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Provincia di Fermo: 4 bandi per innovazione e sviluppo competitivo delle PMI

l prossimo 4 luglio scadono i termini per la presentazione delle domande relative ai 4 bandi pubblicati dalla Provincia relativi alla realizzazione delle azioni a sostegno dell’innovazione all’interno delle imprese del territorioPOR Marche FSE 2007-2013:

Borse di studio per la realizzazione di progetti di ricerca legati all’innovazione tecnologica all’interno delle imprese della Provincia di Fermo (Work experience) destinate a laureati disoccupati residenti nella Provincia di Fermo;

Incentivi alle PMI per la sperimentazione di modalità organizzative che incrementino la produttività salvaguardando i livelli occupazionali;

Azioni di consulenza e check up finalizzate a favorire l’introduzione di innovazione e la qualificazione dei modelli produttivi;

Azioni di consulenza e check up finalizzate a diagnosi organizzative e di posizionamento strategico.

Le domande dovranno essere compilate online sul SIFORM, previa registrazione dell’utente o dell’impresa, stampate in formato cartaceo, sottoscritte e inviate in bollo (da 14,62 euro) alla Provincia di Fermo, Settore Politiche del Lavoro e Formazione Professionale, Viale Sapri, 65 – 63900 Fermo,  corredate di tutti gli allegati richiesti dal bando, entro il 4 luglio, esclusivamente previa raccomandata (farà fede il timbro postale).

Si ricorda che sul sito www.provincia.fm.it/sostegno-innovazione è possibile scaricare i moduli in formato word che non sono presenti sul SIFORM e che vanno allegati alla domanda.

Al fine di facilitare l’incontro tra imprese e potenziali borsisti, dalla stessa pagina è possibile consultare un elenco, di volta in volta aggiornato, di laureati disponibili a svolgere progetti di ricerca in imprese e un elenco di aziende disposte a ospitare borsisti, con relativi profili formativo-professionali e ambiti di attività.

 

INFO:

www.provincia.fm.it/sostegno-innovazione

CITTA’ METROPOLITANA, LA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VENEZIA, ZACCARIOTTO: “NORME CERTE, DEFINIRE LE FUNZIONI, NOMINA AD ELEZIONE DIRETTA”

Prima commissione consiliare (Affari istituzionali e generali, rapporto con gli enti locali e Regioni, associazioni istituzionali) a Ca’ Corner sede della Provincia, presieduta dal consigliere Beniamino Boscolo Capon, sulla proposta di legge dell’Anci (l’associazione dei Comuni italiani) “Disposizioni urgenti in materia di istituzione delle città metropolitane, composizione del Consiglio metropolitano e modalità di elezione del sindaco e del Consiglio metropolitano”. Presente il direttore generale Giuseppe Panassidi, che ha tracciato un quadro della situazione ad oggi, e illustrato il percorso normativo che riguarda il futuro delle Province e la nascita delle città metropolitane, con l’esame delle ultime proposte dell’Upi (Unione delle Province italiane).

 

Direttore Panassidi: «La situazione resta attualmente non definita. Il 2 luglio è una data importante, perché è prevista la pronuncia della Corte costituzionale sulla legittimità delle norme di riordino delle Province. E’ difficile dire ciò che succederà, ma di fatto da oggi bisognerà distinguere tra riordino delle Province e istituzione delle Città metropolitane, finora oggetto della medesima proposta di riforma. Per il riordino delle Province è stata intrapresa finalmente la strada della riforma Costituzionale, con una commissione di esperti costituzionalisti nominati lo scorso 6 giugno, con tempi previsti di 18 mesi di lavorò, – si andrà dunque ad ottobre 2014, salvo poi la possibilità di un referendum. Infine c’è la previsione di commissariare le 64 Province in scadenza di mandato, che si andrebbero ad aggiungere alle 23 già commissariate. Per l’istituzione delle Città metropolitane ci sono alcune proposte sia dell’unione delle Province che dell’associazione dei Comuni. Al momento la data è quella del 31 dicembre, quando decadrebbe la Provincia. Nella fase di approvazione del nuovo statuto il governo della città metropolitana, secondo la proposta dell’Anci, sarebbe in capo al sindaco del comune capoluogo. L’Upi a sua volta vuole presentare una proposta di riforma costituzionale, sostenendo con forza a livello nazionale il peso e l‘utilità dell’ente provinciale, che non può essere soppresso. Molte le aree grigie che dovranno essere chiarite, dalle modalità di elezione del sindaco metropolitano, il numero dei consiglieri, che nella proposta Anci salirebbe a 18, il passaggio del patrimonio e la questione delle risorse».

