Categoria: Istituzioni e Riforme

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Gli auguri delle Province al nuovo Governo

“A nome di tutte le Province auguro buon lavoro al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, confermando da subito piena disponibilità dell’Upi ad assicurare quella cooperazione istituzionale indispensabile per dare insieme ai cittadini le risposte necessarie. Il Paese ha bisogno di stabilità, e di consolidare lo sviluppo a partire dai territori”.
È il messaggio di congratulazioni al nuovo Presidente del Consiglio e al Governo del Presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Achille Variati, che spiega come “Sarà necessario aprire da subito un confronto sui temi che riguardano l’amministrazione e lo sviluppo dei territori, dall’emergenza bilanci tutt’altro che risolta alle questioni istituzionali legate alla riforma delle Province. Occorre risolvere quanto prima le criticità che stanno compromettendo la capacità delle Province, istituzioni costitutive della Repubblica, di assicurare ai cittadini i servizi essenziali – prosegue Variati – dalla sicurezza sulle strade e nelle scuole alla difesa dell’ambiente. Temi che, ne siamo certi, sono all’attenzione del nuovo Governo”.

La Corte Costituzionale dichiara illegittimi due articoli della Legge Regionale della Toscana di riordino delle Province

Dopo il riconoscimento del Tar Toscana della questione di legittimità costituzionale su parte delle materie ambientali riordinate dalla Regione (grazie al ricorso avanzato dalla Provincia di Grosseto e da UPI Toscana con intervento ad adiuvandum a nome di tutte le Province), la Corte Costituzionale si è nel frattempo già espressa su un altro aspetto della L.R. 22 / 2015.
Nel corso di due procedimenti civili riguardanti provvedimenti adottati dalla Provincia di Pisa su materie non più provinciali a seguito del riordino (rifiuti e demanio idrico), era stata sollevata dal tribunale ordinario di Pisa questione di legittimità costituzionale relativamente agli artt. 10, comma 3 e 11-bis, comma 5 della L.R. 22 / 2015 che escludevano dal passaggio in Regione i procedimenti già in corso e il relativo contenzioso.
La Corte Costituzionale con sentenza n. 110 del 2018 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli sopra citati, come sostenuto dalla Provincia di Pisa, in quanto trattasi di norme processuali rientranti nella competenza esclusiva statale nella materia giurisdizionale e processuale.
La Consulta ha sancito inoltre quanto UPI Toscana e le Province hanno da sempre sostenuto nelle varie sedi di confronto: che la Legge regionale toscana contrasta con la stessa Legge Delrio laddove questa prevede che “l’ente che subentra nella funzione succede anche nei rapporti attivi e passivi in corso, compreso il contenzioso […

