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Non molli la presa sul federalismo

Il presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Lorenzo Ria, ha inviato al nuovo ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, il seguente messaggio di auguri:

“Caro ministro, anche a nome delle Province d’Italia desidero formularle i più sentiti auguri per l’alto incarico che si appresta a ricoprire.

Accogliamo la sua nomina con soddisfazione perché abbiamo potuto apprezzare nel tempo le doti di serietà e impegno che hanno contraddistinto il suo agire. La delicatezza del momento è chiara a tutti e non sfugge certamente agli amministratori locali.

Come Province siamo impegnati in prima persona nei comitati per l’ordine e la sicurezza e le assicuriamo che non verrà mai meno la nostra collaborazione all’opera di contrasto di qualsiasi forma di crimine e di illegalità. Ma il nostro secondo pensiero, e la nostra prima raccomandazione, vanno ad un settore parimenti delicato: quello delle riforme federaliste in corso.

Sono certo che seguirà con la stessa attenzione e la stessa determinazione anche questo snodo dal quale dipende la qualità e l’efficienza dei servizi che potremo garantire a tutti i cittadini. Le rinnovo l’augurio di un lavoro proficuo”.

Chiesto un Piano Nazionale per la sicurezza per strade, scuole, territorio

Il giudizio delle Province sulla volontà del governo di concertazione sul Dpef si misurerà sull’atteggiamento che il governo avrà sull’Ipt: se interverrà sull’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli o la abolirà addirittura, senza la previsione di una compensazione Irpef, il governo sa che la nostra risposta è già un chiaro no.

Gli impatti di questa misura, è stato abbondantemente provato, sono minimi sull’economia ma devastanti sul bilancio delle Province. Un simile modo di procedere del governo dimostrerebbe solo la volontà di mortificare l’autonomia finanziaria e impositiva delle Province e di bloccare il federalismo fiscale.

Noi, oggi, abbiamo ribadito i termini del problema: ora sta all’esecutivo mostrare il proprio grado di sensibilità e di coerenza. Non si può affermare dei principi quando ci si siede al tavolo della Conferenza Stato Autonomie e poi contraddirli quando ci si siede al tavolo del confronto sul Dpef.

Ma nell’incontro con il governo abbiamo invece chiesto che nel Dpef venga inserito un Piano Nazionale per la sicurezza che riguardi strade, edifici scolastici e prevenzione di calamità del territorio, nonché il sostegno alle politiche del lavoro e di sviluppo locale, anche attraverso il finanziamento degli strumenti di programmazione negoziata.

Per quanto riguarda il Patto di stabilità interno vogliamo definirne criteri e modalità di applicazione: riteniamo inutili e inaccettabili i vincoli sulla spesa corrente mentre consideriamo appropriati vincoli che si riferiscano esclusivamente al disavanzo.

Un’intesa sofferta ma soddisfacente

“Un’intesa sofferta, che poteva dare qualche frutto in più, ma che riteniamo comunque soddisfacente”. E’ questo il giudizio che esprime il Presidente dell’U.P.I., Lorenzo Ria, mentre sottoscrive, con i rappresentanti del governo, delle regioni e delle autonomie locali, l’intesa interistituzionale per l’attuazione delle legge costituzionale n. 3/2001.

“Il disegno di legge La Loggia – dichiara il Presidente dell’UPI – ha già realizzato parte di questa intesa. Vi sono in esso delle lacune che cercheremo di far colmare dalle aule parlamentari, confidando sulla più robusta cultura autonomista del nostro Parlamento. Ci ripromettiamo di realizzare il secondo punto dell’intesa, che concerne la definizione delle funzioni fondamentali degli enti locali, attraverso una forte collaborazione col ministro Scajola.”

