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Ma le scuole, le strade, il lavoro, lo sviluppo locale…?

Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Lei perché sono in gioco il futuro delle nostre Comunità e il rispetto del principio costituzionale di autonomia degli Enti Locali, minacciati dalla finanziaria 2003.

In questi anni le Province italiane hanno rispettato pienamente i vincoli di finanza pubblica e il patto di stabilità comunemente concordati.

Il disegno di legge finanziaria approvato alla Camera dei Deputati ripaga tale collaborazione rompendo lo spirito di cooperazione istituzionale che ha caratterizzato i rapporti tra il Governo e le Autonomie locali negli ultimi anni.

Sono state, infatti, compiute scelte che penalizzano fortemente l’autonomia delle Province, garantita dalla Costituzione. Non solo, sono state previste disposizioni retroattive che penalizzano chi più ha rispettato il patto di stabilità interno e prevedono la restituzione di soldi già spesi.

Con queste disposizioni, che tagliano del 15% (per circa 1 miliardo di euro) la capacità di spesa delle Province, sarà impossibile ogni forma di programmazione. Sarà soprattutto impossibile approvare i bilanci 2003 nel rispetto dei nuovi limiti del patto di stabilità.

Viene, inoltre, compressa, a partire dal 2005, la capacità di investimento delle Province, con gravissime ripercussioni sullo sviluppo dei territori:

– verranno meno gli interventi programmati sulle infrastrutture locali e sull’edilizia scolastica;

– verranno svilite le politiche per il lavoro, la formazione, lo sviluppo e l’ambiente, vulnerando profondamente i diritti e le attese dei cittadini.

Siamo al paradosso.

Da un lato si riconosce l’identità e il ruolo delle Province, dall’altro si approvano norme che ne svuotano le funzioni e ne annullano l’operatività.

Eppure, abbiamo espresso al Governo piena disponibilità a concordare misure alternative, rispettose dei vincoli di finanza pubblica. Eppure abbiamo mostrato nei comportamenti la piena consapevolezza delle difficoltà dei conti pubblici, facendo per intero il nostro dovere.

Signor Presidente del Consiglio, avremmo voluto affrontare direttamente con Lei queste questioni, durante la nostra Assemblea nazionale di Milano, l’11 novembre scorso. Questo non è stato purtroppo possibile. Ci vediamo dunque costretti a parlarLe dalle pagine dei giornali.

Per la gravità dei problemi posti e per le pesanti conseguenze che si prospettano non ritiene urgente ed opportuno un incontro?

Cordialmente

Roma, 20 novembre 2002

L’UFFICIO DI PRESIDENZA DELL’UNIONE DELLE PROVINCE D’ITALIA

LORENZO RIA, Presidente UPI e Presidente Provincia di Lecce

FORTE CLO’, Vicepresidente delegato UPI e Assessore Provincia di Bologna

SILVANO MOFFA, Vicepresidente UPI e Presidente Provincia di Roma

MERCEDES BRESSO, Presidente Provincia di Torino

ALBERTO CAVALLI, Presidente Provincia di Brescia

OMBRETTA COLLI, Presidente Provincia di Milano

NICOLA FRUGIS, Presidente Provincia di Brindisi

GINO NUNES, Presidente Provincia di Pisa

VITTORIO PRODI, Presidente Provincia di Bologna

CARMINE TALARICO, Presidente Provincia di Crotone

GIOVANNI MASTROCINQUE, Presidente Consiglio provinciale di Benevento

FRANCESCO BISOGNO, Consigliere Provincia di Cosenza

FRANCESCO CROCETTO, Consigliere Provincia di Potenza

ORESTE PASTORELLI, Consigliere Provincia di Rieti

GIOVANNI PINO, Consigliere Provincia di Messina

Ordine del giorno

VISTO l’art.2 del d.l. 8 luglio 2002, n.138, che sospende fino al 31.12.02 il pagamento della Imposta Provinciale di Trascrizione per l’acquisto di autovetture nuove od usate con potenza fino a 85 Kw, con contestuale rottamazione di auto non catalizzata;

