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Il Governo rispetti gli impegni

L’ incremento, anche per le Province, dei trasferimenti derivanti dall’ applicazione del tasso di inflazione programmata; allentamento dei vincoli del patto di stabilità interno relativamente ai contributi finalizzati; deroga al blocco delle assunzioni del personale di vigilanza provinciale.


“Impegni – dichiara il Presidente dell’Upi Lorenzo Ria – che il Governo aveva preso nella scorsa riunione della Conferenza Unificata, e che sono rimasti disattesi dopo l’approvazione della finanziaria in commissione bilancio.

Ci aspettiamo – prosegue Ria – che il Governo, impegnato in queste ore nella definizione dei maxi emendamenti su cui porre la fiducia, recuperi questa gravissima mancanza. 

 D’ altronde – conclude Ria – lo stesso relatore Blasi, nella discussione in aula, ha sottolineato la necessità di valutare se apportare correzioni con particolare riferimento alle esigenze delle Province. Chiediamo di trasformare le parole in fatti.

L’intervista al Ministro per gli Affari Regionali, Enrico La Loggia.

Signor Ministro, le Province hanno definito quella del Governo una riforma centralista. Come risponde?

Il progetto di riforme varato all’unanimità dal Governo rappresenta il primo tentativo serio di modificare complessivamente ed in profondità un assetto costituzionale che incominciava a mostrare evidenti caratteristiche di farraginosità e lentezza. Quante volte tutti, indistintamente, ci lamentiamo del fatto che, ad esempio, le Camere hanno eguali competenze e poteri, con una conseguente duplicazione del lavoro? Quante volte scontiamo le difficoltà derivanti dal fatto che il Governo, ed in particolare il Presidente del Consiglio, non hanno un’adeguata capacità di rispondere prontamente alle esigenze della società perché l’esecutivo non ha gli strumenti adatti per corrispondere a questa esigenza? Quante volte, infine, ascoltiamo le lamentele dei cittadini perché non riescono a capire quale sia il giusto interlocutore al quale rivolgersi per il riconoscimento di un diritto o il soddisfacimento di un’esigenza? Ecco, con queste riforme cercheremo di dare risposte a queste domande. E lo faremo in una logica che è tutt’altro che centralista, ma al contrario di corresponsabilizzazione di tutti i livelli istituzionali della Repubblica nelle scelte che riguardano i cittadini.
 
Le Province hanno presentato alcune proposte, come l’istituzione di un Senato federale misto e l’accesso diretto degli Enti locali alla Corte costituzionale. Perché non sono state accolte dal Governo? Come le giudica lei?

Il Governo aveva l’esigenza di varare il disegno di legge ed avviare il suo iter parlamentare al fine di poter vedere in vigore la riforma costituzionale entro la fine della Legislatura, come ci siamo impegnati a fare. Ogni ulteriore ritardo, in questa fase, avrebbe compromesso tutto il percorso. Detto questo, e proprio perché il suddetto percorso è abbastanza lungo, ritengo che ci sia tutto il tempo per aggiustamenti e miglioramenti del disegno di legge, che non riteniamo affatto blindato. E non è da escludere che qualche modifica possa riguardare la composizione del Senato federale e della Corte costituzionale. L’importante è che l’impianto complessivo del progetto di riforma non venga intaccato.
 
Il metodo della concertazione è uno strumento ancora valido? Non Le sembra che al dialogo fra le Istituzioni su temi così importanti, come la riforma costituzionale e la lege finanziaria, sia stato assegnato un ruolo decisamente marginale?

Non mi pare che le cose stiano così. Al contrario, il confronto fra Governo, Regioni ed Istituzioni locali su questi argomenti è sempre aperto, nello spirito dell’Intesa interistituzionale sottoscritta a Palazzo Chigi nel giugno dello scorso anno. Sulla riforma costituzionale ho già espresso il mio pensiero. Per quanto riguarda la Finanziaria, il Ministro Tremonti – pur nelle difficoltà complessive derivanti da una contingenza economica non fra le più favorevoli a livello internazionale – ha già accolto alcune indicazioni provenienti dal sistema delle Autonomie e non è da escludere che ulteriori suggerimenti possano essere fatti propri dal Governo di qui all’approvazione definitiva della legge.
 
 

Incremento dei trasferimenti

“E’ inaccettabile che la Commissione Bilancio stravolga la manovra finanziaria, approvando un emendamento che prevede per i soli Comuni, e non anche per le Province, l’incremento dei trasferimenti derivanti dall’applicazione del tasso di inflazione programmata”.

Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria, commentando la modifica avvenuta ieri nella Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati, aggiungendo che “E’ un grave errore sia in termini di principio che di merito, perché va contro il rispetto di una norma fino ad oggi vigente, che prevede come destinatario di questo intervento l’intero sistema delle autonomie locali.
Al Governo – ha detto Ria – chiediamo di rispettare gli impegni presi con le Province in sede di Conferenza Unificata, dall’allentamento dei vincoli e delle sanzioni del patto di stabilità interno alla possibilità di assunzioni di personale per le funzioni di polizia provinciale. Al Parlamento, ed in particolare alla Commissione Bilancio della Camera e al relatore Blasi, chiediamo di correggere quanto prima questa gravissima stortura normativa e di modificare l’emendamento sul tasso di inflazione,  riportandolo alla sua versione originale e destinando l’intervento, come norma e buon senso vuole, a tutti gli Enti locali, Comuni e Province”.

L’intervento del Vicepresidente Forte Clo

Bisogna tenere insieme l’unità dell’Associazione sul terreno di critica, che è indifferente alla maggioranza di Governo, e va riproposto con forza il problema del valore dell’unità delle Associazioni degli enti locali. C’è l’esigenza di non dividerci, ma di confermare il fatto che con questo Governo è sempre più difficile discutere. Non si possono accettare decisioni del Governo al di fuori di ogni tipo di confronto dalle sedi di concertazione, che funzionano sempre peggio.

Non si capisce perché si pensi di risolvere i problemi in termini corporativi. Ci sono momenti in cui purtroppo non si è uniti: se si indebolisce anche solo un anello del sistema, si indebolisce l’intero sistema. Per questo è necessario costruire una unità, anche superando il momento delle Assemblee annuali separate, per arrivare ad una Assemblea unitaria del sistema delle Autonomie e di proporci insieme come interlocutori forti  organicamente presenti sul territorio, al Governo e al Parlamento. E’ una proposta che ho già avanzato alle assemblee di Anci e Uncem, perché credo che questa sia la stagione in cui vada rilanciata molto forte l’unità delle Associazioni: credo che dobbiamo diventare sindacati delle Autonomie come i sindacati generali.

L’intervento del Presidente Uncem Enrico Borghi

Il punto di partenza, le priorità alla base delle politiche che andranno a governare il Sistema Paese, è chiarirsi sul concetto di federalismo, su cui mi pare invece gravi una forte confusione.

 

Nell’attesa di definire quale debba essere la divisione delle competenze fra Comuni, Province, Regioni e Stato, permangono gli interrogativi sul “come”, su come il sistema sia in grado di sciogliere le questioni centrali, su come costruire un’architettura di poteri ben distribuita tra centro e periferia senza dar vita ad un ginepraio di poteri in perenne conflitto tra loro sulle attribuzioni di competenze. Il rischio è lo stallo dei sistema. Se la battaglia Legnano viene spesso citata per spiegare la specificità del nostro Paese, non vorrei che si ripresentassero, alla fine del percorso che porta dal centro alle periferia, le condizioni che determinarono la sconfitta del localismo comunale schiacciato da Impero e Papato a causa delle intrinseche divisioni interne.

L’intervento del Sottosegretario agli Affari Regionali Alberto Gagliardi

La sicurezza è una delle questioni più delicate, ma anche una delle più importanti. Il grande sforzo delle Province in questi anni è stato incentrato sulla sicurezza di alcuni ambiti, come le strade, le scuole, l’ambiente, i rifiuti.

 

Proprio il nuovo codice della strada ha aggiunto, ultimamente, ulteriori compiti in campo di sicurezza con la polizia provinciale. Intorno alle Province se fino a ieri c’è stata sempre un po’ di confusione ora, come ha evidenziato bene anche la vostra richiesta, sono tornate a riacquistare riferimento tra i cittadini.

Il saluto inviato all’Assemblea dal Presidente della Repubblica

L’Assemblea Generale è occasione solenne per sottolineare il ruolo centrale che la Provincia riveste nel rinnovato sistema costituzionale.

Nel mio viaggio in Italia ho visitato settantadue Province: il patrimonio di storia, di cultura civile, amministrativa ed economica che le Province italiane rappresentano è risorsa preziosa per l’intera Repubblica.

Istituzione fra le più antiche, la Provincia promuove l’innovazione amministrativa, la qualità e l’efficienza dei servizi per lo sviluppo locale, secondo i principi di sussidiarietà, di trasparenza, di leale collaborazione e di partecipazione.

Valorizzare le identità e le culture del territorio nell’alleanza delle autonomie, garantisce coesione sociale, stabilità e buon governo; rafforza nella coscienza civile la fiducia ed il sentimento di appartenenza alla patria italiana e a quella europea.

