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Nuova riforma costituzionale e controlli atti amministrativi

Regioni, Province e Comuni sollecitano il Governo, sulla base delle prime intese, ad intervenire sulle modalità relative al regime dei controlli preventivi di legittimità sugli atti amministrativi degli enti locali a  seguito dell”entrata in vigore della Legge Cost. n.3/2001

Secondo quanto concordato si prevede che:

i controlli di cui all”art.125 dopo l”abrogazione del primo comma stabilita dalla Legge costituzionale citata e i controlli previsti dall”art.130, ora integralmente abrogato, sono cessati a decorrere dalla data di entrata in vigore della Legge di revisione costituzionale;

a partire dal primo giorno successivo dell”entrata in vigore della novella costituzionale i comuni, le province e gli altri enti locali hanno cessato, di conseguenza, di inviare agli organi regionali di controllo, gli atti amministrativi soggetti a controllo preventivo di legittimità.

conferenza presidenti regione su attuazione Titolo V

In vista dell’entrata in vigore del nuovo titolo V della Costituzione Conferenza dei Presidenti delle Regioni, Anci e Upi si sono incontrati oggi per definire un percorso comune per una piena attuazione della nuova normativa costituzionale.

La Conferenza dei Presidenti delle Regioni e le associazioni delle Autonomie che unitariamente si erano impegnate per la riforma del Titolo V, oggi nella stessa forma unitaria, nel momento della sua entrata in vigore, intendono lavorare per tradurre in pratica i nuovi principi costituzionali.

Conferenza dei Presidenti delle Regioni, Anci e Upi hanno concordato sulla necessità di istituire una Cabina di Regia – Governo, Regioni e Autonomie locali – politica e paritaria, incardinata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il compito di monitorare, mediante uno specifico Osservatorio permanente, tutta l’attività normativa dello Stato, al fine di individuare tempestivamente i provvedimenti in evidente contrasto con la nuova Costituzione e supportare con proposte e progetti la fase di applicazione della riforma.

Conferenza dei Presidenti delle Regioni, Anci e Upi hanno inoltre concordato di richiedere un incontro ai Presidenti di Camera e Senato al fine di sollecitare il Parlamento ad una rapida integrazione della Commissione Bicamerale per le Questioni Regionali, snodo fondamentale per l’attuazione della Riforma costituzionale.

Conferenza dei Presidenti delle Regioni, Anci e Upi – infine – hanno convenuto di ricercare forme di raccordo permanente sull’attuazione della riforma a livello regionale e territoriale, in base al principio di sussidiarietà sancito dal rinnovato Titolo V.

Unione Province d’Italia: tornata elettorale unica nel 2005

L’Ufficio di Presidenza dell’Unione Province d’Italia, riunitosi in data odierna, ha esaminato la situazione verificatasi a seguito dell’entrata in vigore della legge regionale n. 9/2001, che istituisce quattro nuove Province in Sardegna (Carbonia Iglesias, Medio-Campidano, Ogliastra, Olbia-Tempio). Si pone infatti l’esigenza di adottare tutte le misure necessarie per il loro effettivo funzionamento. Emerge innanzitutto la necessità di disciplinare la fase intercorrente fra l’istituzione delle nuove Province e l’insediamento dei loro organi elettivi, in particolare si evidenzia il problema dell’elezione degli organi delle nuove Province.

La soluzione proposta dall’Ufficio di Presidenza dell’UPI è quella di fare coincidere l’elezione degli organi delle istituite nuove Province della Sardegna con la scadenza naturale del mandato di quelle attuali, ossia nella tornata elettorale della primavera 2005.

Tale ipotesi consentirebbe alle Province esistenti di avere il tempo necessario per attuare le complesse procedure di separazione e di evitare possibili dissesti finanziari conseguenti ad affrettate operazioni di ripartizione del personale, del patrimonio e delle risorse finanziarie. Sarebbero in tal modo evitati rischi di legittimità costituzionale connessi ad uno scioglimento anticipato di organi elettivi, nonché disparità di trattamento fra cittadini residenti nella stessa Regione, con una evidente violazione del principio della rappresentanza democratica. In tale caso procrastinare i tempi della votazione dei nuovi organi provinciali non significherebbe paralizzare il provvedimento, ma consentirebbe di effettuare una più equa e coerente ripartizione delle risorse. Nel contempo si creerebbe l’opportunità per intraprendere tutte le iniziative necessarie per coinvolgere la Regione Sardegna affinché garantisca un cospicuo investimento finanziario nella istituzione delle nuove Province, sia in termini di risorse finanziarie che nell’attuazione del processo di decentramento in atto nel nostro Paese. Solo così si potrà ottenere un reale potenziamento delle Province in Sardegna e la creazione di enti realmente in grado di dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini.

