecnico insieme ai Rappresentanti d’Istituto, alla Consulta provinciale degli studenti e a Massimiliano Nardocci dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale. Da parte dell’ente, infatti, vi è anche la necessità di acquisire i dati sull’andamento delle iscrizioni per avere contezza del numero di aule necessarie e quindi prendere decisioni mirate sugli spazi. Per la Provincia sono intervenuti il Presidente e il dirigente del settore, Francesco Ranieri.

Chiarito dallo stesso Nardocci che per le iscrizioni si “può far riferimento alle iscrizioni dello scorso anno in quanto gli spostamenti sono minimali(i dati ufficiali saranno disponibili solo a giugno ndr)” il dirigente Ranieri e Diego Di Bonaventura hanno rappresentato il quadro delle attività svolte in questi mesi e le scelte in campo.

L’Ipsia, dichiarato inagibile e oggi ospitato da più Istituti, ha bisogno di 11 aule e dei laboratori, indispensabili questi ultimi per svolgere l’attività didattica in una scuola professionale. Dirigenti, rappresentanti d’Istituto e Studenti dell’Ipsia chiedono di valutare prioritariamente la possibilità di utilizzare il vicino Liceo Scientifico che in parte si trasferirà al Comi 2 in viale Bovio.

Qui sono in corso i lavori per il recupero di aule nella vecchia foresteria del custode: lavori che si concluderanno a fine febbraio. Utilizzando i locali attualmente occupati alla Croce Rossa, alla quale è stato dato lo sfratto ed altri spazi si recuperano complessivamente 7 aule. Un tavolo tecnico con il coinvolgimento della dirigenza dell’Einstein dovrà valutare la fattibilità dell’ipotesi privilegiata da Dirigenza e studenti dell’Ipsia, quella cioè di trasferirsi nella vicina struttura di via Luigi Sturzo.

Edificio jolly. La Provincia ha valutato le due proposte arrivate con la manifestazione di interesse: questa mattina Dirigenza e Consulta hanno escluso a priori l’ipotesi di utilizzare una delle due strutture che si sono proposte, quella ubicata a Villa Pavone. L’altra struttura disponibile si trova a Circonvalazione Ragusa (ex sede Asl ed ex sede del Programmatori)ed è quella sulla quale sembrano convergere le ragioni tecniche e quelle didattiche. L’edificio adeguato e ammodernato diventerebbe la struttura jolly da utilizzare nella lunga fase della ricostruzione delle scuole teramane: i tempi, valutano i tecnici, variano da due a cinque anni a seconda degli istituti visto che il pacchetto ricostruzione su Teramo capoluogo pesa 70 milioni di euro e riguarda la quasi totalità delle scuole superiori. Il problema maggiore è rappresentato dalla necessità di spostare gli studenti e gli uffici mentre si svolgono i lavori. Si tratta di un problema comune a tutto il cratere sisma.

 

“Una riunione molto positiva con la voce di tutti gli interessati, studenti compresi, e dei tecnici  della scuola e della Provincia – dichiara Diego Di Bonaventura – nelle prossime ore ascolteremo anche Clara Moschella, dirigente del Liceo Scientifico, per mettere a fuoco tutte le loro esigenze anche sulla base delle nuove iscrizioni. Non dubito, considerata l’accelerazione impressa dal nuovo dirigente del settore, che riusciremo a combinare un puzzle molto articolato. Riconosciamo le priorità della comunita dell’Ipsia, scuola chiusa sei anni fa senza avere un piano b e rimasta in coda per troppo tempo. A settembre avranno una sede, per quanto provvisoria, in attesa della ricostruzione dell’edificio di via San Marino che avviamente ha tempi lunghi”.

 

Nel corso dell’incontro è stato annunciato l’Accordo Quadro chiuso con tre ditte esterne per le manutenzioni ordinarie delle scuole. L’Accordo, che segue lo schema del piano neve, rappresenta una vera novità per l’Ente che fino ad oggi ha utilizzato personale interno o come unica alternativa ricorrere alle gare (con tempi non sempre congruenti con l’urgenza dei lavori).

Grazie all’Accordo quadro ogni ditta incaricata potrà intervenire su chiamata nella zona assegnata (una lavorerà nel comune capoluogo, le altre due sono divise fra costa, Atri e Vibrata). “Una soluzione che migliora nettamente i tempi di risposta del servizio e che ci proietta su un altro modello organizzativo decisamente più rispondente alle esigenze di un patrimonio così vasto” ha chiarito Ranieri.