CONSIDERATO che l’IPT rappresenta, per importanza e volume di riscossioni, il secondo tributo delle province e garantisce altresì una ampia autonomia in ordine alla aliquota eventualmente applicabile (fino al 20% della tariffa stabilita);

CONSIDERATA la volontà delle Province di addivenire ad un sistema di autonomia impositiva direttamente correlato alle esigenze e alle peculiarità dei propri territori e non più solo connesso a gettiti fluttuanti legati a dinamiche economiche esogene,

 

RIBADISCONO CON FORZA

 

L’assoluta contrarietà rispetto a simili manovre che ledono in maniera evidente e sostanziale sia la dignità istituzionale che l’autonomia finanziaria delle Province, colpendo proprio il tributo, oggi tra i pochi a disposizione, più idoneo e confacente rispetto al processo di autonomia impositiva avviato dalle Province; tutto ciò appare infatti in estremo contrasto con quanto espressamente indicato nell’Intesa Interistituzionale siglata recentemente da Governo, Regioni ed Enti locali per l’individuazione di un percorso concertato e concordato che conduca all’adeguamento dell’ordinamento al nuovo Titolo V della Costituzione;

 

CHIEDONO AL PARLAMENTO

 

– che il disegno di legge (AC2972) di conversione del d.l. 138/02 preveda un espresso riferimento alla necessità che il mancato introito Ipt venga rimborsato alle Province direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nelle rispettive tesorerie fruttifere, sulla base dei dati registrati dall’Aci nel periodo interessato dall’applicazione del decreto, determinando la contabilizzazione dello stesso nel titolo I (Entrate tributarie) del bilancio, anche ai fini del rispetto del patto di stabilità interno, e non venga quindi attivato il canale, in cui interviene il Ministero dell’Interno, previsto per i trasferimenti erariali.

 

CHIEDONO AL GOVERNO

 

– l’immediata attivazione di un sistema di concertazione, che conduca alla realizzazione del meccanismo, a partire dalla legge finanziaria per il 2003, di compartecipazione all’IRE (Imposta sul Reddito) che renda possibile e sostenibile l’eliminazione del gettito derivante dall’IPT.

Ordine del giorno

L’Assemblea Generale delle Province, svoltasi a Milano nei giorni 11 e 12 novembre,

valutata

la legge finanziaria così come approvata dalla Camera dei Deputati ed in particolare esaminate le modifiche apportate agli articoli relativi agli enti locali,

mantiene inalterato

il proprio giudizio negativo sulla manovra economica per l’anno 2003 nella parte relativa alle Province per la forte penalizzazione all’azione e al ruolo delle Province;

 

esprime inoltre

profondo rammarico per la mancanza di un reale confronto finalizzato a concordare in modo costruttivo le reciproche responsabilità per il rispetto dei vincoli di finanza pubblica generale in un clima di leale collaborazione e reciproco rispetto.

L’impianto complessivo delle norme per gli enti locali, in particolare di quelle relative al patto di stabilità interno, contrasta in modo evidente con i principi di autonomia riconosciuti a livello costituzionale, nonché con il processo attuativo dell’art. 119 così come concordato nell’Intesa interistituzionale siglata lo scorso 20 giugno.

Particolarmente lesive del ruolo e delle possibilità di intervento delle Province, ed in questo senso inaccettabili, sono le nuove regole per il patto di stabilità così come previste nel testo approvato alla Camera. Infatti, calcolare il saldo comprendendo le spese connesse all’esercizio di funzioni trasferite senza considerare le relative entrate, determinerà automaticamente l’impossibilità per le Province di osservare i vincoli per il 2003, bloccando la capacità di spesa delle Province per tutte le funzioni principali: centri per l’impiego, formazione professionale e orientamento, manutenzione edilizia scolastica, viabilità, nonché interventi di sviluppo economico, sociale e culturale dei territori d’intesa e a sostegno delle politiche dei comuni, in particolare quelli minori, anche nella forma di cofinanziamento di programmi europei e nazionali.

