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“Le Province dispongono di oltre mille progetti per riqualificare, modernizzare, ricostruire le scuole superiori. Sono progetti pronti, immediatamente cantierabili, che hanno bisogno di 1 miliardo di euro e che possono essere portati a termine in meno di un anno”. Lo annuncia il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, rendendo noti i risultati di una ricognizione svolta dall’associazione su tutte le Province italiane. “Il Governo ha posto la scuola al centro dell’agenda politica italiana, una scelta strategica e che merita il pieno sostegno di tutte le istituzioni impegnate su questo fronte: per questo, per cercare di agevolare il più possibile la messa in partica di questo impegno, abbiamo chiesto a tutte le Province di farci conoscere quali fossero i progetti pronti nel cassetto, che possono essere immediatamente appaltati avendo a disposizione le risorse e senza i vincoli del patto di stabilità. Si tratta per l’esattezza di 1.091 progetti, per la cui realizzazione servirebbero 982 milioni di euro. In molti casi si tratta di interventi di ricostruzione di scuole danneggiate dai tanti eventi emergenziali che negli ultimi anni hanno colpito il Paese. Ma ci sono ancora 241 progetti per cui servirebbero 103 milioni di euro: si tratta dei progetti ritenuti ammissibili ma non finanziati per mancanza di risorse attraverso il decreto del Fare. Progetti che possono partire da subito, ed andare a sommarsi ai 56 che invece sono stati finanziati dal decreto con 19 milioni di euro e che sono già stati tutti appaltati. Intervenire su più di 1000 scuole delle 5000 che gestiscono le Province sarebbe un passo importantissimo, sia per assicurare agli studenti scuole migliori e anche più belle, sia per dare fiato alle imprese che avrebbero giovamento immediato dall’apertura di nuovi cantieri. Noi siamo pronti a sostenere il Governo in questa impresa”.
Verbania, 27 febbraio 2014.“Il maxiemendamento votato ieri dal Senato, e che in toto nei contenuti va a sostituirsi al disegno di legge Delrio in materia di disposizioni sulle città metropolitane, province, unione e fusioni di comuni – se approvato nei prossimi giorni alla Camera – darà il via a una riforma soltanto parziale, con risparmi alla spesa pubblica di un’entità tale che non giustifica la confusione istituzionale che genererà riflettendosi sui servizi ai cittadini. Rincresce che il Governo e la maggioranza parlamentare ostinatamente non abbiamo voluto accogliere le istanze avanzate dall’Unione delle Province che miravano a un riordino di maggiore impatto: con la loro riduzione nel numero, il taglio di enti e agenzie nate negli anni sovrapponendosi alle funzioni provinciali, l’assegnazione alle Province di competenze quali quelle di programmazione e gestione del ciclo idrico integrato e dei rifiuti, mantenendo loro un riconoscimento in Costituzione e la possibilità di un filo diretto con la cittadinanza attraverso l’elezione diretta degli organi politici, che – con questa riforma – restano ma di ‘secondo grado’. Un cambiamento di facciata utile solo ad essere spacciato come risultato dall’agenda di governo. Speriamo almeno s’incardini in una riforma più organica ed amplia che porti al superamento del Senato e al riordino del sistema politico e amministrativo delle Regioni”.
Così il Presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola e dell’Unione delle Province del Piemonte Massimo Nobili commenta la prospettiva disegnata da quanto approvato ieri a Palazzo Madama e che conduce le Province a retrocedere ad enti di secondo grado dal prossimo 1° gennaio 2015, ma con in capo il grosso delle funzioni di sempre e risorse ridotte al di là dell’insostenibile.
