Categoria: Bilanci e Finanza

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Provincia di Tern i, il Presidente Bandecchi annuncia 7 milioni di euro per strade e scuole

Il Presidente Stefano Bandecchi ha annunciato nuovi fondi della Provincia per strade e scuole. Nel corso degli incontri convocati ieri in Provincia, prima con le direzioni scolastiche e poi con i Sindaci, in occasione dell’Assemblea, il Presidente ha reso noto che l’amministrazione può mettere a disposizione complessivamente circa 7 milioni di euro.

“Tali risorse – ha spiegato Bandecchi – serviranno per alcuni lavori importanti nelle scuole e che andranno a risolvere problemi accumulatisi negli anni, e per rifare la pavimentazione stradale in numerosi tratti di strade provinciali che attraversano i territori comunali.

Le risorse per le scuole

Nello specifico, il Presidente, insieme ai dirigenti dell’ente, ha ufficializzato, per gli istituti scolastici superiori, oltre 2 milioni e 150mila euro per completare i dispositivi antincendio, rifare i servizi igienici, intervenire su spazi esterni e interni, rifare alcuni intonaci e altri lavori vari e necessari. “Otre ai 2 milioni disponibili – ha detto Bandecchi – sono in via di definizione altre risorse, per ulteriori 2 milioni”.

Le risorse per la viabilità

Sul settore viabilità, Bandecchi ha reso nota la disponibilità di 4 milioni e 800mila euro, sottolineando che verranno utilizzati in accordo con i Sindaci a seconda delle esigenze sollevate. “Tutte le risorse – ha poi sottolineato il Presidente – provengono dall’avanzo di amministrazione che vogliamo utilizzare per affrontare e risolvere i problemi nei due settori chiave delle scuole e delle strade. Lo facciamo in sintonia sia con i responsabili scolastici che con i Sindaci in un’ottica di collaborazione che serva a risolvere concretamente le problematiche”.

Provincia di Ferrara: dall’assestamento più di 5 milioni di avanzo per manutenzioni e investimenti

Oltre 5 milioni di avanzo di amministrazione per realizzare lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

È il tema della delibera sull’assestamento e la salvaguardia degli equilibri di bilancio, approvata dal Consiglio provinciale con otto voti favorevoli (Garuti, Bertarelli, Canella, D’andrea, Guaraldi, Ionita, Saletti e Tosi) e cinque astensioni (Accorsi, Baldini, Chiappini, Fabbri e Proto).

Interventi, una trentina in totale, in programma tra la fine del 2026 e il 2027.

Gli interventi per la viabilità

Fra le voci principali di spesa, un milione di euro andranno a finanziare nuovi asfalti in tratti di strade provinciali che presentano maggiori caratteri di urgenza.

Al settore viabilità vanno anche 200 mila euro aggiuntivi per rafforzare il servizio di sfalcio erba ai bordi strada, più gli oltre 2 milioni per la sicurezza dei ponti.

In particolare, 350 mila servono per finanziare l’incremento dei costi, a seguito di perizia di variante, per la realizzazione del ponte lungo la SP54 sul Po di Volano.

Altri 500 mila serviranno per il restauro del calcestruzzo del cavalcavia sulla SP8 nel tratto Ferrara-Poggio Renatico, intervento necessario a seguito della segnalazione di distacchi di materiale dall’infrastruttura che attraversa la sottostante linea ferroviaria.

Seicentomila euro saranno destinati per le verifiche di sicurezza sui ponti lungo la SP68 e SP14 nei comuni di Mesola e Riva del Po (300 mila) e per il restauro strutturale e recupero funzionale del ponte sulla Sp66 a San Matteo della Decima (altri 300 mila).

Ancora 200 mila euro serviranno ad adeguare barriere e strutture dei ponti sulle SSPP 15, 54, 58, 16 e 66.

Infine, 380 mila euro vanno a finanziare la procedura di somma urgenza per rimettere in sicurezza il ponte sulla SP15 via del Mare, tra gli abitati di Tresigallo e Massa Fiscaglia.

Gli interventi per le scuole

Altro capitolo di spesa riguarda le scuole.

Oltre ai complessivi 29,5 milioni di cantieri finanziati con fondi Pnrr – quasi tutti giunti alle fasi conclusive della certificazione di ultimazione lavori e taluni a quella successiva del collaudo -, si sono resi necessari alcuni lavori di completamento e funzionalizzazione degli edifici.

È il caso dei montascale agli istituti Cevolani (25 mila) e Taddia (30 mila) di Cento, oppure degli 85 mila per mettere a norma locali e ambienti dell’Ipsia di Portomaggiore (magazzini, laboratori di meccanica, informatica e altre attività didattiche), con lavori di tinteggiatura, sostituzione infissi e messa in sicurezza impianti elettrici.

Completano le azioni sul capitolo scuole anche le palestre, con i 33 mila euro per quella dell’Istituto agrario “F.lli Navarra” (pali e reti protettive per campo da calcio e impianto anti-intrusione) e 15 mila euro per quella dell’ex Itip “Copernico-Carpeggiani” (gronde e pluviali per la raccolta e regimazione delle acque meteoriche).

Gli interventi sul patrimonio immobiliare

Diverse, poi, le voci di spesa per gli edifici che compongono il patrimonio immobiliare della Provincia.

