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Province: incontro tra Calderoli e Lattuca “Governo e UPI al lavoro insieme”

Si è svolto questa mattina presso il Dipartimento Affari Regionali e Autonomie l’incontro tra il ministro Roberto Calderoli e il neo-eletto presidente di Upi, Enzo Lattuca. Un appuntamento che, in continuità con le precedenti occasioni, conferma la volontà di mantenere un proficuo dialogo istituzionale tra Governo e rappresentanti degli Enti territoriali.

La dichiarazione del Ministro Calderoli

Da parte sua, il ministro Calderoli ha accolto Lattuca augurandogli buon lavoro alla guida di Upi: “E’ stata un’opportunità per conoscersi e riflettere insieme dei vari argomenti sui quali ci troveremo a collaborare in futuro, nell’interesse dei cittadini e dei territori. Sono e resto sempre convinto della necessità di un confronto il più possibile diretto per trovare soluzioni di buonsenso alle questioni che si pongono nell’amministrare la Cosa Pubblica. Abbiamo condiviso l’importanza di un riallineamento delle elezioni per gli organi di governo provinciale, per risolvere le storture dei mandati tra Consigli e Presidenti, e garanzie di maggiore autonomia finanziaria alle Province, con specifiche misure per rafforzare la capacità di intervento in base alle esigenze dei territori e assicurare servizi efficienti ai cittadini. Resta fondamentale per entrambi la prospettiva per una complessiva riforma delle Province complessiva, così da ridare piena legittimazione attraverso l’elezione diretta, e sto lavorando per far sì che si faccia una valutazione di merito nei lavori per la riforma del Tuel. In buona sostanza, c’è tanta carne al fuoco e avremo sicuramente occasione di lavorarci insieme”.

La dichiarazione del Presidente Lattuca

Sulla stessa linea anche il presidente Lattuca, che rilancia: “Abbiamo condiviso con il Ministro la necessità di intervenire senza indugi con correttivi mirati, tra tutti l’allineamento dei mandati tra consiglieri e presidenti e alcuni interventi di natura finanziaria. Siamo inoltre consapevoli che in questa legislatura non ci sarà tempo per una compiuta riforma delle Province, che comunque rimane necessaria e che rilanceremo a partire dalla nostra assemblea di ottobre”.

PNRR: Le Province alla Cabina di Regia a Palazzo Chigi “Chieste rassicurazioni sulle opere da completare”

“Le Province stanno portando a conclusione gli investimenti finanziati dal PNRR, oltre 1.700 interventi nelle scuole secondarie superiori per la messa in sicurezza, l’efficientamento energetico e la costruzione di nuovi edifici e palestre. Ci sono però alcuni cantieri che sono rimasti indietro non per ritardi delle amministrazioni, ma per complicazioni legati ad autorizzazioni o a questioni burocratiche.

Queste opere non possono rimanere delle incompiute. Per questo abbiamo chiesto oggi alla cabina di regia di Palazzo Chigi rassicurazioni rispetto alla volontà del Governo di assicurare la prosecuzione delle opere che dovessero superare la scadenza del 2026 per cause non imputabili agli enti.

Cantieri che – stante il raggiungimento del target della Missione – per cause di forza maggiore, come contenziosi con ditte, interruzioni di lavori imposti d’autorità, non saranno completati oltre i termini previsti. Abbiamo accolto positivamente la risposta del Ministro Foti, che ha mostrato piena consapevolezza del problema e ha ribadito l’attenzione del Governo su questa questione che per le Province è essenziale.”

Lo dichiara il Vicepresidente UPI Emanuele Ramella Pralungo, Presidente della Province di Biella, intervenuto alla Cabina di Regia PNRR convocata oggi a Palazzo Chigi e presieduta dal Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti.

DDL Isole Minori, UPI: “Positivo l’impianto, ma senza le Province si rischia di mancare l’obiettivo”

Il Disegno di Legge per le isole minori è un passaggio importante, quanto necessario, perché riconosce la specificità territoriale e la necessità di strumenti amministrativi, finanziari e programmatori adeguati di territori caratterizzati da condizioni strutturali di marginalità geografica, economica e sociale. Ma se l’obiettivo è quello di costruire politiche strutturate, superando l’approccio frammentario che ha caratterizzato negli anni le politiche per le isole minori, risulta del tutto incomprensibile l’assenza di istituzioni come le Province si occupano proprio di assistenza ai Comuni, pianificazione territoriale, scuole secondarie superiori e viabilità. Tutte questioni che il disegno di legge pone, giustamente, come priorità su cui intervenire”.