Si’ a priorita’ sicurezza, piu’ attenzione per la finanza locale

“Siamo consapevoli che i recenti atti terroristici verificatisi negli Stati Uniti impongono una revisione della Legge Finanziaria, ma nello stesso tempo esprimiamo la nostra preoccupazione che le conseguenti politiche di spesa perpetuino lo stato di difficoltà nel quale le Province italiane si trovano da anni: una situazione di non “sopportazione finanziaria”, ossia l’impossibilità di far quadrare i propri bilanci”: queste le dichiarazioni del Presidente dell’UPI, Lorenzo Ria, al termine dell’incontro che il Governo ha organizzato oggi a Palazzo Chigi per illustrare le linee guida della prossima legge finanziaria.

Il Presidente Ria, che assieme al Presidente della Provincia di Brescia, Alberto Cavalli, ha partecipato alla riunione, ha inoltre ribadito i temi più cari alle Province che si ritiene necessario vengano affrontati dalla prossima finanziaria: finanza provinciale, scuola, lavoro, ed informatizzazione della pubblica amministrazione.

In particolare, in tema di finanza locale, è stato sottolineato che solo con la compartecipazione all’Irpef da tempo auspicata si potrà realizzare un vero e compiuto federalismo fiscale in grado di consolidare il sistema della finanza provinciale.

Ma le scuole, le strade, il lavoro, lo sviluppo locale…?

Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Lei perché sono in gioco il futuro delle nostre Comunità e il rispetto del principio costituzionale di autonomia degli Enti Locali, minacciati dalla finanziaria 2003.

In questi anni le Province italiane hanno rispettato pienamente i vincoli di finanza pubblica e il patto di stabilità comunemente concordati.

Il disegno di legge finanziaria approvato alla Camera dei Deputati ripaga tale collaborazione rompendo lo spirito di cooperazione istituzionale che ha caratterizzato i rapporti tra il Governo e le Autonomie locali negli ultimi anni.

Sono state, infatti, compiute scelte che penalizzano fortemente l’autonomia delle Province, garantita dalla Costituzione. Non solo, sono state previste disposizioni retroattive che penalizzano chi più ha rispettato il patto di stabilità interno e prevedono la restituzione di soldi già spesi.

Con queste disposizioni, che tagliano del 15% (per circa 1 miliardo di euro) la capacità di spesa delle Province, sarà impossibile ogni forma di programmazione. Sarà soprattutto impossibile approvare i bilanci 2003 nel rispetto dei nuovi limiti del patto di stabilità.

Viene, inoltre, compressa, a partire dal 2005, la capacità di investimento delle Province, con gravissime ripercussioni sullo sviluppo dei territori:

– verranno meno gli interventi programmati sulle infrastrutture locali e sull’edilizia scolastica;

– verranno svilite le politiche per il lavoro, la formazione, lo sviluppo e l’ambiente, vulnerando profondamente i diritti e le attese dei cittadini.

Siamo al paradosso.

Da un lato si riconosce l’identità e il ruolo delle Province, dall’altro si approvano norme che ne svuotano le funzioni e ne annullano l’operatività.

Eppure, abbiamo espresso al Governo piena disponibilità a concordare misure alternative, rispettose dei vincoli di finanza pubblica. Eppure abbiamo mostrato nei comportamenti la piena consapevolezza delle difficoltà dei conti pubblici, facendo per intero il nostro dovere.

Signor Presidente del Consiglio, avremmo voluto affrontare direttamente con Lei queste questioni, durante la nostra Assemblea nazionale di Milano, l’11 novembre scorso. Questo non è stato purtroppo possibile. Ci vediamo dunque costretti a parlarLe dalle pagine dei giornali.

Per la gravità dei problemi posti e per le pesanti conseguenze che si prospettano non ritiene urgente ed opportuno un incontro?