I Presidenti delle Province della Lombardia incontrano il Presidente Fontana

“Le Province sono vive nonostante il tentativo di omicidio e dobbiamo rigenerarle” . Così il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha accolto la delegazione dei Presidenti delle Province lombarde capitanati da Pier Luigi Mottinelli, che ha chiesto al Governatore regionale di “incontrare con la nuova Giunta tutti i territori in ciascuna sede provinciale, come casa dei Comuni e rappresentanza delle forze economiche e sociali, rilanciando il rapporto istituzionale tra gli enti che già nella precedente legislatura era indirizzato nel massimo rispetto reciproco. Ora però dobbiamo fare altri passi valorizzando l’autonomia che dovrà essere rivista in relazione alla Legge Delrio superata dall’esito del referendum”. L’Unione delle Province Lombarde (UPL) ha quindi presentato una relazione al Presidente Fontana toccando i temi più rilevanti ed urgenti; confermare le funzioni delegate (che attualmente non prevedono agricoltura, caccia e pesca), ampliare le attività svolte con adeguate
risorse, defnire il ruolo e le funzioni delle Province in relazione al mercato del lavoro attraverso i centri per l’impiego; sostenere le funzioni ambientali e di edilizia scolastica, che necessita di sempre maggiori interventi e attenzione sia nell’ambito del programma triennale che nei certifcati antincendio; rafforzare il nuovo ruolo della Provincia in relazione al sistema istituzionale di Regione, a cominciare dal governo del territorio e dell’urbanistica.
Dopo una serie di osservazioni tecniche e mirate presentate dai diversi Presidenti di Provincia, l’assessore regionale agli Enti locali, Massimo Sertori, ha confermato come Regione Lombardia si attiverà per sostenere “le Province, enti in cui crediamo assolutamente, anche nell’ottica della semplifcazione”.
Durante l’incontro sono intervenuti i Presidenti: Matteo Rossi (Provincia di Bergamo), Maria Rita Livio (Provincia di Como), Ivana Cavazzini (Consigliera provinciale Cremona), Flavio Polano (Provincia di Lecco), Francesco Passerini (Provincia di Lodi), Beniamino Morselli (Provincia di Mantova), Roberto Invernizzi (Provincia di Monza e della Brianza), Vittorio Poma (Provincia di Pavia), Luca Della Bitta (Provincia di Sondrio), Nicola Gunnar Vincenzi (Provincia di Varese) e Dario Rigamonti (Direttore UPL).

“La XVIII Legislatura riparta dai territori. Serve un Patto delle Istituzioni e delle Comunità”

“La confusione intorno al ruolo delle Province e la mancanza di risorse per i servizi essenziali che queste istituzioni erogano ha avuto negli ultimi anni riflessi negativi immediati sulle comunità. La prossima legislatura deve ripartire dai territori: serve un Patto delle Istituzioni e delle Comunità per costruire insieme lo sviluppo”. Da queste riflessioni ha preso il via l’intervento del Presidente dell’Upi, Achille Variati, al seminario di Treviso del 19 e 20 marzo.

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Province: il richiamo del Congresso dei Poteri Regionali e Locali d’Europa al Governo italiano

“La raccomandazione al Governo italiano votata oggi a Strasburgo dal Congresso dei Poteri Regionali e Locali d’Europa è molto chiara: a causa dei tagli iniqui ai bilanci delle Province queste istituzioni hanno a diposizione risorse non sufficienti per assicurare lo svolgimento delle loro funzioni. Il Governo è richiamato, nel rispetto della Carta Europea delle autonomie locali che il nostro Paese ha sottoscritto nel 1999, a rivedere i tagli effettuati in modo da garantire alle Province che le loro risorse siano commisurate alle responsabilità”. Lo riferisce il Vice Presidente dell’Upi, Carlo Riva Vercellotti, rappresentante Upi nella delegazione italiana presso il CPRLE oggi a Strasburgo insieme al Presidente della Provincia di Brescia Pier Luigi Mottinelli, Presidente Upi Lombardia e alla Consigliera della Provincia di Lecce Simona Manca, al termine della votazione sulle raccomandazioni dell’organismo europeo sulla  democrazia regionale e locale in Italia.
“I risultati del monitoraggio effettuato dalla Commissione del Congresso in Italia non fanno che confermare la necessità ed urgenza che nel nostro Paese si ripristinino le prerogative costituzionali delle Province, prime fra tutte l’autonomia finanziaria e l’autonomia organizzativa. Il Governo ha l’occasione della Legge di Bilancio 2018 – sottolineano Vercellotti, Mottinelli e Manca– per porre rimedio a questa situazione e assicurare alle Province le risorse necessarie per assicurare i servizi essenziali, come la manutenzione e la messa in sicurezza di strade e scuole superiori. Quanto alle questioni di carattere istituzionale derivate dalla riforma delle Province – aggiungono – il monitoraggio ha rilevato diversi elementi di difformità dalla Carta europea delle Autonomie locali, a partire dal sistema di governance: criticità che dovranno essere affrontate e risolte nella prossima legislatura”. 
“La delegazione italiana – concludono i rappresentanti Upi –  ha chiesto al Congresso di avviare una interlocuzione urgente con il Governo italiano, prima dell’approvazione definitiva della Legge di Bilancio”.

