Categoria: Istituzioni e Riforme

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LA CORTE COSTITUZIONALE BOCCIA I DECRETI LEGGE SULLE PROVINCE

“La sentenza della Corte Costituzionale conferma che le riforme delle istituzioni costitutive della Repubblica non possono essere fatte per decreto legge. Nessuna motivazione economica era giustificata e quindi la decretazione d’urgenza non poteva essere la strada legittima” E’ il primo commento del Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, sulla sentenza della Consulta che oggi ha giudicato incostituzionali le norme del decreto salva Italia e della spending review sulle Province. “Per riformare il Paese si deve agire con il pieno concerto di tutte le istituzioni, rispettando il dettato costituzionale. Non si possono sospendere elezioni democratiche di organi costituzionali con decreto legge. Non si puo’ pensare di utilizzare motivazioni economiche, del tutto inconsistenti, per mettere mani su pezzi del sistema istituzionale del Paese”. 

LA CONSULTA BOCCIA I DECRETI SULLE PROVINCE

Riforma e riordino delle Province

 

            La Corte costituzionale nell’odierna camera di consiglio ha dichiarato l’illegittimità costituzionale:

–          dell’art. 23, commi 4, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 20 bis del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214;

–          degli artt. 17 e 18 del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135

per violazione dell’art. 77 Cost., in relazione agli artt. 117, 2° comma lett. p) e 133, 1° comma Cost., in quanto il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio.

 

 

Documenti allegati:

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Presidente della Provincia di Perugia e dell’Upi regionale, Marco Vinicio Guasticchi

La sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la riforma delle Province restituisce dignità e ruolo ad enti di diretta espressione dei cittadini che non si possono cancellare a colpi di decreti.

Ora bisognerà aprire un serio dibattito sul riordino istituzionale complessivo di questi enti che rappresentano l’1,35 per cento dei costi dello Srato”. Lo ha scritto in tre tweet il presidente della Provincia di Perugia e Upi regionale Marco Vinicio Guasticchi. “Un sentito ringraziamento al lavoro svolto dai presidenti Upi nazionale Giuseppe Castiglione e Antonio Saitta e da tutta la struttura dell’Upi nazionale nell’affermazione di dati e dossier che testimoniano il ruolo fondamentali di enti che svolgono servizi pubblici di primaria importanza per i cittadini.”

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Presidente della Provincia di Sondrio e dell’Upi regionale, Massimo Sertori

 “La Corte Costituzionale ha confermato quanto UPL (Unione Province Lombarde) ha sempre sostenuto, ovvero che la riforma del sistema istituzionale non è materia che si possa disciplinare con lo strumento della decretazione urgente”. Commenta così Massimo Sertori, Presidente dell’Unione Province Lombarde e della Provincia di Sondrio, la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel decreto Salva Italia e il loro riordino. “Le Province lombarde – ribadisce Sertori – sono pronte e disponibili allo studio di una riforma seria, corretta nella procedura, che riguardi tutti i livelli istituzionali e che non risponda a facili demagogie ma solo al reale interesse dei cittadini. Una riforma di sostanza e non di facciata, per un’autentica efficientazione del sistema ed un effettivo risparmio per i cittadini. Perché queste condizioni si attuino è fondamentale un confronto a partire dai territori e dalle loro istanze, per una riforma condivisa a tutti livelli”. “Alla luce di questa sentenza – conclude Sertori – urge un incontro con il Governo, che auspichiamo si possa concretizzare già nelle prossime ore”.
INTANTO DOMANI, ALLE ORE 11.30, PRESSO LA SEDE DELLA PROVINCIA DI MILANO (PALAZZO ISIMBARDI, VIA VIVAIO 1) CI SARA’ LA CONFERENZA STAMPA DI UPL CON DATI E APPROFONDIMENTI SUL TEMA.