“Quanto ai contenuti del federalismo fiscale – conclude il presidente Ria- che resta il punto meno approfondito dell’intesa, abbiamo fissato i tre cardini fondamentali su cui esso deve essere costruito. L’autonomia, l’eguaglianza, la solidarietà. Questo risultato dimostra che aveva torto chi vedeva nella legge n. 3 la fonte d’ogni disgregazione. Abbiamo fatto sinora un buon lavoro e possiamo fare ancora meglio”.

Accordo ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lett. c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281

VISTO l”articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281 che prevede accordi tra il Governo, le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane al fine di coordinare l”esercizio delle rispettive competenze e svolgere in collaborazione attività di interesse comune.

CONSIDERATA la necessità di garantire un processo armonico di adeguamento dell”ordinamento alla riforma del titolo V della Costituzione, introdotta dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3.

CONSIDERATO che la riforma del Titolo V della Costituzione configura un nuovo assetto del sistema delle autonomie territoriali, collocando gli enti territoriali al fianco dello Stato come elementi costitutivi della Repubblica e che pertanto Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato hanno pari dignità, pur nella diversità delle rispettive competenze, essendo la potestà legislativa attribuita allo Stato ed alle Regioni e riconoscendosi a Comuni, Province e Città metropolitane la natura di enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo quanto previsto dall’articolo 114 della Costituzione.

RITENUTA la necessità di individuare i principi informatori comuni dell”azione dei soggetti istituzionali.

RITENUTA l”esigenza di avviare un confronto tra tutti gli enti che compongono la Repubblica al fine di pervenire ad una valutazione concertata dei più delicati temi e profili istituzionali.

Tra il Governo, le Regioni, i Comuni, le Province e le Comunità montane si conviene il seguente accordo:

 

I) Finalità

1 Tutti i soggetti che compongono la Repubblica sono tenuti a prestare il proprio contributo per sostenere e valorizzare, nell”ambito delle rispettive competenze, il doveroso processo di armonizzazione dell”ordinamento giuridico al nuovo dettato costituzionale, nel rispetto del principio di unità ed indivisibilità della Repubblica, sancito, dell”articolo 5 della Costituzione.

2. Il nuovo modello di pluralismo istituzionale rende necessario un comune impegno che consenta di realizzare, contemperando le ragioni dell”unità con quelle delle autonomie, una consapevole direzione politico-istituzionale del processo di adeguamento alle nuove disposizioni costituzionali. A tal fine, si riconosce che la separazione delle competenze comporta la valorizzazione del principio della leale collaborazione tra gli enti che compongono la Repubblica, finalizzata alla ricerca della più ampia convergenza, per addivenire a soluzioni condivise in ordine alle rilevanti questioni interpretative e di attuazione poste dalla riforma costituzionale del Titolo V

3. In tale ottica, è auspicabile che sia quanto prima attuata l”integrazione della Commissione bicamerale per le questioni regionali, come consentito dall”articolo 11 della legge costituzionale n.3 del 2001, e nel contempo che siano rivalutate e rese operative le altre sedi di confronto, quali la Conferenza unificata di cui all”articolo 8, comma 1, del decreto legislativo n.281 del 1997 ed i Consigli regionali delle Autonomie, previsti dal nuovo articolo 123 della Costituzione.

 

II) Principi dell”azione comune ed argomenti di approfondimento

1. Costituiscono principi essenziali dell”azione comune:

privilegiare, tra più possibili interpretazioni della legge costituzionale, la più aderente alla logica del pluralismo autonomistico cui è ispirata la riforma costituzionale;

considerare il principio di sussidiarietà, elemento fondante della riforma, unitamente ai principi di differenziazione ed adeguatezza;

garantire, in ogni caso, il rispetto dei principi di continuità e completezza dell”ordinamento giuridico.

2. In relazione ai poteri legislativi assegnati, lo Stato e le Regioni individuano e delimitano i rispettivi ambiti di competenza per un corretto esercizio delle funzioni legislative. Tale delimitazione si rende necessaria anche al fine di dare certezza dell”ambito delle materie rimesse in competenza residuale regionale e per l’individuazione di soluzioni volte a prevenire e limitare il contenzioso costituzionale.