In primo luogo i 300 mila euro per ripristini murari, impianti e pulitura del fondo del fossato del Castello Estense. Tutti interventi propedeutici all’appalto da oltre 12 milioni per la riparazione dei danni causati al monumento simbolo di Ferrara dal sisma del maggio 2012. A questi si aggiungono altri 70 mila euro per risanare il cunicolo che dalla darsena del Po di Volano porta l’acqua nel fossato del Castello, che attualmente presenta un problema di cedimenti in alcuni punti.

Fra gli altri interventi, da citare gli oltre 100 mila euro destinati al palazzo Polo, sede dell’Ufficio scolastico provinciale, per realizzare un ascensore e mettere mano all’impianto di riscaldamento.

In tema di impianti, sono da citare anche gli interventi da realizzare all’Oasi di Canneviè (100 mila) e all’ostello di Gorino (140 mila), entrambi di proprietà della Provincia e in contratto di locazione ai rispettivi concessionari.

A questo capitolo si aggiungono i 100 mila euro per lavori alla centrale termica e alla facciata della caserma dei carabinieri di Argenta.

Il commento del Presidente

“Un impiego importante dell’avanzo come non avveniva da anni – commenta il presidente della Provincia, Daniele Garuti – con il quale intendiamo rispondere a problemi rimasti sospesi nel tempo, alla necessità di lavori complementari ai cantieri nelle scuole finanziati con fondi Pnrr e per mettere in sicurezza strade e ponti”.

 

 

 

PNRR, oltre 52 milioni di investimenti in provincia di Reggio Emilia tra scuole, digitale e infrastrutture

La Provincia fa il punto sugli interventi collegati al Piano: 32,3 milioni sull’edilizia scolastica superiore, 18,6 milioni per la transizione digitale del territorio, 1,45 milioni per i dissesti stradali rimasti a rendicontazione PNRR. Svolte anche 11 gare per conto dei Comuni. Zanni: “Le Province hanno dimostrato di saper trasformare risorse straordinarie in cantieri, servizi e capacità amministrativa. Ora servono regole certe, continuità e una riforma vera”.
La Provincia di Reggio Emilia fa il punto sull’attuazione degli interventi collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza, in relazione agli ambiti di competenza diretta dell’ente e al ruolo di supporto svolto nei confronti del territorio.

Il quadro degli investimenti effettivamente rimasti nel perimetro PNRR supera i 52 milioni di euro, considerando 32.315.134,17 euro per l’edilizia scolastica superiore, 18.633.651,67 euro per i progetti di transizione digitale attivi in provincia di Reggio Emilia e 1.450.000 euro per gli interventi infrastrutturali sui dissesti stradali confluiti a rendicontazione PNRR dopo la rimodulazione nazionale.

Se si considera anche il pacchetto infrastrutturale inizialmente assegnato e poi in parte spostato su altre fonti di finanziamento, il quadro complessivo degli interventi supera i 61 milioni di euro, per un valore complessivo pari a 61.788.785,84 euro.

A questi dati si aggiunge un elemento amministrativo rilevante: la Provincia ha svolto 11 gare per conto dei Comuni, mettendo a disposizione competenze tecniche e amministrative specialistiche a supporto degli enti locali nell’attuazione degli interventi finanziati dal Piano.

Infrastrutture

Sul fronte delle infrastrutture, il quadro iniziale degli interventi collegati al PNRR riguardava 15 opere di ripristino dei dissesti sulle strade provinciali, causati dagli eventi meteorologici di maggio-giugno 2023, per un valore complessivo di 10.840.000 euro.

A seguito della rimodulazione nazionale del Piano, le risorse effettivamente confluite nell’ambito del PNRR riguardano 4 interventi, per un valore complessivo di 1.450.000 euro, mentre gli altri 11 interventi, per 9.390.000 euro, sono stati spostati su altre fonti di finanziamento, in particolare strumenti regionali, sempre in coordinamento con la Struttura commissariale per la ricostruzione.

La rimodulazione nazionale non riguarda un ritardo della Provincia, che aveva già rispettato la scadenza di affidamento dei lavori, ma una diversa allocazione delle fonti di finanziamento decisa nel quadro commissariale e nazionale per alleggerire il carico del PNRR.

La Provincia di Reggio Emilia ha infatti affidato tutti i lavori entro il termine previsto del 30 giugno 2025, rispettando le scadenze fissate. Per i 4 interventi rimasti nel Piano sono stati rispettati e raggiunti i target PNRR e sono in corso le procedure di rendicontazione.

Questo passaggio evidenzia la complessità della fase attuativa del Piano: non solo la realizzazione degli interventi, ma anche la gestione di procedure, piattaforme e regole che nel tempo sono state oggetto di modifiche, richiedendo agli enti locali capacità di adattamento e coordinamento istituzionale.

Digitale

Per quanto riguarda la transizione digitale, la Provincia di Reggio Emilia ha partecipato, per la parte di propria competenza, ai 4 progetti PNRR digitali aperti all’ente, per un valore complessivo di 929.613,01 euro.

Gli interventi sono orientati all’estensione dell’utilizzo delle piattaforme di identità digitale SPID/CIE, al rafforzamento dell’abilitazione al cloud per le pubbliche amministrazioni locali, all’adeguamento alle nuove specifiche tecniche di interoperabilità delle componenti informatiche per la gestione delle pratiche SUAP e allo sviluppo delle capacità nella pianificazione, organizzazione e formazione strategica della forza lavoro.