 

La Provincia di Teramo sigla un Accordo Quadro per la manutenzione ordinaria delle scuole superiori

Ampio confronto su tempi, finanziamenti e cronoprogramma delle attività che la Provincia sta realizzando per garantire a settembre una sede all’Ipsia “Marino” in attesa della ricostruzione dell’edificio, inagibile, oggi titolare di un finanziamento sisma di oltre 10 milioni di euro.

In sala consiglio si sono ritrovati la dirigente Stefania Nardini e il suo staff tecnico insieme ai Rappresentanti d’Istituto, alla Consulta provinciale degli studenti e a Massimiliano Nardocci dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale. Da parte dell’ente, infatti, vi è anche la necessità di acquisire i dati sull’andamento delle iscrizioni per avere contezza del numero di aule necessarie e quindi prendere decisioni mirate sugli spazi. Per la Provincia sono intervenuti il Presidente e il dirigente del settore, Francesco Ranieri.

Chiarito dallo stesso Nardocci che per le iscrizioni si “può far riferimento alle iscrizioni dello scorso anno in quanto gli spostamenti sono minimali(i dati ufficiali saranno disponibili solo a giugno ndr)” il dirigente Ranieri e Diego Di Bonaventura hanno rappresentato il quadro delle attività svolte in questi mesi e le scelte in campo.

L’Ipsia, dichiarato inagibile e oggi ospitato da più Istituti, ha bisogno di 11 aule e dei laboratori, indispensabili questi ultimi per svolgere l’attività didattica in una scuola professionale. Dirigenti, rappresentanti d’Istituto e Studenti dell’Ipsia chiedono di valutare prioritariamente la possibilità di utilizzare il vicino Liceo Scientifico che in parte si trasferirà al Comi 2 in viale Bovio.

Qui sono in corso i lavori per il recupero di aule nella vecchia foresteria del custode: lavori che si concluderanno a fine febbraio. Utilizzando i locali attualmente occupati alla Croce Rossa, alla quale è stato dato lo sfratto ed altri spazi si recuperano complessivamente 7 aule. Un tavolo tecnico con il coinvolgimento della dirigenza dell’Einstein dovrà valutare la fattibilità dell’ipotesi privilegiata da Dirigenza e studenti dell’Ipsia, quella cioè di trasferirsi nella vicina struttura di via Luigi Sturzo.

Edificio jolly. La Provincia ha valutato le due proposte arrivate con la manifestazione di interesse: questa mattina Dirigenza e Consulta hanno escluso a priori l’ipotesi di utilizzare una delle due strutture che si sono proposte, quella ubicata a Villa Pavone. L’altra struttura disponibile si trova a Circonvalazione Ragusa (ex sede Asl ed ex sede del Programmatori)ed è quella sulla quale sembrano convergere le ragioni tecniche e quelle didattiche. L’edificio adeguato e ammodernato diventerebbe la struttura jolly da utilizzare nella lunga fase della ricostruzione delle scuole teramane: i tempi, valutano i tecnici, variano da due a cinque anni a seconda degli istituti visto che il pacchetto ricostruzione su Teramo capoluogo pesa 70 milioni di euro e riguarda la quasi totalità delle scuole superiori. Il problema maggiore è rappresentato dalla necessità di spostare gli studenti e gli uffici mentre si svolgono i lavori. Si tratta di un problema comune a tutto il cratere sisma.

 

“Una riunione molto positiva con la voce di tutti gli interessati, studenti compresi, e dei tecnici  della scuola e della Provincia – dichiara Diego Di Bonaventura – nelle prossime ore ascolteremo anche Clara Moschella, dirigente del Liceo Scientifico, per mettere a fuoco tutte le loro esigenze anche sulla base delle nuove iscrizioni. Non dubito, considerata l’accelerazione impressa dal nuovo dirigente del settore, che riusciremo a combinare un puzzle molto articolato. Riconosciamo le priorità della comunita dell’Ipsia, scuola chiusa sei anni fa senza avere un piano b e rimasta in coda per troppo tempo. A settembre avranno una sede, per quanto provvisoria, in attesa della ricostruzione dell’edificio di via San Marino che avviamente ha tempi lunghi”.

 

Nel corso dell’incontro è stato annunciato l’Accordo Quadro chiuso con tre ditte esterne per le manutenzioni ordinarie delle scuole. L’Accordo, che segue lo schema del piano neve, rappresenta una vera novità per l’Ente che fino ad oggi ha utilizzato personale interno o come unica alternativa ricorrere alle gare (con tempi non sempre congruenti con l’urgenza dei lavori).