3. Lo Stato e le Regioni, nell”esercizio delle loro potestà legislative, assumono, altresì, l”impegno di verificare, in fase di predisposizione degli atti normativi, il puntuale rispetto degli ambiti di competenza ad essi assegnati dalla novella costituzionale. La verifica riguarda anche i provvedimenti già in corso di perfezionamento, proponendone, ove occorra, la modifica o il ritiro. A questi fini i Presidenti delle Regioni si impegnano ad orientare, in ogni sede ed in ogni fase, l’iniziativa legislativa delle Giunte regionali. Il Presidente del Consiglio si impegna ad emanare una direttiva a tutti i Ministri per orientare l’iniziativa legislativa del Governo, in ogni sede ed in ogni fase, al rispetto del nuovo assetto costituzionale.

4. Per l’attuazione del federalismo fiscale, si conviene sulla necessità di introdurre nel DPEF la previsione:

di una conferenza mista per definire l’impianto complessivo del federalismo fiscale;

dell’avvio del trasferimento di una parte delle risorse necessarie per svolgere le competenze esclusive e le funzioni amministrative derivanti dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, da definire in legge finanziaria, senza oneri finanziari addizionali, con contestuale riduzione delle corrispondenti voci di costo a carico del bilancio dello Stato, con particolare riferimento alle spese per le strutture ed il personale statali.

5. Per quanto riguarda l”esercizio delle funzioni statutarie, regolamentari e amministrative spettanti alle Istituzioni locali, occorre dare piena attuazione alle disposizioni dettate dagli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione. In tale fase, vanno determinate le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lett. p), e vanno osservati i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza nell”attribuzione delle funzioni amministrative, il cui esercizio e organizzazione compete ai Comuni, singoli o associati, anche nelle forme delle Unioni di Comuni e delle Comunità montane, e qualora lo richiedano esigenze di unitarietà, alle Province, alle Città metropolitane, alle Regioni ed allo Stato. Tali obiettivi sono raggiunti attraverso la revisione del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, quale intervento necessario, accanto all’adozione di ulteriori leggi statali e di leggi regionali, per attuare gli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione.

6. Modalità operative di coordinamento e di collaborazione tra il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), la Conferenza Stato-Regioni e la Conferenza Unificata saranno individuate al fine di realizzare le opportune sinergie tra i medesimi organismi.

 

III) Modalità organizzative

1. La sede istituzionale di confronto è individuata nella Conferenza unificata. Le riunioni della Conferenza hanno cadenza periodica e costituiscono il momento di confronto politico, di valutazione, di indirizzo e di verifica per l”attuazione della presente intesa. L”approfondimento degli specifici argomenti individuati è affidata a tavoli tecnici.

2. I soggetti firmatari si impegnano, altresì, a ricercare ulteriori azioni coordinate proponendo del caso anche eventuali nuovi strumenti di collaborazione e di intesa.

Dichiarazione del presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Lorenzo Ria

Si dà ormai per certo che allo studio del governo ci sia la modifica all’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli (IPT). Ma una modifica all’IPT, in particolare la riduzione ad una quota fissa di € 50 (o addirittura la sua abolizione), indipendentemente dai riflessi sul mercato automobilistico, risulterebbe fortemente dannosa per le Province – per le quali a tutt’oggi è la seconda entrata per importanza e volume – qualora il gettito non venisse adeguatamente coperto da un’altra e diversa entrata tributaria.

E allora il governo non può solo limitarsi a tagliare risorse: per questo chiediamo che l’eventuale modifica all’IPT venga compensata mediante la definizione di una compartecipazione provinciale all’IRPEF oppure con nuove entrate tributarie escludendo qualsiasi forma di assegnazione di trasferimenti statali aggiuntivi.