Lo ha detto il rappresentante di UPI, Francesco Limatola, Presidente della Provincia di Grosseto, intervenendo in audizione alla Commissione Ambiente del Senato sul Disegno di Legge per la per la valorizzazione delle isole minori marine, lagunari e lacustri.

“Il provvedimento – ha spiegato Limatola – interessa direttamente 15 Province, eppure questi enti sono esclusi dai meccanismi di programmazione e coordinamento previsti dal disegno di legge. Si tratta di una lacuna grave, che rischia di inficiare la messa a terra delle azioni previste e il pieno raggiungimento degli obiettivi che si pone.

Le richieste UPI

Per questo come UPI chiediamo di rafforzare il ruolo delle Province sia nella governance istituzionale sia nei processi di pianificazione e attuazione degli interventi, valorizzandone le competenze di area vasta e la funzione di raccordo tra i diversi livelli di governo del territorio.

Si tratta di richieste che non hanno carattere rivendicativo – ha detto il Presidente Limatola – ma rappresentano una disponibilità concreta delle Province a collaborare, per rendere più efficace l’attuazione degli interventi previsti dal disegno di legge e garantire una migliore capacità di risposta ai bisogni dei territori interessati. Per questo auspichiamo che il Governo e il Parlamento siano disponibili ad accoglierle”.

Il documento consegnato alla Commissione Ambiente Senato Audizione disegno di legge isole minori

Il PNRR ha cambiato la PA: ora proseguiamo con gli investimenti. Il commento del Presidente Lattuca su Il Sole 24 ore

“Tra poco più di un mese tutte le sette missioni del PNRR dovranno essere completate, le opere pubbliche dovranno essere concluse per passare poi ad ultimare le pratiche di rendicontazione degli investimenti e degli interventi.

Gli Enti locali, Comuni, Province e Città Metropolitane,in questo PNRR hanno agito da protagonisti, dimostrando capacità di programmazione, amministrazione e gestione superiore agli altri comparti dello Stato”.

E’ il commento rilasciato dal Presidente di UPI, Enzo Lattuca, al portale del Sole24Ore “Norme e tributi”,  alla lettura dei dati emersi dalla relazione semestrale della Corte dei Conti sullo stato di attuazione del PNRR da parte degli enti territoriali.

Un nuovo modo di fare amministrazione

“Non è stato facile, soprattutto all’inizio  perché, dobbiamo ricordarlo, tutta la proceduta di messa a terra del Piano è stata un’assoluta novità per l’Italia: le nostre strutture, i nostri uffici, hanno dovuto imparare ad usare strumenti nuovi, come il famigerato ReGIS che tante difficoltà ha creato. Non solo: il PNRR ha costretto la macchina amministrativa nazionale e quella locale a comunicare, a lavorare all’unisono, a risolvere insieme le problematiche che si sono create. Si è dato il via, sul campo, ad un nuovo modello di pubblica amministrazione, più efficiente, più veloce e per questo più performante.

È un sistema che non solo deve proseguire, ma che va valorizzato, perché può rappresentare per l’Italia uno straordinario passo in avanti nell’utilizzo delle risorse europee”.

Il protagonismo di Comuni, Province e CM

“La grande capacità dimostrata da Comuni, Province e Città metropolitane di pieno utilizzo delle risorse assegnate per la realizzazione di opere e investimenti pubblici, deve continuare ad essere alimentata, perché produce ricchezza in termini di sviluppo economico ma soprattutto assicura ai cittadini il godimento di diritti essenziali”.