 

Consigliere Pietro Bortoluzzi (Pdl): «La tempistica indicata nella proposta Anci mi sembra molto stretta, c’è ancora molto da definire, resta anche la questione dell’emolumento del sindaco della città metropolitana e dei Consiglieri, e poi le modalità di elezione del sindaco, tenendo conto che si tratta di un ente previsto dalla Costituzione».

 

Consigliere Lionello Pellizzer (Pd): «La proposta dell’Anci non si pone, fra l’altro, il problema dei confini geografici che resta una questione importante e aperta, né il problema delle risorse e del personale».

 

Consigliere Diego Cagnato (Lega): «La situazione generale resta ancora molto confusa. La commissione provinciale sulla città metropolitana è stata spesso oggetto di critiche per non aver prodotto molto, ma di definito ad oggi c’è il nulla». 

 

La Presidente Francesca Zaccariotto, che è stata invitata dalla Commissione a partecipare alla prossima seduta per relazionare su quanto emerso durante il convegno in Regione Emilia Romagna di giovedì scorso, ha commentato: «Ritengo vadano definite tre questioni importanti prima di far partire la città metropolitana, a fronte di un quadro normativo certo. La prima riguarda la definizione delle funzioni, dei contenuti di cui dovrà occuparsi la città metropolitana. La seconda attiene ai confini geografici, che dovranno andare oltre quelli dell’attuale provincia, e dovrebbero integrare e rappresentare territori e comuni con interessi e bisogni simili per trasporti, infrastrutture, servizi, potenzialità di sviluppo economico. Terza, la rappresentanza, la governance su cui si è già espresso il Consiglio provinciale, ad elezione diretta.

Perché quando si amministra un territorio, un ente locale, un conto è essere stati eletti dal popolo, un altro è l’essere stati nominati dalle segreterie di partito».

Decreto pagamenti: secondo monitoraggio Upi. Province già pagato oltre 320 milioni di fatture alle imprese

“Le Province stanno sfruttando a pieno la finestra aperta dal decreto pagamenti e stanno continuando a saldare le fatture con le imprese. I grandi benefici si vedono nell’immediato sui territori dove le aziende che stanno ricevendo i pagamenti hanno ripreso a lavorare e ad aprire cantieri. Come avevamo detto, sbloccare le risorse di Province e Comuni è una vera e propria misura anticiclica, la prima presa dopo i troppi tagli”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Antonio Saitta, commentando i risultati che emergono dal secondo monitoraggio effettuato dall’Associazione sullo stato di avanzamento dei pagamenti alle imprese da parte delle Province.

 

Al 18 giugno, risultano pagate fatture per 320.760 milioni di euro, quasi il 45% del totale degli spazi di patto liberati dal decreto per le Province, che ammonta a 718 milioni di euro.

 

35 Province hanno già saldato oltre il 70% dei propri debiti, e tra queste 10 (le province di Alessandria, Biella, Caltanissetta, Perugia, Sondrio, Trapani, Varese, Vercelli, Viterbo, Potenza) hanno già completato il totale dei pagamenti. 

 

Per quanto riguarda la tipologia dei pagamenti, del totale dei 320 milioni di fatture saldate, oltre 146 milioni sono stati assegnati ad imprese che hanno realizzato opere di viabilità e trasporti; più di 78 milioni di euro sono state pagate a ditte che hanno lavorato per l’edilizia scolastica; 40 milioni sono stati saldati ad aziende che hanno lavorato per interventi nella difesa dell’ambiente e del territorio; più di 54 milioni sono stati saldati ad imprese che hanno lavorato per infrastrutture informatiche, patrimonio, beni culturali e  formazione – lavoro”.