Chiediamo infine che l’eventuale compartecipazione all’IRPEF o l’assegnazione di una diversa entrata tributaria sia effettuata tenendo conto delle attuali modalità di riscossione dell’IPT, della sua flessibilità e discrezionalità in ordine alla fissazione delle tariffe nonché della costante liquidità che crea presso le Tesoreria delle Province.

Ordine del giorno

Premesso che:

– le notizie di stampa danno per certo che sia allo studio, da parte dei competenti Ministeri, una modifica all’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli (IPT).

– L’IPT colpisce l’acquisto dei veicoli nuovi e il passaggio di proprietà di quelli usati, sulla base di tariffe previste dallo specifico decreto ministeriale, sulle quali le Province possono applicare un aumento che può raggiungere una percentuale massima del 20%.

– Una modifica all’IPT, in particolare la riduzione della stessa ad una quota fissa di € 50 (o addirittura la sua abolizione), indipendentemente dal significato di natura economica e sociale e dai riflessi sul mercato automobilistico, risulterebbe fortemente dannosa per le Province qualora il gettito non venisse adeguatamente coperto da un’altra e diversa entrata tributaria.

 

Rilevato che l’IPT, oltre che essere, per importanza e volume delle riscossioni, il secondo tributo delle Province, rappresenta il segnale più evidente dell’autonomia impositiva e del prelievo fiscale locale in quanto le tariffe di base possono essere variate fino al 20%, permettendo una manovra di bilancio progressiva utile anche per la programmazione degli investimenti.

Considerato che la sostituzione parziale o totale dell’IPT con trasferimenti statali, magari rigidamente vincolati al volume delle riscossioni del precedente esercizio, sarebbe enormemente penalizzante e lesivo dell’autonomia di tutte le Province.

Considerato inoltre che l’attuale procedura di riscossione, tramite l’ACI-PRA, prevede un versamento quotidiano di risorse presso le casse delle Province che confluiscono nella “giacenza libera” gestita dal Tesoriere dell’ente.

Si chiede

 

1. che l’eventuale modifica all’IPT venga compensata mediante la definizione di una compartecipazione provinciale all’IRPEF oppure con nuove entrate tributarie escludendo qualsiasi forma di assegnazione di trasferimenti statali aggiuntivi,

2. l’eventuale compartecipazione all’IRPEF o l’assegnazione di una diversa entrata tributaria dovrà essere effettuata tenendo conto delle attuali modalità di riscossione dell’IPT, della sua flessibilità e discrezionalità in ordine alla fissazione delle tariffe nonché della costante liquidità che crea presso le Tesoreria delle Province.

Organizzato per il personale di Province e Comuni

Nei giorni 7 e 8 maggio presso gli Horti Sallustiani in Roma (P.zza Sallustio 21) si terrà una manifestazione dedicata all’approfondimento del tema degli strumenti volontari (Agenda 21 e EMAS) e rivolta al personale delle Amministrazioni provinciali.

Il governo sostenibile del territorio è un processo complesso che richiede lo sviluppo di competenze articolate e integrate su molte problematiche della salvaguardia dell’ambiente, della pianificazione territoriale e dello sviluppo socioeconomico. La riforma dell’Amministrazione dello Stato attribuisce alle Province un ruolo chiave nella ridefinizione degli assetti territoriali nel rispetto del diritto di partecipazione e condivisione delle comunità locali alle grandi scelte per il decollo socioeconomico delle proprie comunità.

Agenda 21 ed EMAS si stanno dimostrando strumenti efficienti per il raggiungimento degli obiettivi ambientali del governo del territorio. Le Province di Viterbo e di Potenza hanno avviato, con la collaborazione dell’ENEA, esperienze pilota di adozione di tali strumenti ottenendo risultati incoraggianti per la creazione di sistemi interni di gestione ambientale presso i propri uffici di Assessorato dell’Ambiente. L’esperienza sviluppata viene messa a disposizione delle altre Amministrazioni attraverso gli uffici di coordinamento dell’UPI, secondo quanto previsto dall’Accordo Quadro UPI-ENEA del 99 per lo sviluppo di programmi congiunti a favore della salvaguardia dell’ambiente e per l’uso sostenibile dell’energia.