Grazie all’Accordo quadro ogni ditta incaricata potrà intervenire su chiamata nella zona assegnata (una lavorerà nel comune capoluogo, le altre due sono divise fra costa, Atri e Vibrata). “Una soluzione che migliora nettamente i tempi di risposta del servizio e che ci proietta su un altro modello organizzativo decisamente più rispondente alle esigenze di un patrimonio così vasto” ha chiarito Ranieri.

 

Interventi di adeguamento sismico per le scuole della Provincia di Piacenza

Paola Galvani, consigliere provinciale con delega a Istruzione e Diritto allo Studio, interviene per fare chiarezza in merito ad alcune questioni relative alle opere di adeguamento sismico che stanno riguardando e riguarderanno, via via, gli edifici scolastici di proprietà della Provincia in città e sul territorio.

“Si tratta – spiega Galvani – di interventi che lo Stato finanzia per il superamento delle criticità e per la messa a norma e in sicurezza degli spazi, dal punto di vista antisismico, che riguarderanno progressivamente tutti gli istituti scolastici. Proprio per la loro natura prevedono tempi e scadenze vincolanti a partire dall’affidamento dei lavori, pena la perdita dei finanziamenti stessi”.

“Gli interventi già finanziati – prosegue il consigliere Galvani – riguardano l’istituto Romagnosi di Piacenza (importo intervento: un milione di euro; stato di avanzamento: in corso di esecuzione), l’edificio adibito a sede Itis del Centro Scolastico Medio Superiore di Fiorenzuola (importo intervento: 700mila euro; stato di avanzamento: in corso di esecuzione), il liceo Gioia di Piacenza (importo intervento: 1,5 milioni, inizio lavori estate 2022), il liceo Respighi di Piacenza (importo intervento: 1,8 milioni; inizio lavori nel 2023), il liceo Colombini di Piacenza (importo intervento: 6,6 milioni; inizio lavori nel 2023) e l’istituto Marconi di Piacenza (importo intervento: 3,5 milioni; inizio intervento nel 2023)”.

“Per gli istituti Gioia, Respighi e Colombini non sarà possibile – osserva Galvani – intervenire senza determinare impatti, su parte delle aule che ospitano gli studenti, non compatibili con l’attività didattica: per questo motivo si renderà necessario un parziale spostamento di un totale di circa mille studenti – distribuito, in sequenza, in momenti diversi – in appositi “moduli didattici per la formazione di comprensori scolastici temporanei”, che devono essere conformi anche alla normativa contro il contagio da Covid-19”.

“Degli interventi – precisa Paola Galvani – si era già discusso insieme ai dirigenti scolastici delle scuole che saranno interessate dagli spostamenti, e con gli stessi dirigenti scolastici – che sono gli unici interlocutori di riferimento in questo caso – la Provincia ha da tempo aperto un Tavolo di confronto che ha l’obiettivo di individuare le modalità più idonee per ridurre al minimo gli inevitabili impatti sull’attività didattica di queste opere, che sono tuttavia indispensabili per la tutela della sicurezza di studenti, dirigenti, personale docente e Ata”.

“Le localizzazioni indicate nel bando per l’affidamento del noleggio dei moduli didattici – conclude il consigliere Paola Galvani – sono da considerarsi puramente indicative, poiché sono in corso ulteriori verifiche che potrebbero portare, alla loro conclusione, all’individuazione di aree differenti. Questa circostanza è chiaramente indicata nel bando, che riporta che si trattava di indicazioni non vincolanti alla formulazione dell’offerta. I container didattici saranno comunque collocati in zone vicine, entro poche centinaia di metri dalle scuole interessate”.

 

Interventi di adeguamento sismico per le scuole della Provincia di Piacenza

Paola Galvani, consigliere provinciale con delega a Istruzione e Diritto allo Studio, interviene per fare chiarezza in merito ad alcune questioni relative alle opere di adeguamento sismico che stanno riguardando e riguarderanno, via via, gli edifici scolastici di proprietà della Provincia in città e sul territorio.

“Si tratta – spiega Galvani – di interventi che lo Stato finanzia per il superamento delle criticità e per la messa a norma e in sicurezza degli spazi, dal punto di vista antisismico, che riguarderanno progressivamente tutti gli istituti scolastici. Proprio per la loro natura prevedono tempi e scadenze vincolanti a partire dall’affidamento dei lavori, pena la perdita dei finanziamenti stessi”.