Le richieste delle Province per il dopo 2026

“Ecco perché, come Province, chiediamo che il 2026 sia la fine del PNRR ma l’inizio di un piano strutturato e pluriennale nazionale di opere pubbliche: grazie al Piano abbiamo investito su 1.700 scuole, ma ne restano almeno altre 6.000 su cui intervenire, così come abbiamo necessità di garantire la massima efficienza e sicurezza degli oltre 100 mila chilometri di strade e di più di 30 mila ponti, viadotti e gallerie.

La prossima Legge di Bilancio sarà molto complicata, data la situazione geopolitica mondiale, ma questo non può essere un alibi per interrompere lo straordinario processo di crescita economica, strutturale e organizzativa che abbiamo avviato con il PNRR”.

Stazioni uniche appaltanti, Province venete seconde in Italia per valore delle gare gestite: oltre 7 miliardi di euro in dieci anni

Le Province del Veneto, insieme alla Città Metropolitana di Venezia, si confermano tra le realtà più solide ed efficienti d’Italia nella gestione delle gare pubbliche attraverso le Stazioni Uniche Appaltanti e le Centrali di Committenza. È quanto emerge dal dossier nazionale “L’evoluzione degli appalti negli ultimi 10 anni nelle Stazioni appaltanti e Centrali di committenza delle Province”, realizzato dall’Unione Province d’Italia (UPI, www.provinceditalia.it ) sulla base dei dati ANAC aggiornati al 31 marzo 2026, e rilanciato dall’Unione Province del Veneto per i risultati ottenuti dagli Enti veneti.

L’analisi evidenzia come il Veneto sia la seconda regione italiana per volume complessivo delle procedure gestite dalle Province nel periodo 2016 – primo trimestre 2026, subito dopo la Lombardia e prima del Lazio, con un importo totale pari a 7,13 miliardi di euro.

Nel dettaglio, le Province venete e la Città Metropolitana di Venezia hanno gestito complessivamente 32.126 procedure CIG e SmartCIG ( contratti d’appalto, accordi quadro e convenzioni, contratti di concessione, servizi e forniture) e 8.169 opere finanziate (dato riferito ai CUP, ovvero ai Codici Unici di Progetto, che in un appalto si riferiscono appunto all’opera che si sta finanziando e che permettono di monitorare dunque la destinazione dei fondi pubblici utilizzati).

Dalla fotografia elaborata da UPI nazionale emerge inoltre che oltre il 69% degli importi gestiti in Veneto riguarda il settore dei servizi, seguito dai lavori pubblici (27,7%) e dalle forniture. Tra le modalità di realizzazione prevalgono i contratti di appalto, che rappresentano oltre il 38% del totale.

A livello territoriale, le realtà provinciali con il maggiore volume di importi gestiti risultano Treviso, Vicenza e Città Metropolitana di Venezia, seguite da Padova, Verona, Belluno e Rovigo, a conferma di una rete amministrativa diffusa e capace di supportare efficacemente i territori.

I dati nazionali

Il dossier nazionale di UPI sottolinea come negli ultimi dieci anni le Province italiane abbiano aumentato in modo significativo il numero e l’ammontare degli appalti gestiti: si è passati da circa 2 miliardi di euro nel 2015 a circa 9,6 miliardi di euro nel 2025. Tra il 2020 e il 2025 il volume degli appalti è addirittura triplicato, anche grazie al ruolo assunto dalle Province nella gestione dei progetti PNRR e nella qualificazione delle stazioni appaltanti.

Secondo il dossier, tutte le 88 Province italiane risultano oggi qualificate a regime nel 2026 e ben 56 Province gestiscono gare non soltanto per sé stesse, ma anche per oltre 2.500 Comuni ed enti convenzionati con le rispettive centrali di committenza.

Particolarmente significativo anche il dato relativo al primo trimestre2026: gli appalti gestiti dalle Province italiane hanno raggiunto 1,8 miliardi di euro, contro gli 0,5 miliardi registrati nel primo trimestre 2017.

Il commento del Presidente UPI Veneto

“La crescita registrata dal sistema delle Province venete – sottolinea il presidente di UPI Veneto, Flavio Pasini  – dimostra la capacità degli enti provinciali di svolgere un ruolo strategico nella gestione degli appalti pubblici e nel supporto ai Comuni, soprattutto in una fase complessa come quella dell’attuazione del PNRR. I dati del Veneto confermano l’efficienza e la competenza tecnica sviluppata dalle nostre strutture amministrative delle Province, che rappresentano oggi un punto di riferimento fondamentale per i territori”.