Sciopero dipendenti Province e Città metropolitane: pieno sostengo da Upi

“La riforma delle Province non è stata indolore per i nostri dipendenti: la metà è stata spostata verso altre pubbliche amministrazioni, e chi è rimasto ha dovuto farsi carico di assistere i Sindaci Presidenti nella costruzione dei nuovi enti, in un clima di crisi e continue incertezze. La propaganda contro le Province ha toccato direttamente la vita dei dipendenti.
Ora è il momento di assicurare una visione di prospettiva: la prossima Legge di Bilancio deve garantire le risorse necessarie per i servizi essenziali e restituire quell’autonomia organizzativa necessaria per valorizzare il personale”.
Lo dichiara il Presidente dell’Upi Achille Variati, esprimendo il sostegno dell’Associazione ai dipendenti di Province e Città metropolitane impegnati oggi in una giornata di sciopero generale.
“I ritardi di mesi del pagamento degli stipendi che si sono verificati in diverse Province a causa dei tagli insostenibili delle manovre economiche – ha sottolineato Variati – hanno determinato situazioni gravissime di allerta sociale, e la mancanza delle risorse necessarie per garantire i servizi ai cittadini rende impossibile al nostro personale di lavorare nelle condizioni adeguate a quelle di una istituzione della Repubblica.
Per questo – conclude Variati –  ci aspettiamo che la prossima Legge di Bilancio 2018 – 2020 metta fine a questo stato di precarietà. Il Governo e il Parlamento, con cui abbiamo avviato un confronto,  devono assicurare risposte indispensabili sia in termini di risorse per garantire le funzioni fondamentali e per far ripartire gli investimenti locali, che per ripristinare l’autonomia organizzativa, eliminando i vincoli sul personale e consentendoci di orientare la qualificazione del personale alla nuova “mission” della Provincia”.

Legge sui piccoli comuni, il commento del Vice Presidente Upi Marco Filippeschi

«L’approvazione della legge sui piccoli Comuni è un provvedimento molto atteso e da molto tempo, che oggi ha trovato finalmente conclusione. Conferma la nostra convinzione della necessità di valorizzare il ruolo dei Comuni come protagonisti dello sviluppo e della coesione territoriale, anche a livello provinciale, di invertire le tendenze allo spopolamento, di dare ai giovani residenti una prospettiva. Ringrazio Ermete Realacci che con tenacia ha perseguito un obiettivo, da molti di noi condiviso, in un lunghissimo percorso parlamentare».  Così il Presidente della Provincia di Pisa e Sindaco del capoluogo, Marco Filippeschi, dopo il via libera del Senato alla legge per i piccoli comuni.  «La legge riguarda il 70 per cento dei comuni italiani. E’ un inizio. Finanziare gli investimenti nei Comuni sotto i 5mila abitanti è sicuramente un’opportunità di sviluppo per il nostro territorio provinciale, in grado di incidere su più livelli – aggiunge Filippeschi – tutela ambientale, riqualificazioni dei centri storici, sicurezza di strade e scuole, turismo, innovazione. E’ di pochi giorni fa la presentazione del piano nazionale di promozione  per la diffusione della banda ultralarga, che riguarda proprio i territori dove i privati non hanno interesse ad investire e 7.700 Comuni, sul quale sono impegnato personalmente, come presidente di Legautonomie».
“Si persegue un’azione di riequilibrio territoriale, funzionale anche per i Comuni derivanti dalla fusione di municipalità con meno di 5mila abitanti – conclude Filippeschi – che risponde alla natura della nostra provincia e rafforza le opportunità di gestione territoriale condivisa».