“Gli interventi già finanziati – prosegue il consigliere Galvani – riguardano l’istituto Romagnosi di Piacenza (importo intervento: un milione di euro; stato di avanzamento: in corso di esecuzione), l’edificio adibito a sede Itis del Centro Scolastico Medio Superiore di Fiorenzuola (importo intervento: 700mila euro; stato di avanzamento: in corso di esecuzione), il liceo Gioia di Piacenza (importo intervento: 1,5 milioni, inizio lavori estate 2022), il liceo Respighi di Piacenza (importo intervento: 1,8 milioni; inizio lavori nel 2023), il liceo Colombini di Piacenza (importo intervento: 6,6 milioni; inizio lavori nel 2023) e l’istituto Marconi di Piacenza (importo intervento: 3,5 milioni; inizio intervento nel 2023)”.

“Per gli istituti Gioia, Respighi e Colombini non sarà possibile – osserva Galvani – intervenire senza determinare impatti, su parte delle aule che ospitano gli studenti, non compatibili con l’attività didattica: per questo motivo si renderà necessario un parziale spostamento di un totale di circa mille studenti – distribuito, in sequenza, in momenti diversi – in appositi “moduli didattici per la formazione di comprensori scolastici temporanei”, che devono essere conformi anche alla normativa contro il contagio da Covid-19”.

“Degli interventi – precisa Paola Galvani – si era già discusso insieme ai dirigenti scolastici delle scuole che saranno interessate dagli spostamenti, e con gli stessi dirigenti scolastici – che sono gli unici interlocutori di riferimento in questo caso – la Provincia ha da tempo aperto un Tavolo di confronto che ha l’obiettivo di individuare le modalità più idonee per ridurre al minimo gli inevitabili impatti sull’attività didattica di queste opere, che sono tuttavia indispensabili per la tutela della sicurezza di studenti, dirigenti, personale docente e Ata”.

“Le localizzazioni indicate nel bando per l’affidamento del noleggio dei moduli didattici – conclude il consigliere Paola Galvani – sono da considerarsi puramente indicative, poiché sono in corso ulteriori verifiche che potrebbero portare, alla loro conclusione, all’individuazione di aree differenti. Questa circostanza è chiaramente indicata nel bando, che riporta che si trattava di indicazioni non vincolanti alla formulazione dell’offerta. I container didattici saranno comunque collocati in zone vicine, entro poche centinaia di metri dalle scuole interessate”.

 

Provincia di Latina: il Presidente Stefanelli firma gli atti del Bilancio

Il Presidente della Provincia di Latina  Gerardo Stefanelli ha firmato la proposta di Bilancio annuale e triennale 2022/2024 che sarà sottoposta all’esame del Consiglio Provinciale con il parere dell’Assemblea dei Sindaci. Il documento contiene il Piano triennale delle opere pubbliche, il Piano del fabbisogno di personale e il piano di alienazione degli immobili e rappresenta il risultato di un lavoro di analisi e valutazione delle esigenze della Provincia coniugato con le sue disponibilità economico-finanziarie ma anche una chiara formalizzazione delle scelte politiche e gestionali che danno contenuti ai programmi futuri.

“Questo Bilancio- sottolinea Stefanelli – che arriva a 60 giorni dalla mia elezione a Presidente, esprime l’impegno che il governo dell’ente assume nei confronti sia dei cittadini che degli altri utilizzatori del sistema di bilancio stesso. Abbiamo proceduto in maniera particolarmente veloce per restituire alla macchina amministrativa efficienza e celerità: sul fronte del personale l’esigenza è quella di procedere con l’assunzione di nuove unità per colmare la consistente carenza di organico e consentire quindi agli uffici di poter lavorare al pieno delle loro possibilità in particolare nella gestione delle scuole e della viabilità che richiedono il massimo dell’impegno. Vogliamo assicurare la disponibilità qualitativa e quantitativa di risorse umane necessarie alla realizzazione delle funzioni istituzionali che ci competono e dei relativi piani.