UPI Toscana: è Francesco Limatola il nuovo Presidente delle Province toscane

L’Assemblea generale di UPI Toscana, riunita oggi a Palazzo Medici Riccardi a Firenze, ha eletto Francesco Limatola, Presidente della Provincia di Grosseto, nuovo Presidente dell’Unione Province Toscane. Limatola ricopriva già il ruolo di presidente facente funzioni dal novembre 2025, dopo l’ingresso di Gianni Lorenzetti nel Consiglio regionale della Toscana.

Nel corso dell’assemblea, dal titolo “Dalla riforma delle Province alla Toscana del futuro: idee, strumenti e nuovo governo del territorio”, è stato rilanciato con forza il tema della riforma delle Province e della necessità di rafforzare il ruolo degli enti provinciali nel sistema istituzionale.

Le dichiarazione del neo Presidente di UPI Toscana

“A distanza di 12 anni dalla legge Delrio e a 10 anni dal fallimento del referendum costituzionale sono evidenti i limiti di una riforma rimasta incompleta. Le Province non sono state superate e oggi ci troviamo davanti a un sistema fragile e incoerente. Non chiediamo una restaurazione del passato, ma una nuova Provincia capace di proiettarsi nel futuro”.

Al centro del confronto anche il tema delle risorse e dei tagli previsti per gli enti provinciali. “Nel 2026 il sistema delle Province italiane subirà un taglio di 754 milioni di euro, di cui 106 milioni solo in Toscana. Dietro questi numeri ci sono servizi fondamentali per i cittadini: manutenzione delle strade, edilizia scolastica, sicurezza e infrastrutture”.

UPI Toscana ha inoltre espresso preoccupazione per la conclusione della stagione del PNRR prevista per il 30 giugno. “Il PNRR è stato essenziale per gli investimenti delle Province – ha aggiunto Limatola –. Dopo questa fase occorre garantire continuità agli investimenti per non fermare il lavoro avviato sui territori”.

Le dichiarazioni del Presidente Nazionale UPI

All’assemblea è intervenuto anche il presidente nazionale di UPI, Enzo Lattuca, che ha sottolineato la necessità di aprire una nuova fase per gli enti provinciali. “Le Province hanno già pagato il proprio prezzo. Ora devono avere la possibilità di ripartire, perché cittadini e territori hanno bisogno di manutenzioni, servizi e investimenti”.

Il confronto con la Regione Toscana

Tra i temi centrali emersi durante l’assemblea anche la necessità di aprire in Toscana un tavolo regionale permanente tra Regione, UPI e ANCI, sul modello di quanto sta avvenendo in Emilia-Romagna, per arrivare a un nuovo sistema delle autonomie locali più omogeneo, più efficiente, più efficace e realmente vicino alle comunità e ai territori.

L’obiettivo condiviso è quello di superare definitivamente l’impianto della legge regionale 22 del 2015, costruendo una governance territoriale moderna, chiara nelle competenze e capace di rispondere alle nuove sfide amministrative, infrastrutturali e sociali.

Le richieste delle Province

Nel documento politico-programmatico approvato dall’assemblea viene ribadita la necessità di superare definitivamente il carattere transitorio della legge Delrio, rafforzare il ruolo delle Province, garantire stabilità finanziaria e organizzativa agli enti e aprire un confronto strutturato con Regione e Governo per ridefinire funzioni, competenze e risorse.

 

Enzo Lattuca è il nuovo Presidente dell’UPI. Il Presidente della Provincia di Forlì-Cesena eletto all’unanimità

È Enzo Lattuca, Presidente della Provincia di Forlì-Cesena, il nuovo Presidente dell’Unione delle Province d’Italia.

A eleggerlo all’unanimità e per acclamazione gli oltre 200 delegati, tra Presidenti e Consiglieri Provinciali, provenienti da tutte le 88 Province italiane, riuniti oggi a Roma in occasione della 36° Assemblea Congressuale UPI.

