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Biblioteche, Provincia di Como: verso una rete unica per 470mila cittadini

La Provincia di Como accelera verso un sistema bibliotecario unico. Giovedì scorso, nella sede di Villa Gallia, la Provincia ha riunito i Sindaci dei Comuni appartenenti agli attuali quattro sistemi bibliotecari per presentare lo schema di Convenzione che darà forma alla futura rete provinciale integrata.

Un passaggio concreto e atteso, che segna l’ingresso nella fase operativa di un progetto avviato nel 2023 e nato da una volontà condivisa: superare la frammentazione attuale per costruire un sistema più efficiente, moderno e capace di rispondere in modo uniforme ai bisogni dei cittadini.

Durante l’incontro sono stati illustrati contenuti, funzionamento e tempistiche del nuovo modello organizzativo, che porterà all’approvazione della Convenzione da parte di tutti gli enti coinvolti nei prossimi mesi.

La rete bibliotecaria provinciale: benefici attesi

Il progetto punta a creare un’unica rete bibliotecaria provinciale, capace di garantire servizi più omogenei e di qualità. Tra le novità principali: il potenziamento del prestito interbibliotecario su scala provinciale, la centralizzazione di funzioni strategiche – come gli acquisti e la promozione della lettura – e l’introduzione di standard condivisi per tutte le biblioteche.

I benefici attesi sono concreti: una gestione più efficiente delle risorse grazie alle economie di scala, una riduzione delle differenze tra grandi e piccoli Comuni e un accesso più equo ai servizi per tutti i cittadini. Il nuovo sistema rafforzerà inoltre la capacità del territorio di intercettare finanziamenti regionali, nazionali ed europei, valorizzando al tempo stesso un’infrastruttura tecnologica già esistente ma finora gestita in modo non uniforme.

Particolare attenzione sarà dedicata ai Comuni più piccoli, che potranno contare su servizi e competenze difficilmente sostenibili in autonomia, e al ruolo delle biblioteche come veri e propri presìdi di comunità, inclusione e alfabetizzazione digitale.

Il nuovo sistema coinvolgerà un bacino di circa 470mila abitanti e si baserà su una governance condivisa tra gli enti locali, con la Provincia di Como nel ruolo di ente capofila.

Il commento del Presidente della Provincia di Como

«Con questo progetto – dichiara il Presidente della Provincia di Como, Fiorenzo Bongiascavogliamo rafforzare il ruolo delle biblioteche come presidi culturali fondamentali per le nostre comunità. La creazione di un sistema provinciale unico consentirà di offrire servizi più omogenei e di qualità, sostenendo in particolare i Comuni più piccoli e valorizzando le risorse già presenti sul territorio. È un passo importante verso una maggiore coesione territoriale e una gestione più efficiente delle risorse pubbliche».

L’iniziativa segue il tavolo tecnico-politico del 26 febbraio, coordinato dal vicepresidente Giovanni Alberti, durante il quale è stato approvato il documento che disciplina il funzionamento del nuovo sistema, dando avvio al percorso condiviso di riorganizzazione. «Il percorso avviato negli anni scorsi entra ora nella fase decisiva – sottolinea il vicepresidente –. Dopo il confronto e la progettazione, mettiamo a disposizione dei Comuni uno strumento concreto per costruire insieme un sistema bibliotecario più forte, capace di valorizzare le esperienze esistenti e rispondere in modo ancora più efficace ai bisogni delle comunità».

 

L’elenco dei  Comuni in rete

L’incontro ha rappresentato anche un momento di confronto istituzionale, utile a raccogliere osservazioni e contributi da parte degli amministratori locali in vista dei prossimi passaggi formali. Nei prossimi mesi, infatti, ciascun ente sarà chiamato ad approvare la Convenzione. L’obiettivo è avviare ufficialmente il nuovo sistema dal 1° gennaio 2027 che vedrà riuniti in un unico sistema Albavilla, Albese con Cassano, Albiolo, Alzate Brianza, Appiano Gentile, Argegno, Asso, Bene Lario, Beregazzo con Figliaro, Binago, Bizzarone, Blessagno, Bregnano, Brenna, Brienno, Brunate, Bulgarograsso, Cadorago, Cantù, Capiago Intimiano, Carate Urio, Carlazzo, Caslino d’Erba, Casnate con Bernate, Cassina Rizzardi, Castelnuovo Bozzente, Cavargna, Centro Valle Intelvi, Cermenate, Cernobbio, Cirimido, Claino con Osteno, Colonno, Colverde, Como, Comunità Montana Lario Intelvese, Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio: Gravedona ed Uniti, Corrido, Cremia, Cucciago, Cusino, Dizzasco, Domaso, Dongo, Dosso del Liro, Faloppio, Fenegrò, Figino Serenza, Fino Mornasco, Garzeno, Gera Lario, Grandate, Grandola e Uniti, Gravedona e Uniti, Griante, Guanzate, Laglio, Laino, Lezzeno, Limido Comasco, Lipomo, Lomazzo, Luisago, Lurago Marinone, Lurate Caccivio, Mariano Comense, Menaggio, Moltrasio, Monguzzo, Montano Lucino, Mozzate, Novedrate, Olgiate Comasco, Oltrona di San Mamette, Peglio, Pianello del Lario, Pigra, Plesio, Ponte Lambro, Porlezza, Pusiano, Rodero, Rovellasca, Sala Comacina, San Bartolomeo Val Cavargna, San Nazzaro Val Cavargna, San Fermo della Battaglia, San Siro, Solbiate con Cagno, Stazzona, Tavernerio, Tremezzina, Trezzone, Uggiate con Ronago, Unione dei Comuni Lombarda “Lario e Monti”, Valmorea, Val Rezzo, Valsolda, Veniano, Vercana, Vertemate con Minoprio, Villa Guardia e Zelbio.