Le due giornate di approfondimento scaturiscono dal Convegno svoltosi il 18 Dicembre 2001 a Viterbo “Le Province a Confronto” sul tema “Per una Politica Ecocompatibile del Territorio”, in occasione del quale è stato siglato un accordo tra UPI, ENEA, Comitato Emas, Coordinamento Agenda 21 locale, le Province di Potenza e Viterbo per la diffusione delle buone prassi ad altre realtà effettuate dalle Province di Viterbo (che presiede per il primo anno il comitato di gestione del suddetto procollo), e Potenza attraverso giornate Seminariali e/o di Studio.

L’UPI, in considerazione della rilevanza strategica dell’adozione di simili strumenti volontari nel processo di governo sostenibile del territorio e del loro carattere innovativo, ha ritenuto opportuno chiedere la collaborazione degli Organismi regolatori della materia ovvero i vertici del Ministero dell’Ambiente, dell’ANPA, del Comitato Emas Italia e del Coordinamento Italiano Agenda 21 locali. All’incontro parteciperà anche la Direzione Generale della Commissione Ambiente dell’Unione Europea.

Il sistema comunitario di ecogestione ed audit (EMAS – Environmental Management and Audit Scheme), varato con apposito regolamento Comunitario n. 761/2001 (EMAS II) ed entrato in vigore il 27 Aprile 2001, costituisce il nuovo orientamento della politica ambientale comunitaria.

Le novità essenziali del nuovo Regolamento (EMAS II) riguardano l’estensione del campo di applicazione ai settori non industriali, ed il passaggio dal concetto di sito al concetto di organizzazione come base di riferimento. È di particolare interesse la proposta dell”Italia, accolta dalla Commissione UE, di considerare, per l”adesione ad EMAS, anche entità più complesse rispetto alla singola impresa (aree e distretti industriali).

Accanto a questa possibilità, EMAS II consente le registrazione delle autorità locali (Amministrazioni comunali e provinciali) e le imprese di servizio (turismo, commercio, reti di distribuzione, ecc.), rivelandosi un mezzo particolarmente utile per attuare le politiche di sviluppo sostenibile del territorio.

Grande importanza potrà infine assumere l’impiego di EMAS in connessione con l’Agenda 21, la cui diffusione nel nostro paese appare sempre più ampia, soprattutto in ragione della sinergia che può attivarsi attraverso il contestuale utilizzo dei due strumenti volontari. Agenda 21 ed Emas raggiungono gli stessi obiettivi di miglioramento della qualità ambientale del territorio, attraverso procedimenti tra loro speculari: dalla comunità verso l’amministrazione nel primo caso, dalle amministrazioni verso i soggetti che operano sul territorio nel secondo.

Gli organizzatori del convegno auspicano una sinergia degli sforzi degli attori che partecipano alla diffusione delle politiche territoriali locali che può essere possibile attraverso il contestuale utilizzo dei due strumenti volontari.

In quest”ottica ENEA, UPI, Comitato Emas, Coordinamento Agenda 21 locale, Provincia di Potenza e Provincia di Viterbo hanno promosso il Convegno del 7-8 Maggio 2002.

Il Convegno è aperto anche ad amministratori pubblici – Sindaci, Assessori all”Ambiente, all”Urbanistica, all”Industria, ai capi degli Uffici Tecnici, alle articolazioni territoriali della Pubblica Amministrazione, Province, Comuni, Comunità Montane, Circondario, ATO, Enti di Bonifica, AUSL, ovvero a tutti gli Enti che hanno uno stretto collegamento con il territorio, così come ai rappresentanti delle categorie economiche e produttive, ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali e a tutte le imprese operanti sul territorio interessate ad impegnarsi volontariamente a difesa della qualità dell”ambiente, anche alla luce delle recenti normative che hanno stanziato fondi per la gestione ambientale nelle piccole e medie imprese.