LE PRIORITA’ DI MANDATO

“Sono fermamente convinto che le Provincie siano la cerniera del Paese, le istituzioni che tengono insieme piccoli comuni e grandi città, ma dopo più di dieci anni dalla riforma che ha destrutturato le Province, è il momento di uscire dal limbo, come ha detto il Presidente della Repubblica alla nostra passata Assemblea. Indebolire le Province ha creato danni enormi e i cittadini, soprattutto quelli dei piccoli comuni e delle aree interne, hanno pagato un prezzo ingiustificabile con la perdita di diritti e l’aumento delle diseguaglianze.  In questo ultimo scorcio di legislatura dobbiamo essere realistici: servono alcuni interventi mirati, per dare stabilità alle Province.  Chiediamo a Governo e Parlamento di cancellare la norma assurda che differenzia la durata dei mandati dei Consigli Provinciali e dei Presidenti di Provincia, che tra l’altro ci costringe a ripetere più volte l’anno i turni elettorali. Sul fronte delle risorse, chiariamo da subito che non siamo in grado di sostenere alcun taglio ai nostri bilanci, che già ora sono in condizioni critiche. La presenza e gli interventi dei rappresentanti degli enti locali dei partiti ai lavori di questa Assemblea ci fa ben sperare sulla volontà delle forze parlamentari di sostenerci in questo percorso – ha detto il Presidente Lattuca appena eletto.

“Le nostre comunità, i territori che amministriamo – ha aggiunto – hanno bisogno di sistemi territoriali fortemente integrati, per non lasciare indietro nessuno. Per questo, tra i primi impegni della nuova Presidenza chiederemo al Presidente di ANCI, Gaetano Manfredi, e al Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, di incontrarci per condividere i nostri punti programmatici e consolidare le associazioni di rappresentanza dei territori”.

CHI È ENZO LATTUCA

Enzo Lattuca è nato a Cesena il 9 febbraio del 1988 ed è padre di due figli. Nel 2012 si laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, discutendo una tesi in Diritto costituzionale dal titolo “I poteri del Presidente della Repubblica nella formazione, nelle crisi e nell’attività del Governo” e nel 2017 – sempre presso l’Università di Bologna – consegue il titolo di Dottore di ricerca in Diritto costituzionale, discutendo una tesi su “Il diritto parlamentare, studio della prassi della XVII Legislatura della Camera dei Deputati”. È avvocato dal 2020.

Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto alla Camera dei Deputati nelle liste del PD e prosegue il suo incarico parlamentare per tutta la XVII Legislatura come componente della I Commissione Affari costituzionali e della Giunta delle elezioni.

Nel 2019 viene eletto per la prima volta Sindaco di Cesena, carica che vince per il secondo mandato nel 2024.

Nel 2021 viene eletto Presidente della Provincia di Forlì-Cesena, carica che gli è stata riconfermata nelle elezioni del 15 marzo 2026.

 

 

 

Riordino territoriale, Zanni: “Dalle Province dell’Emilia-Romagna un segnale importante al legislatore nazionale”

Dopo la tappa modenese della mattina, è proseguito nel pomeriggio di martedì 19 maggio, al Tecnopolo di Reggio Emilia, il percorso di confronto promosso dalla Regione Emilia-Romagna sul riordino territoriale, con il coinvolgimento delle Province, dei Comuni, delle Unioni e dei rappresentanti economici, sociali e istituzionali del territorio.

All’incontro ha preso parte anche il presidente di UPI Emilia-Romagna e presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, che ha sottolineato il valore del percorso avviato insieme alla Regione, richiamando però la necessità di collocarlo dentro una prospettiva nazionale.

Il commento del Presidente di UPI Emilia-Romagna

“Si riordina ciò che è in disordine – ha dichiarato Zanni – e dopo oltre dieci anni dalla legge 56 del 2014 è evidente che il sistema delle Province sia ancora dentro un quadro incompiuto. Le Province esistono, svolgono funzioni fondamentali per cittadini, imprese e comunità, a partire da quelle medio-piccole e dalle aree interne del Paese, dove vive e lavora una parte fondamentale delle nostre comunità.