Infrastrutture, la Presidente della Provincia di Piacenza consegna al Ministro Salvini tre lettere

La Presidente della Provincia di Piacenza Monica Patelli (unitamente alla Consigliera provinciale con delega alla Viabilità Patrizia Calza), ha partecipato questa mattina, 19 marzo, alla cerimonia di riapertura del Ponte sul Nure organizzata da Anas alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Onorevole Matteo Salvini. Nell’occasione, la Presidente Patelli ha consegnato a mano al Ministro Salvini tre lettere finalizzate ad ottenere il suo intervento per:

  • consentire la tempestiva attuazione degli interventi previsti nella Convenzione con la Società concessionaria dell’autostrada PC – TO;
  • rivedere i contenuti dei decreti di finanziamento degli interventi sulla viabilità provinciale per consentire il completamento delle opere previste;
  • la mitigazione degli impatti alla circolazione stradale conseguenti agli interventi al ponte sul Fiume Po a Castelvetro.

Sicurezza stradale: la Provincia di Terni installa Anti Vehicol Collision

E’ entrato in funzione in questi giorni lungo le strade gestite dalla Provincia di Terni il terzo Avc (Anti vehicol collision) per la prevenzione degli incidenti stradali causati dall’attraversamento di animali selvatici. L’amministrazione provinciale lo ha installato lungo la Sp 31, nel comune di Giove, in prossimità del bivio per il centro abitato di Porchiano del Monte.

L’Avc segue gli altri due già in attività: uno lungo la Sr 205 Amerina, nel comune di Amelia, anche in questo caso in prossimità del bivio per Porchiano, l’altro a Castel dell’Aquila, nel comune di Montecastrilli. Il dispositivo installato a Giove è di ultima generazione ed è dotato di una telecamera a infrarossi e di sensori che individuano animali in prossimità della strada.

L’attivazione di tali elementi viene trasmessa a due segnali stradali nelle due direzioni che si accendono con la scritta “Attenzione animali in strada rallentare”. I segnali dispongono anche di radar doppler che misura la velocità dei veicoli in transito. Qualora questa sia superiore a 50 km orari, l’Avc attiva una dissuasione acustica per l’allontanamento degli animali.

L’Avc installato sulla Sp 31 fa parte del sistema di prevenzione e sicurezza che la Provincia ha attivato da diverso tempo, grazie anche alla partecipazione a progetti europei come il Life Safe Crossing avviato gia nel 2013. L’ultimo Avc invece gode di un finanziamento specifico della Regione Umbria a valere su fondi 2025, ai quali seguiranno altre risorse per l’anno in corso.

La Provincia di Padova dà il via al programma di rifacimento dei ponti

È stato approvato nei giorni scorsi il progetto esecutivo per il rifacimento dei ponti sul canale Masina e sul fiume Gorzone, lungo la strada provinciale SP41 “Morosina” nel territorio di Sant’Urbano. L’intervento, che prevede una spesa complessiva di 5 milioni di euro, beneficia di un finanziamento ministeriale di 2.085.189,88 milioni di euro (D.M.123/2020). Attualmente si stanno susseguendo le procedure amministrative legate al bando di gara; l’avvio del cantiere è previsto per il mese di settembre 2026 e la conclusione dei lavori è al momento stimata entro agosto 2027.

L’intervento di rifacimento dei ponti sul Masina e sul Gorzone rappresenta un’opera di particolare rilevanza per la sicurezza della viabilità della zona e per il miglioramento della funzionalità dei collegamenti tra i Comuni della Bassa padovana e l’area polesana. La SP41, che attraversa questi corsi d’acqua, è una delle principali arterie viarie della zona, essenziale per l’accessibilità alle aree agricole circostanti.

I commenti

 Stefano Baraldo, consigliere della Provincia di Padova con delega alla Viabilità: «Per il ruolo strategico che rivestono i ponti sul Masina e sul Gorzone, il loro rifacimento non solo migliorerà la sicurezza della circolazione, ma permetterà anche di rafforzare la resilienza delle infrastrutture locali, rispondendo così alle esigenze di un territorio in evoluzione.

L’intervento risponde dunque a un duplice obiettivo: migliora la sicurezza e la funzionalità della rete viaria provinciale di quest’area della Bassa modernizzando e manutentandone le infrastrutture, e contestualmente si inserisce in un contesto storico e territoriale che ha sempre visto l’acqua come protagonista nella regolazione dei flussi.

In questo progetto sono stati investiti risorse significative, sostenute in parte da un finanziamento ministeriale che sottolinea l’importanza di un intervento che avrà impatti positivi per la quotidianità di chi vive e lavora in queste zone.

Siamo consapevoli delle difficoltà che i lavori possono comportare in termini di tempistiche, ma siamo certi che, una volta completato, l’intervento contribuirà nettamente a migliorare la qualità di vita delle persone che usufruiscono di questo importante snodo viario. Si tratta di un intervento dal valore complessivo di 5 milioni di euro, sostenuto anche grazie a un finanziamento del Ministero delle Infrastrutture, che testimonia l’importanza strategica di questo progetto per la mobilità e per lo sviluppo dell’area».