Upi: Mottinelli e Vercellotti alla Riunione del Comitato di Congresso degli Enti locali del Consiglio d’Europa.

Saranno il Presidente della Provincia di Brescia, Pier Luigi Mottinelli e il Presidente della Provincia di Vercelli e Vice Presidente Upi Carlo Riva Vercellotti, a  rappresentare le Province Italiane alla riunione del Comitato di  Congresso degli enti locali del Consiglio d’Europa.

Un incontro, che si tiene in Belgio, ad Eupen, al cui centro saranno discussi i temi di grande attualità anche nel nostro paese e per le Province. Tra le questioni più importanti, la trasparenza degli appalti e lo sviluppo delle aree rurali.

Tagli Province: l’Upi incontra il Governo su Decreto Legge Enti locali

“E’ stato un incontro interlocutorio, ma si è confermata la disponibilità a proseguire nel confronto per trovare soluzioni che superino l’attuale momento di grave crisi”.  

E’ quanto dichiara il Presente dell’Upi, Achille Variati, che oggi ha incontrato la Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, il Sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta e il Sottosegretario agli Affari regionali, Gian Claudio Bressa  insieme ad una delegazione composta da Carlo Riva Vercellotti, Vice Presidente Upi e Presidente Provincia Vercelli, Nicola Valluzzi, Presidente Upi Basilicata e Presidente Provincia Potenza,  Antonio Di Marco Presidente Upi Abruzzo e Presidente Provincia Pescara, Enzo Bruno, Presidente Upi Calabria e Presidente Provincia di Catanzaro.

Con il Governo la rappresentanza Upi ha discusso delle misure necessarie da inserire nel Decreto Legge in via di definizione da parte del Governo,  per assicurare alle Province la possibilità di potere continuare a garantire i servizi essenziali ai cittadini e la loro stessa sicurezza.

“Abbiamo rappresentato al Governo – commenta Variati – l’emergenza che sta toccando l’Italia dei territori, quella lontana dalle grandi città, da cui dipende lo stesso sviluppo economico del Paese. Mandare in crisi per mancanza di risorse il sistema dell’istruzione secondaria e la fitta rete viaria provinciale significa fermare lo sviluppo. Non chiediamo soldi per i nostri enti, ma per i servizi che siamo tenuti a garantire e che i nostri cittadini hanno il diritto di potere fruire in piena sicurezza.

Il Governo – dichiara Variati – ci ha mostrato aperture rispetto alla possibilità di prevedere nel Decreto Legge Enti locali alcune norme che riguardano l’organizzazione del personale e la gestione dei bilanci. Quanto alla grave emergenza finanziaria invece, pur mostrando disponibilità a garantire risorse sia per la gestione corrente delle scuole e delle strade che per gli investimenti, non ha quantificato l’ammontare di questi fondi. Ricordiamo che secondo la SOSE, la società del Ministero dell’Economia e della Banca d’Italia, alle Province mancano 651 milioni per la sola spesa necessaria ad assicurare le funzioni fondamentali.

In questa settimana – conclude il Presidente dell’Upi –  in tutte le Province si stanno svolgendo iniziative, assemblee, incontri, consigli provinciali aperti, per informare e confrontarsi con i cittadini e le forze economiche e sociali sulle gravi conseguenze per le comunità che stanno derivando dai tagli manifestamente irragionevoli ai bilanci delle Province, ed è unanime da nord a sud l’appello al Governo e al Parlamento a trovare subito le soluzioni necessarie”.