 

Nella tabella ALLEGATA, lo stato di avanzamento dei pagamenti delle 35 Province che hanno già saldato oltre il 70% del totale

Documenti allegati:

Centri per l’impiego: l’Upi incontra il Sottosegretario Dell’Aringa

“Siamo nel pieno di una drammatica emergenza, ma abbiamo l’opportunità che ci viene offerta dai fondi europei per l’occupazione dei giovani: non è il momento di rimettere in discussione un sistema, come quello dei Centri per l’impiego delle Province,  che esiste in tutta Italia ed è pronto ad intervenire nell’immediato. Se perdiamo tempo a costruire nuove agenzie federate, a destrutturare i servizi o a frazionare le funzioni tra più istituzioni, sprechiamo l’opportunità dei fondi Ue. L’Italia non se lo può permettere”. Lo ha detto il rappresentante dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi, Piero Lacorazza, Presidente della Provincia di Potenza, intervenuto oggi ad un incontro sull’utilizzo delle risorse che arriveranno all’Italia dal fondo YOUTH GARANTEE con il Sottosegretario al Lavoro Carlo Dell’Aringa, insieme al Presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Piero Celani, e agli assessori al lavoro della Provincia di Torino, Carlo Chiama, della Provincia di Pisa Anna Romei, della Provincia di Pescara, Antonio Martorella.

“I 570 Centri per l’impiego – ha detto Lacorazza – hanno certamente standard diversi: piuttosto che perdere tempo a disgregare questi presidi per creare nuove strutture, è necessario potenziarli perché siano in  grado di offrire gli stessi servizi su tutto il territorio. Quello che fino ad oggi è mancato in  Italia sono stati gli investimenti statali e  una normativa unica in grado di dettare livelli generali di prestazione ottimali, standard qualitativi e omogeneità nelle prestazioni garantite. Il sistema deve essere migliorato, ma è evidente che avviare ora una destrutturazione degli uffici, a  pochi mesi dalla scadenza dell’utilizzo dei fondi Ue, non comporti uno spreco inaudito di risorse. E’ necessario piuttosto che Stato, Regioni e Province utilizzino il poco tempo rimasto per dare maggiore solidità ai centri per l’impiego, in modo che siano pronti ad offrire ai cittadini e ai disoccupati quegli strumenti che saranno messi a disposizione dall’Unione Europea”.


 

Riforme, Saitta “Rappresentanze di Regioni, Province e Comuni nel Comitato parlamentare”

“Il processo di riforma del Titolo V deve essere partecipato, e non subito, da tutte le istituzioni del Paese presenti nella Costituzione. Regioni, Province e Comuni, enti costitutivi della Repubblica, devono essere rappresentati nel Comitato parlamentare per le riforme istituzionali”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, annunciando l’invio di una lettera al Presidente del Senato, Pietro Grasso, alla Presidente della Commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro e ai Capigruppo del Senato,  nella quale si chiederanno modifiche al Disegno di legge sulle procedure di riforma approvato dal Governo e ora all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato.

“Stiamo parlando di un processo – afferma Saitta – che mira a riorganizzare l’intero sistema istituzionale del Paese, ridefinendo funzioni e ruoli non solo del Parlamento, ma anche e soprattutto di Regioni, Province e Comuni. E’ impensabile che non ci sia una rappresentanza di queste istituzioni, che sono la voce dei territori e rappresentano le comunità locali,  negli organismi chiamati ad affrontare un simile compito. Siamo certi – conclude Saitta – di potere dare un contributo fattivo ai lavori, e che la partecipazione delle Autonomie sarà una risorsa importante per contribuire alla definizione di riforme di reale impatto anche sul territorio.”.  

Riforma Province: al via gruppo di lavoro Segretari e Direttori provinciali

Tutelare il personale delle Province, valorizzando i modelli organizzativi innovativi che si sono consolidati in queste istituzioni e mantenere unita una macchina amministrativa che si è dimostrata tra le più efficienti della pubblica amministrazione locale nella gestione ed erogazione dei servizi a cittadini ed imprese.