 Elisa Venturini, assessore all’Ambiente della Regione del Veneto: «Va dato atto alla Provincia di Padova che, con questo intervento, va non solo a migliorare la viabilità e a metterla in sicurezza, ma interviene anche da un punto di vista ambientale perché quando si mette mano a un ponte da un punto di vista infrastrutturale, si interviene anche sul fiume e in particolare sulla sicurezza idraulica. I cittadini dovranno portare pazienza perché rifare i ponti comporta dei disagi, però l’obiettivo è chiaro ed è di assoluto valore: in questo caso gli enti pubblici vogliono dare il proprio contributo proprio per una messa in sicurezza dei cittadini nel territorio».

Eleonora Mosco, consigliere della Regione del Veneto: «Questo intervento rappresenta un passo importante per migliorare la sicurezza e l’efficienza della viabilità in un’area strategica della provincia. La Bassa Padovana svolge infatti un ruolo fondamentale nei collegamenti tra territori e nel sistema economico e produttivo locale. Investire in infrastrutture significa rafforzare queste connessioni e sostenere lo sviluppo del territorio. La collaborazione tra istituzioni è la chiave per trasformare i progetti in opere concrete al servizio dei cittadini».

 Inquadramento storico e territoriale

I ponti sul Masina e sul Gorzone rivestono una notevole rilevanza storica, essendo parte di un ampio sistema di opere idrauliche che risale a diversi secoli fa. Il territorio su cui sorge l’infrastruttura ha una lunga tradizione di interventi di bonifica idraulica, che affondano le radici nel XVI secolo. In quel periodo, la Repubblica di Venezia avviò importanti opere di sistemazione dei corsi d’acqua, tra cui arginature e canali, per regolare i deflussi e prosciugare le aree paludose della pianura veneta.

Nel 1563, nel territorio di Sant’Urbano e Vighizzolo d’Este, venne realizzato il Ponte delle Tre Canne, parte di un sistema di opere finalizzate alla bonifica dell’antico lago di Vighizzolo. Queste opere avevano lo scopo di rendere le terre circostanti adatte alla coltivazione agricola. Nonostante questi interventi storici, gran parte della zona rimase caratterizzata da ambienti umidi fino al Novecento.

Nel XX secolo, con le grandi opere di bonifica, tra cui lo scavo del canale Masina nel 1928, il territorio assunse la conformazione agricola attuale. Il canale Masina contribuì significativamente alla regolazione delle piene del fiume Gorzone, formando nuovi bacini di espansione nelle aree golenali. Il fiume Gorzone, che attraversa la frazione di Carmignano di Sant’Urbano, rimane un elemento fondamentale del sistema idraulico Fratta-Gorzone, essenziale per il drenaggio delle acque della pianura tra le province di Padova e Rovigo.

Nel contesto di questo territorio, la rete viaria provinciale ha avuto uno sviluppo parallelo. La SP41 è una direttrice essenziale per i collegamenti locali e per l’accesso alle aree agricole circostanti. I ponti sul Masina e sul Gorzone, costruiti con strutture in cemento armato a più campate, sono infrastrutture strategiche che garantiscono la continuità della viabilità e la sicurezza dei trasporti.

Crisi internazionale: la Provincia di Trapani a sostegno dell’economia locale

“La crisi internazionale sta mettendo a serio rischio il nostro sistema economico territoriale. Gli effetti negativi che si registrano in tutto il mondo, qui da noi, rischiano di lasciare un segno profondo e duraturo”.

E’ l’allarme lanciato dal Presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani Salvatore Quinci, sulle conseguenze della crisi internazionale sul sistema economico e produttivo locale.

“Esportazioni bloccate ed aumento dei costi di produzione stanno innescando una pericolosa spirale – sottolinea il Presidente Quinci – colpendo duramente settori e comparti che rappresentano espressioni d’eccellenza della nostra economia. L’Area del Golfo è assolutamente impraticabile perché in piena zona di guerra, con la conseguente chiusura dei porti, che non consente l’arrivo delle merci. Il marmo trapanese sente il peso del conflitto e deve fare i conti con costi aggiuntivi insopportabili nel tentativo di far arrivare la produzione comunque a destinazione, quando possibile. L’aumento del costo dell’energia e dei carburanti – in particolare del gasolio agricolo – può schiantare al suolo la concorrenza della nostra produzione di ortofrutta. Un problema che riguarda chi esporta ma anche chi ha costruito le sue quote di mercato interno e di vendita in Paesi che non sono coinvolti nella guerra. Le nostre aziende si confrontano con la concorrenza sapendo di doverla affrontare da posizioni difficili nel campo della logistica e della distribuzione e finora sono state in grado di farlo perché hanno investito in tecnologia e perché hanno dimostrato di avere capacità imprenditoriali, organizzative e gestionali. Ma questo ulteriore aggravio potrebbe essere fatale rispetto ad una congiuntura economica e finanziaria che non è stata certo favorevole in questi anni”. Per questo, sottolinea Quinci “L’allarme lanciato dalle Organizzazioni di categoria va raccolto in tutta la sua complessità. L’intervento europeo, nazionale e regionale deve essere coordinato con i territori perché le istituzioni locali hanno un contatto diretto con le realtà produttive e con i diversi attori del sistema economico. Il Libero Consorzio Comunale di Trapani intende svolgere il suo ruolo di Ente di Area Vasta condividendo e coordinando ogni azione ed iniziativa che potrà essere di reale sostegno alle dinamiche produttive ed economiche del nostro territorio. Siamo pronti al dialogo ed al confronto per definire una proposta unitaria e per fare sintesi. Il momento è grave e complicato e va governato con senso di responsabilità e con l’impegno di tutti. Dobbiamo fare squadra e partecipare al dibattito pubblico, istituzionale e politico per reagire e superare una crisi che va disinnescata nelle sue tante e troppe variabili indipendenti”.