“Approvare un bilancio dell’ente entro i termini significa dimostrare anche di avere le idee chiare rispetto a ciò che si intende fare – prosegue Stefanelli – e tradurre in atti concreti lo scenario futuro perseguito da una amministrazione avendo per oggetto sempre e comunque la comunità locale. In definitiva questo documento di programmazione definisce ciò che si vuole e si deve fare. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza lo straordinario apporto e le straordinarie qualità delle risorse umane dell’ente, in primis i dirigenti, a cui va il mio ringraziamento per la collaborazione e l’impegno dimostrato nell’abbracciare con rinnovato entusiasmo questo nuovo corso politico amministrativo. La Provincia ha bisogno di tornare a correre e trainare l’intero territorio pontino – conclude – e l’azione che stiamo mettendo in campo vuole essere caratterizzata da velocità, efficienza e modernizzazione per restituire all’ente quel ruolo che merita”.

Provincia di Latina: il Presidente Stefanelli firma gli atti del Bilancio

Il Presidente della Provincia di Latina  Gerardo Stefanelli ha firmato la proposta di Bilancio annuale e triennale 2022/2024 che sarà sottoposta all’esame del Consiglio Provinciale con il parere dell’Assemblea dei Sindaci. Il documento contiene il Piano triennale delle opere pubbliche, il Piano del fabbisogno di personale e il piano di alienazione degli immobili e rappresenta il risultato di un lavoro di analisi e valutazione delle esigenze della Provincia coniugato con le sue disponibilità economico-finanziarie ma anche una chiara formalizzazione delle scelte politiche e gestionali che danno contenuti ai programmi futuri.

“Questo Bilancio- sottolinea Stefanelli – che arriva a 60 giorni dalla mia elezione a Presidente, esprime l’impegno che il governo dell’ente assume nei confronti sia dei cittadini che degli altri utilizzatori del sistema di bilancio stesso. Abbiamo proceduto in maniera particolarmente veloce per restituire alla macchina amministrativa efficienza e celerità: sul fronte del personale l’esigenza è quella di procedere con l’assunzione di nuove unità per colmare la consistente carenza di organico e consentire quindi agli uffici di poter lavorare al pieno delle loro possibilità in particolare nella gestione delle scuole e della viabilità che richiedono il massimo dell’impegno. Vogliamo assicurare la disponibilità qualitativa e quantitativa di risorse umane necessarie alla realizzazione delle funzioni istituzionali che ci competono e dei relativi piani.

“Approvare un bilancio dell’ente entro i termini significa dimostrare anche di avere le idee chiare rispetto a ciò che si intende fare – prosegue Stefanelli – e tradurre in atti concreti lo scenario futuro perseguito da una amministrazione avendo per oggetto sempre e comunque la comunità locale. In definitiva questo documento di programmazione definisce ciò che si vuole e si deve fare. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza lo straordinario apporto e le straordinarie qualità delle risorse umane dell’ente, in primis i dirigenti, a cui va il mio ringraziamento per la collaborazione e l’impegno dimostrato nell’abbracciare con rinnovato entusiasmo questo nuovo corso politico amministrativo. La Provincia ha bisogno di tornare a correre e trainare l’intero territorio pontino – conclude – e l’azione che stiamo mettendo in campo vuole essere caratterizzata da velocità, efficienza e modernizzazione per restituire all’ente quel ruolo che merita”.

Aumento contratti: Regioni, UPI e ANCI scrivono ai Ministri Brunetta e Franco

Preoccupazione per l’impatto economico-finanziario sulle Amministrazioni degli oneri necessari per procedere ai rinnovi contrattuali: la hanno espressa i Presidenti della Conferenza delle Regioni, UPI e ANCI –  Massimiliano Fedriga, Michele de Pascale, Antonio Decaro – in una lettera unitaria inviata ai MiniStri della PA, Renato Brunetta e dell’Economia, Daniele Franco.
“Come noto – si legge nella lettera – le leggi di Bilancio degli ultimi anni hanno stanziato le risorse per finanziare i rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021 per le sole amministrazioni centrali, lasciando a carico dei bilanci degli Enti territoriali gli oneri per il rinnovo del contratto nazionale del Comparto delle Funzioni locali.
Tale rinnovo ha un impatto diretto di circa 1,3 miliardi di Euro ed è così suddiviso: a carico di Comuni e Unioni di Comuni per circa 940 milioni, a carico delle Città metropolitane per circa 26 milioni, a carico delle Province per circa 70 milioni e a carico delle Regioni per circa 145 milioni di euro, non compensato da trasferimenti statali.
Peraltro – prosegue il testo – tenuto conto che il triennio contrattuale 2019-2021 è già trascorso, gli arretrati  contrattuali dovranno essere obbligatoriamente e integralmente corrisposti al momento della firma definitiva dell’imminente CCNL.