Ancor più gravi saranno le conseguenze per gli anni 2004 e 2005 allorché si prevede l’inserimento nella determinazione del saldo finanziario ai fini del patto di stabilità anche delle spese per investimento. Ciò determinerà una inaccettabile contrazione della capacità di investimento degli enti locali e quindi l’impossibilità di sostenere le politiche di sviluppo locale, in contrasto con la dichiarata volontà del Governo di rilanciare l’economia.

Allo stesso tempo, priva di alcun fondamento appare la scelta di un recupero coatto e retroattivo di finanziamenti pregressi per bilanci già definitivamente e correttamente chiusi sulla base delle normative vigenti, come pure il blocco generalizzato e burocratico del turn over del personale, il ricorso obbligatorio alla Consip, la particolare invadenza e centralismo dei controlli sia esterni che interni.

Infine, per quanto riguarda gli interventi di adeguamento delle scuole e la loro messa a norma ai sensi del dlg.626/94, si sottolinea ancora una volta la gravità della assoluta mancanza di concrete e adeguate dotazioni finanziarie.

 

A tal fine l’assemblea Generale delle Province

chiede

un incontro al Presidente del Consiglio per fornire una esposizione maggiormente documentata delle richieste qui avanzate e per avere garanzia circa le reali intenzioni di apportare modifiche al testo del disegno di legge finanziaria durante la discussione al Senato.

 

Milano, 12 novembre 2002

Non molli la presa sul federalismo

Il presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Lorenzo Ria, ha inviato al nuovo ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, il seguente messaggio di auguri:

“Caro ministro, anche a nome delle Province d’Italia desidero formularle i più sentiti auguri per l’alto incarico che si appresta a ricoprire.

Accogliamo la sua nomina con soddisfazione perché abbiamo potuto apprezzare nel tempo le doti di serietà e impegno che hanno contraddistinto il suo agire. La delicatezza del momento è chiara a tutti e non sfugge certamente agli amministratori locali.

Come Province siamo impegnati in prima persona nei comitati per l’ordine e la sicurezza e le assicuriamo che non verrà mai meno la nostra collaborazione all’opera di contrasto di qualsiasi forma di crimine e di illegalità. Ma il nostro secondo pensiero, e la nostra prima raccomandazione, vanno ad un settore parimenti delicato: quello delle riforme federaliste in corso.

Sono certo che seguirà con la stessa attenzione e la stessa determinazione anche questo snodo dal quale dipende la qualità e l’efficienza dei servizi che potremo garantire a tutti i cittadini. Le rinnovo l’augurio di un lavoro proficuo”.

Dichiarazione del Presidente dell’UPI, Lorenzo Ria

“Per rendere sicure le scuole italiane servono 3 miliardi di euro. L’ultima Finanziaria ne stanzia 10 milioni, quella precedente neanche uno. Non è possibile affrontare questi argomenti solo davanti ai morti e sotto la spada di Damocle dell’emergenza. Il Governo è prontamente intervenuto con un primo finanziamento ma crediamo sia opportuno e doveroso confrontarci sulla situazione generale dell’edilizia scolastica del nostro Paese, sulla quale L’Upi e l’Anci sono già intervenute più volte con proposte concrete. Per questo motivo ho chiesto, insieme al presidente dell’Anci, un incontro urgente con il presidente del Consiglio Berlusconi.