La Provincia di Treviso Stazione Appaltante del Nuovo Polo didattico Regionale dei Vigili del Fuoco

Rafforzare la sicurezza del territorio e sostenere la formazione dei Vigili del Fuoco: sono questi gli obiettivi del nuovo Polo didattico dei Vigili del Fuoco del Veneto, in fase di realizzazione a Treviso presso la sede del Comando provinciale di via Santa Barbara. L’intervento, reso possibile grazie all’accordo tra il Ministero dell’Interno – Dipartimento dei Vigili del Fuoco e la Provincia di Treviso, vede l’Ente provinciale nel ruolo di Stazione Appaltante, a supporto del Corpo nazionale. Un progetto che unisce potenziamento operativo e valore formativo, con ricadute dirette sulla sicurezza della comunità e sulla crescita delle attività didattiche e di addestramento per i Vigili del Fuoco.

Il nuovo edificio, progettato per ospitare anche il Polo didattico regionale, affiancherà la sede del Comando provinciale e si svilupperà su più livelli per una superficie complessiva superiore ai 2.200 mq.

Dettagli tecnici. Al piano terra (1.101 mq) saranno realizzati un’aula magna per la formazione fino a 40 persone, un’autorimessa con cinque accessi carrabili direttamente collegata al piazzale esterno, oltre a uffici, servizi e locali di deposito. Il mezzanino ospiterà tre depositi per circa 164 mq. Al primo piano (1.177 mq) troveranno spazio due aule didattiche da circa 20 posti ciascuna – una delle quali predisposta anche come backup della centrale operativa in caso di emergenza – oltre a un dormitorio con 8 camere quadruple e 4 doppie, tutte con servizi dedicati, un’area comune di 140 mq e i servizi generali. Sulla copertura saranno installati pannelli fotovoltaici e gli impianti tecnologici dell’edificio.

 

Il fabbricato sarà realizzato secondo i più moderni standard antisismici e di sostenibilità energetica e sarà classificato NZEB – Nearly Zero Energy Building, grazie a sistemi ad alta efficienza come pompe di calore, ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, building automation e impianti fotovoltaici.

Il progetto, la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza sono affidati alla Società Progetto CMR di Milano, mentre l’impresa esecutrice è Costruzioni Ferracin Srl di Jesolo.L’importo dei lavori è pari a 3.981.903,75 euro, per un investimento complessivo di 5,4 milioni di euro finanziato dal Ministero dell’Interno. La fine dei lavori è prevista per l’estate 2027.

Grazie a un accordo siglato l’anno scorso con il Dipartimento Vigili del Fuoco, Soccorso Pubblico e Difesa Civile del Ministero dell’Interno, la Provincia di Treviso svolge un ruolo in prima linea nell’intervento sia in veste di Stazione Unica Appaltante, occupandosi della gestione delle procedure di gara, sia di Coordinamento tecnico dei lavori di costruzione dell’edificio, con la nomina del Responsabile Unico del Progetto, del monitoraggio dell’esecuzione dei lavori e delle attività di collaudo, fino alla consegna finale dell’immobile al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

«Questo intervento mette a sistema le straordinarie competenze tecniche del Settore Edilizia della Provincia di Treviso, che è parte attiva nel coordinamento dei lavori e nella gestione delle procedure di appalto e amministrative, e l’esigenza del Ministero dell’Interno di realizzare questo importante polo per il nostro territorio – dichiara il presidente della Provincia di Treviso, Marco Donadel – una rete interistituzionale che consentirà di creare una struttura punto di riferimento regionale per la formazione dei Vigili del Fuoco. La Provincia è orgogliosa di mettere a disposizione le proprie capacità tecniche e amministrative a sostegno del lavoro di un Corpo fondamentale per la tutela dei cittadini: il nuovo polo didattico avrà un valore non solo operativo, ma anche sociale, contribuendo alla crescita professionale dei Vigili del Fuoco e quindi alla sicurezza delle nostre comunità».

Polizia Provinciale di Vicenza: i risultati di un anno di servizio

Più controlli, più soccorsi, più tutela. Il 2025 della Polizia Provinciale di Vicenza è stato un anno intenso, contraddistinto dalla lotta al bracconaggio, la gestione di migliaia di animali in difficoltà, il contenimento di specie dannose.

Ad illustrarne i numeri sono stati questa mattina il consigliere provinciale con delega alla Polizia Provinciale Moreno Marsetti, il comandante Gianluigi Mazzucco e il vicecomandante Federico Franzoi.

“Lo dico a nome mio e del Consiglio Provinciale -ha esordito Marsetti- siamo orgogliosi del corpo di Polizia Provinciale di Vicenza, sempre più preparato, professionale e quindi centrale per la sicurezza ambientale. In un contesto geografico vasto e di pregio, l’attività si è mossa su un doppio binario: da un lato la mano tesa verso la fauna in pericolo, con 2.860 recuperi, dall’altro il controllo rigoroso delle specie dannose, con oltre 25.000 prelievi in particolare di colombi, corvidi, cinghiali e nutrie, necessari per garantire l’equilibrio dell’ecosistema vicentino. E poi c’è l’antibracconaggio, che è ben diverso dalla caccia, guai a metterli in relazione, perché sono proprio i cacciatori i nostri alleati contro chi non rispetta le regole.”

