Categoria: Varie

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Ria: un percorso condiviso di attuazione costituzionale

“L’approvazione, da parte della Camera, del disegno di legge del Ministro La Loggia che da attuazione al Titolo V, rappresenta un passaggio positivo per le province italiane, che ci auguriamo, venga completato con la stessa rapidità, con un definitivo via libera anche in Senato.

Il provvedimento ha il merito fondamentale di essere stato condiviso e concordato con tutto il sistema delle Autonomie locali, Regioni, Province e Comuni, e di individuare un percorso di applicazione concertata della riforma costituzionale .

In particolare, l’Unione delle Province d’Italia accoglie con favore l’attribuzione della delega al Governo per l’individuazione delle funzioni fondamentali di Province, Comuni e Città metropolitane, e la disciplina di attuazione dell’art.118 della Costituzione, che sancisce il passaggio di competenze da Regioni a Province e Comuni secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

Il voto di oggi, con la sostanziale astensione da parte di quasi tutta l’opposizione, dimostra che quando si sceglie la strada della concertazione tra i livelli istituzionali, si raggiunge quella condivisione politica, necessaria per riforme di questa portata, che porta anche a percorsi più rapidi nell’iter parlamentare”.

 Roma, 29 aprile 2003

ANCI e UPI: rilanciare dialogo con Regioni

“E’ indispensabile riprendere un percorso comune per affrontare, con determinazione, la gestione dell’intero processo di riforma federale dello Stato”.

E’ il messaggio contenuto in una lettera che il Presidente dell’Anci, Leonardo Domenici e il Presidente dell’ Upi, Lorenzo Ria, hanno inviato al Presidente della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo, per aprire un confronto unitario sull’attuazione del Titolo V e sullo schema di disegno di legge di riforma della Costituzione, approvato dal Consiglio dei Ministri.

“In merito all’attuazione del Titolo V – scrivono i Presidenti – riteniamo necessario definire una posizione comune di Regioni, Province e Comuni, su due aspetti determinanti per tutto il sistema delle Autonomie locali: il federalismo fiscale e l’integrazione della Commissione bicamerale per le questioni regionali con i rappresentanti delle Regioni e delle Autonomie locali”.

Per discutere dell’ attuazione dell’art.119 della Costituzione, considerato anche il ritardo dell’avvio dei lavori dell’Alta Commissione per il federalismo fiscale, Domenici e Ria propongono a Ghigo la convocazione di una Conferenza Unificata straordinaria, alla presenza del Ministro Tremonti.

“Sulla istituzione della Bicameralina – concludono Anci e Upi – è necessario invece incalzare il Parlamento, a partire dai Presidenti di Camera e Senato.” Per questo nella lettera si propone al Presidente Ghigo di realizzare al più presto un incontro unitario con i Presidenti Casini e Pera.

Link: Testo completo della lettera

Roma, 23 aprile 2003

Dichiarazione di Lorenzo Ria, Presidente UPI

“Ora che la tragica vicenda della guerra in Iraq si avvia verso la soluzione è necessario che l’azione torni agli organi internazionali, all’Onu prima di tutto.

Le Province italiane sono pronte a dare il loro contributo affinché l’Iraq diventi un paese democratico, con strutture moderne ed efficienti a disposizione dei civili.

L’opera di ricostruzione sarà difficile: bisognerà provvedere alla realizzazione di strade, ospedali, scuole, a ripristinare l’approvvigionamento dell’acqua in tutte le città.

Per questo le Province italiane sono pronte a dare la loro piena disponibilità e l’aiuto necessario al Governo italiano, per avviare progetti di collaborazione e cooperazione internazionale, affinché la pace non sia solo la fine della guerra, ma l’avvio di un processo di sviluppo e modernizzazione per il paese e i cittadini iracheni.”

Roma, 11 aprile 2003

Province e Comuni chiedono incontro a Regioni

Adottare strategie comuni con le Regioni, verificare gli accordi possibili, elaborare azioni congiunte, analizzare insieme le emergenze che si presenteranno con la riforma del Titolo V della Costituzione, all’esame del Governo il prossimo venerdì.