“Per il VCO il dato positivo a risaltare, se sarà confermato che nella ‘casistica’ possa rientrare anche il nostro territorio sì montano ma non al 100%, è il riconoscimento di una specificità che gli garantirà maggiore autonomia amministrativa. Certo – continua Nobili – dobbiamo ricevere conferme che non si tratti di un vuoto ‘titolo accademico’, un po’ come accaduto con l’articolo 8 dello Statuto Regionale, ma una sostanziale garanzia di assegnazione di maggiori funzioni e di pari passo di proporzionate risorse per poterle svolgere e sostenere”.
“Con quanto votato ieri, come Presidente e Giunta resteremo dunque in carica – ad indennità zero come deciso deliberatamente e senza nessuna imposizione normativa già dallo scorso gennaio – fino a fine anno con i consueti compiti amministrativi e in più con l’incarico di preparare l’ente alla trasformazione e al passaggio di consegne, al quale – conclude Nobili – lavoreremo aprendo un tavolo di confronto istituzionale, con i Comuni e la Regione, per capire come sia meglio procedere”.
E’ gravissimo ed intollerabile che un Parlamento di nominati, eletto con una legge dichiarata incostituzionale, ed un Governo, insediatosi senza alcuna legittimazione democratica, decidano di privare il popolo sovrano del diritto democratico di eleggere con il proprio voto i rappresentanti di una Istituzione della Repubblica Italiana quale è la Provincia, così come delineata dalla Costituzione e per la quale i Padri costituenti prefigurarono chiaramente organi elettivi attraverso libere elezioni.
Il provvedimento riguardante le Province, approvato dal Senato della Repubblica con il voto di fiducia, che diventerà legge dopo la prevedibile e sicura approvazione alla Camera dei Deputati, non è coerente con le disposizioni di cui agli articoli 1, 5, 114, 117, 118, 119 e della VIII Disposizione transitoria e finale della Costituzione; inoltre, è in contrasto con le indicazioni europee, in particolare con la recente raccomandazione all’Italia formulata dal Congresso dei Poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa il 19/03/2013.
La Costituzione vigente assicura alle Province precise prerogative costituzionali che non possono essere messe in discussione attraverso leggi ordinarie, come è stato ricordato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 220/13, e la pretesa di anticipare con legge ordinaria gli effetti di una riforma costituzionale, che richiede tempi e procedure assai complesse e definite, stravolge le più elementari regole del diritto costituzionale e della stessa democrazia.
Si auspica che il Signor Presidente della Repubblica voglia tutelare le prerogative costituzionali delle Province, ricordando al Parlamento ed al Governo i principi fondamentali della nostra Costituzione repubblicana.
Il provvedimento licenziato dal Senato costituisce anche una colossale farsa in quanto non abolisce le Province, ma interviene per impedire l’elezione diretta e democratica del Presidente e del Consiglio Provinciale.
Inoltre, il nuovo riparto delle competenze previsto dal provvedimento getterà il Paese nel caos e creerà, per la necessaria riorganizzazione, soltanto costi aggiuntivi, come più volte rilevato dalla stessa Corte dei Conti, con pesanti ripercussioni negative sulla vita dei cittadini e delle imprese.
E le irrituali affermazioni del Presidente del Consiglio, che hanno accompagnato il varo del provvedimento, costituiscono l’ennesima bugia che offende tanti amministratori locali che, gratuitamente o con indennità minime e con gettoni di presenza irrisori, si sono assunti e continuano ad assumersi quotidianamente grandi responsabilità nell’interesse dei cittadini.
Come Province non ci vogliamo sottrarre al confronto per una necessaria rivisitazione di tutta l’architettura istituzionale del Paese attraverso la riforma del Titolo V, ma questo deve avvenire senza inaccettabili ed inammissibili scorciatoie.
Pertanto sarà necessario mettere in campo tutte le azioni possibili affinché vengano riaffermati i principi fondamentali della nostra Costituzione e della stessa democrazia, investendo la Corte Costituzionale.