L’antibracconaggio è uno dei servizi che maggiormente ha impegnato la Polizia Provinciale di Vicenza nel 2025, con 54 (39 nel 2024) persone segnalate per violazioni penali.

Il lavoro della Polizia si avvale della collaborazione di oltre 200 volontari messi a disposizione da associazioni venatorie e ambientaliste. Persone debitamente formate che il consigliere Marsetti ha ringraziato per il tempo che dedicano al territorio vicentino.

Altro impegno di non poco conto, che occupa la Polizia Provinciale lungo tutto il corso dell’anno, è la gestione di caccia e pesca. Il vicentino ha una tradizione consolidata quanto a caccia e pesca, tanto da contare circa 11.000 cacciatori e altrettanti pescatori. Nel servizio di vigilanza sul territorio, la Polizia Provinciale si è avvalsa dei nuclei di agenti giurati volontari, attraverso il coordinamento dei vari gruppi e predisponendo i programmi di servizio mensile.

Contenimento della fauna selvatica dannosa

Tra le attività più gravose del 2025 il contenimento della fauna selvatica problematica. I numeri sono importanti: sono stati prelevati 1811 cinghiali (1805 nel 2024) 1650 nutrie (911 nel 2024), 4347 corvidi (2039 nel 2024) di cui 887 cornacchie (527 nel 2024) e 3460 gazze (1512 nel 2024) e 18.637 colombi (12128 nel 2024).

Da sottolineare che le operazioni di contenimento vengono eseguite, oltre che dalla Polizia Provinciale, da cacciatori appositamente formati, autorizzati e coordinati dagli stessi agenti provinciali. I contenimenti, specie, quantità e tempi, sono invece stabiliti dalla Regione.

Per quanto riguarda la nutria, è iniziata verso la fine dell’anno una collaborazione tra il Consorzio Alta Pianura Veneta e la Polizia Provinciale per l’organizzazione e il coordinamento del controllo all’interno del territorio gestito dal Consorzio e ricadente nell’ATC 2 vicentino.

Attività di difesa della fauna selvatica

I servizi specifici di antibracconaggio hanno portato nel 2025 al deferimento all’Autorità Giudiziaria di 54 persone per violazioni penali che hanno riguardato:

  • n. 6 per uccellagione

  • n. 46 per abbattimento di specie protette e/o utilizzo di richiami vietati

  • n. 17 per abbattimento di specie particolarmente protette

  • n. 4 per violazione delle norme del TULPS

  • n. 7 per violazione sulla legge delle armi.

  • n. 1 per caccia in giorno di silenzio venatorio

  • n. 15 per violazioni varie al Codice Penale.

Sempre in materia di caccia, i verbali di accertamento di violazioni amministrative redatti dalla Polizia Provinciale sono stati 126 (188 nel 2024), di cui 28 (61 nel 2024) contestati dagli agenti giurati volontari coordinati dal Comando di Polizia Provinciale.

Quanto a tutela della fauna ittica, si contano 72 (65 nel 2024) accertamenti amministrativi legati a controlli sul rispetto delle norme regionali e dei regolamenti dei Bacini di Pesca redatti anche in collaborazione con gli agenti volontari operanti sul territorio.

La vigilanza sulla disciplina e raccolta dei funghi ha portato all’accertamento di 19 (12 nel 2024) violazioni amministrative, quella dei tartufi 2 (2 nel 2024) e 20 (16 nel 2024) della viabilità silvo-pastorale mentre lo scorso anno, in totale sono stati redatti 9 (9 nel 2024) verbali di violazioni, n. 2 verbali per raccolta cimeli storici senza autorizzazione.

Le attività svolte per supportare le strutture regionali

La Polizia Provinciale è stata inoltre impegnata in interventi rivolti ad una corretta gestione delle popolazioni faunistiche, su richiesta e a supporto delle strutture regionali, cui competono la gestione tecnica ed amministrativa in campo faunistico ittico-venatorio. Le attività specifiche hanno riguardato:

  • monitoraggio e censimento delle specie selvatiche oggetto di piano di prelievo, ungulati (capriolo, camoscio, cervo, muflone) e gallo forcello, nonché di altri tetraonidi il cui prelievo è vietato, ma rimangono un valido indicatore dello stato di salute delle nostre montagne. Queste operazioni sono state svolte in collaborazione con le strutture locali di gestione venatoria (Ambiti Territoriali di caccia e Comprensori Alpini).

  • vigilanza sul rispetto dei piani di abbattimento degli ungulati, in particolare per verificare la rispondenza alle classi di età e del sesso dei capi assegnati, nonché alle modalità di prelievo selettivo.

  • controlli negli allevamenti di fauna selvatica 54 (66 nel 2024) e 37 (65 nel 2024) sopralluoghi agli appostamenti fissi per il controllo del cinghiale, finalizzati a verificare i requisiti per il rilascio delle autorizzazioni regionali.

  • A necessità sono stati autorizzati innumerevoli interventi temporanei per il controllo del cinghiale in presenza di danni immediati alle colture.

  • Rilevamento dei danni provocati dalla fauna selvatica alle colture agricole e agli allevamenti: in particolare sono stati effettuati 104 accertamenti per la verifica dei danni provocati da predazioni di lupo su animali allevati e/o domestici (193 nel 2024).

  • Rilevamento di sinistri stradali causati da attraversamenti di fauna selvatica, in totale 185 (202 nel 2024).

  • Gestione di 4 apparati mobili per la cattura di cinghiali da spostare velocemente in caso di necessità.