Per questo Lorenzo Ria, Presidente dell’Upi, e Leonardo Domenici, Presidente dell’Anci, hanno richiesto oggi un incontro urgente al Presidente della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo, nel quale approfondire tutti le problematiche aperte sulla riforma costituzionale e definire, se lo si riterrà possibile, azioni unitarie.

All’ordine del giorno anche la discussione sull’ Alta Commissione per il federalismo fiscale e sulla Commissione “Bicameralina”, l’immediata istituzione delle quali è fondamentale per l’intero sistema delle Autonomie locali.

 

Roma, 9 aprile 2003

“Necessario un confronto sul nuovo testo del Titolo V”

“Continuare a discutere su accordi tutti interni al Governo, senza coinvolgere direttamente le Province e i Comuni, veri protagonisti del futuro assetto federalista dello Stato, non può che produrre nuova confusione e pasticci legislativi inattuabili.”. Lo dichiara il Presidente dell’UPI, Lorenzo Ria, commentando l’intesa raggiunta ieri dal Governo, che fa procedere su un “doppio binario” la discussione sulla riforma del Titolo V e la votazione sulla devolution.

“Chiediamo al Governo – prosegue Ria – di convocarci al più presto, per farci conoscere il nuovo testo del Titolo V, che sarà portato in discussione in Consiglio dei Ministri venerdì prossimo. Solo una consultazione diretta con Comuni, Province e Regioni potrà permettere all’Italia di costruire un assetto normativo federalista efficace ed attuabile. Anche perché, continuando su questa strada, non si fa altro che aprire nuovi scenari dimenticando invece che la vera riforma deve essere ancora attuata, a partire dal federalismo fiscale e dall’insediamento immediato della Commissione bicamerale per le questioni regionali”.

 

Roma, 8 aprile 2003

Stati Generali delle associazioni

I CONSIGLI NAZIONALI ED I DIRETTIVI DELL”ANCI, DELL”UPI

DELL”UNCEM E DELLA I,EGA DELLE AUTONOMIE

riunitisi a Rimini il 2 Aprile 2003

DENUNCIANO

Il ricorrente venir meno da parte del Governo agli impegni, alle intese, e agli accordi presi nelle varie sedi di confronto e concertazione istituzionale. Da ultimo, la bocciatura del decreto contenente “Disposizioni urgenti in materia di bilanci degli enti locali”, preventivamente concordato con il Ministero dell”Interno e con il Ministero dell”Economia, che prevedeva norme favorevoli per gli enti locali nella predisposizione dei propri bilanci. Decreto che – chiediamo – venga immediatamente ripresentato nella versione concordata.

Il progressivo deterioramento dei rapporti interistituzionali e l”esigenza di rivitalizzare le attuali sedi di concertazione, quali le Conferenze Stato – città e Unificata, per realizzare un confronto ed una dialettica più efficace ed incisiva;

AUSPICANO

per scongiurare l”affermarsi di un neo centralismo regionale anche in materia di federalismo fiscale, un incontro urgente con la Conferenza dei Presidenti delle Regioni, al fine di concertare un approccio, condiviso ed unitario all”attuazione del nuovo Titolo V della Costituzione;

CHIEDONO

1. di procedere celermente con l”approvazione del disegno di legge cd. La Loggia che deve contenere il conferimento della delega al Governo per l”individuazione, con legge statale, delle funzioni fondamentali dei comuni delle province e delle città metropolitane e per la revisione delle norme statali in materia di ordinamento degli enti locali;

2. di concertare preventivamente. al fine di poter formulare apposite indicazioni ed orientamenti. il disegno di legge costituzionale di revisione del Titolo V della Costituzione che il Governo si appresta a presentare;

3. di approvare la modifica dei regolamenti parlamentari, indispensabile per procedere all”integrazione della Commissione bicamerale per le questioni regionali;

4. di completare la transizione verso un ordinamento autonomistico, procedendo alla revisione dell”attuale bicameralismo in Camera delle Autonomie;

