Categoria: Istituzioni e Riforme

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Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Presidente della Provincia di Perugia e dell’Upi regionale, Marco Vinicio Guasticchi

La sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la riforma delle Province restituisce dignità e ruolo ad enti di diretta espressione dei cittadini che non si possono cancellare a colpi di decreti.

Ora bisognerà aprire un serio dibattito sul riordino istituzionale complessivo di questi enti che rappresentano l’1,35 per cento dei costi dello Srato”. Lo ha scritto in tre tweet il presidente della Provincia di Perugia e Upi regionale Marco Vinicio Guasticchi. “Un sentito ringraziamento al lavoro svolto dai presidenti Upi nazionale Giuseppe Castiglione e Antonio Saitta e da tutta la struttura dell’Upi nazionale nell’affermazione di dati e dossier che testimoniano il ruolo fondamentali di enti che svolgono servizi pubblici di primaria importanza per i cittadini.”

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Presidente della Provincia di Sondrio e dell’Upi regionale, Massimo Sertori

 “La Corte Costituzionale ha confermato quanto UPL (Unione Province Lombarde) ha sempre sostenuto, ovvero che la riforma del sistema istituzionale non è materia che si possa disciplinare con lo strumento della decretazione urgente”. Commenta così Massimo Sertori, Presidente dell’Unione Province Lombarde e della Provincia di Sondrio, la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel decreto Salva Italia e il loro riordino. “Le Province lombarde – ribadisce Sertori – sono pronte e disponibili allo studio di una riforma seria, corretta nella procedura, che riguardi tutti i livelli istituzionali e che non risponda a facili demagogie ma solo al reale interesse dei cittadini. Una riforma di sostanza e non di facciata, per un’autentica efficientazione del sistema ed un effettivo risparmio per i cittadini. Perché queste condizioni si attuino è fondamentale un confronto a partire dai territori e dalle loro istanze, per una riforma condivisa a tutti livelli”. “Alla luce di questa sentenza – conclude Sertori – urge un incontro con il Governo, che auspichiamo si possa concretizzare già nelle prossime ore”.
INTANTO DOMANI, ALLE ORE 11.30, PRESSO LA SEDE DELLA PROVINCIA DI MILANO (PALAZZO ISIMBARDI, VIA VIVAIO 1) CI SARA’ LA CONFERENZA STAMPA DI UPL CON DATI E APPROFONDIMENTI SUL TEMA.

 

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Presidente della Provincia di Verbano C.O. e dell’Upi regionale, Massimo Nobili

“Da tempo atteso, a lungo rinviato e finalmente giunto il parere della Corte Costituzionale che suffraga ciò che fin dall’inizio avevamo sostenuto a livello di UPP e UPI, – dichiara il Presidente dell’Unione Province Piemontesi, componente dell’ufficio di presidenza dell’Unione Province Italiane e Presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola Massimo Nobili – ovvero che una seria e utile riforma delle autonomie locali non può avere come base il colpo di spugna deciso con il decreto Salva Italia del Governo Monti, che prima ha svuotato le Province di funzioni, poi le ha dissanguate di risorse e, ancora, cercando di nascondere la prevaricazione dietro la parola ‘riordino’, ha posto come criteri di una riforma, sbrigativa e unilaterale, i soli parametri numerici degli abitanti e dell’estensione territoriale”.

“L’illegittimità costituzionale dichiarata dalla Consulta dell’articolo 23 del decreto legge Salva Italia, che tra l’altro declassa le Province, previste come ente elettivo dalla Costituzione, a ente di secondo grado con una fisionomia assimilabile alle unioni di Comuni, e del decreto 95 (dell’ottobre 2012, sempre a firma del Governo Monti) non viene salutata quale salvaguardia dello ‘status quo’, che nessuno vuole e ricerca – continua Nobili – ma come un richiamo alla necessità di riforme organiche ed efficaci. La ‘palla’ torna al centro non per fare melina, bensì per dare corso a una riforma strutturale e armonica dell’architettura istituzionale del Paese, a cui non ci sottraiamo, ma anzi vogliamo sostenere: la conferma è nella proposta di legge d’iniziativa popolare che come UPI stiamo avviando”.