Noi chiediamo di essere messi in condizione di rendere sicure le scuole che, per legge, dovranno essere messe a norma di sicurezza ed igiene entro il 2004: il 50% degli istituti superiori necessita di interventi. Le amministrazioni locali si sono indebitate fino al collo per farvi fronte ma non possiamo andare avanti così. A noi servono 500 milioni di euro l’anno per un triennio: li abbiamo chiesti dal 2001 ma finora senza successo. Noi non chiediamo proroghe e non chiediamo leggi speciali: noi chiediamo solo che ci sia dia il dovuto. Non è possibile trasferire alle Province e ai Comuni soltanto responsabilità e competenze: e queste sono competenze per le quali è in gioco la vita delle persone. Non è in questo settore che dobbiamo risparmiare”.

Chiesto un Piano Nazionale per la sicurezza per strade, scuole, territorio

Il giudizio delle Province sulla volontà del governo di concertazione sul Dpef si misurerà sull’atteggiamento che il governo avrà sull’Ipt: se interverrà sull’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli o la abolirà addirittura, senza la previsione di una compensazione Irpef, il governo sa che la nostra risposta è già un chiaro no.

Gli impatti di questa misura, è stato abbondantemente provato, sono minimi sull’economia ma devastanti sul bilancio delle Province. Un simile modo di procedere del governo dimostrerebbe solo la volontà di mortificare l’autonomia finanziaria e impositiva delle Province e di bloccare il federalismo fiscale.

Noi, oggi, abbiamo ribadito i termini del problema: ora sta all’esecutivo mostrare il proprio grado di sensibilità e di coerenza. Non si può affermare dei principi quando ci si siede al tavolo della Conferenza Stato Autonomie e poi contraddirli quando ci si siede al tavolo del confronto sul Dpef.

Ma nell’incontro con il governo abbiamo invece chiesto che nel Dpef venga inserito un Piano Nazionale per la sicurezza che riguardi strade, edifici scolastici e prevenzione di calamità del territorio, nonché il sostegno alle politiche del lavoro e di sviluppo locale, anche attraverso il finanziamento degli strumenti di programmazione negoziata.

Per quanto riguarda il Patto di stabilità interno vogliamo definirne criteri e modalità di applicazione: riteniamo inutili e inaccettabili i vincoli sulla spesa corrente mentre consideriamo appropriati vincoli che si riferiscano esclusivamente al disavanzo.

Una lettera al Presidente Berlusconi e al Ministro Moratti

Anci e Upi oggi hanno scritto una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Istruzione per attivare da subito un confronto in merito all’edilizia scolastica nel nostro Paese.

Questo incontro si rende urgente per verificare le iniziative da prendere prossimamente, a maggior ragione dopo i drammatici fatti del terremoto.

Un’intesa sofferta ma soddisfacente

“Un’intesa sofferta, che poteva dare qualche frutto in più, ma che riteniamo comunque soddisfacente”. E’ questo il giudizio che esprime il Presidente dell’U.P.I., Lorenzo Ria, mentre sottoscrive, con i rappresentanti del governo, delle regioni e delle autonomie locali, l’intesa interistituzionale per l’attuazione delle legge costituzionale n. 3/2001.

“Il disegno di legge La Loggia – dichiara il Presidente dell’UPI – ha già realizzato parte di questa intesa. Vi sono in esso delle lacune che cercheremo di far colmare dalle aule parlamentari, confidando sulla più robusta cultura autonomista del nostro Parlamento. Ci ripromettiamo di realizzare il secondo punto dell’intesa, che concerne la definizione delle funzioni fondamentali degli enti locali, attraverso una forte collaborazione col ministro Scajola.”

“Quanto ai contenuti del federalismo fiscale – conclude il presidente Ria- che resta il punto meno approfondito dell’intesa, abbiamo fissato i tre cardini fondamentali su cui esso deve essere costruito. L’autonomia, l’eguaglianza, la solidarietà. Questo risultato dimostra che aveva torto chi vedeva nella legge n. 3 la fonte d’ogni disgregazione. Abbiamo fatto sinora un buon lavoro e possiamo fare ancora meglio”.

rilanciare il ruolo e le funzioni della Conferenza Stato Città


Consideriamo centrale il ruolo che la Conferenza Stato Città può svolgere come sede privilegiata del confronto istituzionale tra Governo e Enti Locali nell”ottica dei nuovi principi Costituzionali di pari dignità fra Comuni, Province, Città Metropolitane, Regioni e Stato: questo il messaggio rivolto questa mattina dal presidente dell”Unione delle Province d”Italia, Lorenzo Ria, al ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, in occasione della prima riunione della Conferenza Stato Città a Palazzo Chigi.