Consapevole del valore dell’iniziativa, rivolgo a lei egregio Presidente e a tutti i partecipanti a questa Assemblea Generale un augurio di buon lavoro.

Il Presidente Carlo Azeglio Ciampi

Il saluto inviato all’Assemblea dal Presidente della Camera

Illustra Presidente, ho ricevuto il Suo gentile invito a prendere parte all’Assemblea Generale annuale dell’Unione delle Province d’Italia, che costituisce un’importante occasione di riflessione sugli assetti istituzionali del nostro Paese.

Nella fase presente, in cui il processo di valorizzazione delle autonomie sta vivendo una forte accelerazione, la Provincia è chiamata a svolgere un ruolo essenziale nell’ambito del nuovo modello federale della Repubblica.

Il profondo radicamento nella storia e nella cultura del nostro Paese dell’istituzione provinciale rende infatti questo livello di Governo lo strumento più efficace per mettere in relazione tra loro e con lo Stato tutte le potenzialità del territorio, nelle quali l’identità del nostro Paese trova la sua espresisone più viva ed originale.

Desidero rivolgere a tutti i partecipanti i miei più cordiali saluti e formulare i miei auguri più sinceri per il miglior esito dell’Assemblea.

Il saluto inviato all’Assemblea al Vicepresidente del Consiglio

Illustre Presidente,
impegni di Governo che non è stato possibile rinviare mi impediscono di essere presente, come avrei desiderato, all’Assemblea Generale dell’Upi, che avrà per tema “La Provincia dei cittadini: sviluppo locale e sicurezza”. Un profilo del ruolo delle Province nel sistema dello sviluppo locale che si incentra sulle politiche di più immediato interesse per i cittadini visti come abitanti del territorio e lavoratori ai quali occorre formazione professionale, regole adeguate alle esigenze del mercato del lavoro, sicurezza, in un contesto di infrastrutture idonee a sorreggere lo sviluppo delle imprese. E penso anche all’ambiente la cui salvaguardia è essenziale condizione di vivibilità del territorio cui le popolazioni guardano con crescente attenzione.

Nell’augurare a Lei, ai suoi collaboratori ed a tutti gli intervenuti il pieno successo dei lavori, La prego di trasmette anche il mio più cordiale saluto.

Gianfranco Fini

 

LE PROVINCE IN CIFRE

Il dossier “Le Province in cifre ” è frutto del “Progetto sul Sistema informativo statistico per le province italiane”, elaborato nell’ambito del Protocollo di intesa tra l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e l’Unione delle Province d’Italia (UPI) del 21 luglio 1999.

Il Progetto vuole raggiungere i seguenti obiettivi:

• consentire lo scambio reciproco di dati fra Istat, Upi ed altre fonti ufficiali titolari di dati, nel rispetto delle regole di un sistema informativo di dati statistici con riferimento geografico;

• rispondere alle esigenze informative del sistema delle Province italiane;

• promuovere la diffusione della cultura statistica nell’ambito del Sistan.

Il progetto è concepito secondo una logica modulare. In una prima fase, ci si è limitati  a raccogliere in modo sistematico i dati ufficiali forniti dall’Istat e a costruire una banca dati in grado di archiviare l’insieme delle informazioni di interesse provinciale (nell’ottica della Provincia come utilizzatore dei dati statistici).

In una seconda fase si verificheranno, invece, le potenzialità di scambio dei dati tra il sistema delle Province e il Sistema statistico nazionale (nell’ottica della Provincia come produttore di dati statistici). In questa prospettiva l’UPI ha cominciato a programmare alcune rilevazioni sulle principali attività delle Province, i cui primi risultati sono sinteticamente esposti in questa pubblicazione.

A regime si dovrà verificare la possibilità di inserire il Sistema informativo statistico delle province italiane nell’ambito di un più complessivo progetto, che permetta la connessione e lo scambio dei dati tra tutti gli uffici di statistica del Sistema statistico nazionale.
Il complesso dei dati statistici raccolti nell’ambito del progetto sarà consultabile integralmente sul Portale delle province italiane all’indirizzo www.provinceditalia.it.



                                                                              Piero Antonelli

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INDICE

 

Introduzione di Piero Antonelli (Direttore generale UPI)

1. Gli elementi identificativi delle Province

2. La finanza  e il personale delle Province

3. Le Province e l’edilizia scolastica

4. La gestione delle strade provinciali

Appendice: Le funzioni delle Province

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Documenti allegati:

I risultati della ricerca condotta dall’Ispo

Orgoglio, massima fiducia, forte senso di appartenenza alle istituzioni e in particolare ai governi locali, e grande richiesta di sicurezze per la difesa e la protezione sociale.