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Vicepresidente dell’Upi, Enrico Di Giuseppantonio

Nel pomeriggio, sciolta la riserva in camera di consiglio, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma e del riordino delle Province previsti nel decreto Salva-Italia.

Il Vecepresidente UPI nonché Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio,  dichiara: “ Era impensabile modificare l’assetto istituzionale con un decreto-legge, così come ha evidenziato la stessa Consulta. Il decreto è un atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, le riforme si fanno in Parlamento – continua Di Giuseppantonio – ripartendo dall’esame del Codice delle Autonomie Locali che punti a ridisegnare la struttura degli enti territoriali, ne consideri funzioni e competenze con l’obiettivo di semplificarne l’assetto, puntando esclusivamente all’efficienza del sistema e alla rappresentatività sul territorio. Ora bisogna girare pagina.  La Consulta ha ricondotto la sorte delle Province nelle maglie della Costituzione e noi siamo pronti a discutere con serenità per fare riforme serie”.

 

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Commissario Straordinario della Provincia di Benevento, Alfonso Cimitile

Cara Corte Costituzionale, meno male che tu ci sei! Grazie.

E la vittoria della ragione e della democrazia sulla macelleria politica ed istituzionale di classi governative inadeguate, non soli incapaci e sprovvedute, ma anche arroganti, piratesche ed avventuriere. E la vittoria dei Riformisti veri e seri sui demagoghi e sulle logiche del gattopardo, perch un riformista vero sa che lindispensabile cambiamento deve essere effettuato nel rispetto dei processi democratici e delle condivise e comuni regole costituzionali; quelli che pensano di poterne fare a meno, di poterle con leggerezza aggirare o violarle, non solo non sono riformisti ma sono i peggiori nemici delle riforme. E la sconfitta degli arroganti, delle lobby demagogiche, delle jacquerie mediatiche, della casta che voleva far finta di cancellare le province, lanello meno colpevole ma pi debole della catena, per salvare tutto il resto mantenendo e nascondendo tutto ci che non funziona nelle altre istituzioni dello stato a cominciare dalle regioni e dagli organi centrali dello stato. Viva la democrazia, viva la Costituzione, viva lItalia delle autonomie locali, viva lItalia che vuole Riforme vere. Ora si vada avanti con un serio processo di riforma istituzionale che parta dalle funzioni e dalle cose che gli organi dello stato tutti ( centrali e locali) debbono fare. Solo in tale quadro sar possibile ragionare sul ruolo e lassetto degli organismi di governo intermedio e di area vasta come le Province. 

Province, Saitta “Inaccettabile DDL Costituzionale solo su Province”.

“La sentenza della Corte Costituzionale restituisce dignità ad una istituzione e a tutti coloro che in questa istituzione ogni giorno lavorano per garantire servizi e diritti ai cittadini. In un Paese normale, dopo questa sentenza, si dovrebbero abbandonare tutti i toni demagogici e qualunquisti che hanno caratterizzato fino ad oggi il dibattito sulle Province. Invece continuiamo a dovere sentire dichiarazioni di questo tono da uomini di  Stato, che conoscono la pubblica amministrazione”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la notizia di un imminente disegno di legge costituzionale solo sulle Province. “Se sceglie questa strada – sottolinea Saitta – il Governo dimostra che ancora una volta non si ha alcuna intenzione di riformare davvero il Paese, ma che si cerca solo un capro espiatorio per zittire i cittadini che chiedono, giustamente, un cambiamento profondo. Questo annuncio della definizione di un disegno di legge costituzionale solo sulle Province è gravissimo, una risposta rabbiosa contro un giudizio tecnico della Corte che non ha salvato le Province, ma ha dichiarato incostituzionali norme che lo erano palesemente e a detta di tutti. Adesso, invece di invertire la rotta e di riprendere una dialettica seria, serrata, all’insegna della collaborazione e la cooperazione tra tutte le istituzioni per definire una vera riforma di tutte le istituzioni, dal Parlamento alle Regioni alle Province ai Comuni, il Governo torna a proporre l’ennesimo provvedimento buono solo per conquistarsi le pagine dei giornali. E il dimezzamento dei parlamentari  quando si farà? E quando si rivedranno gli sprechi causati dal sovrapporsi delle competenze tra Stato e Regioni che hanno fatto lievitare la spesa pubblica in questi 10 anni?  Non servono interventi contro le istituzioni del Paese – conclude Saitta –  servono norme capaci di rilanciare e migliorare proprio quelle istituzioni. Da un Governo politico ci aspettiamo questo”.  