Recupero della fauna selvatica

La Polizia Provinciale sovrintende e coordina tutte le attività, intervenendo anche direttamente nelle azioni di recupero più complesse.

Nel 2025 sono stati effettuati 2860 interventi di recupero di fauna selvatica (2390 nel 2024): 1514 animali sono stati restituiti al loro habitat una volta che hanno ricevuto le cure necessarie (1188 nel 2024), 494 sono rimasti in cattività perché non più idonei alla vita in libertà mentre 947 sono deceduti (1001 nel 2024).

La Provincia svolge il servizio di soccorso e recupero della fauna in difficoltà, per conto della Regione Veneto, in convenzione con gli Ambiti Territoriali di Caccia e i Comprensori Alpini, nonché con l’Associazione “L’Alveare”, che mettono a disposizione oltre 200 volontari coordinati dalla Polizia Provinciale.

Le strutture di accoglienza fanno riferimento al CRAS dell’Associazione Difesa Natura 2000 Colli Berici, al Centro Recupero Rapaci di Fimon e a strutture locali messe a disposizione da “L’Alveare” e dagli ambiti territoriali di caccia.

Aumento della dotazione per garantire maggiore tutela al territorio

Nel 2025 sono stati acquistati n. 2 droni che costituiranno il materiale di lavoro per alcuni agenti che saranno formati nel 2026 con la collaborazione del nucleo specializzato della Polizia locale di Treviso. Il loro utilizzo è previsto nell’attività di controllo per la peste suina africana, il recupero di piccoli di ungulato prima delle operazioni di sfalcio e, non ultimo. nelle eventuali operazioni di soccorso e nel contrasto all’attività di bracconaggio.

Nel corso del 2025 hanno rinnovato ed integrato il parco macchine della Polizia provinciale 2 Subaru “Crosstrek” e un furgone chiuso; Nel corso del 2026 è previsto l’arrivo di altre 3 auto Subaru “Crosstrek” che andranno a sostituire due mezzi obsoleti ed una vettura fuori servizio.

Altre attività

La Polizia Provinciale ha svolto nel corso del 2025 anche altre funzioni in collaborazione con le altre forze dell’ordine e la Prefettura di Vicenza. Si segnala il servizio di ordine pubblico per le tornate elettorali e referendarie. Altra attività svolta dalla Polizia Provinciale nel corso del 2025 è il presidio di alcuni sentieri nei pressi delle operazioni di raccolta e brillamento di ordigni bellici (Gallio, Valbrenta) o di accessi come nel caso del brillamento delle bombe a Montebello.

Non sono mancati alcuni interventi per la sicurezza degli operatori durante le operazioni di recupero del pesce nelle rogge del bassanese.

La Provincia di Varese apre “La vetrina del reimpiego”

Si chiama “Vetrina per il Reimpiego” il nuovo servizio proposto dal Gruppo Tecnico Crisi Aziendali come strumento di resilienza finalizzato a ridurre l’impatto sociale delle crisi e a facilitare il reinserimento della forza lavoro espulsa nel sistema produttivo del territorio.

Il servizio “Vetrina per il Reimpiego”, realizzato con il supporto e la collaborazione dei servizi di preselezione dei Centri per l’Impiego, consiste in una bacheca pubblica raggiungibile dal sito web della Provincia di Varese al seguente link: www.provincia.va.it/vetrinareimpiego.

Si tratta di uno strumento volto a facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, promuovendo i profili anonimi di lavoratori e lavoratrici provenienti da aziende in crisi ubicate nella provincia di Varese a seguito di procedura di licenziamento collettivo (L.223/91), non ancora occupati/e, disponibili a valutare nuove opportunità lavorative. La Vetrina viene aggiornata con cadenza mensile, con inserimento di nuovi profili ed eliminazione di quelli che nel frattempo si sono reimpiegati.

Le associazioni datoriali e di settore, le imprese e le agenzie per il lavoro possono consultare gratuitamente la “Vetrina per il Reimpiego” ed in caso di interesse richiedere il curriculum vitae al servizio Preselezione del Centro per l’Impiego competente.

Il servizio mette a disposizione profili con esperienza che possono essere assunti con agevolazioni e, più precisamente, usufruendo degli sgravi legati ai percettori NASpI, consistenti in un contributo mensile per il datore di lavoro privato, pari al 20% dell’indennità NASpI residua che il lavoratore avrebbe dovuto percepire.

Provincia di Varese intende evidenziare il suo costante interesse rispetto ad una tematica quale quella del Lavoro e dello sviluppo economico e produttivo, ribadendo la sua volontà di affrontare le crisi aziendali in modo propositivo, anticipando possibili situazioni di difficoltà e individuando tempestivamente soluzioni volte al loro contenimento e al mantenimento dei livelli occupazionali.

La Provincia di Ferrara protagonista in Europa con “GO4FAIR MOVE”

La Provincia di Ferrara è capofila di un partenariato internazionale finanziato dal programma Interreg Central Europe. Un’iniziativa di 18 mesi che vede impegnata l’amministrazione nell’ambito nella programmazione europea nel suo ruolo di Casa dei Comuni.

Si tiene, infatti, il 5, con l’incontro inaugurale nella sala del Consiglio provinciale, e 6 marzo l’avvio di GO4FAIR MOVE, il progetto europeo volto a individuare soluzioni innovative per contrastare povertà di mobilità, con un budget complessivo di circa 800mila euro.

Il progetto, finanziato dal programma Interreg Central Europe, vede la Provincia di Ferrara nel ruolo di capofila, a coordinare un partenariato che unisce Italia, Croazia, Polonia e Ungheria.