Per quanto riguarda i temi prioritari di lavoro ha aggiunto Ria noi puntiamo alla concreta attuazione delle riforme costituzionali e all”approvazione urgente del ddl sulle “funzioni fondamentali”. Si tratta di un ddl già pronto ma ancora in attesa di emanazione, che stabilisce prerogative e funzioni degli enti locali: uno strumento fondamentale per continuare a garantire lo sviluppo dei nostri territori.

Infine, ha concluso Ria “In un momento di grande difficoltà per gli enti locali, alle prese con una Finanziaria che rischia di minarne prerogative e funzioni, ci auguriamo di poter trovare nel Ministro dell”Interno un interlocutore sensibile e attento”.

 

Accordo ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lett. c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281

VISTO l”articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281 che prevede accordi tra il Governo, le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane al fine di coordinare l”esercizio delle rispettive competenze e svolgere in collaborazione attività di interesse comune.

CONSIDERATA la necessità di garantire un processo armonico di adeguamento dell”ordinamento alla riforma del titolo V della Costituzione, introdotta dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3.

CONSIDERATO che la riforma del Titolo V della Costituzione configura un nuovo assetto del sistema delle autonomie territoriali, collocando gli enti territoriali al fianco dello Stato come elementi costitutivi della Repubblica e che pertanto Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato hanno pari dignità, pur nella diversità delle rispettive competenze, essendo la potestà legislativa attribuita allo Stato ed alle Regioni e riconoscendosi a Comuni, Province e Città metropolitane la natura di enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo quanto previsto dall’articolo 114 della Costituzione.

RITENUTA la necessità di individuare i principi informatori comuni dell”azione dei soggetti istituzionali.

RITENUTA l”esigenza di avviare un confronto tra tutti gli enti che compongono la Repubblica al fine di pervenire ad una valutazione concertata dei più delicati temi e profili istituzionali.

Tra il Governo, le Regioni, i Comuni, le Province e le Comunità montane si conviene il seguente accordo:

 

I) Finalità

1 Tutti i soggetti che compongono la Repubblica sono tenuti a prestare il proprio contributo per sostenere e valorizzare, nell”ambito delle rispettive competenze, il doveroso processo di armonizzazione dell”ordinamento giuridico al nuovo dettato costituzionale, nel rispetto del principio di unità ed indivisibilità della Repubblica, sancito, dell”articolo 5 della Costituzione.

2. Il nuovo modello di pluralismo istituzionale rende necessario un comune impegno che consenta di realizzare, contemperando le ragioni dell”unità con quelle delle autonomie, una consapevole direzione politico-istituzionale del processo di adeguamento alle nuove disposizioni costituzionali. A tal fine, si riconosce che la separazione delle competenze comporta la valorizzazione del principio della leale collaborazione tra gli enti che compongono la Repubblica, finalizzata alla ricerca della più ampia convergenza, per addivenire a soluzioni condivise in ordine alle rilevanti questioni interpretative e di attuazione poste dalla riforma costituzionale del Titolo V

3. In tale ottica, è auspicabile che sia quanto prima attuata l”integrazione della Commissione bicamerale per le questioni regionali, come consentito dall”articolo 11 della legge costituzionale n.3 del 2001, e nel contempo che siano rivalutate e rese operative le altre sedi di confronto, quali la Conferenza unificata di cui all”articolo 8, comma 1, del decreto legislativo n.281 del 1997 ed i Consigli regionali delle Autonomie, previsti dal nuovo articolo 123 della Costituzione.