A ciò si aggiunge quanto stabilito dai commi 604 e 612 dell’ultima legge di Bilancio, relativi rispettivamente al finanziamento dei trattamenti accessori e degli ordinamenti professionali, destinati a pesare sul comparto per ulteriori 130 milioni di Euro, e l’indennità di vacanza contrattuale, che inciderà per altri 90 milioni di Euro, oltre alle risorse per il rinnovo 2022-2024 che dovranno essere accantonate nei bilanci. Deve inoltre tenersi conto del costo per il rinnovo del contratto della dirigenza, triennio 2019-2021.

L’allarme per l’impatto sui bilanci

“Un simile impatto sui bilanci non può essere trascurato- scrivono Fedriga, de Pascale e Decarp –  ed è destinato non solo a tradursi per tutti gli Enti Territoriali in un incremento della rigidità strutturale, ma molto
probabilmente a determinare anche per molti una condizione di deficitarietà, se non di squilibrio finanziario.
Ciò che preoccupa ulteriormente, nell’attuale fase di dispiegamento delle risorse stanziate attraverso il PNRR, è che, tenuto conto delle modalità di calcolo della capacità assunzionale in base alla regola della sostenibilità finanziaria introdotta con il D.L. n. 34/2019, un così forte incremento della spesa del personale implicherà già nel 2022 l’immediata contrazione della possibilità di assumere diverse decine di migliaia di dipendenti, vanificando gli effetti delle norme espansive approvate dal Governo”.

La richiesta

“Ferma l’esigenza di individuare una copertura statale degli oneri contrattuali attraverso appositi trasferimenti, assume oggi dunque massima urgenza la richiesta da noi più volte formulata di neutralizzare gli oneri per i rinnovi contrattuali dal computo della spesa di personale ai fini della determinazione delle facoltà assunzionali, come peraltro già previsto dalla legislazione previgente”.

QUI IL TESTO INTEGRALE Brunetta Franco Rinnovi contrattuali

 

Upi Veneto a Belluno, a Palazzo Piloni il direttivo regionale

Si è tenuto oggi a Palazzo Piloni il consiglio direttivo di Upi Veneto, l’Unione delle Province d’Italia, secondo la modalità itinerante decisa recentemente. Presenti i presidenti Roberto Padrin (Belluno), Stefano Marcon (Treviso), Fabio Bui (Padova), Enrico Ferrarese (Rovigo) e Manuel Scalzotto (Verona), oltre a Maria Cristina Franco (vice presidente della Provincia di Vicenza) e al segretario della città metropolitana di Venezia.
Sul tavolo della riunione, in particolare la questione delle dotazioni organiche in forza alle Province, relativamente alle funzioni non fondamentali.

Il problema illustrato dai presenti al tavolo riguarda la forte contrazione di personale seguita al riordino del 2016 (post-legge Delrio), dovuta da un lato al mancato turn-over, dall’altro alla riduzione delle strutture interne agli enti. È stato condiviso di effettuare una ricognizione dello stato attuale dei dipendenti delle Province in capo alle funzioni non fondamentali, da raffrontare con l’ultimo monitoraggio del 2015-2016, in modo da fotografare come è cambiata la dotazione organica negli ultimi anni.
«Il problema è che per anni le Province sono state additate come centri di spreco e non come erogatori di servizi di area vasta, quali sono» ha affermato il presidente Upi Veneto, Stefano Marcon. «Con il personale ridotto all’osso e risorse sempre più esigue, si rischia di non poter più svolgere quel ruolo che i nostri enti hanno. Per questo è necessario sedersi al tavolo con la Regione, per capire insieme come portare avanti le funzioni non fondamentali».
Il direttivo si è concentrato anche sulla gestione degli esperti Pnrr assegnati dalla Regione. «Una partita, quella del Piano Ripresa e Resilienza, che è fondamentale per le Province, ma anche per gli altri enti locali», il commento del presidente Roberto Padrin. «L’accesso a fondi così importanti passa attraverso progettazioni che hanno la necessità di esperti e tecnici. Sarà basilare poter utilizzare al meglio le risorse interne e in arrivo dalla Regione».
In chiusura, il direttivo Upi ha salutato la dottoressa Valeria Renaldin (segretario generale della Provincia di Padova), che nei prossimi giorni andrà in pensione.