L’obiettivo principale è sviluppare modelli di gestione del territorio che garantiscano a cittadini e lavoratori, specialmente nelle aree più fragili o periferiche, il diritto a una mobilità accessibile, sostenibile ed equa.

Al fianco della Provincia di Ferrara collaborano partner tecnici e territoriali, come l’Istituto Trasporti e Logistica di Bologna, eccellenza regionale nel settore, l’Agenzia di Sviluppo di Varaždin (Croazia), l’Agenzia per lo Sviluppo e il Distretto di Bielsko-Biała (Polonia) e EMFIE (Ungheria), partner responsabile delle attività di comunicazione strategica a livello europeo.

Il commento del Presidente Daniele Garuti

“L’avvio di GO4FAIR MOVE – commenta il presidente della Provincia, Daniele Garuti – rappresenta un momento di svolta per l’amministrazione provinciale, grazie al quale Ferrara torna a guidare un progetto di cooperazione internazionale, riposizionandosi strategicamente nell’ambito della progettazione europea”.

“Questo progetto – continua il presidente – non è solo una sfida tecnica sulla mobilità, ma un segnale politico forte ed è l’occasione per valorizzare concretamente il nostro ruolo di Casa dei Comuni, agendo come motore di sviluppo per l’area vasta e intercettando risorse europee che ricadranno direttamente sul benessere dei nostri territori e dei nostri cittadini, facilitando connessioni che vanno oltre i confini nazionali”.

La povertà di mobilità è un tema al centro delle politiche sociali ed ambientali moderne e riguarda l’impossibilità, per motivi economici o di carenza di servizi, di accedere ai mezzi di trasporto necessari per il lavoro, la salute o la vita sociale.

GO4FAIR MOVE lavorerà per il prossimo anno e mezzo alla creazione di strategie di governance che possano essere replicate a livello regionale e centrale, migliorando la qualità della vita nelle comunità coinvolte, in particolare per i lavoratori.

 

 

PA OK! Selezionato il Progetto della Provincia di Lucca

Il progetto della Provincia di Lucca ‘Benessere organizzativo e performance: il piano Family Audit della Provincia di Lucca’ è stato selezionato tra i migliori in Italia, nell’ambito del contest ‘PA OK! Insieme per creare valore pubblico’, promosso dal Dipartimento della Funzione pubblica e realizzato da Formez, con il contributo scientifico della Sda Bocconi School of Management che ha visto la presentazione di 275 progetti per un totale di 205 amministrazioni pubbliche che hanno partecipato al contest, in quanto gli è stato riconosciuto la qualità, il carattere innovativo e l’impatto positivo sulla pubblica amministrazione. Un risultato, attestato dalla consegna di una coccarda, che conferma il valore di un percorso strutturato e partecipato, orientato al benessere organizzativo e alla modernizzazione della pubblica amministrazione.

La certificazione 

Nel novembre 2021, la Provincia di Lucca ha ottenuto la certificazione ‘Family Audit’, rilasciata dall’Agenzia per la coesione sociale, famiglia e natalità della Provincia di Trento. Da quel momento, l’ente è ufficialmente iscritto nel Registro delle Organizzazioni Family Audit, a garanzia di un sistema di gestione certificato e monitorato nel tempo.

Si tratta di un progetto partecipato e centrato sui bisogni reali, che nasce da un’indagine interna sui fabbisogni e dal coinvolgimento attivo dei dipendenti, rendendo le azioni realmente aderenti alle esigenze di chi lavora nell’ente.

L’approccio innovativo

Il progetto introduce a una serie di politiche family friendly e di Diversty, Equality & Inclusion Management, che non era mai stato applicato in precedenza dall’ente. Questo segna un cambiamento culturale profondo nella gestione delle risorse umane, basato su fiducia, autonomia, responsabilità e valorizzazione delle differenze.

Il progetto si è sviluppato su sei microambiti di intervento integrati: organizzazione del lavoro, con l’applicazione del lavori agile regolamentato, una maggiore formazione manageriale e il rafforzamento delle competenze digitali; cultura aziendale e inclusione, con l’introduzione di pratiche smart management, accessibilità, mobilità sostenibile e car sharing; comunicazione, potenziando la trasparenza interna e il monitoraggio costante del benessere organizzativo; welfare aziendale, con l’attivazione del Cral, di convenzioni, servizi di cura e spazi condivisi, nuove tecnologie, attraverso il miglioramento delle dotazioni tecnologiche e l’efficienza operativa e, infine, il welfare territoriale con la promozione del modello Family Audit e la digitalizzazione dei servizi ai cittadini.

Risultati misurabili

Punto di forza del progetto è stato anche il poter fornire dei risultati concreti e misurabili, utili all’ente ma anche a coloro che vi lavorano. Innanzi tutto si è avuta una riduzione dell’assenteismo, passato dal 7,11% del 2019 al 6,95 del 2023. Un balzo in avanti poi si è avuta nella mobilità sostenibile con 24mila km annui di spostamenti evitati, che hanno significato un risparmio di 78mila euro di costi, ma anche una forte riduzione di Co2, NOx e Pm10.

E una riduzione si è avuta anche nei cosumi energetici, con un significativo calo del consumo di elettricità e di gas tra il 2019 e il 2023. Per quanto concerne, infine, il benessere percepito, nel 2023 il 56,48% dei dipendenti non cambierebbe ente anche avendone la possibilità.