 

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Presidente della Provincia di Verbano C.O. e dell’Upi regionale, Massimo Nobili

“Da tempo atteso, a lungo rinviato e finalmente giunto il parere della Corte Costituzionale che suffraga ciò che fin dall’inizio avevamo sostenuto a livello di UPP e UPI, – dichiara il Presidente dell’Unione Province Piemontesi, componente dell’ufficio di presidenza dell’Unione Province Italiane e Presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola Massimo Nobili – ovvero che una seria e utile riforma delle autonomie locali non può avere come base il colpo di spugna deciso con il decreto Salva Italia del Governo Monti, che prima ha svuotato le Province di funzioni, poi le ha dissanguate di risorse e, ancora, cercando di nascondere la prevaricazione dietro la parola ‘riordino’, ha posto come criteri di una riforma, sbrigativa e unilaterale, i soli parametri numerici degli abitanti e dell’estensione territoriale”.

“L’illegittimità costituzionale dichiarata dalla Consulta dell’articolo 23 del decreto legge Salva Italia, che tra l’altro declassa le Province, previste come ente elettivo dalla Costituzione, a ente di secondo grado con una fisionomia assimilabile alle unioni di Comuni, e del decreto 95 (dell’ottobre 2012, sempre a firma del Governo Monti) non viene salutata quale salvaguardia dello ‘status quo’, che nessuno vuole e ricerca – continua Nobili – ma come un richiamo alla necessità di riforme organiche ed efficaci. La ‘palla’ torna al centro non per fare melina, bensì per dare corso a una riforma strutturale e armonica dell’architettura istituzionale del Paese, a cui non ci sottraiamo, ma anzi vogliamo sostenere: la conferma è nella proposta di legge d’iniziativa popolare che come UPI stiamo avviando”.

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Vicepresidente dell’Upi, Enrico Di Giuseppantonio

Nel pomeriggio, sciolta la riserva in camera di consiglio, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma e del riordino delle Province previsti nel decreto Salva-Italia.

Il Vecepresidente UPI nonché Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio,  dichiara: “ Era impensabile modificare l’assetto istituzionale con un decreto-legge, così come ha evidenziato la stessa Consulta. Il decreto è un atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, le riforme si fanno in Parlamento – continua Di Giuseppantonio – ripartendo dall’esame del Codice delle Autonomie Locali che punti a ridisegnare la struttura degli enti territoriali, ne consideri funzioni e competenze con l’obiettivo di semplificarne l’assetto, puntando esclusivamente all’efficienza del sistema e alla rappresentatività sul territorio. Ora bisogna girare pagina.  La Consulta ha ricondotto la sorte delle Province nelle maglie della Costituzione e noi siamo pronti a discutere con serenità per fare riforme serie”.

 

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Commissario Straordinario della Provincia di Benevento, Alfonso Cimitile

Cara Corte Costituzionale, meno male che tu ci sei! Grazie.

E la vittoria della ragione e della democrazia sulla macelleria politica ed istituzionale di classi governative inadeguate, non soli incapaci e sprovvedute, ma anche arroganti, piratesche ed avventuriere. E la vittoria dei Riformisti veri e seri sui demagoghi e sulle logiche del gattopardo, perch un riformista vero sa che lindispensabile cambiamento deve essere effettuato nel rispetto dei processi democratici e delle condivise e comuni regole costituzionali; quelli che pensano di poterne fare a meno, di poterle con leggerezza aggirare o violarle, non solo non sono riformisti ma sono i peggiori nemici delle riforme. E la sconfitta degli arroganti, delle lobby demagogiche, delle jacquerie mediatiche, della casta che voleva far finta di cancellare le province, lanello meno colpevole ma pi debole della catena, per salvare tutto il resto mantenendo e nascondendo tutto ci che non funziona nelle altre istituzioni dello stato a cominciare dalle regioni e dagli organi centrali dello stato. Viva la democrazia, viva la Costituzione, viva lItalia delle autonomie locali, viva lItalia che vuole Riforme vere. Ora si vada avanti con un serio processo di riforma istituzionale che parta dalle funzioni e dalle cose che gli organi dello stato tutti ( centrali e locali) debbono fare. Solo in tale quadro sar possibile ragionare sul ruolo e lassetto degli organismi di governo intermedio e di area vasta come le Province. 