CITTA’ METROPOLITANA, LA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VENEZIA, ZACCARIOTTO: “NORME CERTE, DEFINIRE LE FUNZIONI, NOMINA AD ELEZIONE DIRETTA”

Prima commissione consiliare (Affari istituzionali e generali, rapporto con gli enti locali e Regioni, associazioni istituzionali) a Ca’ Corner sede della Provincia, presieduta dal consigliere Beniamino Boscolo Capon, sulla proposta di legge dell’Anci (l’associazione dei Comuni italiani) “Disposizioni urgenti in materia di istituzione delle città metropolitane, composizione del Consiglio metropolitano e modalità di elezione del sindaco e del Consiglio metropolitano”. Presente il direttore generale Giuseppe Panassidi, che ha tracciato un quadro della situazione ad oggi, e illustrato il percorso normativo che riguarda il futuro delle Province e la nascita delle città metropolitane, con l’esame delle ultime proposte dell’Upi (Unione delle Province italiane).

 

Direttore Panassidi: «La situazione resta attualmente non definita. Il 2 luglio è una data importante, perché è prevista la pronuncia della Corte costituzionale sulla legittimità delle norme di riordino delle Province. E’ difficile dire ciò che succederà, ma di fatto da oggi bisognerà distinguere tra riordino delle Province e istituzione delle Città metropolitane, finora oggetto della medesima proposta di riforma. Per il riordino delle Province è stata intrapresa finalmente la strada della riforma Costituzionale, con una commissione di esperti costituzionalisti nominati lo scorso 6 giugno, con tempi previsti di 18 mesi di lavorò, – si andrà dunque ad ottobre 2014, salvo poi la possibilità di un referendum. Infine c’è la previsione di commissariare le 64 Province in scadenza di mandato, che si andrebbero ad aggiungere alle 23 già commissariate. Per l’istituzione delle Città metropolitane ci sono alcune proposte sia dell’unione delle Province che dell’associazione dei Comuni. Al momento la data è quella del 31 dicembre, quando decadrebbe la Provincia. Nella fase di approvazione del nuovo statuto il governo della città metropolitana, secondo la proposta dell’Anci, sarebbe in capo al sindaco del comune capoluogo. L’Upi a sua volta vuole presentare una proposta di riforma costituzionale, sostenendo con forza a livello nazionale il peso e l‘utilità dell’ente provinciale, che non può essere soppresso. Molte le aree grigie che dovranno essere chiarite, dalle modalità di elezione del sindaco metropolitano, il numero dei consiglieri, che nella proposta Anci salirebbe a 18, il passaggio del patrimonio e la questione delle risorse».

 

Consigliere Pietro Bortoluzzi (Pdl): «La tempistica indicata nella proposta Anci mi sembra molto stretta, c’è ancora molto da definire, resta anche la questione dell’emolumento del sindaco della città metropolitana e dei Consiglieri, e poi le modalità di elezione del sindaco, tenendo conto che si tratta di un ente previsto dalla Costituzione».