Province, Variati Upi “Emergenza è su tagli ai fondi per sicurezza dei cittadini” Venerdì 27 i Presidenti delle Province del Centro Italia riuniti a Pescara

Lo ribadisce il Presidente dell’Upi, Achille Variati, ricordando come “La manovra economica del 2015 ha imposto un taglio insostenibile di oltre 3 miliardi ai bilanci delle Province: in istituzioni dove il costo della politica è pari a zero e dove la metà del personale è stata spostato, il taglio ha inciso direttamente sulle risorse a disposizione per i servizi essenziali dei cittadini. Questo ha creato una pesante sperequazione tra i cittadini delle grandi città e il resto degli italiani, oltre il 70% del Paese.  Sono almeno due anni ormai che la manutenzione su scuole e strade è ridotta all’osso, e situazioni di rischio vero per i cittadini ci sono ovunque nel Paese.

 

E’ questa- ribadisce Variati –  l’emergenza che va risolta, e subito, con un decreto legge che assicuri agli enti i fondi necessari per la sicurezza delle strade e delle scuole superiori, in cui studiano 2 milioni e 500 mila ragazzi.  Venerdì insieme ai Presidenti delle Province del Centro Italia saremo a Pescara per portare il nostro sostegno agli amministratori e alle popolazioni coinvolte da questo dramma: anche a loro dobbiamo una risposta immediata.  Il nuovo Governo si trova a dovere affrontare una situazione critica, di cui è però bene a conoscenza: ora è tempo di passare ai fatti”. 

 

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Festa del tricolore: il discorso pronunciato dal Presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi, davanti al Capo dello Stato, Presidente Sergio Mattarella

“Signor Presidente della Repubblica, Autorità, cittadini e studenti reggiani,

un caro benvenuto a voi tutti in questa giornata di festa che celebra, a distanza di ben due secoli e due decadi, la nascita del primo Tricolore, avvenuta nella nostra città il 7 gennaio 1797.

Benvenuto soprattutto a Lei, Presidente Mattarella, che siamo onorati di avere qui con noi e a cui rivolgo un ringraziamento, non rituale ma autentico, per l’attenzione che ha deciso di riservare alla nostra comunità, la comunità reggiana, la quale si riconosce pienamente in quegli ideali di libertà, democrazia e solidarietà, ben rappresentati dal vessillo nazionale di cui, appunto, oggi, ricordiamo le origini.

Da quando, il 7 gennaio 1947, l’allora Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, venne a Reggio Emilia per celebrare i 150 anni del nostro Tricolore da quel 7 gennaio 1947, appunto, Lei è il settimo Presidente della Repubblica ad onorare questa città con la propria presenza.

Proprio 70 anni fa, nell’accogliere il Presidente De Nicola, il quotidiano Reggio Democratica titolava “De Nicola è col popolo che acclama in lui l’Italia repubblicana e democratica”, ponendo la prossimità tra la massima espressione della Repubblica e le persone comuni come emblema assai significativo di uno Stato democratico autenticamente inteso.

Si tratta di quella indispensabile prossimità che Lei, Presidente Mattarella, ha dimostrato, tra l’altro, recandosi già ben cinque volte nell’Italia Centrale duramente provata dal terremoto, esprimendo con la sua forte vicinanza uno Stato che affianca ed accompagna le comunità, a partire da quelle maggiormente in difficoltà. Noi reggiani, colpiti insieme ad altre province emiliane dal sisma del 2012, sappiano bene quanto sia importante questa vicinanza. Perché abbiamo imparato dall’esperienza diretta cosa significhi avere necessità di sentire la presenza rassicurante dello Stato e del suo sostegno complessivo, in particolare nel momento della prova, oltre che di beneficiare di ogni forma di aiuto possibile. E oggi la Provincia e i Comuni di Reggio Emilia, memori di quanto avuto, stanno a loro volta sostenendo con concretezza  e generosità le popolazioni dell’Italia Centrale, rendendo idealmente la solidarietà ricevuta pochi anni or sono e lanciando un messaggio di speranza vera, confermando così di essere quel “popolo giusto, energico, generoso” come lo definì Giosuè Carducci, primo Nobel italiano della letteratura, il 7 gennaio 1897, celebrando nella nostra città il centenario della nascita del Tricolore.