 

II) Principi dell”azione comune ed argomenti di approfondimento

1. Costituiscono principi essenziali dell”azione comune:

privilegiare, tra più possibili interpretazioni della legge costituzionale, la più aderente alla logica del pluralismo autonomistico cui è ispirata la riforma costituzionale;

considerare il principio di sussidiarietà, elemento fondante della riforma, unitamente ai principi di differenziazione ed adeguatezza;

garantire, in ogni caso, il rispetto dei principi di continuità e completezza dell”ordinamento giuridico.

2. In relazione ai poteri legislativi assegnati, lo Stato e le Regioni individuano e delimitano i rispettivi ambiti di competenza per un corretto esercizio delle funzioni legislative. Tale delimitazione si rende necessaria anche al fine di dare certezza dell”ambito delle materie rimesse in competenza residuale regionale e per l’individuazione di soluzioni volte a prevenire e limitare il contenzioso costituzionale.

3. Lo Stato e le Regioni, nell”esercizio delle loro potestà legislative, assumono, altresì, l”impegno di verificare, in fase di predisposizione degli atti normativi, il puntuale rispetto degli ambiti di competenza ad essi assegnati dalla novella costituzionale. La verifica riguarda anche i provvedimenti già in corso di perfezionamento, proponendone, ove occorra, la modifica o il ritiro. A questi fini i Presidenti delle Regioni si impegnano ad orientare, in ogni sede ed in ogni fase, l’iniziativa legislativa delle Giunte regionali. Il Presidente del Consiglio si impegna ad emanare una direttiva a tutti i Ministri per orientare l’iniziativa legislativa del Governo, in ogni sede ed in ogni fase, al rispetto del nuovo assetto costituzionale.

4. Per l’attuazione del federalismo fiscale, si conviene sulla necessità di introdurre nel DPEF la previsione:

di una conferenza mista per definire l’impianto complessivo del federalismo fiscale;

dell’avvio del trasferimento di una parte delle risorse necessarie per svolgere le competenze esclusive e le funzioni amministrative derivanti dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, da definire in legge finanziaria, senza oneri finanziari addizionali, con contestuale riduzione delle corrispondenti voci di costo a carico del bilancio dello Stato, con particolare riferimento alle spese per le strutture ed il personale statali.

5. Per quanto riguarda l”esercizio delle funzioni statutarie, regolamentari e amministrative spettanti alle Istituzioni locali, occorre dare piena attuazione alle disposizioni dettate dagli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione. In tale fase, vanno determinate le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lett. p), e vanno osservati i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza nell”attribuzione delle funzioni amministrative, il cui esercizio e organizzazione compete ai Comuni, singoli o associati, anche nelle forme delle Unioni di Comuni e delle Comunità montane, e qualora lo richiedano esigenze di unitarietà, alle Province, alle Città metropolitane, alle Regioni ed allo Stato. Tali obiettivi sono raggiunti attraverso la revisione del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, quale intervento necessario, accanto all’adozione di ulteriori leggi statali e di leggi regionali, per attuare gli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione.

6. Modalità operative di coordinamento e di collaborazione tra il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), la Conferenza Stato-Regioni e la Conferenza Unificata saranno individuate al fine di realizzare le opportune sinergie tra i medesimi organismi.

 

III) Modalità organizzative

1. La sede istituzionale di confronto è individuata nella Conferenza unificata. Le riunioni della Conferenza hanno cadenza periodica e costituiscono il momento di confronto politico, di valutazione, di indirizzo e di verifica per l”attuazione della presente intesa. L”approfondimento degli specifici argomenti individuati è affidata a tavoli tecnici.

2. I soggetti firmatari si impegnano, altresì, a ricercare ulteriori azioni coordinate proponendo del caso anche eventuali nuovi strumenti di collaborazione e di intesa.

Le dichiarazioni del Comitato di settore.

Soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della direttiva del personale del Comparto Regioni-Autonomie locali e’ stata espressa dal. Presidente del Comitato di settore, Giancarlo Gabbianelli.