 

Consigliere Lionello Pellizzer (Pd): «La proposta dell’Anci non si pone, fra l’altro, il problema dei confini geografici che resta una questione importante e aperta, né il problema delle risorse e del personale».

 

Consigliere Diego Cagnato (Lega): «La situazione generale resta ancora molto confusa. La commissione provinciale sulla città metropolitana è stata spesso oggetto di critiche per non aver prodotto molto, ma di definito ad oggi c’è il nulla». 

 

La Presidente Francesca Zaccariotto, che è stata invitata dalla Commissione a partecipare alla prossima seduta per relazionare su quanto emerso durante il convegno in Regione Emilia Romagna di giovedì scorso, ha commentato: «Ritengo vadano definite tre questioni importanti prima di far partire la città metropolitana, a fronte di un quadro normativo certo. La prima riguarda la definizione delle funzioni, dei contenuti di cui dovrà occuparsi la città metropolitana. La seconda attiene ai confini geografici, che dovranno andare oltre quelli dell’attuale provincia, e dovrebbero integrare e rappresentare territori e comuni con interessi e bisogni simili per trasporti, infrastrutture, servizi, potenzialità di sviluppo economico. Terza, la rappresentanza, la governance su cui si è già espresso il Consiglio provinciale, ad elezione diretta.

Perché quando si amministra un territorio, un ente locale, un conto è essere stati eletti dal popolo, un altro è l’essere stati nominati dalle segreterie di partito».

Riforme, Saitta “Rappresentanze di Regioni, Province e Comuni nel Comitato parlamentare”

“Il processo di riforma del Titolo V deve essere partecipato, e non subito, da tutte le istituzioni del Paese presenti nella Costituzione. Regioni, Province e Comuni, enti costitutivi della Repubblica, devono essere rappresentati nel Comitato parlamentare per le riforme istituzionali”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, annunciando l’invio di una lettera al Presidente del Senato, Pietro Grasso, alla Presidente della Commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro e ai Capigruppo del Senato,  nella quale si chiederanno modifiche al Disegno di legge sulle procedure di riforma approvato dal Governo e ora all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato.

“Stiamo parlando di un processo – afferma Saitta – che mira a riorganizzare l’intero sistema istituzionale del Paese, ridefinendo funzioni e ruoli non solo del Parlamento, ma anche e soprattutto di Regioni, Province e Comuni. E’ impensabile che non ci sia una rappresentanza di queste istituzioni, che sono la voce dei territori e rappresentano le comunità locali,  negli organismi chiamati ad affrontare un simile compito. Siamo certi – conclude Saitta – di potere dare un contributo fattivo ai lavori, e che la partecipazione delle Autonomie sarà una risorsa importante per contribuire alla definizione di riforme di reale impatto anche sul territorio.”.  

Riforma Province: l’Upi incontra i parlamentari firmatari del manifesto delle Province

Hanno risposto tutti gli oltre 80 parlamentari che avevano sottoscritto il manifesto dell’Upi per la XVII legislatura, e si sono riuniti oggi a Roma in un incontro con l’Ufficio di Presidenza Upi e i Presidenti delle Upi Regionali per discutere delle riforme istituzionali in vista dell’avvio dei lavori parlamentari sui disegni di legge costituzionale.

“Un incontro – sottolinea il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – che è il punto d’avvio di un lavoro comune con i deputati e i senatori che hanno deciso di affrontare il tema delle riforme istituzionali partendo dai dati reali e di dare peso a merito e sostanza piuttosto che farsi trascinare dall’onda della propaganda. Tanto che – annuncia Saitta –  i parlamentari che sono intervenuti oggi hanno deciso di istituire un intergruppo che si occuperà di seguire la riforma delle Province e delle istituzioni”.

Agli oltre 80 senatori e deputati che sono intervenuti all’incontro l’Upi ha consegnato un Dossier sulla riforma delle istituzioni che affronta i nodi della spesa pubblica.