Cordialmente

Roma, 20 novembre 2002

L’UFFICIO DI PRESIDENZA DELL’UNIONE DELLE PROVINCE D’ITALIA

LORENZO RIA, Presidente UPI e Presidente Provincia di Lecce

FORTE CLO’, Vicepresidente delegato UPI e Assessore Provincia di Bologna

SILVANO MOFFA, Vicepresidente UPI e Presidente Provincia di Roma

MERCEDES BRESSO, Presidente Provincia di Torino

ALBERTO CAVALLI, Presidente Provincia di Brescia

OMBRETTA COLLI, Presidente Provincia di Milano

NICOLA FRUGIS, Presidente Provincia di Brindisi

GINO NUNES, Presidente Provincia di Pisa

VITTORIO PRODI, Presidente Provincia di Bologna

CARMINE TALARICO, Presidente Provincia di Crotone

GIOVANNI MASTROCINQUE, Presidente Consiglio provinciale di Benevento

FRANCESCO BISOGNO, Consigliere Provincia di Cosenza

FRANCESCO CROCETTO, Consigliere Provincia di Potenza

ORESTE PASTORELLI, Consigliere Provincia di Rieti

GIOVANNI PINO, Consigliere Provincia di Messina

Ordine del giorno

VISTO l’art.2 del d.l. 8 luglio 2002, n.138, che sospende fino al 31.12.02 il pagamento della Imposta Provinciale di Trascrizione per l’acquisto di autovetture nuove od usate con potenza fino a 85 Kw, con contestuale rottamazione di auto non catalizzata;

CONSIDERATO che l’IPT rappresenta, per importanza e volume di riscossioni, il secondo tributo delle province e garantisce altresì una ampia autonomia in ordine alla aliquota eventualmente applicabile (fino al 20% della tariffa stabilita);

CONSIDERATA la volontà delle Province di addivenire ad un sistema di autonomia impositiva direttamente correlato alle esigenze e alle peculiarità dei propri territori e non più solo connesso a gettiti fluttuanti legati a dinamiche economiche esogene,

 

RIBADISCONO CON FORZA

 

L’assoluta contrarietà rispetto a simili manovre che ledono in maniera evidente e sostanziale sia la dignità istituzionale che l’autonomia finanziaria delle Province, colpendo proprio il tributo, oggi tra i pochi a disposizione, più idoneo e confacente rispetto al processo di autonomia impositiva avviato dalle Province; tutto ciò appare infatti in estremo contrasto con quanto espressamente indicato nell’Intesa Interistituzionale siglata recentemente da Governo, Regioni ed Enti locali per l’individuazione di un percorso concertato e concordato che conduca all’adeguamento dell’ordinamento al nuovo Titolo V della Costituzione;

 

CHIEDONO AL PARLAMENTO

 

– che il disegno di legge (AC2972) di conversione del d.l. 138/02 preveda un espresso riferimento alla necessità che il mancato introito Ipt venga rimborsato alle Province direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nelle rispettive tesorerie fruttifere, sulla base dei dati registrati dall’Aci nel periodo interessato dall’applicazione del decreto, determinando la contabilizzazione dello stesso nel titolo I (Entrate tributarie) del bilancio, anche ai fini del rispetto del patto di stabilità interno, e non venga quindi attivato il canale, in cui interviene il Ministero dell’Interno, previsto per i trasferimenti erariali.

 

CHIEDONO AL GOVERNO

 

– l’immediata attivazione di un sistema di concertazione, che conduca alla realizzazione del meccanismo, a partire dalla legge finanziaria per il 2003, di compartecipazione all’IRE (Imposta sul Reddito) che renda possibile e sostenibile l’eliminazione del gettito derivante dall’IPT.

Ordine del giorno

L’Assemblea Generale delle Province, svoltasi a Milano nei giorni 11 e 12 novembre,

valutata

la legge finanziaria così come approvata dalla Camera dei Deputati ed in particolare esaminate le modifiche apportate agli articoli relativi agli enti locali,

mantiene inalterato

il proprio giudizio negativo sulla manovra economica per l’anno 2003 nella parte relativa alle Province per la forte penalizzazione all’azione e al ruolo delle Province;

 

esprime inoltre

profondo rammarico per la mancanza di un reale confronto finalizzato a concordare in modo costruttivo le reciproche responsabilità per il rispetto dei vincoli di finanza pubblica generale in un clima di leale collaborazione e reciproco rispetto.