Accanto ai progetti di propria competenza, la Provincia ha svolto un ruolo di supporto tecnico e istituzionale al territorio, lavorando insieme a Comuni, Unioni, Comune capoluogo, responsabili ICT locali e Dipartimento per la Trasformazione Digitale. L’obiettivo non è stato soltanto aderire ai bandi, ma accompagnare la costruzione di un ecosistema pubblico più semplice, sicuro e accessibile.

Nel complesso, in provincia di Reggio Emilia risultano 124 enti con candidature (tra cui Comuni, Unioni, Provincia, scuole, ASL e altri enti pubblici), pari al 13% dei 954 enti emiliano-romagnoli coinvolti. I progetti attivi sono 463, per un valore complessivo di 18.633.651,67 euro, di cui oltre 14.680.000 euro già liquidati.

Nei 42 Comuni reggiani i progetti attivi sono 333, per un valore di 14.406.625,22 euro.

Il lavoro sul digitale riguarda siti web più chiari, identità digitale, cloud, pagoPA, App IO, notifiche digitali, interoperabilità delle banche dati e punti di facilitazione per accompagnare i cittadini con minori competenze digitali. È una trasformazione che incide sul rapporto quotidiano tra persone e pubblica amministrazione, perché rende i servizi più accessibili e omogenei, dal Comune capoluogo ai territori più piccoli.

Scuole

La parte più rilevante degli investimenti scolastici collegati al PNRR seguiti direttamente dalla Provincia riguarda l’edilizia scolastica superiore, con 36 interventi per un valore complessivo di 32.315.134,17 euro.

Il totale comprende 27.570.145,10 euro di finanziamento PNRR, 2.612.409 euro di cofinanziamento da altri enti o fonti, 657.269,39 euro di cofinanziamento della Provincia e 1.475.310,68 euro di FOI, il Fondo per l’avvio delle opere indifferibili destinato a fronteggiare l’aumento dei costi. Il dato non comprende le risorse da compensazioni, perché non ancora chiuse lato Ministero.

All’interno di questo quadro rientrano 35 interventi sulla Missione 4, Componente 1, Investimento 3.3, per 28.483.934,17 euro, e 1 intervento sulla Missione 4, Componente 1, Investimento 1.3, relativo alla nuova palestra del Motti, per 3.831.200 euro.

La priorità della Provincia è stata quella della sicurezza degli edifici scolastici superiori, con particolare attenzione agli interventi strutturali e antisismici. Accanto a questo lavoro, l’ente sta intervenendo progressivamente anche sul miglioramento della qualità degli spazi, dell’efficientamento e del comfort degli ambienti scolastici.

Gare svolte per conto dei Comuni

Accanto agli interventi di competenza diretta, la Provincia ha svolto anche una funzione di supporto amministrativo per il territorio. In particolare, sono state svolte 11 gare per conto dei Comuni, mettendo a disposizione competenze specialistiche in una fase in cui gli enti locali sono stati chiamati a rispettare tempi particolarmente stringenti.

Il dato evidenzia il ruolo della Provincia non solo come soggetto attuatore, ma anche come ente di area vasta capace di supportare i Comuni nella gestione di procedure complesse. Proprio su questo fronte resta aperto uno dei nodi principali della fase finale del PNRR: i lavori saranno ultimati entro i termini, ma permangono incertezze sulle modalità di rendicontazione, che risultano differenti a seconda del Ministero competente.

La dichiarazione di Zanni

“Il PNRR – dichiara il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni – ha rappresentato una sfida enorme per tutti gli enti locali italiani. I numeri del nostro territorio raccontano però un fatto molto chiaro: la nostra Provincia ha lavorato per trasformare risorse straordinarie in cantieri e servizi reali, infrastrutture digitali e sicurezza a beneficio dei nostri concittadini e delle nostre comunità. Parliamo di oltre 32 milioni di euro sulle scuole superiori, più di 18 milioni di euro di progetti digitali attivi sul territorio provinciale, un pacchetto iniziale di interventi infrastrutturali da oltre 10 milioni di euro sui dissesti stradali, poi rimodulato a livello nazionale, e un’attività amministrativa importante anche a supporto dei Comuni, con 11 gare svolte per loro conto”.

“Questo lavoro – prosegue Zanni – conferma il ruolo ancora decisivo delle Province. In questi anni, nonostante un quadro istituzionale ancora incompiuto e procedure burocratiche spesso complesse, gli enti provinciali hanno dimostrato di avere competenze tecniche, capacità amministrativa e visione territoriale. Scuole, strade, ponti, digitale e supporto ai Comuni non sono materie astratte: sono funzioni che incidono ogni giorno sulla vita delle persone, degli studenti, delle famiglie, delle imprese e degli amministratori locali”.

“C’è però un punto politico che non possiamo ignorare – aggiunge il presidente –. Il PNRR ha dato una spinta straordinaria, ma non può essere considerato la risposta pienamente soddisfacente e definitiva ai fabbisogni dei territori. Sulle scuole, in particolare, dopo la conclusione di questa stagione di investimenti sarà necessaria e urgente una nuova programmazione pluriennale, accompagnata da finanziamenti idonei a realizzarla, perché la sicurezza degli edifici scolastici non può dipendere soltanto da risorse straordinarie e incostanti nel tempo. Lo stesso vale per la manutenzione delle infrastrutture viarie, che richiede continuità, aggiornamento, competenze e risorse stabili”.