Questi gli obiettivi del gruppo di lavoro dei segretari e direttori provinciali che si è costituito presso l’Upi, per affrontare il tema della valorizzazione del personale e della tutela dei servizi essenziali nella fase di trasformazione delle Province.

Il modello organizzativo delle Province, sostengono i segretari generali e i direttori generali, si dimostra uno dei più innovativi e in grado di assicurare l’erogazione dei servizi essenziali con estrema efficacia. L’attuazione del decreto pagamenti alle imprese, che vede le Province in prima fila tra le istituzioni più efficaci nel rispondere a pieno e con immediatezza a quanto disposto dalle norme, è un esempio della buona capacità della macchina amministrativa.

Un sistema che non può rischiare di essere disarticolato e disgregato nel percorso di riorganizzazione delle istituzioni, ma che va tenuto insieme, legato a servizi e funzioni di area vasta che vanno assegnate all’ente intermedio.

Per sostenere queste posizioni, e per fare emergere proposte concrete, il coordinamento dei segretari provinciali e dei direttori provinciali avvierà un monitoraggio sulle buone pratiche del sistema per ogni servizio garantito dalle Province, in particolare per quelli assicurati ai Comuni, a partire dai piccoli e medi.

Tagli ai bilanci delle Province: l’Upi sollecita il Ministro

“Se nel 2013 le Province vanno in dissesto e non riescono a raggiungere gli obiettivi del Patto di stabilità ne risentiranno gli equilibri dei conti dello Stato. Da più di due settimana abbiamo  chiesto un incontro, ma ancora nessuno si decide a riceverci. Bisogna trovare soluzioni che consentano di evitare questo scenario drammatico e di mantenere intatta la capacità degli enti di erogare i servizi essenziali ai cittadini”. Lo scrive il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, in una lettera indirizzata al Ministro dell’Economia Fabio Saccomanni, al Viceministro Stefano Fassina e al Sottosegretario Pierluigi Baretta. 

La richiesta del Presidente dell’Upi al Ministro è di prevedere un incontro urgente per discutere della situazione del comparto.  “Le Province – scrive Saitta –  sono state oggetto di pesanti interventi finanziari che rendono ormai impossibile una corretta ed efficiente, e in alcuni casi anche minima, offerta di servizi alle collettività, e che soprattutto mettono a rischio il raggiungimento degli equilibri di bilancio già nel 2013. Con i tagli operati, lo Stato non solo non contribuisce più in alcun modo al finanziamento del comparto Province, ma recupera ed incassa oltre 70 milioni di tributi propri provinciali . In questa situazione è evidente che non si hanno più a disposizione le risorse necessarie allo svolgimento dei compiti e delle funzioni delle Province, perfino per pagare gli stipendi ai dipendenti, ed è a rischio la sicurezza degli edifici scolastici e della rete viaria in primo luogo, ma anche la tutela e manutenzione del territorio e gli interventi di urgenza a fronte di calamità naturali. L’assurdo poi – scrive ancora l’Upi al Ministero dell’Economia – è che mentre si continuano a tagliare i bilanci, continuano ad esserci fondi destinati alle Province bloccati negli uffici del Ministero. 

Questo a fronte di una situazione fotografata da Bankitalia la scorsa settimana secondo cui le Province sono l’istituzione che in 1 anno ha ridotto maggiormente il proprio debito: mentre le Regioni dall’aprile 2012 all’aprile 2013 hanno fatto lievitare il loro debito del + 14,8% e quello dello Stato è cresciuto di + 4 punti percentuali, quello delle Province nello stesso periodo è diminuito, scendendo del  -11% e quello dei Comuni del  -9,9%.  Non possiamo più accettare il silenzio del Ministro – conclude Saitta – ci aspettiamo di essere convocati con la massima urgenza”.

In allegato, la lettera con la richiesta incontro e le lettere ai dirgenti per le quote di risorse delle Province bloccate al Ministero

Documenti allegati:

“La scuola al centro delle istituzioni”

Siglato oggi dal Presidente dell’ANP (Associazione Nazionale Dirigenti e alte Professionalità della Scuola) Giorgio Rembado e dal Presidente dell’UPI Antonio Saitta, il protocollo d’intesa che favorisce la cooperazione tra Province e Istituzioni scolastiche superiori al fine di ottimizzare la gestione delle risorse e degli edifici.