Province, Saitta “Inaccettabile DDL Costituzionale solo su Province”.

“La sentenza della Corte Costituzionale restituisce dignità ad una istituzione e a tutti coloro che in questa istituzione ogni giorno lavorano per garantire servizi e diritti ai cittadini. In un Paese normale, dopo questa sentenza, si dovrebbero abbandonare tutti i toni demagogici e qualunquisti che hanno caratterizzato fino ad oggi il dibattito sulle Province. Invece continuiamo a dovere sentire dichiarazioni di questo tono da uomini di  Stato, che conoscono la pubblica amministrazione”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la notizia di un imminente disegno di legge costituzionale solo sulle Province. “Se sceglie questa strada – sottolinea Saitta – il Governo dimostra che ancora una volta non si ha alcuna intenzione di riformare davvero il Paese, ma che si cerca solo un capro espiatorio per zittire i cittadini che chiedono, giustamente, un cambiamento profondo. Questo annuncio della definizione di un disegno di legge costituzionale solo sulle Province è gravissimo, una risposta rabbiosa contro un giudizio tecnico della Corte che non ha salvato le Province, ma ha dichiarato incostituzionali norme che lo erano palesemente e a detta di tutti. Adesso, invece di invertire la rotta e di riprendere una dialettica seria, serrata, all’insegna della collaborazione e la cooperazione tra tutte le istituzioni per definire una vera riforma di tutte le istituzioni, dal Parlamento alle Regioni alle Province ai Comuni, il Governo torna a proporre l’ennesimo provvedimento buono solo per conquistarsi le pagine dei giornali. E il dimezzamento dei parlamentari  quando si farà? E quando si rivedranno gli sprechi causati dal sovrapporsi delle competenze tra Stato e Regioni che hanno fatto lievitare la spesa pubblica in questi 10 anni?  Non servono interventi contro le istituzioni del Paese – conclude Saitta –  servono norme capaci di rilanciare e migliorare proprio quelle istituzioni. Da un Governo politico ci aspettiamo questo”.  

Province: il Presidente Saitta al giornalista Merlo

“Caro Merlo, che il dibattito sulle Province scateni costantemente le peggiori energie e faccia emergere toni populisti è da decenni il tormentone non solo estivo più in voga. Ma l’acrimonia, il rancore, la sciatteria e il disprezzo che Lei ha usato oggi sulle pagine di Repubblica contro chi ogni giorno nelle Province lavora è francamente inaccettabile”. Così scrive il Presidente dell’Upi in una lettera a Repubblica, rispondendo all’editoriale pubblicato oggi dal quotidiano firmato da Francesco Merlo.

“Nelle Province, componenti dello Stato a pari dignità delle altre  istituzioni (ma con molta più storia ad esempio delle Regioni) – scrive Saitta – lavorano 56 mila persone che sono servitori dello Stato e meritano rispetto esattamente come tutti coloro i quali nel nostro tormentato paese hanno ancora la sorte fortunata di avere un lavoro. Lo fanno con orgoglio, con lealtà, con la schiena dritta, nonostante siano stati in questi anni additati come inutili, spreconi, buoni a nulla. Conosce qualcuno di questi dipendenti? ha per caso idea di chi lavora nelle Province? Lo sa ad esempio che il personale delle Province è quello in cui il rapporto tra dirigenti e funzionari è il più virtuoso dell’amministrazione pubblica? Sa che tra questi dipendenti c’è una percentuale altissima di giovani laureati, che sono ingegneri, geometri, progettisti, programmatori perché le funzioni che svolgono le Province – ma le insiste ad ignorarle –  hanno bisogno di alte professionalità?  E’ informato del fatto che gli stipendi dei dipendenti delle Province non hanno nulla a che fare con quelli di altri comparti dello Stato e che il loro contratto è meno oneroso di quello delle Regioni per non parlare dei dipendenti di Camera e Senato? Se proprio vuole continuare ad indulgere  nel qualunquismo, si limiti a gettare i suoi strali  contro la politica e gli amministratori – e glielo chiedo io che li rappresento indegnamente tutti – ma per favore eviti di usare questi stessi toni per i dipendenti.