“Quando si parla di riformare le istituzioni – ha detto il Presidente dell’Upi – si tende a trascurare dati importanti. Le Province sono l’1,26% della spesa totale, contro il 20% delle Regioni e il restante che è in capo alla spesa centrale. Così come ci si dimentica dei 3127 enti strumentali, agenzie, Ato, Bacini Imbriferi Montani,  che nel 2012 sono costati ai cittadini più di 7,4 miliardi di euro. Nessuno si interroga sul perché le Regioni Ordinarie costino  404 euro l’anno a cittadino, mentre quelle a Statuto speciale arrivino ad oltre 4 mila euro l’anno pro capite. Eppure questi dati sono pubblici. Ci chiediamo se chi continua a sostenere che bisogna cancellare il costo degli organi istituzionali delle Province sappia che questo è di 1,77 euro l’anno a cittadino, contro gli oltre 14 euro l’anno delle Regioni. Per questo, per portare sul tavolo i dati reali cui pochi sembrano volersi interessare, abbiamo deciso di continuare a realizzare Dossier che invieremo regolarmente a tutto il parlamento, ai partiti, al Governo. Riformare le istituzioni per ridurre la spesa è indispensabile, ma per fare una operazione che porti risultati veri, bisognerebbe prima indagare il motivo per cui, a dieci anni dall’attuazione del Titolo V la spesa delle Regioni è cresciuta di 40 miliardi e quella dello Stato, piuttosto che diminuire, è cresciuta di 100 miliardi. E’ in queste cifre, e nel federalismo mancato che non ha spostato su Province e Comuni funzioni e risorse– conclude Saitta – che stanno gli sprechi”.

 

In allegato, il Dossier consegnato ai Deputati e ai Senatori intervenuti. 

 

Documenti allegati:

Riforme, Province: Saitta “Un ddl costituzionale solo per abolire le Province?

“Se fossero vere le notizie apparse sulla stampa secondo cui si starebbe pensando ad un Disegno di Legge costituzionale solo per l’abolizione delle Province, rimandando invece ai prossimi 18 mesi il taglio del numero dei parlamentari, la nascita del Senato delle autonomie, è segno che allora il Governo ha già deciso che di questo non vuole fare nulla.  Le discussioni sulla convenzione, sul comitato dei saggi, sulle mozioni, sarebbero solo un teatrino allestito tanto per contentare il pubblico”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando notizie stampa che informano della decisione del Governo di  presentare un disegno di legge costituzionale esclusivamente sull’abolizione delle Province

“Sarebbe come dire – aggiunge Saitta – che il taglio dei parlamentari, la nascita del Senato delle autonomie, la ridefinizione delle competenze tra Stato e Regioni che ha prodotto l’aumento dello spesa pubblica, in realtà sono solo annunci ma che nulla di tutto questo si vuole realmente fare. L’ennesimo segnale del solito trasformismo all’italiana : cambiare tutto per non cambiare nulla. Quando invece una riforma è  indispensabile. Bisogna chiarire le funzioni di tutte le istituzioni, per tagliare spese e burocrazie inutili; bisogna ridurre il numero dei parlamentari e istituire il Senato delle autonomie, per accelerare i processi di definizione delle leggi; bisogna tagliare la miriade di enti strumentali, quelli sì, davvero inutili, e accorpare gli uffici periferici dello Stato, che ci costano in soldi e burocrazia. Bisogna, certo, riformare le Province, definendo con chiarezza le competenze che spettano ad un ente intermedio che serve in Italia come accade in tutta Europa per governare l’area vasta, semplificando il sistema istituzionale e mirando le risorse sui servizi essenziali che erogano ai cittadini. Ma se invece di tutto questo si sceglie di dare in pasto all’opinione pubblica l’abolizione delle Province, vuol dire che l’intenzione è, ancora una volta¸ solo quella di nascondersi dietro a un dito”.