L’impianto complessivo delle norme per gli enti locali, in particolare di quelle relative al patto di stabilità interno, contrasta in modo evidente con i principi di autonomia riconosciuti a livello costituzionale, nonché con il processo attuativo dell’art. 119 così come concordato nell’Intesa interistituzionale siglata lo scorso 20 giugno.

Particolarmente lesive del ruolo e delle possibilità di intervento delle Province, ed in questo senso inaccettabili, sono le nuove regole per il patto di stabilità così come previste nel testo approvato alla Camera. Infatti, calcolare il saldo comprendendo le spese connesse all’esercizio di funzioni trasferite senza considerare le relative entrate, determinerà automaticamente l’impossibilità per le Province di osservare i vincoli per il 2003, bloccando la capacità di spesa delle Province per tutte le funzioni principali: centri per l’impiego, formazione professionale e orientamento, manutenzione edilizia scolastica, viabilità, nonché interventi di sviluppo economico, sociale e culturale dei territori d’intesa e a sostegno delle politiche dei comuni, in particolare quelli minori, anche nella forma di cofinanziamento di programmi europei e nazionali.

Ancor più gravi saranno le conseguenze per gli anni 2004 e 2005 allorché si prevede l’inserimento nella determinazione del saldo finanziario ai fini del patto di stabilità anche delle spese per investimento. Ciò determinerà una inaccettabile contrazione della capacità di investimento degli enti locali e quindi l’impossibilità di sostenere le politiche di sviluppo locale, in contrasto con la dichiarata volontà del Governo di rilanciare l’economia.

Allo stesso tempo, priva di alcun fondamento appare la scelta di un recupero coatto e retroattivo di finanziamenti pregressi per bilanci già definitivamente e correttamente chiusi sulla base delle normative vigenti, come pure il blocco generalizzato e burocratico del turn over del personale, il ricorso obbligatorio alla Consip, la particolare invadenza e centralismo dei controlli sia esterni che interni.

Infine, per quanto riguarda gli interventi di adeguamento delle scuole e la loro messa a norma ai sensi del dlg.626/94, si sottolinea ancora una volta la gravità della assoluta mancanza di concrete e adeguate dotazioni finanziarie.

 

A tal fine l’assemblea Generale delle Province

chiede

un incontro al Presidente del Consiglio per fornire una esposizione maggiormente documentata delle richieste qui avanzate e per avere garanzia circa le reali intenzioni di apportare modifiche al testo del disegno di legge finanziaria durante la discussione al Senato.

 

Milano, 12 novembre 2002

Non molli la presa sul federalismo

Il presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Lorenzo Ria, ha inviato al nuovo ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, il seguente messaggio di auguri:

“Caro ministro, anche a nome delle Province d’Italia desidero formularle i più sentiti auguri per l’alto incarico che si appresta a ricoprire.

Accogliamo la sua nomina con soddisfazione perché abbiamo potuto apprezzare nel tempo le doti di serietà e impegno che hanno contraddistinto il suo agire. La delicatezza del momento è chiara a tutti e non sfugge certamente agli amministratori locali.

Come Province siamo impegnati in prima persona nei comitati per l’ordine e la sicurezza e le assicuriamo che non verrà mai meno la nostra collaborazione all’opera di contrasto di qualsiasi forma di crimine e di illegalità. Ma il nostro secondo pensiero, e la nostra prima raccomandazione, vanno ad un settore parimenti delicato: quello delle riforme federaliste in corso.

Sono certo che seguirà con la stessa attenzione e la stessa determinazione anche questo snodo dal quale dipende la qualità e l’efficienza dei servizi che potremo garantire a tutti i cittadini. Le rinnovo l’augurio di un lavoro proficuo”.

Dichiarazione del Presidente dell’UPI, Lorenzo Ria

“Per rendere sicure le scuole italiane servono 3 miliardi di euro. L’ultima Finanziaria ne stanzia 10 milioni, quella precedente neanche uno. Non è possibile affrontare questi argomenti solo davanti ai morti e sotto la spada di Damocle dell’emergenza. Il Governo è prontamente intervenuto con un primo finanziamento ma crediamo sia opportuno e doveroso confrontarci sulla situazione generale dell’edilizia scolastica del nostro Paese, sulla quale L’Upi e l’Anci sono già intervenute più volte con proposte concrete. Per questo motivo ho chiesto, insieme al presidente dell’Anci, un incontro urgente con il presidente del Consiglio Berlusconi.