L’accordo dedica particolare attenzione al contenimento della spesa e al miglior impiego delle risorse disponibili, puntando a rendere più incisiva la gestione del patrimonio edilizio esistente e la progettazione del nuovo.

Nello specifico, le parti si prefiggono di:

  1. Affrontare con maggiore efficacia la questione della sicurezza delle persone che frequentano gli edifici scolastici, in maggioranza non adeguati alla vigente normativa. Basti pensare che quasi il 50% delle scuole sono state costruite prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica. 
  2. Rendere più tempestivi ed efficienti gli interventi di manutenzione ordinaria, affidandoli direttamente alle scuole.
  3. Perseguire obiettivi di risparmio energetico.
    1. Favorire la progettazione di nuovi edifici in coerenza con una impostazione più moderna della didattica.

Quale strumento attuativo del protocollo, ANP e UPI si impegnano a costituire un apposito osservatorio per valutarne gli effetti.

I sottoscrittori dell’accordo studieranno la possibilità di ricorrere ai fondi europei per finanziare appositi progetti in tema di ammodernamento del patrimonio edilizio.

ANP e UPI, infine, intendono coinvolgere la società civile attraverso gli Ordini professionali, i Consorzi di aziende, le Associazioni di categoria.

In sintesi, l’odierno protocollo fornisce un accordo-quadro che dovrà essere concretizzato dalle Province e dalle scuole superiori operanti sul territorio, al fine di interpretare le istanze di oltre due milioni e mezzo di studenti e delle loro famiglie.

In allegato, il protocollo e la lettera di trasmissione inviata alle Province

Documenti allegati:

Pagamenti PA: primo monitoraggio stato delle Province

Sono 20 le Province che, all’11 giugno, hanno già pagato in media il 70% delle fatture non estinte all’8 aprile scorso rimaste bloccate dal patto di stabilità, grazie agli spazi aperti dal decreto pagamenti. I dati emergono dal primo monitoraggio avviato dall’Upi il 6 giugno scorso e verranno aggiornati settimanalmente per verificare lo stato di avanzamento dei pagamenti delle fatture alle imprese fino al completo utilizzo degli spazi di patto di stabilità a disposizione delle Province, che, per i debiti non estinti all’8 aprile, ammonta a 718 milioni di euro.

Nel dettaglio, le 20 Province che hanno già pagato il 70% del loro totale (vedi tabella) , hanno saldato fatture per oltre 104 milioni di euro.

Più di 52 milioni di euro sono stati destinati a imprese che hanno eseguito opere per viabilità, trasportiquasi 25 milioni di euro per aziende che hanno eseguito lavori per l’edilizia scolastica; più di 14 milioni di euro sono stati pagati ad imprese che hanno lavorato per investimenti a tutela dell’ambiente e del territorio; più di 12 milioni, infine sono stati saldati alle aziende che hanno eseguito opere per il settore del turismo, della cultura e dello sport.

 

“Abbiamo voluto avviare questo monitoraggio – spiega il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta –  per tenere costantemente aggiornate le imprese e i cittadini sullo stato di avanzamento dei pagamenti delle Province. Abbiamo ottenuto con grande fatica e dopo una battaglia durata più di un anno questo decreto – sottolinea Saitta – e vogliamo che sia del tutto evidente quanto fosse indispensabile per il sistema economico locale. Lo stato di avanzamento dei pagamenti delle Province non solo dimostra la grande capacità amministrativa di queste istituzioni, ma conferma l’estrema necessità di modificare vincoli e regole del patto di stabilità che ci hanno di fatto impedito di pagare le imprese per i loro lavori, pur avendone la possibilità. Siamo convinti che le Province riusciranno già alla fine di giugno ad esaurire tutto il margine di pagamenti di fatture concesso in questa prima fase del decreto. Ci aspettiamo – aggiunge – che, completato il pagamento di questi 718 milioni di euro, ci siano assegnati gli altri 200 milioni che avevamo richiesto, anche valutando le performance di tutte le istituzioni coinvolte dal provvedimento. Se le altre istituzioni non saranno in grado di pagare – conclude il Presidente dell’Upi – gli spazi di patto rimasti liberi dovranno esserci assegnati, permettendoci di garantire alle imprese che hanno lavorato con le Province di ottenere il totale di quanto loro spetta”.