“Infine – conclude Zanni – servirebbero maggiore chiarezza e meno burocrazia anche nella fase conclusiva del Piano. Gli enti stanno rispettando i tempi, ma la rendicontazione resta un passaggio complesso, con modalità diverse a seconda dei Ministeri e con procedure che devono essere rese più certe e omogenee. Se vogliamo che il PNRR rappresenti davvero un punto di svolta per l’intero Paese, dobbiamo riconoscere il lavoro svolto dagli enti locali e garantire loro strumenti adeguati fino all’ultimo passaggio e anche oltre. Le Province hanno dimostrato, ancora una volta, di essere enti estremamente utili ed efficienti. Motivo ulteriore per continuare a chiedere a gran voce una riforma vera, risorse stabili e regole più semplici, per servire i nostri concittadini, i nostri territori e le nostre imprese con ancora maggiore efficienza ed efficacia”.

Il PNRR ha cambiato la PA: ora proseguiamo con gli investimenti. Il commento del Presidente Lattuca su Il Sole 24 ore

“Tra poco più di un mese tutte le sette missioni del PNRR dovranno essere completate, le opere pubbliche dovranno essere concluse per passare poi ad ultimare le pratiche di rendicontazione degli investimenti e degli interventi.

Gli Enti locali, Comuni, Province e Città Metropolitane,in questo PNRR hanno agito da protagonisti, dimostrando capacità di programmazione, amministrazione e gestione superiore agli altri comparti dello Stato”.

E’ il commento rilasciato dal Presidente di UPI, Enzo Lattuca, al portale del Sole24Ore “Norme e tributi”,  alla lettura dei dati emersi dalla relazione semestrale della Corte dei Conti sullo stato di attuazione del PNRR da parte degli enti territoriali.

Un nuovo modo di fare amministrazione

“Non è stato facile, soprattutto all’inizio  perché, dobbiamo ricordarlo, tutta la proceduta di messa a terra del Piano è stata un’assoluta novità per l’Italia: le nostre strutture, i nostri uffici, hanno dovuto imparare ad usare strumenti nuovi, come il famigerato ReGIS che tante difficoltà ha creato. Non solo: il PNRR ha costretto la macchina amministrativa nazionale e quella locale a comunicare, a lavorare all’unisono, a risolvere insieme le problematiche che si sono create. Si è dato il via, sul campo, ad un nuovo modello di pubblica amministrazione, più efficiente, più veloce e per questo più performante.

È un sistema che non solo deve proseguire, ma che va valorizzato, perché può rappresentare per l’Italia uno straordinario passo in avanti nell’utilizzo delle risorse europee”.

Il protagonismo di Comuni, Province e CM

“La grande capacità dimostrata da Comuni, Province e Città metropolitane di pieno utilizzo delle risorse assegnate per la realizzazione di opere e investimenti pubblici, deve continuare ad essere alimentata, perché produce ricchezza in termini di sviluppo economico ma soprattutto assicura ai cittadini il godimento di diritti essenziali”.

Le richieste delle Province per il dopo 2026

“Ecco perché, come Province, chiediamo che il 2026 sia la fine del PNRR ma l’inizio di un piano strutturato e pluriennale nazionale di opere pubbliche: grazie al Piano abbiamo investito su 1.700 scuole, ma ne restano almeno altre 6.000 su cui intervenire, così come abbiamo necessità di garantire la massima efficienza e sicurezza degli oltre 100 mila chilometri di strade e di più di 30 mila ponti, viadotti e gallerie.

La prossima Legge di Bilancio sarà molto complicata, data la situazione geopolitica mondiale, ma questo non può essere un alibi per interrompere lo straordinario processo di crescita economica, strutturale e organizzativa che abbiamo avviato con il PNRR”.

Stazioni uniche appaltanti, Province venete seconde in Italia per valore delle gare gestite: oltre 7 miliardi di euro in dieci anni

Le Province del Veneto, insieme alla Città Metropolitana di Venezia, si confermano tra le realtà più solide ed efficienti d’Italia nella gestione delle gare pubbliche attraverso le Stazioni Uniche Appaltanti e le Centrali di Committenza. È quanto emerge dal dossier nazionale “L’evoluzione degli appalti negli ultimi 10 anni nelle Stazioni appaltanti e Centrali di committenza delle Province”, realizzato dall’Unione Province d’Italia (UPI, www.provinceditalia.it ) sulla base dei dati ANAC aggiornati al 31 marzo 2026, e rilanciato dall’Unione Province del Veneto per i risultati ottenuti dagli Enti veneti.

L’analisi evidenzia come il Veneto sia la seconda regione italiana per volume complessivo delle procedure gestite dalle Province nel periodo 2016 – primo trimestre 2026, subito dopo la Lombardia e prima del Lazio, con un importo totale pari a 7,13 miliardi di euro.