RITENGONO ESSENZIALE

1. insediare immediatamente 1”Alta Commissione di studio in materia di federalismo fiscale, per procedere alla fissazione degli indirizzi per l”attuazione dell”art.119 della Costituzione che dovranno essere recepite nella legge statale di coordinamento della finanza pubblica. In particolare, le Autonomie locali ritengono che il nuovo modello di finanza pubblica debba prevedere un ampliamento della compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferibile al territorio che progressivamente deve sostituire il meccanismo dei trasferimenti statali e che, già dal 2004, sia legata all’andamento complessivo del gettito, garantendo un nuovo sistema di perequazione;

2. garantire, nel nuovo sistema di finanza pubblica, 1”autonomia impositiva e tributaria di Comuni e Province, sia in ordine alla possibilità di istituire tributi propri e di regolamentare con maggiore autonomia i tributi locali a carattere generale già previsti dalla legge statale;

3. prevedere forme e sedi di concertazione e co-decisione per procedere all”elaborazione e definizione dei prossimi documenti di programmazione economico-finanziaria, i quali devono stabilire in modo condiviso obiettivi, procedure, monitoraggio, sanzioni ed incentivi per il concorso dei Comuni e delle Province al Patto di stabilità interno;

SOLLECITANO

Il Governo a convocare una Conferenza Unificata dedicata esclusivamente all”attuazione dell”art.119 della Costituzione, per definire al più presto l”accordo politico istituzionale sull”assetto federale finanziario e fiscale del Paese, come espressamente indicato dalla legge finanziaria per il 2003 proposta dallo stesso Governo.

RIBADISCONO

La necessità di avere una “finanziaria per le autonomie” frutto di confronto fra autonomie e Governo che parta dalla definizione del nuovo DPEF e si formalizzi concretamente nella nuova legge di bilancio per il 2004.

Ria al Salone delle Autonomie locali di Rimini

Alla presenza del Ministro Stanca, il quale ha inaugurato il 3° Salone delle Autonomie locali a Rimini, Lorenzo Ria ha dichiarato:

“La telematica e le tecnologie hanno un ruolo strategico per le pubbliche amministrazioni. Vi è oggi una forte impegno delle Province nell’innovazione e nella diffusione delle tecnologie, come conferma la loro generale partecipazione al primo avviso sui progetti di e-government, lo sforzo di coordinamento progettuale e la grande capacità dimostrata nella cooperazione istituzionale. D’altronde, l’UPI si è attivata da tempo su questi temi con l’istituzione di un Coordinamento delle Province per l’e-government e con la firma del Protocollo di intesa con il Ministro Stanca per l’istituzione di un “Comitato permanente”.

Entro 24 mesi i progetti saranno realizzati. La questione che si pone oggi all’attenzione del paese è quella delle infrastrutture che consentano di diffondere i servizi avanzati anche nelle aree meno sviluppate. L’impegno di tutti è quello di unificare il paese sotto il profilo delle dotazioni tecnologiche e delle infrastrutture. Nel secondo bando occorrerà favorire la diffusione delle tecnologie privilegiando il riuso delle soluzioni adottate nel primo bando. In quest’ottica, le Province, consapevoli del nostro ruolo di fondamentale cerniera istituzionale, spingono verso una più stretta cooperazione istituzionale con Regioni e Comuni.”

Rimini, 3 aprile 2003

Ria: questo governo è commissariato

Non ha alcun senso che s’incontrino il Ministro dell’Interno o altri Ministri della Repubblica, con le rappresentanze dell’Upi e dell’Anci, e che tentino faticosamente di trovare delle intese, se poi qualcuno, all’interno del Governo, lavora sistematicamente per fa saltare gli accordi raggiunti.