Trasferibilità del modello

Non da ultimo è da considerare un ulteriore aspetto di questo progetto e, cioè, il fatto che abbia coinvolto tutti i settori della Provincia e che sia stato promosso sul territorio. Questa sua diffusione ha fatto sì che altre realtà abbiano aderito alla certificazione Family Audit, come, ad esempio un’azienda del settore cartario e il Comune di Capannori.

 

Provincia di Trapani: approvate modifiche allo statuto

Polizia provinciale, direttore generale e vicesegretario del Libero Consorzio Comunale di Trapani.

Sono i punti qualificanti delle modifiche allo Statuto dell’Ente che il Consiglio ha approvato all’unanimità dei presenti. Modifiche che saranno poste all’attenzione ed al voto dell’Assemblea dei Sindaci per il via libera definitivo al nuovo Statuto.

Nel bilancio di previsione 2026/2028, votato all’unanimità dall’Aula, sono state stanziate le somme necessarie per i costi dei mezzi, delle attrezzature e del personale per la Polizia provinciale. In questa fase, tuttavia, l’assetto normativo che riguarda i Liberi Consorzi Comunali lascia pochi margini. Il comandante dovrà necessariamente essere, in questa prima fase, un dirigente a scavalco di un’altra amministrazione pubblica ed il personale, una dozzina di agenti provinciali, verrà definito dalle disponibilità interne e da un eventuale concorso a tempo determinato, con un arco temporale di 2-3 anni.

L’istituzione della figura del direttore generale ha come obiettivo quello di migliorare e qualificare l’organizzazione del Libero Consorzio Comunale ed è legata – con altre modifiche statutarie – a completare e a tracciare, con maggiore efficacia, le competenze dirigenziali. L’incarico di direttore generale potrà essere svolto da un soggetto esterno all’Ente o dal segretario generale. Segretario, che con le modifiche allo Statuto, potrà contare su un suo vice, pronto a sostituirlo in caso di assenza o di altro impedimento.

Il Commento del Presidente Salvatore Quinci

“Il Consiglio provinciale, con il suo voto, consegna all’Assemblea dei Sindaci, che dovrà valutare le modifiche e dare il suo contributo con l’approvazione del nuovo Statuto, un atto che esprime chiarezza e che guarda al rilancio del Libero Consorzio. Così come già fatto dall’Aula, sento il dovere di ringraziare il segretario Salvatore Pignatello per il lavoro svolto e per la celerità nei tempi.

Mi piace infine rimarcare, ancora una volta, la responsabilità e la condivisione del Consiglio provinciale, che ha dato prova di maturità politica e di senso delle istituzioni”.

Cultura della legalità. Collaborazione tra il Comando provinciale della Guardia di Finanza e la Provincia di Vibo

La Guardia di Finanza – Comando Provinciale di Vibo Valentia e la Provincia di Vibo Valentia hanno avviato una collaborazione istituzionale finalizzata alla diffusione dei contenuti della campagna mediatica e culturale illustrata nel Calendario Storico 2026 della GdF, quale strumento di informazione pubblica e promozione della cultura della legalità sul territorio provinciale.

L’iniziativa, attinente al mese di marzo, si inserisce nel più ampio quadro della missione istituzionale del Corpo e trova fondamento nei principi che lo ispirano: “La Guardia di finanza è coinvolta a pieno titolo nella lotta alla criminalità organizzata, soprattutto nella scoperta delle operazioni di riciclaggio e nel contrasto delle attività imprenditoriali e professionali attraverso le quali le organizzazioni criminali reimpiegano i capitali illecitamente accumulati nel tessuto economico legale e si mimetizzano nella società civile. La strategia della GdF si fonda sulla sistematica aggressione dei patrimoni di provenienza delittuosa, attraverso indagini necessarie per pervenire al sequestro ed alla confisca dei proventi e dei beni ottenuti dalle attività delittuose, nonché delle aziende finanziate con capitali mafiosi. Si tratta di accertamenti decisamente complessi ed articolati, svolti con professionalità, grazie sia all’esperienza maturata nel nostro ruolo di polizia economico finanziaria, sia a moderni strumenti informatici di supporto alle investigazioni. Le attività di indagine richiedono, infatti, l’esame della documentazione amministrativo – contabile, la ricostruzione dei flussi finanziari e la verifica della congruità della situazione patrimoniale effettiva con quella reddituale dichiarata. È grazie a questo approccio che il Corpo è in grado di scovare patrimoni illeciti accumulati nel tempo e contemporaneamente sfruttare anche i poteri di polizia economico finanziaria, per agire sul fronte fiscale, utili al recupero delle somme sottratte all’Erario”.

Il Calendario Storico 2026, attraverso un linguaggio visivo e comunicativo incisivo – come evidenziato nell’immagine allegata relativa al mese di marzo, recante il claim “Organizzati per contrastare la criminalità” – rappresenta uno strumento di divulgazione volto a rendere più immediata e comprensibile alla collettività l’azione quotidianamente svolta dal Corpo a tutela dell’economia legale.

La Provincia di Vibo Valentia, nel riconoscere “il valore istituzionale e sociale dell’iniziativa”, ribadisce che “la diffusione della cultura della legalità e il consolidamento di un approccio etico nell’azione amministrativa costituiscono presupposti imprescindibili per il rafforzamento del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini”.

La sinergia avviata testimonia la comune volontà di promuovere informazione qualificata, consapevolezza civica e responsabilità collettiva, ponendo l’azione istituzionale sempre più al servizio della comunità e della tutela del tessuto economico e sociale provinciale.

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