Tra loro sicuramente potrà anche reperire qualche pecora nera, come ovunque (immagino perfino nel Suo quotidiano) ma cerchi di credere se Le dico che i tantissimi altri non meritano questo trattamento. Quelli che lavorano con dedizione e passione sono una risorsa del nostro Paese – conclude Saitta – anche se ai vostri occhi figurano come novelli Malaussène, di  “professione capro espiatorio”.

 

Province, Vaccarezza “No a interventi spot.

Province, Vaccarezza “No a interventi spot.

Proseguire nel percorso individuato dal Ministro Quagliariello”

 

“Se fossi nel Governo, dopo la decisione della Corte Costituzionale sulle Province mi vergognerei a presentare l’ennesimo provvedimento spot. Le riforme del Paese non sono un gioco, è arrivato il momento di smettere di usarle solo per fare facile demagogia”. Lo dichiara il Vice Presidente Vicario dell’Upi, Angelo Vaccarezza, chiedendo al Ministro Quaglieriello di proseguire nel percorso da lui individuato.

“Il Ministro delle Riforme – afferma Vaccarezza – è l’interlocutore di riferimento del Governo e del Parlamento sulla rivisitazione della Costituzione. Il percorso che il Ministro Quagliariello ha più volte indicato, che prevede una riforma organica e condivisa delle istituzioni è l’unico che può essere perseguito, se vogliamo davvero modernizzare il Paese. Pensare di approvare un Ddl solo sulle Province è ridicolo. Quanta fatica solo per conquistare pagine di giornale. Se il Governo è forte come dice lo dimostri, permettendo al Ministro Quagliariello di proseguire a fare quello per cui è stato chiamato al Governo, e che sa fare bene. 

Se vogliono anticipare un provvedimento spot davvero per il bene del nostro Paese e della sua economia pensino concretamente a realizzare il dimezzamento dei parlamentari, di cui da tanto, anzi troppo tempo si parla, e ad aprire un tavolo istituzionale per potenziare le autorità locali. Più federalismo, più rispetto per i territori, più rispetto per i cittadini, meno nominati a Roma.

Basta con un politica autoreferenziale, basta con prime donne e annunci populisti: il Paese deve ripartire e per farlo ha bisogno che la politica torni tra la gente e per la gente.”

CITTA’ METROPOLITANA, LA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VENEZIA, ZACCARIOTTO: “NORME CERTE, DEFINIRE LE FUNZIONI, NOMINA AD ELEZIONE DIRETTA”

Prima commissione consiliare (Affari istituzionali e generali, rapporto con gli enti locali e Regioni, associazioni istituzionali) a Ca’ Corner sede della Provincia, presieduta dal consigliere Beniamino Boscolo Capon, sulla proposta di legge dell’Anci (l’associazione dei Comuni italiani) “Disposizioni urgenti in materia di istituzione delle città metropolitane, composizione del Consiglio metropolitano e modalità di elezione del sindaco e del Consiglio metropolitano”. Presente il direttore generale Giuseppe Panassidi, che ha tracciato un quadro della situazione ad oggi, e illustrato il percorso normativo che riguarda il futuro delle Province e la nascita delle città metropolitane, con l’esame delle ultime proposte dell’Upi (Unione delle Province italiane).

 