Il fatto che il ministro dell’Interno abbia proposto al Consiglio dei Ministri i risultati di un’intesa faticosamente conseguita con le Associazioni delle Province e dei Comuni d’Italia – un’intesa indispensabile per consentire in molti casi una corretta chiusura dei conti consuntivi 2002 ed una veritiera approvazione dei bilanci di previsione 2003 – e che il Ministro del Tesoro sia stato l’oppositore ad oltranza, oltre ogni legittima ragione, del rispetto di quest’intesa, dimostra inequivocabilmente che in Italia tutti i Ministri sono di fatto commissariati.

Questa circostanza dimostra anche che, a prescindere dalla personale disponibilità del Ministro Pisanu – cui va il rispetto e la stima per essere un interlocutore rigoroso e responsabile del mondo delle Autonomie – ogni accordo di Upi e Anci con i legittimi rappresentanti del Governo è scritto sulla sabbia.

Sino a ieri abbiamo potuto fare affidamento anche sull’impegno d’onore o sul patto tra gentiluomini sottoscritto con i tecnici ministeriali. Oggi non possiamo contare neppure sugli accordi sottoscritti con il Ministro.

Il voltafaccia del Governo alle proposte del Ministro dell”Interno lascia aperte ed irrisolte diverse gravi questioni.

La modifica dei criteri applicativi del patto di stabilità interno per il 2002, da cui calcolo del saldo finanziario dovrebbero essere escluse le spese correlate alle integrazioni per legge delle funzioni delle province, nei limiti delle maggiori entrate connesse all’esercizio delle nuove funzioni. In assenza di tale modifica, il 90% delle Province, pur rigorosamente rispettose degli obiettivi del Patto di stabilità interno, sarebbe formalmente fuori del patto 2002.

Le coperture dei maggiori costi connessi al rinnovo contrattuale. L’accordo Governo OO.SS del febbraio 2002, ha previsto un incremento aggiuntivo dei costi contrattuali che, per il solo anno 2003, ammonta al 1%. Province e Comuni non hanno risorse per coprire l’impegno conseguente all’intesa assunta dal Governo e chiedono perciò l’intervento dello Stato. L’importo contrattuale aggiuntivo dovrebbe naturalmente essere escluso dal Patto di Stabilità Interno.

L’Unione delle Province d’Italia ritiene particolarmente grave la scelta operata dal Governo e, pur esprimendo apprezzamento e solidarietà al Ministro dell’Interno, rileva che da domani in poi non ha alcun senso siglare intese con lui che non siano state preventivamente autorizzate dal Ministro del Tesoro.

Intanto i problemi finanziari e contabili di Province e Comuni diventano insostenibili. A tali problemi il Ministro Tremonti propone sostanzialmente di far fronte con operazioni cosmetiche ed elusive.

Dinanzi a tanta insensibilità, l’Unione delle Province d’Italia ha il dovere di appellarsi al Parlamento, ai Gruppi Parlamentari ed alle forze politiche.

 

Roma, 31.03.2003

Domenici e Ria: conseguenze negative sui servizi al territorio

Il Presidente dell’Associazione dei Comuni, Leonardo Domenici ed il Presidente dell’Unione delle Province, Lorenzo Ria hanno inviato una lettera al Ministro per la Funzione Pubblica, Luigi Mazzella in cui esprimono le loro forti preoccupazioni per la mancata conclusione della fase contrattuale riservata al comparto Regioni ed Enti locali.

“Se infatti alcuni contratti relativi ad importanti settori del pubblico impiego sono stati sottoscritti – affermano Domenici e Ria – il ritardo registrato da quello relativo agli Enti locali sta assumendo dimensioni assai rilevanti, con conseguenze ovviamente negative rispetto al rapporto tra personale e organi di governo ma, soprattutto, rispetto alla funzionalità dei servizi che siamo chiamati ad erogare e gestire sul territorio, a favore della collettività che amministriamo”.

“Ci appelliamo a Lei, signor Ministro – proseguono Domenici e Ria – perché si adoperi affinché tale situazione di incertezza e disagio sia al più presto sostituita dall’apertura della fase contrattuale, vista anche l’imminente scadenza del biennio 02/03 (parte economica) nonché della necessità di lavorare sul rinnovo del quadriennio (parte normativa)”.