Le Province esercitano ancora oggi funzioni importanti che vanno dalle infrastrutture provinciali alle scuole superiori, passando per decine di servizi forniti ai Comuni, funzioni svolte nonostante un assetto istituzionale e risorse inadeguate, una fotografia che richiama quel ‘limbo istituzionale’ che lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato come una condizione da superare al più presto”.

Per Zanni, il percorso avviato in Emilia-Romagna rappresenta una scelta importante perché mette attorno allo stesso tavolo istituzioni e territori, con un metodo di confronto ampio, che parte dagli amministratori locali e si allarga all’intera comunità territoriale: sindacati, associazioni datoriali, Ausl e realtà rappresentative del territorio.

“L’obiettivo – ha proseguito – è garantire pari opportunità, pari servizi e pari capacità di rappresentanza ai cittadini che vivono nei diversi territori dell’Emilia-Romagna, a partire dalle aree a più alta complessità, segnate da fragilità sociali, economiche o orografiche, dai Comuni più piccoli e dalle aree interne e montane.

Un sistema istituzionale adeguato, chiaro e codificato, al passo con le sfide globali che dobbiamo saper leggere e affrontare insieme, è un sistema capace di ridisegnarsi per migliorare i servizi a cittadini, comunità, imprese e lavoratori”.

Il presidente di UPI Emilia-Romagna ha evidenziato anche il ruolo che le Province continuano a svolgere come Casa dei Comuni, attraverso funzioni di supporto, coordinamento e servizio agli enti locali.

“Nei fatti le Province – ha aggiunto Zanni – hanno esercitato in questi ultimi anni un protagonismo, verso Comuni e comunità, che va ben oltre le competenze assegnate loro dall’attuale ordinamento nazionale.

Penso, ad esempio, alle Stazioni Uniche Appaltanti, al servizio di avvocatura, all’antisismica, ai servizi informatici, all’ufficio che si occupa delle verifiche sui protocolli di antimafia e legalità, tutti servizi di cui fruiscono i Comuni della nostra provincia.

Allo stesso modo, penso ci sia bisogno di riordinare anche le diverse sedi di confronto tra sindaci che negli anni si sono stratificate su molti ambiti: dai trasporti alla sanità, dall’agenzia per la casa ai rifiuti.

Sono esperienze concrete che dimostrano come l’ente provinciale possa essere uno strumento prezioso per rafforzare i territori e rappresentare la loro voce, soprattutto quando i singoli Comuni non hanno da soli tutte le competenze, la voce e le risorse necessarie”.

Secondo Zanni, il riordino deve servire anche a chiarire i rapporti tra Regione, Province, Comuni, Unioni e agenzie regionali, superando una fase in cui molte relazioni istituzionali sono rimaste affidate più alla buona volontà dei singoli che a un quadro stabile e codificato.

“Non possiamo fondare il funzionamento delle istituzioni solo sulla buona volontà, sulla moral suasion o sulla qualità dei rapporti personali tra amministratori – ha sottolineato –. Serve un sistema che dica con chiarezza chi fa che cosa, con quali strumenti, con quali risorse e con quali responsabilità. Solo così possiamo rendere più efficiente il rapporto tra istituzioni e più forte la capacità dei territori di incidere sulle scelte che li riguardano”.

Il percorso emiliano-romagnolo, per UPI Emilia-Romagna, può dunque rappresentare un contributo utile e avanzato, ma non può sostituire la necessità di una riforma organica a livello statale.

“Il nostro obiettivo non è tornare alle Province pre-riforma in Emilia-Romagna, né costruire un modello diverso di Provincia per ogni Regione del Paese: sarebbe una follia. L’obiettivo è riordinare i rapporti tra Regione Emilia-Romagna e Province emiliano-romagnole, valorizzando ciò che qui è stato costruito negli anni e stimolando il legislatore nazionale a definire al più presto un modello unico e chiaro per tutte le Province italiane, con risorse, funzioni e competenze adeguate, superando il limbo istituzionale degli ultimi dieci anni e restituendo a tutto il Paese un assetto chiaro, omogeneo e stabile”.