Aumento contratti: Regioni, UPI e ANCI scrivono ai Ministri Brunetta e Franco

Preoccupazione per l’impatto economico-finanziario sulle Amministrazioni degli oneri necessari per procedere ai rinnovi contrattuali: la hanno espressa i Presidenti della Conferenza delle Regioni, UPI e ANCI –  Massimiliano Fedriga, Michele de Pascale, Antonio Decaro – in una lettera unitaria inviata ai MiniStri della PA, Renato Brunetta e dell’Economia, Daniele Franco.
“Come noto – si legge nella lettera – le leggi di Bilancio degli ultimi anni hanno stanziato le risorse per finanziare i rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021 per le sole amministrazioni centrali, lasciando a carico dei bilanci degli Enti territoriali gli oneri per il rinnovo del contratto nazionale del Comparto delle Funzioni locali.
Tale rinnovo ha un impatto diretto di circa 1,3 miliardi di Euro ed è così suddiviso: a carico di Comuni e Unioni di Comuni per circa 940 milioni, a carico delle Città metropolitane per circa 26 milioni, a carico delle Province per circa 70 milioni e a carico delle Regioni per circa 145 milioni di euro, non compensato da trasferimenti statali.
Peraltro – prosegue il testo – tenuto conto che il triennio contrattuale 2019-2021 è già trascorso, gli arretrati  contrattuali dovranno essere obbligatoriamente e integralmente corrisposti al momento della firma definitiva dell’imminente CCNL.

A ciò si aggiunge quanto stabilito dai commi 604 e 612 dell’ultima legge di Bilancio, relativi rispettivamente al finanziamento dei trattamenti accessori e degli ordinamenti professionali, destinati a pesare sul comparto per ulteriori 130 milioni di Euro, e l’indennità di vacanza contrattuale, che inciderà per altri 90 milioni di Euro, oltre alle risorse per il rinnovo 2022-2024 che dovranno essere accantonate nei bilanci. Deve inoltre tenersi conto del costo per il rinnovo del contratto della dirigenza, triennio 2019-2021.

L’allarme per l’impatto sui bilanci

“Un simile impatto sui bilanci non può essere trascurato- scrivono Fedriga, de Pascale e Decarp –  ed è destinato non solo a tradursi per tutti gli Enti Territoriali in un incremento della rigidità strutturale, ma molto
probabilmente a determinare anche per molti una condizione di deficitarietà, se non di squilibrio finanziario.
Ciò che preoccupa ulteriormente, nell’attuale fase di dispiegamento delle risorse stanziate attraverso il PNRR, è che, tenuto conto delle modalità di calcolo della capacità assunzionale in base alla regola della sostenibilità finanziaria introdotta con il D.L. n. 34/2019, un così forte incremento della spesa del personale implicherà già nel 2022 l’immediata contrazione della possibilità di assumere diverse decine di migliaia di dipendenti, vanificando gli effetti delle norme espansive approvate dal Governo”.

La richiesta

“Ferma l’esigenza di individuare una copertura statale degli oneri contrattuali attraverso appositi trasferimenti, assume oggi dunque massima urgenza la richiesta da noi più volte formulata di neutralizzare gli oneri per i rinnovi contrattuali dal computo della spesa di personale ai fini della determinazione delle facoltà assunzionali, come peraltro già previsto dalla legislazione previgente”.

QUI IL TESTO INTEGRALE Brunetta Franco Rinnovi contrattuali

 

Aumento contratti: Regioni, UPI e ANCI scrivono ai Ministri Brunetta e Franco

Preoccupazione per l’impatto economico-finanziario sulle Amministrazioni degli oneri necessari per procedere ai rinnovi contrattuali: la hanno espressa i Presidenti della Conferenza delle Regioni, UPI e ANCI –  Massimiliano Fedriga, Michele de Pascale, Antonio Decaro – in una lettera unitaria inviata ai MiniStri della PA, Renato Brunetta e dell’Economia, Daniele Franco.
“Come noto – si legge nella lettera – le leggi di Bilancio degli ultimi anni hanno stanziato le risorse per finanziare i rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021 per le sole amministrazioni centrali, lasciando a carico dei bilanci degli Enti territoriali gli oneri per il rinnovo del contratto nazionale del Comparto delle Funzioni locali.
Tale rinnovo ha un impatto diretto di circa 1,3 miliardi di Euro ed è così suddiviso: a carico di Comuni e Unioni di Comuni per circa 940 milioni, a carico delle Città metropolitane per circa 26 milioni, a carico delle Province per circa 70 milioni e a carico delle Regioni per circa 145 milioni di euro, non compensato da trasferimenti statali.
Peraltro – prosegue il testo – tenuto conto che il triennio contrattuale 2019-2021 è già trascorso, gli arretrati  contrattuali dovranno essere obbligatoriamente e integralmente corrisposti al momento della firma definitiva dell’imminente CCNL.