Savona, 27 marzo 2014. “Mi viene chiesto un commento su questa norma ma è riduttivo commentare solo quello che è successo ieri, occorre soffermarsi invece, per cercare di comprendere, su quanto è accaduto in questi ultimi tre anni analizzando tutta la serie di provvedimenti che il Governo ha messo in campo. Il disegno di legge varato al Senato, ieri, genera soltanto ulteriore confusione ad un percorso che intende trasformare le Province a vantaggio di una reclamizzata riduzione dei costi della politica.
Per quanto mi riguarda il rammarico non è soltanto per la precarietà e l’inefficacia di questa riforma ma, soprattutto, per non poter avere la possibilità di sottoporre l’operato di questi cinque anni di amministrazione al giudizio dei miei elettori.
Il ddl così concepito si traduce nella volontà del Governo di abolire le Province ma occorreranno almeno diciotto mesi prima che la riforma produca gli effetti, perchè per cancellare le Province è necessario completare il processo di revisione costituzionale. Palesemente incostituzionale, come ampiamente dimostrato dalla Corte costituzionale che si è già espressa in merito e che ha affermato che non si può cambiare la Costituzione con una legge ordinaria ma nonostante questo il Governo è andato avanti. Il primo provvedimento, compreso nella legge di stabilità, asseriva che le Province in scadenza nel 2014 sarebbero state commissariate. Diciotto mesi coperti da commissariamenti, una proroga a tempo, per un Presidente che continua il suo operato in una fase transitoria per proseguire comunque l’attività dell’ente a garanzia dell’erogazione dei servizi ai cittadini.
Ma in realtà, questa è la domanda da porsi, cosa accade veramente a partire da oggi? Le Province non sono più commissariate ma prorogate con gli organi a loro deputati. Così parrebbe anche se a maggio di quest’anno il Consiglio verrà sciolto, la Giunta diventerà organo consultivo e a settembre nascerà il Consiglio dei sindaci, in carica per dodici mesi, a dicembre 2014 il Presidente terminerà il mandato, e ne verrà eletto un altro, per poi arrivare a settembre del prossimo anno, probabilmente, la data che dovrebbe sancire il termine del percorso istituzionale delle Province.
Chiarissimo, o forse no. Insomma in questi diciotto mesi assisteremo di fatto a cinque cambi di governo senza tutele per i servizi alla comunità. Ritengo che si sia sbagliato tutto, il risparmio alla fine non ci sarà. La maggior spesa per i dipendenti sarà superiore dell’eventuale risparmio. Giova rammentare a tutti che gli attuali costi della politica di un’amministrazione come la mia sono equivalenti ad un parlamentare della Repubblica ovvero costiamo appena di più di un commesso del Senato.
Ma iniziare il cambiamento da lì era difficile……”
IN Assemblea è prevista la discussione generale ed esame del disegno di legge Mercoledì 2 e giovedì 3 aprile, con eventuale prosecuzione venerdì 4.
“La vera riforma era quella che prevedeva l’accorpamento delle Province piccole e degli uffici periferici dello Stato, con un vero dimezzamento e risparmi concreti. Ma non si è avuta né la forza politica né il coraggio per opporsi alle alte burocrazie dello Stato, e si è scelto di accontentarsi di una piccola riforma, banale, confusa, superficiale, che non produce risparmi ma anzi porta all’aumento della spesa pubblica. Una riforma antieruopea, del tutto in controtendenza con quanto accade nel resto dei Paesi Ue”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, sottolineando come “questo Disegno di Legge che si sta approvando in Senato, non solo non abolisce le Province e non produce risparmi, come ha chiarito la Corte dei Conti, ma crea una grandissima confusione tra chi dovrà assicurare ai cittadini i servizi essenziali. Nella fase transitoria sarà un disastro, perché non ci sono norme chiare per accompagnare una rivoluzione così pesante che avrà ripercussioni immediate sui cittadini. E gli effetti si vedranno da subito, anche perché i servizi sono già a rischio, a causa del furore abolizionista contro le Province che ha giustificato in questi anni tagli drammatici alle risorse necessarie per garantirli. Questo Disegno di Legge poi– sottolinea Saitta – è una scelta del tutto opposta al modello di governo dei territori degli altri paesi Ue: in Germania, le Province sono 400, 16 le regioni e oltre 12 mila comuni e a non esistere non sono gli amministratori eletti dai cittadini ma i prefetti nominati dal Governo; in Francia le Province sono 100, e amministrano insieme a 26 Regioni e 36 mila comuni; in Spagna ci sono 17 Regioni, 50 Province e 8.000 Comuni. Per non parlare delle Città metropolitane, che in Italia sono almeno 10, più almeno le 5 che certamente nasceranno nelle regioni a Statuto Speciale, contro meno di 20 in tutta Europa, 2 in Francia, 2 in Germania, 2 in Spagna. Noi invece, pur di non fare le riforme vere, quelle che avrebbero scontentato gli alti burocrati dello Stato, abbiamo scelto di propinare ai cittadini una riforma banale, intervenendo sull’1,27% della spesa pubblica, che è quella delle Province, pur di non toccare il 60% della spesa pubblica, quella dell’amministrazione centrale”.