In particolare nell’attuale fase di evoluzione del mercato dei servizi pubblici e nella previsione di notevoli modificazioni normative nel settore dell’igiene ambientale, dell’acqua e dell’energia, anche le aziende fornitrici di servizi si troveranno sempre più impegnate nello sviluppo di politiche di qualità ambientale, e potranno trovare nel convegno importanti stimoli per operare più proficuamente in questa direzione.

Dichiarazione di Lorenzo Ria, Presidente dell’Unione delle Province d’Italia

Hanno ucciso un uomo del dialogo: tutti gli amministratori provinciali e i Presidenti di Provincia italiani esprimono sdegno e sconcerto per un atto vile con il quale si vuole minare il tessuto democratico di questo Paese. L’unione delle Province esprime la propria ferma condanna per questa intimidazione che non raggiungerà, però, il suo scopo: tutti gli amministratori restano in prima linea a difendere i valori della democrazia perché lo riteniamo l’unico modo per onorare la memoria di Marco Biagi, un professionista serio, disponibile al dialogo, l’interlocutore che solo pochi giorni fa abbiamo incontrato, come province, poiché impegnato nella riforma degli uffici di collocamento. Questo deve essere il momento della compattezza, per tutti, perché solo così si potrà reagire efficacemente.

Ma basterebbero 19 mila miliardi per la prevenzione

Allarme rosso in Italia per frane e alluvioni: la situazione di rischio che risulta dall’analisi degli strumenti di pianificazione predisposti dalle Autorità di bacino risulta infatti particolarmente preoccupante. Nel territorio nazionale sono state individuate e perimetrate 11.468 aree ad elevato rischio che ricadono in 2.875 comuni. In particolare sono presenti 6.689 aree a rischio frana, 37 a rischio valanga, 2.446 a rischio alluvione.

Per l’eliminazione del rischio in queste aree è necessario attuare interventi urgenti di messa in sicurezza, che comportano un fabbisogno di oltre 9.700 milioni di Euro (pari a poco meno di 19.000 miliardi di Lire).

E’ quanto si ricava dalla ricognizione sulla pianificazione territoriale fatta a livello provinciale su tutto il territorio nazionale dall’Unione delle Province d’Italia e dal Ministero dell’Ambiente che verrà presentata domani a Roma da Silvano Moffa, Presidente della Provincia di Roma e da Forte Clò, Vicepresidente dell’Unione Province d’Italia, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio Altero Matteoli.

L’iniziativa, che si svolgerà presso la ex Sala Stampa Giubileo in Via di Porta Castello dalle ore 11 alle ore 18, mira a presentare il quadro della pianificazione provinciale con una particolare attenzione rivolta al settore della prevenzione del rischio idrogeologico.

La collaborazione attivata dal 1999 tra Ministero ed Unione delle Province ha consentito l”avvio della ricognizione verificandone il livello di interazione con la pianificazione del settore idrogeologico di competenza delle Autorità di bacino. Il Testo unico degli Enti locali ha confermato le premesse, già poste dalla l.n.142/90, per conferire alle Province un ruolo di rilievo nella programmazione e nella pianificazione del territorio, anche per quanto attiene le funzioni di difesa del suolo, di tutela e valorizzazione dell’ambiente e del territorio, di prevenzione delle calamità, di valorizzazione dei beni culturali, di viabilità e di trasporti.

Il quadro dello stato di attuazione della pianificazione provinciale indica che su 103 Province 91 province hanno intrapreso il processo di pianificazione territoriale (53 piani in elaborazione, 23 approvati, 14 adottati e 1 in via di adozione).