Nel dettaglio, le Province venete e la Città Metropolitana di Venezia hanno gestito complessivamente 32.126 procedure CIG e SmartCIG ( contratti d’appalto, accordi quadro e convenzioni, contratti di concessione, servizi e forniture) e 8.169 opere finanziate (dato riferito ai CUP, ovvero ai Codici Unici di Progetto, che in un appalto si riferiscono appunto all’opera che si sta finanziando e che permettono di monitorare dunque la destinazione dei fondi pubblici utilizzati).

Dalla fotografia elaborata da UPI nazionale emerge inoltre che oltre il 69% degli importi gestiti in Veneto riguarda il settore dei servizi, seguito dai lavori pubblici (27,7%) e dalle forniture. Tra le modalità di realizzazione prevalgono i contratti di appalto, che rappresentano oltre il 38% del totale.

A livello territoriale, le realtà provinciali con il maggiore volume di importi gestiti risultano Treviso, Vicenza e Città Metropolitana di Venezia, seguite da Padova, Verona, Belluno e Rovigo, a conferma di una rete amministrativa diffusa e capace di supportare efficacemente i territori.

I dati nazionali

Il dossier nazionale di UPI sottolinea come negli ultimi dieci anni le Province italiane abbiano aumentato in modo significativo il numero e l’ammontare degli appalti gestiti: si è passati da circa 2 miliardi di euro nel 2015 a circa 9,6 miliardi di euro nel 2025. Tra il 2020 e il 2025 il volume degli appalti è addirittura triplicato, anche grazie al ruolo assunto dalle Province nella gestione dei progetti PNRR e nella qualificazione delle stazioni appaltanti.

Secondo il dossier, tutte le 88 Province italiane risultano oggi qualificate a regime nel 2026 e ben 56 Province gestiscono gare non soltanto per sé stesse, ma anche per oltre 2.500 Comuni ed enti convenzionati con le rispettive centrali di committenza.

Particolarmente significativo anche il dato relativo al primo trimestre2026: gli appalti gestiti dalle Province italiane hanno raggiunto 1,8 miliardi di euro, contro gli 0,5 miliardi registrati nel primo trimestre 2017.

Il commento del Presidente UPI Veneto

“La crescita registrata dal sistema delle Province venete – sottolinea il presidente di UPI Veneto, Flavio Pasini  – dimostra la capacità degli enti provinciali di svolgere un ruolo strategico nella gestione degli appalti pubblici e nel supporto ai Comuni, soprattutto in una fase complessa come quella dell’attuazione del PNRR. I dati del Veneto confermano l’efficienza e la competenza tecnica sviluppata dalle nostre strutture amministrative delle Province, che rappresentano oggi un punto di riferimento fondamentale per i territori”.

DFP2026, l’UPI in audizione “Sostenere la crescita con investimenti pubblici: valorizzare le Province”

“La situazione geopolitica drammatica impone al Paese di adottare politiche economiche anticicliche. Per questo un’eventuale richiesta all’Europa di sospensione del patto di stabilità deve essere finalizzata non solo alla tenuta dei conti ma soprattutto al sostegno della spesa sociale e alla programmazione di un piano strutturato di investimenti in opere pubbliche a partire dal 2026 che veda il protagonismo degli enti locali, prime fra tutte le Province”. Lo ha detto il Vicepresidente UPI Angelo Caruso, Presidente della Provincia dell’Aquila, intervenendo in audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera, sul Documento di Finanza Pubblica 2026.

Le performance delle Province sugli investimenti

“Grazie al PNRR dal 2022 al 2025 la spesa per investimenti delle Province è aumentata dell’80%, dimostrando chiaramente le capacità di queste istituzioni di utilizzare a pieno le risorse assegnate. Questa spinta deve proseguire anche dopo il 2026, con programmi mirati sul patrimonio pubblico in gestione delle Province: gli edifici delle scuole secondarie superiori e la rete viaria provinciale – strade, ponti e gallerie. Questi programmi potranno essere finanziati sia con le risorse rese disponibili dal superamento del Patto di stabilità europeo, sia utilizzando i fondi non spesi del PNRR, sia includendo le Province nei programmi di investimento dei fondi di coesione. È evidente poi che eventuali misure mirate a fare fronte agli effetti economici dello shock energetico e del conseguente aumento delle materie prime dovranno prevedere interventi a favore degli enti locali”.

Il fermo no ad ulteriori tagli

“Quanto ad eventuali tagli alla spesa pubblica che il DPF2026 lascia presagire – ha concluso il Presidente Caruso – considerato che per il triennio 2026 – 2028 le manovre passate hanno già assegnato alle Province il versamento un contributo altissimo alla finanza pubblica pari a oltre 2 miliardi, è evidente che nella prossima Legge di Bilancio debba essere escluso qualunque tipo di riduzione alle risorse di parte corrente delle Province, o saranno a rischio i servizi”.

Il documento consegnato alle Commissioni Nota UPI Audizione DFP 2026

 

 

PNRR: le novità per le Province dalla Legge 50/26 “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione”

Nella Gazzetta Ufficiale n. 91 del 20 aprile 2026 è stata pubblicata la legge 20 aprile 2026, n. 50, di conversione del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione”, che entra in vigore oggi.

Questo provvedimento è un passaggio decisivo per il completamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e per il completamento di investimenti strategici che hanno richiesto il massimo impegno da parte di tutte le istituzioni della Repubblica, in vista della scadenza del 31 agosto 2026, che rappresenta il termine ultimo per rendicontare alla Commissione europea tutti i risultati ottenuti.