Un’altra questione di grande importanza per i Presidenti di ANCI ed UPI viene richiamata nella stessa lettera: “Ci preme, nel contempo, ribadire la richiesta più volte sottoposta all’attenzione del Governo – concludono infatti Domenici e Ria – di poter escludere lo 0,99% del costo del rinnovo contrattuale dal calcolo delle spese utile ai fini del rispetto del patto di stabilità interno”.

Roma, 9 Giugno 2003

Le Province in prima fila in difesa dell’acqua

Con 980 metri cubi di prelievo di acqua annuo pro capite, l’Italia è la prima consumatrice d’acqua in Europa, terza al mondo dopo USA e Canada. Un dato che pone il Paese tra i primi posti nella classifica dei “cattivi” in quanto a sprechi ed errato utilizzo di una risorsa che è stata dichiara dall’ONU “bene comune di tutta l’umanità”.

Per trovare strumenti immediati di risposta ad una gestione sbagliata, che rischia di compromettere l’equilibrio idrico della Penisola, l’UPI e la Legambiente hanno promosso una iniziativa che vedrà coinvolti, a partire da domani quasi il 70% delle Province italiane, che organizzeranno, incontri, convegni, manifestazioni e soprattutto riunioni di Consiglio aperte ai cittadini, alle associazioni ambientaliste, agli esperti del settore.”La massiccia adesione alla giornata di mobilitazione – dichiara il Presidente dell’Upi Lorenzo Ria – dimostra una volta di più l’impegno concreto manifestato dalle Province nell’adottare una politica del territorio fortemente ispirata ai principi della sostenibilità, per la tutela dell’acqua e dell’ambiente in generale. L’acqua – prosegue Ria – è una risorsa di tutti, un bene comune dell’umanità, ma è un bene vulnerabile, non è illimitato, e gli sprechi e gli utilizzi sconsiderati rischiano di comprometterne l’uso futuro.

 Un rischio da cui l’Italia non può considerarsi estranea. Lo dimostra il crescente fenomeno di desertificazione a cui il sud del nostro Paese sembra ormai condannato, e il riproporsi, ad ogni avvio di estate, della crisi idrica nel Mezzogiorno a tutto danno dei cittadini e dell’economia agricola locale e nazionale. E non è un buon segnale se, come ci dice l’Istat, nel 2003, quasi 50 cittadini su cento non possono ancora bere acqua potabile dai loro rubinetti.
Allora – sottolinea il Presidente dell’UPI – è necessario riprendere il filo della programmazione, tornare al territorio, avviare una pianificazione coordinata, ricostruire un sistema di distribuzione delle acque moderno, adeguato, in grado di evitare tutti quegli sprechi che oggi fanno perdere per strada metri cubi di acqua preziosa. Per difendere l’acqua è necessario tutelare i bacini idrici, regolamentare l’utilizzo delle risorse, adottare tutti quegli strumenti in grado di pianificare, nel rispetto dell’ambiente, lo sviluppo locale. E’ questo – conclude Lorenzo Ria – il messaggio che domani i Consigli provinciali lanceranno al Governo e ai cittadini, ribadendo che le Province sono, e si sentono, in prima fila nella tutela dell’ambiente e nella gestione del territorio.”

Roma, 4 giugno 2003

Dichiarazione di Lorenzo Ria, Presidente UPI

“I dati che emergono dal rapporto annuale Istat sulla situazione del Paese nel 2002, presentato oggi, dimostrano che gli italiani trovano nelle province un livello di vivibilità e di qualità della vita superiore a quello offerto dalle grandi città.

Se infatti i centri del lavoro e dell’economia restano nei grandi comuni, sono i comuni piccoli della provincia che i cittadini scelgono come luogo di residenza. Sempre di più i giovani e le nuove coppie, scelgono di “mettere su famiglia” lontano dai grandi centri urbani, sia per i costi delle abitazioni, sia per i livelli dei servizi e di vivibilità che offre la provincia italiana.
Strategico, in questo contesto, è il nodo dei collegamenti tra centro e periferia, che dovranno essere sempre più efficienti, per assicurare la mobilità quotidiana dei cittadini dalla casa al luogo di studio e di lavoro.E’ evidente che, per gestire queste nuove tendenze, nell’insediamento sociale e nella mobilità, servono politiche di area vasta, per le quali le Province sono il naturale e qualificato riferimento istituzionale”.