Direttore Panassidi: «La situazione resta attualmente non definita. Il 2 luglio è una data importante, perché è prevista la pronuncia della Corte costituzionale sulla legittimità delle norme di riordino delle Province. E’ difficile dire ciò che succederà, ma di fatto da oggi bisognerà distinguere tra riordino delle Province e istituzione delle Città metropolitane, finora oggetto della medesima proposta di riforma. Per il riordino delle Province è stata intrapresa finalmente la strada della riforma Costituzionale, con una commissione di esperti costituzionalisti nominati lo scorso 6 giugno, con tempi previsti di 18 mesi di lavorò, – si andrà dunque ad ottobre 2014, salvo poi la possibilità di un referendum. Infine c’è la previsione di commissariare le 64 Province in scadenza di mandato, che si andrebbero ad aggiungere alle 23 già commissariate. Per l’istituzione delle Città metropolitane ci sono alcune proposte sia dell’unione delle Province che dell’associazione dei Comuni. Al momento la data è quella del 31 dicembre, quando decadrebbe la Provincia. Nella fase di approvazione del nuovo statuto il governo della città metropolitana, secondo la proposta dell’Anci, sarebbe in capo al sindaco del comune capoluogo. L’Upi a sua volta vuole presentare una proposta di riforma costituzionale, sostenendo con forza a livello nazionale il peso e l‘utilità dell’ente provinciale, che non può essere soppresso. Molte le aree grigie che dovranno essere chiarite, dalle modalità di elezione del sindaco metropolitano, il numero dei consiglieri, che nella proposta Anci salirebbe a 18, il passaggio del patrimonio e la questione delle risorse».

 

Consigliere Pietro Bortoluzzi (Pdl): «La tempistica indicata nella proposta Anci mi sembra molto stretta, c’è ancora molto da definire, resta anche la questione dell’emolumento del sindaco della città metropolitana e dei Consiglieri, e poi le modalità di elezione del sindaco, tenendo conto che si tratta di un ente previsto dalla Costituzione».

 

Consigliere Lionello Pellizzer (Pd): «La proposta dell’Anci non si pone, fra l’altro, il problema dei confini geografici che resta una questione importante e aperta, né il problema delle risorse e del personale».

 

Consigliere Diego Cagnato (Lega): «La situazione generale resta ancora molto confusa. La commissione provinciale sulla città metropolitana è stata spesso oggetto di critiche per non aver prodotto molto, ma di definito ad oggi c’è il nulla». 

 

La Presidente Francesca Zaccariotto, che è stata invitata dalla Commissione a partecipare alla prossima seduta per relazionare su quanto emerso durante il convegno in Regione Emilia Romagna di giovedì scorso, ha commentato: «Ritengo vadano definite tre questioni importanti prima di far partire la città metropolitana, a fronte di un quadro normativo certo. La prima riguarda la definizione delle funzioni, dei contenuti di cui dovrà occuparsi la città metropolitana. La seconda attiene ai confini geografici, che dovranno andare oltre quelli dell’attuale provincia, e dovrebbero integrare e rappresentare territori e comuni con interessi e bisogni simili per trasporti, infrastrutture, servizi, potenzialità di sviluppo economico. Terza, la rappresentanza, la governance su cui si è già espresso il Consiglio provinciale, ad elezione diretta.

Perché quando si amministra un territorio, un ente locale, un conto è essere stati eletti dal popolo, un altro è l’essere stati nominati dalle segreterie di partito».

Riforme, Saitta “Rappresentanze di Regioni, Province e Comuni nel Comitato parlamentare”

“Il processo di riforma del Titolo V deve essere partecipato, e non subito, da tutte le istituzioni del Paese presenti nella Costituzione. Regioni, Province e Comuni, enti costitutivi della Repubblica, devono essere rappresentati nel Comitato parlamentare per le riforme istituzionali”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, annunciando l’invio di una lettera al Presidente del Senato, Pietro Grasso, alla Presidente della Commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro e ai Capigruppo del Senato,  nella quale si chiederanno modifiche al Disegno di legge sulle procedure di riforma approvato dal Governo e ora all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato.

“Stiamo parlando di un processo – afferma Saitta – che mira a riorganizzare l’intero sistema istituzionale del Paese, ridefinendo funzioni e ruoli non solo del Parlamento, ma anche e soprattutto di Regioni, Province e Comuni. E’ impensabile che non ci sia una rappresentanza di queste istituzioni, che sono la voce dei territori e rappresentano le comunità locali,  negli organismi chiamati ad affrontare un simile compito. Siamo certi – conclude Saitta – di potere dare un contributo fattivo ai lavori, e che la partecipazione delle Autonomie sarà una risorsa importante per contribuire alla definizione di riforme di reale impatto anche sul territorio.”.  

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