30 giugno ultimanzione interventi

Nella conversione del decreto, all’articolo 1, comma 1-bis, è stato chiarito che la data di ultimazione degli interventi finanziati con le risorse PNRR è il 30 giugno 2026, anche nel caso in cui convenzioni, contratti di appalto o atti di obbligo prevedevano date di conclusione precedenti.

Redicontazione mensile dgli stati di avanzamento

Resta fermo quanto previsto dal comma 1 dello stesso articolo in merito alla rendicontazione mensile su Regis degli stati di avanzamento dei progetti da parte dei soggetti attuatori.

La nota di lettura UPI

Per una lettura più approfondita delle disposizioni del provvedimento che interessano le Province si allega la Nota di lettura elaborata dagli Uffici dell’UPI, che tiene conto delle novità introdotte nell’iter di conversione del decreto. Nota di lettura UPI DL PNRR

Le Linee Guida PNRR

A seguito dell’approvazione in Parlamento della legge di conversione del DL 19/26, la struttura di missione del PNRR del Governo ha adottato e pubblicato le “linee guida PNRR”, che recano “Indicazioni operative per la conclusione degli interventi e la rendicontazione finale di target e milestone”, con l’obiettivo di supportare i soggetti attuatori nell’ultimo miglio del Piano e di fornire agli stessi indicazioni pratiche, modalità operative e modulistica semplificata per certificare la positiva ultimazione degli interventi ai fini del raggiungimento dei target previsti, tenendo conto che, come prevede il decreto convertito in legge, il termine per l’ultimazione degli interventi è allineato al 30 giugno 2026, al fine di consentire alle amministrazioni titolari di rispettare la data del 31 agosto 2026 per la finalizzazione di tutta la documentazione rilevante ai fini della rendicontazione alla Commissione europea.

Le linee guida confermano che la scadenza del 30 giugno 2026 si intende prevalente rispetto ad ogni altra eventualmente fissata in atti d’obbligo, convenzioni, decreti ministeriali e ogni altro atto.

Le linee guida chiariscono che resta ferma, come previsto dalla normativa vigente, la possibilità di assegnazione all’impresa di un termine perentorio non superiore a 60 giorni per il completamento di lavori residuali e di modesta entità.

Il termine del 30 giugno non riguarda dunque la rendicontazione finanziaria né i collaudi dei progetti.

Il certificato di ultimazione dei lavori

Ai fini dell’attestazione del raggiungimento dei target e del rispetto della scadenza europea, assume rilievo esclusivamente la data di emissione del certificato di ultimazione dei lavori. Alle linee guida sono pertanto allegati il modello di certificato di ultimazione lavori e il modello di regolare esecuzione/fornitura, che devono essere prodotti entro il 30 giugno 2026 e che identificano i contenuti minimi delle suddette certificazioni.

Resta fermo che i soggetti attuatori che abbiano già prodotto e caricato sulla piattaforma Regis un certificato di fine lavori o regolare esecuzione che riporti i contenuti minimi indicati dalle linee guida o che abbiano già effettuato il collaudo dell’intervento e caricato in piattaforma la relativa documentazione non devono procedere alla produzione la documentazione allegata alle linee guida.

Provincia dell’Aquila, ok al rendiconto 2025: oltre 16 milioni di investimenti

Conti in ordine e risultati che si collocano su livelli di primato nazionale: il Consiglio provinciale ha approvato all’unanimità questa mattina il Rendiconto 2025 della Provincia dell’Aquila, che registra oltre 16 milioni di euro di nuovi investimenti e consolida gli equilibri finanziari dell’Ente.

I contenuti

Il documento contabile evidenzia un incremento significativo del patrimonio immobiliare, che supera i 19 milioni di euro, e una crescita del patrimonio mobiliare pari a 844 mila euro, legata principalmente all’acquisizione di mezzi pesanti e attrezzature industriali funzionali alle attività operative dell’ente.

La relazione tecnica è stata illustrata dal dirigente del Settore Ragioneria, Paola Contestabile: “I risultati evidenziano un andamento positivo sia sotto il profilo finanziario sia sotto quello economico-patrimoniale, a conferma della sostenibilità complessiva della gestione”.

Il commento del Presidente della Provincia

L’approvazione del Rendiconto 2025, ha dichiarato il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, “conferma una impostazione di gestione orientata alla solidità dei conti e alla capacità di investimento. Abbiamo inoltre registrato una riduzione della spesa per l’acquisto di beni e servizi per circa un milione di euro: un risultato che va nella direzione dell’economicità della gestione e della razionalizzazione della struttura, elementi indispensabili per garantire nel tempo la sostenibilità finanziaria dell’Ente. L’obiettivo – ha aggiunto Caruso – è strutturare e consolidare un modello gestionale sempre più efficiente, in cui l’equilibrio tra capacità di investimento e controllo della spesa rappresenta il nodo centrale dell’azione amministrativa. I dati del rendiconto evidenziano risultati di assoluto rilievo anche nel confronto nazionale, in una fase in cui molte amministrazioni registrano difficoltà nella gestione dei conti. A questo si aggiunge il rispetto dei tempi, che rappresenta un ulteriore elemento di qualità dell’azione amministrativa”.