A ciò si aggiunge quanto stabilito dai commi 604 e 612 dell’ultima legge di Bilancio, relativi rispettivamente al finanziamento dei trattamenti accessori e degli ordinamenti professionali, destinati a pesare sul comparto per ulteriori 130 milioni di Euro, e l’indennità di vacanza contrattuale, che inciderà per altri 90 milioni di Euro, oltre alle risorse per il rinnovo 2022-2024 che dovranno essere accantonate nei bilanci. Deve inoltre tenersi conto del costo per il rinnovo del contratto della dirigenza, triennio 2019-2021.

L’allarme per l’impatto sui bilanci

“Un simile impatto sui bilanci non può essere trascurato- scrivono Fedriga, de Pascale e Decarp –  ed è destinato non solo a tradursi per tutti gli Enti Territoriali in un incremento della rigidità strutturale, ma molto
probabilmente a determinare anche per molti una condizione di deficitarietà, se non di squilibrio finanziario.
Ciò che preoccupa ulteriormente, nell’attuale fase di dispiegamento delle risorse stanziate attraverso il PNRR, è che, tenuto conto delle modalità di calcolo della capacità assunzionale in base alla regola della sostenibilità finanziaria introdotta con il D.L. n. 34/2019, un così forte incremento della spesa del personale implicherà già nel 2022 l’immediata contrazione della possibilità di assumere diverse decine di migliaia di dipendenti, vanificando gli effetti delle norme espansive approvate dal Governo”.

La richiesta

“Ferma l’esigenza di individuare una copertura statale degli oneri contrattuali attraverso appositi trasferimenti, assume oggi dunque massima urgenza la richiesta da noi più volte formulata di neutralizzare gli oneri per i rinnovi contrattuali dal computo della spesa di personale ai fini della determinazione delle facoltà assunzionali, come peraltro già previsto dalla legislazione previgente”.

QUI IL TESTO INTEGRALE Brunetta Franco Rinnovi contrattuali

 

Riforma Province: l’UPI Emilia-Romagna scrive alla Ministra Gelmini. Risposte positive dal Governo

«La necessità di garantire un normale funzionamento degli organi, di consolidarne le funzioni fondamentali e di giungere finalmente alla revisione del sistema elettorale, sono tra i motivi che spingono per una urgente revisione, anche in ragione di un rinnovato ruolo strategico che le Province hanno nel rilancio del Paese, grazie ai fondi che il PNRR assegna agli Enti Locali».

E’ la richiesta che il presidente di UPI Emilia-Romagna Gian Domenico Tomei ha rivolto, il 9 febbraio, alla Ministra per gli Affari regionali, onorevole Mariastella Gelmini, sollecitando l’approvazione del disegno di riforma delle Province, attualmente sul tavolo dell’esecutivo.

Nella lettera, inviata nei giorni scorsi al Ministero, Tomei sottolinea quanto «questi mesi di emergenza, abbiano reso evidente il ruolo di “cerniera istituzionale” delle Province nei confronti dei piccoli Comuni verso le Regioni e lo Stato, offrendo supporto e collaborazione attiva in quella logica di “casa dei Comuni” più volte richiamata da Governo e Parlamento» auspicando l’intervento del Governo affinché si possa dare al più presto compimento ad una riforma organica delle Province.

Dal Ministero per gli Affari regionali è arrivata la risposta lo scorso 10 febbraio 2022, in cui la ministra Gelmini afferma che «i molteplici impegni dell’Esecutivo per far fronte da un lato all’emergenza pandemica e ai relativi costi, economici e sociali, dall’altro alle scadenze prefissate per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, non hanno minimamente alterato la determinazione del Governo per una celere predisposizione del disegno di legge di revisione del TUEL» confidando che giungerà presto l’approvazione del disegno di riforma da parte del Consiglio dei Ministri.

La riforma della Province prevede, tra l’altro, la coincidenza della durata del mandato in cinque anni sia per i presidenti che per i Consigli di Province e Città metropolitane e il ripristino della Giunta con assessori in numero variabile da tre a quattro a seconda della popolosità della Provincia.

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