E’ quanto emerge dal sondaggio, commissionato all’Ispo dall’Unione delle Province d’Italia, che ha raccolto le opinioni di un campione di quasi 5000 cittadini.

Se il 77% dichiara di sentirsi cittadino italiano, il 70% si sente a tutti gli effetti cittadino della Provincia in cui vive, mentre poco più della metà del campione vede l’Europa come un riferimento.

A confermare questo nuovo e rinnovato orgoglio “provinciale” è il  forte aumento della percezione dell’utilità di questa istituzione (64%)  che, negli ultimi cinque anni, cresce di ben 8 punti percentuali , a fronte di una situazione di stabilità dei Comuni e del lieve aumento delle Regioni.
 
E’ nel Nord Est che il radicamento del sentimento di appartenenza a tutte le istituzioni si fa più forte:  l’83% degli intervistati si dichiara molto italiano, e il 79%  si dichiara legato alla propria Provincia, superando di 2 punti percentuali il livello regionale.

I cittadini mostrano di avere una forte fiducia nelle istituzioni, tanto che le percentuali in questo caso oscillano dal 57% delle Province al 64 % dell’Italia intera, con un giudizio  medio che arriva a superare la piena sufficienza.

Il 51% degli intervistati dichiara di conoscere le attività delle Province: di questi, il 10% risponde di sapere molto approfonditamente cosa questa istituzione fa. Una conoscenza che appare più radicata tra i cittadini dai 30 ai 60 anni, mentre sono i giovanissimi quelli che, più di tutti, non hanno ancora chiaro il ruolo di questo ente. 

Ma cosa chiedono i cittadini alle istituzioni, e alle Province in particolare?

Sicurezze, protezione sociale, politiche per il territorio.

Ai primi posti, infatti,  si collocano tutte le attività di difesa e tutela dell’ambiente: si va da un 70%  del campione che considera molto importante le funzioni di controllo delle emissioni atmosferiche, degli scarichi delle acque  e dello smaltimento dei rifiuti , al 69% che ritiene determinante la tutela e la valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche,   al 68% che ribadisce l’importanza della difesa del suolo, tutela dell’ambiente e protezione della fauna, dei parchi e  delle riserve naturali.

Molto importante (69%) anche le funzioni sulla viabilità e i trasporti.

Oltre ad avere un considerazione più che positiva sull’importanza di questi ambiti, i cittadini mostrano di sapere che proprio ambiente e trasporti sono tra le funzioni attribuiti alle Province: la metà o quasi del campione (si va dal 50% al 47% delle risposte positive), riconoscono correttamente che queste attività sono di ambito provinciale.

Insieme alla vocazione ambientalista che traspare dalla ricerca,  la vera grande sorpresa positiva  viene dai dati relativi alle funzioni sull’occupazione.

L’ufficio di collocamento pubblico, che dal 2000 è gestito direttamente dalle Province italiane, insieme alla formazione professionale, resta per la grande maggioranza del campione, una delle funzioni più importanti della pubblica amministrazione.


Infatti, nonostante l’apertura del mercato del lavoro ai soggetti privati e alle multinazionali agenzie interinali, i cittadini credono ancora fermamente sia possibile avere risposte di grande qualità e maggiore “protezione sociale” dallo Stato.


L’attività che le Province svolgono nei centri per l’impiego, nella formazione, nella scuola,  sono considerate molto importanti per il 66% del campione.

Il commento alla ricerca del Pres. Ria

“La ricerca condotta dall’Ispo non fa altro che confermare quanto i cittadini italiani vedano nelle istituzioni locali, e nelle Province in particolare, un punto di riferimento.

La complessità delle attività delle Province non è ancora abbastanza conosciuta, ma “l’idea” di Provincia comincia a funzionare, a radicarsi con connotati e prerogative proprie, a diffondersi, soprattutto tra i cittadini.

Non è stato facile, per noi, assicurare questo processo: le nostre funzioni sono diverse da quelle dei Comuni, che direttamente attengono la vita delle persone.

Sono attività che riguardano, più in generale, gli aspetti legati al miglioramento della qualità della vita, e coinvolgono i cittadini come componenti di una comunità.

Tuteliamo l’ambiente, diamo coerenza e sistema al trasporto pubblico locale, valorizziamo i beni culturali, progettiamo e costruiamo lo sviluppo economico della comunità.

Attività che sono quotidianamente sotto il giudizio dei cittadini, che valutano lo Stato in base alle risposte ai loro bisogni che gli vengono dai governi dei territori, dai servizi che riusciamo ad attivare, dalle politiche di sistema che si mettono in atto.

Sono funzioni che, chiaramente, necessitano di una comprensione più complessa, e non sempre sono immediatamente percettibili.”

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