 

Congresso UPI: votati i punti programmatici per la fine della legislatura:interventi mirati per consolidare le Province

 

Un quadro normativo certo che valorizzi le funzioni delle Province e un sistema elettorale pienamente rappresentativo di una istituzione costitutiva della Repubblica; risorse adeguate e rispondenti ad assicurare il pieno esercizio delle funzioni e a garantire diritti e servizi alle comunità rappresentate; un’organizzazione amministrativa efficiente con un personale adeguato allo svolgimento dei compiti assegnati.

Sono queste le premesse politiche alla base del documento “Punti programmatici per la fine della legislatura” approvati all’unanimità dall’Assemblea generale UPI, riunita a Roma per eleggere il nuovo Presidente UPI.

I NODI DA RISOLVERE

Il documento, votato dagli oltre duecento delegati, Presidenti e consiglieri delle 88 Province italiane, fissa alcuni punti su cui si impegna la nuova presidenza UPI, partendo dalla consapevolezza che l’approssimarsi della fine del mandato non consente né al Governo né al Parlamento di realizzare una riforma organica della Legge Delrio o del TUEL. Per questo tra i punti programmatici si chiede che, nel tempo rimasto, almeno si facciano alcuni interventi mirati al consolidamento delle Province nel primo provvedimento normativo utile, a partire dal riallineamento delle scadenze dei mandati degli organi, per superare la confusione attuale e dalla reintroduzione della Giunta provinciale, per consentire un funzionale governo collegiale dell’ente.

Quanto alla prossima Legge di Bilancio, l’Assemblea Generale UPI chiede che sia garantita la stabilità finanziaria delle Province e sia valorizzata la capacità di spesa per investimenti per la messa in sicurezza e la manutenzione delle scuole secondarie superiori e della viabilità provinciale.

Tra i punti programmatici, uno è espressamente dedicato alle Province delle Regioni a Statuto speciale, Sicilia e Sardegna che, a seguito delle elezioni, dopo quattordici anni di commissariamento hanno urgenza di essere ricostruite dal punto di vista delle funzioni, del personale e delle risorse finanziarie.

IL DOCUMENTO

Il documento approvato Punti programmatici assemblea generale 2026

Verso l’Assemblea Generale: il Direttivo UPI approva i punti programmatici

Continua il percorso verso l’Assemblea generale delle Province italiane, che si terrà il 13 maggio prossimo a Roma e che si concluderà con l’elezione del nuovo Presidente UPI.

Un appuntamento, dunque, strategico, nel quale oltre alla ridefinizione del quadro di governo di UPI, sarà indicato il percorso che l’Associazione seguirà, nel breve e lungo termine.

Per questo il Comitato direttivo  che è l’organo che definisce la linea politica dell’Unione, ha approvato ieri il documento “Punti programmatici per l’Assemblea generale” che sarà portato alla discussione  degli oltre duecento delegati da tutte le Province italiane e alla cui base si pone chiaramente l’indicazione a proseguire con determinazione nelle azioni e iniziative volte a garantire alle Province il pieno riconoscimento del loro ruolo nel sistema istituzionale del Paese.

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Al via P.AC.T.: la Provincia protagonista dello sviluppo locale

Lavorare per costruire una nuova Provincia, che si ponga come hub di innovazione territoriale, protagonista dello sviluppo locale.

Questa la scommessa del Progetto “P.A.C.T. – Province Attive per la Crescita dei Territori”, finanziato dal Programma Azione Coesione Complementare al PON “Governance e Capacità Istituzionale” 2014-2020 FESR-FSE, presentato oggi in un webinar che ha coinvolto oltre duecento interessati.

P.A.C.T. è promosso dall’Unione Province d’Italia con l’obiettivo di rafforzare la capacità amministrativa delle 29 Province afferenti alle sette (7) Regioni beneficiarie del PN Capacità per la Coesione 2021-2027 (Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) in una logica di servizio ai Comuni dei territori.

P.A.C.T. è un progetto ambizioso che si avvarrà di un piano di lavoro flessibile articolato in tavoli di lavoro, sia rivolti a tutte le 29 Province, sia su base regionale, e nella creazione di reti dedicate composte da referenti operativi, con l’obiettivo di far emergere le buone pratiche esistenti e sviluppare modelli di gestione di tipo partecipativo da estendere a tutto il sistema delle 88 Province.