Se, dunque, la prossimità tra lo Stato e le comunità è fondamentale, anche per generare una credibilità massima delle istituzioni, le articolazioni statali fisicamente più contigue ai cittadini, ovvero le autonomie locali, in particolare i Comuni e le Province, devono essere messe nelle condizioni più idonee per ottemperare incombenze particolarmente delicate, poiché inerenti i bisogni e le necessità che ogni persona esprime nella quotidianità. In particolare, nel processo di ripensamento dell’architettura istituzionale del nostro Paese, volto a rendere più efficaci e rapide le risposte ai bisogni dei cittadini, in linea con i tempi del mondo contemporaneo, le Province sono un livello sul quale si delinea con maggior urgenza la necessità di una riflessione ulteriore e definitive scelte conseguenti. Se infatti, il percorso di riordino, avviato poco meno di tre anni fa dalla legge 56, ha introdotto novità importanti, dai concetti di Città Metropolitana e di Area Vasta a una ridefinizione delle funzioni, all’idea di una Provincia, ente di secondo grado, intesa come casa dei Comuni, in grado di assicurare – specie a quelli più piccoli – servizi e competenze che forniscano risposte migliori ai cittadini, alla luce dell’esito referendario del 4 dicembre scorso s’impone l’esigenza di una ulteriore riflessione  su come conciliare questi approdi con la permanenza delle Province nel testo costituzionale, che le riafferma come una articolazione della Repubblica a tutti gli effetti.

Oggi, in un Paese ancora alle prese con gli effetti di una crisi economica che produce non trascurabili risvolti sul piano sociale, vi è oltremodo bisogno di un’Italia fondata sulla prossimità a chi ha più necessità, sulla voglia di rialzarsi e ripartire e, dunque, degna del Tricolore, che anche di questi valori è emblema. Così come occorrono una politica e istituzioni oneste e credibili, che, oltre ad ascoltare i bisogni delle persone, sappiano parlare in particolare ai giovani, generando in loro positività e speranza. “Abbiamo un debito con i giovani … abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento” ha detto Papa Francesco. Un Paese che non riesce a farsi immediato punto di riferimento per coloro che crescono e si affacciano alla vita, infatti, fatica a generare futuro, rischiando di depotenziare valori ideali, a partire dal senso di comunità e dal rispetto dello Stato e delle sue istituzioni. Dobbiamo aiutare i giovani a riscoprire il valore della politica, perché è attraverso essa e l’impegno a favore della cosa pubblica che si cambia e si migliora il nostro Paese. L’impegno dei nostri giovani, il loro entusiasmo, le loro idee nuove sono fondamentali per quella ripartenza sostanziale e definitiva che da anni stiamo cercando. Ritengo Reggio Emilia, sulla spinta di una nobile tradizione educativa che continua ad inverarsi nell’attualità, stia facendo la propria parte, generando percorsi formativi importanti, ma tutto rischia di essere vano se ciò non si traduce nel compimento di opportunità lavorative concrete, sulle quali poter incardinare la costruzione del proprio cammino di vita. Anche perché le incertezze e le paure che segnano la contemporaneità non sono legate solo all’andamento dell’economia e ad un respiro di portata nazionale, ma sono proprie di un contesto ben più ampio, le cui dimensioni coincidono con quelle del globo nella sua interezza. Il terrorismo internazionale e i grandi movimenti migratori costituiscono le espressioni più profonde di ciò, rappresentando al contempo le sfide più ingenti e delicate del tempo che viviamo.