Roma, 21 maggio 2003

Dal Convegno “Territorio e Lavoro” del 10 e 11 luglio 2003 a Macerata, la sintesi della relazione del Presidente Lorenzo Ria

I problemi che la riforma Biagi pone sono di diversa natura: alcuni sono stati affrontati e altri restano ancora da affrontare. In sede di Conferenza Unificata l’Upi ha espresso sullo schema di decreto, parere favorevole, subordinato all’accettazione da parte del Governo di alcune nostre qualificanti proposte ed emendamenti, che ritenevamo indispensabili per non interrompere il percorso già fatto, che ha reso centrale l’ente Provincia nell’impostazione delle politiche locali del lavoro.Il punto cardine della riforma che ci interessa come Province è la coesistenza tra pubblico e privato dell’intermediazione della domanda/offerta di lavoro. Le agenzie di lavoro interinale da domani concorreranno infatti con i Centri per l’Impiego nella ricerca di occupazione per i “senza lavoro”, insieme agli enti locali, le università pubbliche e private, le fondazioni universitarie e gli istituti d’istruzione secondaria di secondo grado. Una tale parcellizzazione sul territorio di soggetti abilitati ad assistere il disoccupato non giova a nessuno e non è coerente con la giusta ottica di introdurre anche in questo settore dei principi di concorrenza. Una concorrenza che deve invece prevedere la concreta possibilità che i Servizi provinciali per il lavoro e i Centri per l’Impiego pensino e gestiscano non con logiche privatistiche, ma con tecniche privatistiche, i temi del collocamento, delle politiche attive del lavoro e dell’incontro domanda/offerta di lavoro. Intendiamo impedire che i Centri per l’Impiego diventino o siano percepiti come i luoghi del lavoro residuale o poco qualificato, del lavoro, cioè, per chi non ha altre opportunità. È qui il vero punto di debolezza della normativa e da qui nasce il nostro obiettivo di conservare e valorizzare, nel nuovo sistema dei servizi al lavoro, il ruolo dei Centri per l’Impiego. Nei nostri propositi, dappertutto in Italia, anche dove esiste un elevato tasso di disoccupazione, intendiamo assicurare che i Centri per l’Impiego competano realmente con le strutture private, non solo per la gratuità dei servizi, ma anche e particolarmente per la capacità di soddisfare tutte le necessità del disoccupato nella ricerca attiva del lavoro. Non ci interessa l’episodicità o l’ampliamento di specifici ruoli tecnici. Ci interessa invece che in tema di lavoro, decisivo sul versante sociale ed economico, la Provincia veda riconosciuta organicamente e complessivamente la propria funzione istituzionale e politica. Per fare il punto su tali questioni e per formalizzare le nostre proposte, tutti i Consigli Provinciali d’Italia, unitariamente e contemporaneamente, entro il prossimo mese di ottobre, dedicheranno una seduta straordinaria ai temi del lavoro e dell’organizzazione locale del mercato del lavoro. Da qui partiremo per avviare dei ragionamenti che appaiono maturi e non più eludibili: ad esempio, la necessità di prevedere e disegnare un ruolo reale delle Province nel sistema dell’istruzione professionale e nella proposizione dei programmi formativi pluriennali. Su questo terreno non richiederemo un monopolio a nostro favore, ma il riconoscimento di un ruolo di regia nella costruzione del sistema della formazione e dell’istruzione professionale, esercitato nell’ambito degli indirizzi e della programmazione regionale, che dia certezza alle imprese e ai giovani, come anche a tutti i soggetti abilitati alla formazione: le università, le scuole, le imprese, le agenzie formative.

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