Un quadro complessivo che dunque restituisce, come ribadito dal presidente Caruso nel corso della seduta, “l’immagine di una gestione improntata a criteri di efficienza ed efficacia, in grado di coniugare capacità di investimento e tenuta degli equilibri economico-finanziari”.

L’UPI in audizione alla Commissione di vigilanza su CDP “Alleato insostituibile di Regioni Province e Comuni”

“Per il sistema della Pubblica Amministrazione, e in particolare per Province, Regioni e Comuni, la Cassa Depositi e Prestiti rappresenta un alleato insostituibile, sia per gli interventi a sostegno dei bilanci, grazie alle operazioni di rinegoziazione dei mutui che hanno dato in questi anni ossigeno agli enti in difficoltà, sia per la preziosa assistenza nella messa a terra degli investimenti, soprattutto nell’attuazione del Pnrr.”

Lo ha detto il vicepresidente vicario UPI, Flavio Pasini, presidente della provincia di Verona, intervenendo in audizione alla Commissione di vigilanza su Cassa Depositi e Prestiti, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul ruolo della Cassa nel supporto alla pubblica amministrazione con riferimento al Pnrr e alla finanza locale.

CDP e Province per il dopo PNRR

“Cdp – ha detto Pasini – si conferma un soggetto indispensabile per le politiche di sviluppo del Paese, agendo come perno centrale a fronte della crescente diversificazione delle sfide economiche e sociali. Per questo, terminato il Pnrr, occorre consolidare il ruolo di Cdp al fianco di Regioni ed Enti locali nell’ attuazione della nuova programmazione europea 2027-2034, attraverso un coinvolgimento strutturale di Cassa in un sistema integrato con Regioni ed Enti locali che ci consenta di garantire l’efficace messa a terra delle politiche comunitarie e una spesa efficiente delle risorse nel prossimo settennio. Essenziale poi, data la lentezza del sistema degli Enti Locali, è il ruolo di pivot dell’innovazione che CDP deve svolgere mettendo a valore l’esperienza maturata su settori di forte espansione, come l’Intelligenza Artificiale, e sulle nuove tecnologie, per accelerare la digitalizzazione dei processi amministrativi territoriali”.

CDP e Province per gli investimenti

“Per il futuro come Province auspichiamo che per il ruolo di Cassa si evolva oltre il supporto finanziario –  ha concluso il rappresentante di UPI – consolidandosi attraverso un potenziamento delle funzioni di advisory, come l’assistenza tecnica, l’accompagnamento progettuale e il sostegno operativo nella gestione delle risorse, e una sinergia costante che affianchi gli enti locali non solo come fonte di finanziamento, ma come partner strategico di sistema”

Il documento consegnato alla Commissione

Nota UPI indagine commissione vigilanza CDP

Crisi internazionale: la Provincia di Trapani a sostegno dell’economia locale

“La crisi internazionale sta mettendo a serio rischio il nostro sistema economico territoriale. Gli effetti negativi che si registrano in tutto il mondo, qui da noi, rischiano di lasciare un segno profondo e duraturo”.

E’ l’allarme lanciato dal Presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani Salvatore Quinci, sulle conseguenze della crisi internazionale sul sistema economico e produttivo locale.

“Esportazioni bloccate ed aumento dei costi di produzione stanno innescando una pericolosa spirale – sottolinea il Presidente Quinci – colpendo duramente settori e comparti che rappresentano espressioni d’eccellenza della nostra economia. L’Area del Golfo è assolutamente impraticabile perché in piena zona di guerra, con la conseguente chiusura dei porti, che non consente l’arrivo delle merci. Il marmo trapanese sente il peso del conflitto e deve fare i conti con costi aggiuntivi insopportabili nel tentativo di far arrivare la produzione comunque a destinazione, quando possibile. L’aumento del costo dell’energia e dei carburanti – in particolare del gasolio agricolo – può schiantare al suolo la concorrenza della nostra produzione di ortofrutta. Un problema che riguarda chi esporta ma anche chi ha costruito le sue quote di mercato interno e di vendita in Paesi che non sono coinvolti nella guerra. Le nostre aziende si confrontano con la concorrenza sapendo di doverla affrontare da posizioni difficili nel campo della logistica e della distribuzione e finora sono state in grado di farlo perché hanno investito in tecnologia e perché hanno dimostrato di avere capacità imprenditoriali, organizzative e gestionali. Ma questo ulteriore aggravio potrebbe essere fatale rispetto ad una congiuntura economica e finanziaria che non è stata certo favorevole in questi anni”. Per questo, sottolinea Quinci “L’allarme lanciato dalle Organizzazioni di categoria va raccolto in tutta la sua complessità. L’intervento europeo, nazionale e regionale deve essere coordinato con i territori perché le istituzioni locali hanno un contatto diretto con le realtà produttive e con i diversi attori del sistema economico. Il Libero Consorzio Comunale di Trapani intende svolgere il suo ruolo di Ente di Area Vasta condividendo e coordinando ogni azione ed iniziativa che potrà essere di reale sostegno alle dinamiche produttive ed economiche del nostro territorio. Siamo pronti al dialogo ed al confronto per definire una proposta unitaria e per fare sintesi. Il momento è grave e complicato e va governato con senso di responsabilità e con l’impegno di tutti. Dobbiamo fare squadra e partecipare al dibattito pubblico, istituzionale e politico per reagire e superare una crisi che va disinnescata nelle sue tante e troppe variabili indipendenti”.