La spietata malvagità terroristica, dispiegata in modo da voler rendere paradossalmente ordinari, attraverso la reiterazione periodica, atti di una gravità inaudita, toglie serenità e certezze e, peggio ancora, spezza tante vite umane, tra cui anche quelle dei nostri giovani. In tal senso, il nostro ricordo va, ancora oggi, a Valeria Solesin e a Fabrizia Di Lorenzo, due giovani donne della cosiddetta “generazione Erasmus”, ultime vittime italiane di questa stagione di terrore, senza dimenticare, limitandosi solo ai fatti più recenti, quanto accaduto ad Istanbul l’ultimo giorno dell’anno. Accanto a ciò vi è il dramma di chi – in una situazione internazionale che non genera ancora una società di eguali – fugge dalle guerre e dalla fame per cercare una vita migliore. Una scelta dinanzi alla quale nessuno di noi può girarsi dall’altra parte, perché quello dell’accoglienza è un impegno che ogni Comune della nostra Provincia, l’Italia intera e la stessa Europa sono chiamati ad assolvere senza slogan e sbrigatività di pensiero, ma con un atteggiamento di responsabilità e coinvolgimento corale, accompagnato da indispensabili regole precise ed impegni.

In questo contesto universale così complesso, fragile e dominato dalle paure, l’auspicio, nel giorno in cui celebriamo l’anniversario del nostro Tricolore, allora, è che l’Italia, ispirata dalla tensione morale che animò la lotta di Resistenza, l’approdo alla Costituzione e che consentì di uscire dalle macerie della Seconda guerra mondiale  sia in grado di fornire un proprio autorevole e sostanziale contributo, a beneficio di sé medesima e della comunità internazionale tutta, rivelandosi così ancora all’altezza di quanto affermato da Giosuè Carducci  nell’evocato discorso in occasione del primo centenario della nascita del Tricolore “l’Italia è risorta nel mondo per sé e per il mondo, ella, per vivere, deve avere idee e forze sue, deve esplicare un officio suo civile ed umano, un’espansione morale e politica”.

 

Viva il Tricolore

Viva la Repubblica

Viva l’Italia

 

Giammaria Manghi

Presidente della P­­­­rovincia di Reggio Emilia

“La Legge di bilancio 2017 non affossi attuazione Legge Delrio su Enti di Area Vasta”

“La Legge di bilancio 2017 non affossi attuazione Legge Delrio su Enti di Area Vasta”


 “Non è vero che nel nostro Paese i soli luoghi dell’innovazione e dello sviluppo sono le aree metropolitane e che il resto del Paese è fermo. L’Italia è fatta di territori fuori dalle grandi aree urbane che competono con l’Europa e che producono gran parte del Pil. Territori che non possono essere lasciati soli”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Achille Variati, sindaco di Vicenza intervenendo alla XXXIII Assemblea nazionale dell’ANCI. “Noi Sindaci – ha poi aggiunto – dobbiamo amare i campanili, i Comuni sono le piccole patrie delle nostre comunità. Ma dobbiamo imparare ad usare questi campanili per salirci sopra e guardare lontano: i Sindaci non possono più amministrare guardando solo ai propri confini, per fare il bene delle comunità bisogna che si impari a lavorare insieme. E’ questa la grande intuizione della Legge Delrio, che ha cancellato le vecchie Province e le ha sostituite con gli Enti di Area Vasta, una “casa dei Comuni” in cui i sindaci si ritrovano insieme per la gestione dei servizi.  Non venga l’idea al Governo – ha detto – di spostare servizi e funzioni amministrativi in capo alle Regioni, lontano dal controllo diretto che i cittadini esercitano sui Sindaci”. Variati ha poi concluso lanciando un monito al Governo sulla Legge di Bilancio 2017 “Se dovessero esserci ancora tagli, che ormai tutti sanno essere insostenibili, su Enti di Area Vasta e Città Metropolitane, a saltare sarebbero i servizi essenziali: la sicurezza e la fruibilità delle 5000 scuole superiori e di 130 mila chilometri di strade. Capiamo tutti i problemi del Governo nel reperire le risorse necessarie, ma i diritti fondamentali delle comunità non possono essere cancellati. Noi sindaci non possiamo permettere che questo avvenga”.

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