Saranno presenti: Casini, Fini, Scajola, La Loggia, Bossi e Pisanu

Si svolgerà a Roma all’Auditorium della Tecnica dell’Eur il 13 e 14 dicembre prossimi l’Assemblea dell’Unione delle Province d’Italia (Upi) dal titolo “La Provincia nella costruzione del federalismo”. I lavori si apriranno giovedì 13 alle ore 10,30 con il ministro dell’Interno Claudio Scajola e proseguiranno, fra gli altri, con il presidente della Camera Pierferdinando Casini, con il ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia (alle ore 16) e con il ministro per le Riforme Istituzionali Umberto Bossi (alle ore 19).

Venerdì 14 interverranno il ministro per l’attuazione del programma di governo Beppe Pisanu (ore 10,30) e il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini (alle ore 12,30).

I lavori saranno chiusi alle ore 13 dal presidente dell’Upi Lorenzo Ria.

Nel corso dei lavori interventi di Walter Veltroni, Francesco Storace, Vincenzo Cerullii Irelli, Enzo Ghigo, Leonardo Domenici, Enrico Borghi e Giuseppe De Rita.

Presiederanno i lavori di giovedì 13 il presidente della Provincia di Roma e vicepresidente Upi Silvano Moffa e il vicepresidente vicario Upi Forte Clò. Venerdì 14 presiederà il presidente della Provincia di Brindisi Nicola Frugis.

Accolta la richiesta di Anci e Upi per una verifica delle ricadute

Anci e Upi hanno ottenuto la convocazione, al più presto, di un tavolo di confronto “ad altissimo livello”, presieduto dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per discutere i problemi rimasti aperti – per gli Enti Locali – dopo la approvazione della legge Finanziaria 2003.

La notizia della attivazione di questo Tavolo è stata data dal Ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia nel corso della Conferenza Unificata.

Sulla questione, l’Associazione dei Comuni e l’Unione delle Province hanno da tempo avanzato la richiesta di un provvedimento correttivo della Finanziaria che, come hanno sottolineato più volte il Presidente dell’ANCI Leonardo Domenici e il Presidente dell’UPI Lorenzo Ria “ha operato una incisiva riduzione delle risorse finanziarie dei Comuni e delle Province, creando giuste preoccupazioni circa il reperimento dei fondi necessari alla copertura di alcune delle voci di spesa più significative”. Tra le questioni irrisolte ricordate da Domenici, vi è anche “la difficoltà in cui presto si troveranno gli Enti locali per l’aumento dei costi del personale derivante dalla conclusione delle trattative per il rinnovo contrattuale, ormai prossima, sul quale inciderà pesantemente l’accordo ‘Frattini’”.

 Roma 6 febbraio 2003

La posizione italiana sul ruolo degli enti locali

Si é svolto, martedì 4 febbraio alla Presidenza del Consiglio, il secondo incontro tra il Governo, i rappresentanti delle Regioni e delle tre Associazioni delle Autonomie locali, Anci, Upi e Uncem, con alcuni esponenti italiani alla Convenzione europea in vista della sessione plenaria che la “costituente europea” dedicherà il 6 e 7 febbraio al ruolo degli Enti locali e regionali nel prossimo Trattato, su impulso del Parlamento europeo.

La posizione italiana, messa a punto nel corso della riunione, é stata riassunta in tre capoversi essenziali: “l’Unione riafferma il suo sostegno al perseguimento del decentramento degli enti territoriali e ne favorisce la partecipazione alla vita dell’Unione nel rispetto degli ordinamenti statali”; si ricorda “il valore delle specificità del territorio, in particolare della montagna e dell’insularità”; infine “si evidenzia il ruolo importante che le città rivestono per il raggiungimento degli obiettivi europei dello sviluppo economico, della coesione sociale e dell’integrazione culturale dei cittadini europei”.

5 febbraio 2003

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