SUA Provincia di Lecco: i dati del 2025

Anche il 2025 è stato un anno di intensa attività per la Stazione unica appaltante della Provincia di Lecco (Sua.Lecco), centrale di committenza per l’espletamento e la gestione di gare per l’affidamento di lavori, servizi e forniture, a supporto dei Comuni non capoluogo e altri enti previsti dalla normativa.

A fine 2024 il Consiglio provinciale ha approvato un nuovo schema di convenzione adeguato e aggiornato alle modifiche introdotte dal decreto legislativo 209/2024, correttivo del Codice dei contratti; la convenzione per aderire alla Sua, della durata di 5 anni, definisce le modalità di funzionamento della stazione appaltante relativamente all’espletamento e alla gestione di procedure di gara, regolamentando i rapporti con i soggetti aderenti.

Nel nuovo schema di convenzione è stata estesa la possibilità di adesione non solo ai Comuni appartenenti alla Provincia di Lecco, ma anche ai Comuni di altre Province e ai soggetti pubblici e privati che non abbiano ottenuto la qualificazione ai sensi dell’articolo 63 del Codice, nonché ai Parchi, Comunità Montane, Consorzi, Aziende speciali, Prefetture-Utg e altri enti a partecipazione pubblica.

Gli enti aderenti

Tra gli enti a oggi aderenti, in totale 75, oltre alla maggior parte dei Comuni già convenzionati con la precedente convenzione e le Comunità Montane del territorio, si sono aggiunti Arpa Lombardia, l’Azienda ospedaliera di Lecco Asst, l’Inaf – Osservatorio astronomico di Brera e il Comune di Erba appartenente alla provincia di Como.

I numeri dell gare

Nel 2025 la Sua.Lecco ha bandito e appaltato 161 gare, di cui 111 per i Comuni aderenti e 50 riferite ad appalti della Provincia di Lecco, così suddivise: 78 per lavori, 58 per servizi, 18 per forniture, 7 per concessioni/project financing, con un volume complessivo di oltre 64 milioni di euro.

Tra queste procedure alcune sono state finanziate dai fondi provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienzaPnrr.

 Il commento della Presidente della Provincia

“Anche nel 2025 il servizio di Stazione unica appaltante ha permesso di raggiungere risultati significativi, tra cui una maggiore professionalità, un’azione amministrativa più snella e tempestiva, una progressiva semplificazione degli adempimenti e delle procedure, un’ottimizzazione delle risorse umane, finanziarie e strumentali dei vari enti – commentano la Presidente Alessandra Hofmann e il Consigliere provinciale delegato ai Rapporti con i Comuni convenzionati Alessandro Negri – La Provincia di Lecco, nel suo ruolo di Casa dei Comuni, crede fortemente in questo strumento efficace per aumentare l’efficacia e l’efficienza delle attività di realizzazione dei lavori e di approvvigionamento di beni e servizi, per consentire un’azione più efficace di monitoraggio, controllo e prevenzione rispetto a possibili interferenze criminose”.

LEP, Gandolfi “Pieno coinvolgimento delle Province nell’attuazione della delega”

La determinazione dei LEP dovrebbe essere realizzata attraverso una procedura approfondita e organica, da svolgersi in tempi adeguati, preceduta preliminarmente dall’individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane e accompagnata dalla quantificazione delle risorse necessarie così da non compromettere in alcun modo l’erogazione dei servizi essenziali su tutto il territorio”.

Lo ha detto il Presidente di UPI, Pasquale Gandolfi, intervenendo in audizione alla Commissione Affari costituzionali del Senato sul disegno di legge delega per la determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni.

“Comprendiamo le intenzioni del Governo – ha detto Gandolfi – per cui questo disegno di legge è funzionale a riprendere il percorso di attuazione della riforma dell’autonomia regionale, recependo le indicazioni della Corte Costituzionale. Tuttavia, la nostra preoccupazione è che la tempistica stringente prevista per la determinazione dei LEP e la mancanza della quantificazione delle risorse necessarie, rischi di portare a individuare livelli essenziali di prestazione minimi, accentuando così i divari territoriali già oggi esistenti nel Paese”.

“Per questo – ha aggiunto Gandolfi – come UPI riteniamo essenziale la previsione di ulteriori garanzie, anche attraverso il pieno coinvolgimento delle autonomie territoriali in tutto il percorso di definizione dei decreti attuativi del disegno di legge delega, prevedendo nell’ambito della Conferenza unificata, la costituzione di una sede di raccordo istituzionale strutturata, che possa accompagnare tutto il percorso di attuazione della delega e di monitoraggio dell’impatto dei LEP determinati su tutte le istituzioni della Repubblica.

Resta per le Province essenziale e urgente – ha poi concluso il Presidente di UPI – procedere con all’attuazione del federalismo fiscale, prevedendo un nuovo sistema di autonomia finanziaria e tributarie per tutti gli enti territoriali, e che sia finalmente ripreso e portato all’approvazione del Consiglio dei ministri e all’esame del Parlamento il disegno di legge di revisione del TUEL”.

Il documento UPI

Nota UPI Audizione delega LEP

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