Riforme Pa, Saitta al Ministro D’Alia

“Ha ragione il Ministro D’Alia quando dice che in questi 10 anni l’attuazione del Titolo V non ha portato risparmi ma aumento della spesa pubblica. Ma andrebbe sottolineato che a crescere è stata la spesa centrale e quella delle Regioni, che è esplosa. Province e Comuni hanno subito tagli pesantissimi e sono stati chiamati ad arginare l’esplosione della spesa centrale e regionale e il decentramento delle funzioni a livello degli enti locali ha funzionato eccome. Ma i Governi e i partiti si accaniscono contro le Province, che funzionano,  e non osano riformare le Regioni e gli uffici dello Stato, che hanno spese fuori controllo ”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando le dichiarazioni del Ministro della Pubblica Amministrazione Gianpiero D’Alia che ha parlato di fallimento del federalismo e di nuova burocrazia.

“Dal 2001 ad oggi – sottolinea Saitta – la spesa delle Regioni è cresciuta di oltre 40 miliardi e quella dello Stato centrale è cresciuta di oltre 100 miliardi: è evidente che qualcosa non ha funzionato. Nel frattempo i bilanci di Province e Comuni sono stati falcidiati di finanziaria in finanziaria, e solo dal 2011 ad oggi alle Province sono stati tagliati il 25% delle risorse destinati a garantire servizi essenziali. Nel frattempo abbiamo assistito all’esplosione della nascita degli enti e delle Agenzie regionali, che esercitano funzioni tipiche degli enti locali e ci costano oltre 2,5 miliardi di euro solo in consigli di amministrazione. Le disfunzioni del titolo V sono queste: uno Stato che ha costellato i territori di centinaia di uffici periferici, dispersi in decine di sedi, dove la burocrazia si moltiplica, e Regioni che invece di occuparsi esclusivamente di legiferare, come dovrebbero per Costituzione, hanno deciso di amministrare attraverso miriadi di società partecipate ed enti strumentali. Ma siccome l’intenzione non è quella di riformare davvero il Paese dando un assetto istituzionale moderno e pari a quello degli altri partners europei anche all’Italia, ma di tacitare l’opinione pubblica, si continua a fare passare l’abolizione delle Province, che rappresentano l’1,3% della spesa pubblica, come la soluzione di tutti i mali. Le Regioni, che invece sono il 20% della spesa,  non si toccano; non si definiscono una volta per tutte  le competenze di ciascuna istituzione;  lo Stato non dimagrisce. L’abolizione delle Province sarà uno slogan facile da dare in pasto ai cittadini – conclude Saitta –  poi però qualcuno dovrà spiegare come mai il giorno dopo la spesa pubblica del Paese non solo non diminuirà, ma aumenterà”. 

Pieno sostegno e solidarietà dell’Upi al Presidente della Provincia di Ravenna Casadio

“Ho chiamato il Presidente Casadio per esprimere a nome di tutte le Province italiane la nostra vicinanza e la piena solidarietà a lui e alla sua famiglia per l’atto di inqualificabile violenza di cui sono stati vittima. Il Presidente Casadio è, ovviamente, molto preoccupato per la sua famiglia e avvilito, ma deciso a non lasciarsi intimidire”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando il gravissimo atto terroristico subito questa notte dal Presidente della Provincia di Ravenna, Claudio Casadio.  “Un attacco intimidatorio – sottolinea Saitta –  contro un uomo delle istituzioni, che respingiamo con la forza e il coraggio che ci viene dalla nostra missione al servizio dei cittadini e della Repubblica. Ci stringiamo tutti attorno al Presidente e alla sua famiglia – conclude Saitta –  sicuri che la giustizia e le forze dell’ordine sapranno fare luce e individuare i colpevoli di questo pesante attentato, ma sia chiaro che le istituzioni democratiche del Paese non permetteranno a nessuno di farsi intimidire”.

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