Martedì 25 marzo p.v. si dovrebbe concludere l’esame in commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica del Provvedimento recante “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni dei Comuni”.
Dopo il successo delle precedenti edizioni, si accendono i riflettori sulla 7° edizione di EnergyMed, l’evento leader del Centro Sud Italia sull’Energia, il Riciclo e la Mobilità Sostenibile, che si svolgerà a Napoli dal 27 al 29 marzo 2014.
La manifestazione è un’occasione di business, visibilità, confronto e aggiornamento professionale di assoluto interesse per tutti i tecnici e le imprese del settore sulle novità che caratterizzano il comparto delle fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, l’edilizia sostenibile (area “Ecobuilding“), il recupero di materia ed energia dai rifiuti (area “Recycle”) e la mobilità sostenibile (area “MobilityMed“).
Oltre ad un’ampia Sessione Convegnistica che vedrà la partecipazione di esperti di livello nazionale e internazionale della Green economy, sono previsti premi, iniziative speciali e aree tematiche specializzate, che comprenderanno i settori più innovativi del comparto verde: Cogeneration Area, Fotovoltaico innovativo, Solare termico, Domotica, ICT, Smart Cities, Ciclo dei rifiuti, Elettrico in filiera.
La tre giorni dedicata alle tecnologie e all’innovazione, ha potuto contare in questi anni su una crescente affluenza di visitatori qualificati a conferma del trend positivo delle sei edizioni precedenti, creando le condizioni ideali per l’aggiornamento professionale e per incontri BtoB e scambi di know-how tra aziende nazionali e straniere, favorendo un processo di internazionalizzazione sempre più proficuo nel settore dellaGreen economy.
– link di registrazione: http://www.energymed.it/infovis/registrazione.htm
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Per ulteriori informazioni: www.energymed.it
Segreteria Organizzativa ANEA
Via Toledo, 317 – 80134 Napoli
Tel. +39 081 419528 – Fax +39 081 409957
e-mail: [email protected] – web www.energymed.it
IN ALLEGATO:
RESCONTO COMMISSIONE 11.03
TESTO EMENDAMENTI DEL RELATORE E RELATIVI SUBEMENDAMENTI
TESTO A FRONTE CON LE MODIFICHE PROPOSTE DAL RELATORE
“La Garanzia Giovani è lo strumento più importante che abbiamo a disposizione per provare a dare risposte concrete ai tanti giovani senza occupazione. Non possiamo permetterci di sprecare nulla di quanto l’Unione Europea ci assegnerà, e dobbiamo partire subito, entro la fine di marzo. Per questo serve un forte coinvolgimento di tutte le istituzioni, a partire dalle Province che gestiscono i 550 Centri per l’impiego che saranno gli uffici pubblici che in trincea offriranno i servizi”. Lo sottolinea il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, annunciando di avere richiesto un incontro urgente al Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
“Il rischio – sottolinea Saitta – è che tra passaggi burocratici tra Ministeri e Regioni, si perda il tempo utile che dovrebbe invece essere usato per rafforzare i servizi, per aumentare gli standard e assicurare su tutto il territorio le stesse garanzie ai giovani disoccupati. Ad oggi invece c’è un quadro incerto di interventi regionali privo di un sistema nazionale di riferimento e di un programma di intervento. Con la disoccupazione giovanile al 40%, non possiamo permetterci di mettere in piedi un intervento boomerang , che rischia di non funzionare perché la rete dei servizi e degli strumenti non è operativa su tutto il territorio e non è coordinata. Nessuna politica per il lavoro di tipo europeo – conclude il Presidente Saitta- può ignorare il ruolo dei servizi per l’impiego che in Italia sono sostenuti da risorse pubbliche dieci volte inferiori alla media europea e su cui la Garanzia giovani aveva dato aspettative di rilancio che rischiano di essere disattese”.