Nel dare atto allo stesso Comitato ‘’di aver lavorato in maniera collegiale in un momento di profonda revisione delle competenze e del ruolo delle Autonomie locali, tale da giungere alla redazione di una direttiva condivisa da tutti i soggetti istituzionali coinvolti e che da’ risposte in termini di individuazione unitaria delle soluzioni a tutti’’, Gabbianelli sottolinea che essa ‘’consente agli Enti del Comparto di modulare la propria azione amministrativa nel modo migliore per poter raggiungere le finalita’ politiche prefissate e che offre al personale nuove opportunita’ in termini di professionalita’’’.

Nel ribadire la soddisfazione per l’adozione della direttiva da parte del Consiglio dei Ministri, il Presidente del Comitato sottolinea anche ‘’la stringente opera portata avanti in questi sette mesi di attesa per giungere al varo della direttiva, pur tenendo presente la necessita’ che il Comparto abbia effettiva autonomia senza dover ricorrere all’approvazione Governativa prevista dal D.Lgs 165/2001’’.

Dal canto suo, il vice presidente del Comitato di settore, Alessandra Speranza (Assessore alla Provincia di Torino), rileva infatti come ‘’tutta questa vicenda, finalmente conclusa, dimostri comunque l’inefficienza di un sistema ancorato ad una concezione delle istituzioni locali ormai superata’’.  Speranza auspica quindi che ‘’alla luce delle modifiche introdotte dal nuovo Titolo V della Costituzione sia riconosciuto un ruolo diverso a Regioni, Comuni e Province in quanto non e’ piu’ immaginabile che la direttiva per il comparto Regioni e autonomie locali sia condizionata in via preventiva e successiva da indicazioni vincolanti da parte del Governo’’.

‘’L’equiordinamento costituzionale delle autonomie – spiega – deve infatti consentire una piena espressione della volonta’ delle stesse, in una materia fondamentale, quale quella delle politiche per il personale’. ‘’Resta aperto il problema del costo del rinnovo contrattuale – afferma ancora Speranza – sul quale auspichiamo un intervento del Governo a suo sostegno. Non e’ infatti da dimenticare il fatto che esso costituira’ comunque un aggravio per i bilanci degli Enti Locali‘’.

Gabbianelli e Speranza auspicano infine che adesso venga aperta al piu’ presto la trattativa negoziale per il Comparto Regioni-Autonomie locali in modo da arrivare, entro la fine di quest’anno, alla sottoscrizione del nuovo accordo contrattuale, ‘’ribadendo – sottolinea Gabbianelli – la esclusione del costo dello 0,99% del Contratto dai parametri per il calcolo del Patto di stabilita’ interno’’.

 

Dichiarazione del presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Lorenzo Ria

Si dà ormai per certo che allo studio del governo ci sia la modifica all’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli (IPT). Ma una modifica all’IPT, in particolare la riduzione ad una quota fissa di € 50 (o addirittura la sua abolizione), indipendentemente dai riflessi sul mercato automobilistico, risulterebbe fortemente dannosa per le Province – per le quali a tutt’oggi è la seconda entrata per importanza e volume – qualora il gettito non venisse adeguatamente coperto da un’altra e diversa entrata tributaria.

E allora il governo non può solo limitarsi a tagliare risorse: per questo chiediamo che l’eventuale modifica all’IPT venga compensata mediante la definizione di una compartecipazione provinciale all’IRPEF oppure con nuove entrate tributarie escludendo qualsiasi forma di assegnazione di trasferimenti statali aggiuntivi.

Chiediamo infine che l’eventuale compartecipazione all’IRPEF o l’assegnazione di una diversa entrata tributaria sia effettuata tenendo conto delle attuali modalità di riscossione dell’IPT, della sua flessibilità e discrezionalità in ordine alla fissazione delle tariffe nonché della costante liquidità che crea presso le Tesoreria delle Province.

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