Noi chiediamo di essere messi in condizione di rendere sicure le scuole che, per legge, dovranno essere messe a norma di sicurezza ed igiene entro il 2004: il 50% degli istituti superiori necessita di interventi. Le amministrazioni locali si sono indebitate fino al collo per farvi fronte ma non possiamo andare avanti così. A noi servono 500 milioni di euro l’anno per un triennio: li abbiamo chiesti dal 2001 ma finora senza successo. Noi non chiediamo proroghe e non chiediamo leggi speciali: noi chiediamo solo che ci sia dia il dovuto. Non è possibile trasferire alle Province e ai Comuni soltanto responsabilità e competenze: e queste sono competenze per le quali è in gioco la vita delle persone. Non è in questo settore che dobbiamo risparmiare”.

Chiesto un Piano Nazionale per la sicurezza per strade, scuole, territorio

Il giudizio delle Province sulla volontà del governo di concertazione sul Dpef si misurerà sull’atteggiamento che il governo avrà sull’Ipt: se interverrà sull’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli o la abolirà addirittura, senza la previsione di una compensazione Irpef, il governo sa che la nostra risposta è già un chiaro no.

Gli impatti di questa misura, è stato abbondantemente provato, sono minimi sull’economia ma devastanti sul bilancio delle Province. Un simile modo di procedere del governo dimostrerebbe solo la volontà di mortificare l’autonomia finanziaria e impositiva delle Province e di bloccare il federalismo fiscale.

Noi, oggi, abbiamo ribadito i termini del problema: ora sta all’esecutivo mostrare il proprio grado di sensibilità e di coerenza. Non si può affermare dei principi quando ci si siede al tavolo della Conferenza Stato Autonomie e poi contraddirli quando ci si siede al tavolo del confronto sul Dpef.

Ma nell’incontro con il governo abbiamo invece chiesto che nel Dpef venga inserito un Piano Nazionale per la sicurezza che riguardi strade, edifici scolastici e prevenzione di calamità del territorio, nonché il sostegno alle politiche del lavoro e di sviluppo locale, anche attraverso il finanziamento degli strumenti di programmazione negoziata.

Per quanto riguarda il Patto di stabilità interno vogliamo definirne criteri e modalità di applicazione: riteniamo inutili e inaccettabili i vincoli sulla spesa corrente mentre consideriamo appropriati vincoli che si riferiscano esclusivamente al disavanzo.

Una lettera al Presidente Berlusconi e al Ministro Moratti

Anci e Upi oggi hanno scritto una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Istruzione per attivare da subito un confronto in merito all’edilizia scolastica nel nostro Paese.

Questo incontro si rende urgente per verificare le iniziative da prendere prossimamente, a maggior ragione dopo i drammatici fatti del terremoto.

Un’intesa sofferta ma soddisfacente

“Un’intesa sofferta, che poteva dare qualche frutto in più, ma che riteniamo comunque soddisfacente”. E’ questo il giudizio che esprime il Presidente dell’U.P.I., Lorenzo Ria, mentre sottoscrive, con i rappresentanti del governo, delle regioni e delle autonomie locali, l’intesa interistituzionale per l’attuazione delle legge costituzionale n. 3/2001.

“Il disegno di legge La Loggia – dichiara il Presidente dell’UPI – ha già realizzato parte di questa intesa. Vi sono in esso delle lacune che cercheremo di far colmare dalle aule parlamentari, confidando sulla più robusta cultura autonomista del nostro Parlamento. Ci ripromettiamo di realizzare il secondo punto dell’intesa, che concerne la definizione delle funzioni fondamentali degli enti locali, attraverso una forte collaborazione col ministro Scajola.”

“Quanto ai contenuti del federalismo fiscale – conclude il presidente Ria- che resta il punto meno approfondito dell’intesa, abbiamo fissato i tre cardini fondamentali su cui esso deve essere costruito. L’autonomia, l’eguaglianza, la solidarietà. Questo risultato dimostra che aveva torto chi vedeva nella legge n. 3 la fonte d’ogni disgregazione. Abbiamo fatto sinora un buon lavoro e possiamo fare ancora meglio”.

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