“L’allarme che rilancia oggi il Presidente della Corte dei Conti è serissimo: secondo le nostre analisi, i costi delle società e degli enti strumentali sono aumentate di oltre 1 miliardo dal 2012 al 2013. Chiediamo da tempo che il Governo e il Parlamento intervengano con norme stringenti per bloccare il moltiplicarsi di queste strutture che, come sottolinea il Presidente Squitieri, sono le zone grigie del bilancio dello Stato perché non possono nemmeno essere controllate dalla magistratura contabile”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando le dichiarazioni del Presidente della Corte dei Conti rispetto alle società partecipate degli enti locali.
Secondo quanto desumibile dalla Banca dati Siope del Ministero dell’economia, infatti, i costi di questi enti, di cui non si individua un numero certo, sono passati da 7,4 miliardi del 2012 a 8,4 miliardi del 2013. Nel dettaglio il costo degli Ato (che dovrebbero essere aboliti dal 2010) nel 2013 è stato di oltre 126 milioni di euro; i Bacini imbriferi Montani sono costati 254 milioni di euro; il costo dei Consorzi è passato da oltre 459 milioni di euro a più di 583 milioni di euro.
“E’ evidente che analizzando le cifre si comprende come le società strumentali siano diventate in molti casi lo strumento degli enti per aggirare il blocco del patto di stabilità. Ma non è questa la soluzione: continuare a tenere in piedi strutture che impropriamente gestiscono funzioni tipiche delle istituzioni locali non fa che aumentare la zona grigia del bilancio pubblico incontrollato. E’ un tema che abbiamo proposto al Governo Monti e al Governo Letta, presentando puntuali dossier e proposte normative, finalizzate al contenimento della spesa pubblica per liberare risorse a favore degli investimenti, un tema che ci è sempre stato a cuore. Fino ad oggi nessuno ha avuto la forza di intervenire: anche su questo crediamo debba misurarsi il Governo Renzi, perché è qui che si può fare la vera spending review”.
Di seguito, riportiamo la tabella completa con tutte le voci presenti nella banca dati del Siope.
|
ENTE |
COSTO 2012 |
COSTO 2013 |
|
ATO |
202.998.705 |
126.047.516 |
|
BIM |
227.866.995 |
254.551.127 |
|
COMUNITA’ MONTANE |
1.480.273.372 |
1.356.803.691 |
|
CONSORZI |
459.785.622 |
583.873.955 |
|
Enti e agenzie regionali e territoriali |
3.388.158.341 |
3.565.215.598 |
|
Aziende e Società comunali |
1.370.886.162 |
2.128.274.974 |
|
Aziende e società provinciali |
357.496.878 |
403.039.524 |
|
TOTALE |
7.487.466.075 |
8.417.806.385 |
(Fonte: elaborazione Upi su banca dati Siope bilanci 2013)