Gli obiettivi del Progetto

Obiettivi specifici del Progetto sono:

  • potenziare la funzione di Stazione Unica Appaltante nelle Province interessate;
  • supportare le Province nel rilancio degli investimenti, con particolare riguardo alla progettazione, gestione e realizzazione degli interventi sulle strade;
  • assistere le Province nello svolgimento della funzione di pianificazione strategica a supporto del territorio.

Il Webinar

Il webinar, a cui hanno partecipato i referenti delle 29 Province, ha visto gli interventi introduttivi del Direttore di UPI, Piero Antonelli, e dell’Autorità di gestione del Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri, Alessandra Augusto, la quale ha rimarcato il sostegno e forte interesse del Dipartimento per il Progetto UPI, che si pone in maniera strumentale, come cerniera tra i due cicli di programmazione europea.

Sono state poi illustrate le modalità di attuazione delle attività progettuali di indagine e accompagnamento relative ai tre settori.

Per la Pianificazione Strategica è intervenuto il Direttore della Svimez, Luca Bianchi, che ha presentato gli strumenti di lettura strutturata dei fabbisogni territoriali e di analisi previsti.

Per gli investimenti sulla viabilità, Michele Ottomanelli del Politecnico di Bari ha spiegato l’approccio metodologico per il rafforzamento della capacità di investimento sulle strade.

Infine, Vincenzo Fortunato del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali della Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche dell’Università della Calabria e Alessio Dragoni di Sciamlab, sono intervenuti sul tema del potenziamento delle Stazioni appaltanti provinciali e sul monitoraggio del ciclo degli appalti.

Le relazioni illustrate

Piero Antonelli Direttore generale UPI 

Andrea Pacella Responsabile Progetti UPI 

Slide Progetto PACT_SVIMEZ

Slide Progetto PACT Unical

Slide Progetto PACT_POLIBA

Slide Progetto PACT _SciamLab

 

DFP2026, l’UPI in audizione “Sostenere la crescita con investimenti pubblici: valorizzare le Province”

“La situazione geopolitica drammatica impone al Paese di adottare politiche economiche anticicliche. Per questo un’eventuale richiesta all’Europa di sospensione del patto di stabilità deve essere finalizzata non solo alla tenuta dei conti ma soprattutto al sostegno della spesa sociale e alla programmazione di un piano strutturato di investimenti in opere pubbliche a partire dal 2026 che veda il protagonismo degli enti locali, prime fra tutte le Province”. Lo ha detto il Vicepresidente UPI Angelo Caruso, Presidente della Provincia dell’Aquila, intervenendo in audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera, sul Documento di Finanza Pubblica 2026.

Le performance delle Province sugli investimenti

“Grazie al PNRR dal 2022 al 2025 la spesa per investimenti delle Province è aumentata dell’80%, dimostrando chiaramente le capacità di queste istituzioni di utilizzare a pieno le risorse assegnate. Questa spinta deve proseguire anche dopo il 2026, con programmi mirati sul patrimonio pubblico in gestione delle Province: gli edifici delle scuole secondarie superiori e la rete viaria provinciale – strade, ponti e gallerie. Questi programmi potranno essere finanziati sia con le risorse rese disponibili dal superamento del Patto di stabilità europeo, sia utilizzando i fondi non spesi del PNRR, sia includendo le Province nei programmi di investimento dei fondi di coesione. È evidente poi che eventuali misure mirate a fare fronte agli effetti economici dello shock energetico e del conseguente aumento delle materie prime dovranno prevedere interventi a favore degli enti locali”.

Il fermo no ad ulteriori tagli

“Quanto ad eventuali tagli alla spesa pubblica che il DPF2026 lascia presagire – ha concluso il Presidente Caruso – considerato che per il triennio 2026 – 2028 le manovre passate hanno già assegnato alle Province il versamento un contributo altissimo alla finanza pubblica pari a oltre 2 miliardi, è evidente che nella prossima Legge di Bilancio debba essere escluso qualunque tipo di riduzione alle risorse di parte corrente delle Province, o saranno a rischio i servizi”.

Il documento consegnato alle Commissioni Nota UPI Audizione DFP 2026

 

 

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