NEL FILE ALLEGATO, LA TABELLA CON LE 20 PROVINCE

Documenti allegati:

Riforma Province: l’Upi incontra i parlamentari firmatari del manifesto delle Province

Hanno risposto tutti gli oltre 80 parlamentari che avevano sottoscritto il manifesto dell’Upi per la XVII legislatura, e si sono riuniti oggi a Roma in un incontro con l’Ufficio di Presidenza Upi e i Presidenti delle Upi Regionali per discutere delle riforme istituzionali in vista dell’avvio dei lavori parlamentari sui disegni di legge costituzionale.

“Un incontro – sottolinea il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – che è il punto d’avvio di un lavoro comune con i deputati e i senatori che hanno deciso di affrontare il tema delle riforme istituzionali partendo dai dati reali e di dare peso a merito e sostanza piuttosto che farsi trascinare dall’onda della propaganda. Tanto che – annuncia Saitta –  i parlamentari che sono intervenuti oggi hanno deciso di istituire un intergruppo che si occuperà di seguire la riforma delle Province e delle istituzioni”.

Agli oltre 80 senatori e deputati che sono intervenuti all’incontro l’Upi ha consegnato un Dossier sulla riforma delle istituzioni che affronta i nodi della spesa pubblica.

“Quando si parla di riformare le istituzioni – ha detto il Presidente dell’Upi – si tende a trascurare dati importanti. Le Province sono l’1,26% della spesa totale, contro il 20% delle Regioni e il restante che è in capo alla spesa centrale. Così come ci si dimentica dei 3127 enti strumentali, agenzie, Ato, Bacini Imbriferi Montani,  che nel 2012 sono costati ai cittadini più di 7,4 miliardi di euro. Nessuno si interroga sul perché le Regioni Ordinarie costino  404 euro l’anno a cittadino, mentre quelle a Statuto speciale arrivino ad oltre 4 mila euro l’anno pro capite. Eppure questi dati sono pubblici. Ci chiediamo se chi continua a sostenere che bisogna cancellare il costo degli organi istituzionali delle Province sappia che questo è di 1,77 euro l’anno a cittadino, contro gli oltre 14 euro l’anno delle Regioni. Per questo, per portare sul tavolo i dati reali cui pochi sembrano volersi interessare, abbiamo deciso di continuare a realizzare Dossier che invieremo regolarmente a tutto il parlamento, ai partiti, al Governo. Riformare le istituzioni per ridurre la spesa è indispensabile, ma per fare una operazione che porti risultati veri, bisognerebbe prima indagare il motivo per cui, a dieci anni dall’attuazione del Titolo V la spesa delle Regioni è cresciuta di 40 miliardi e quella dello Stato, piuttosto che diminuire, è cresciuta di 100 miliardi. E’ in queste cifre, e nel federalismo mancato che non ha spostato su Province e Comuni funzioni e risorse– conclude Saitta – che stanno gli sprechi”.

 

In allegato, il Dossier consegnato ai Deputati e ai Senatori intervenuti. 

 

Documenti allegati:

Centri per l’impiego: l’Upi incontra il Ministro Giovannini

Avviare una ricognizione delle buone pratiche dei Centri per l’impiego delle Province per definire, attraverso un progetto nazionale, che consenta a tutte le realtà territoriali di innalzare gli standard dei servizi pubblici per chi cerca lavoro e per le imprese che lo offrono. 

E’ quanto è emerso dall’incontro avuto oggi tra il Ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, e una delegazione della Presidenza dell’Upi composta dal Presidente del Consiglio Direttivo, Leonardo Muraro, dal Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza e dal coordinatore Upi degli assessori Provinciali al lavoro Carlo Chiama, assessore della Provincia di Torino.

I dati sull’efficienza dei Centri per l’impiego, hanno spiegato i rappresentanti dell’Upi al Ministro, sono molto variegati e sono fortemente legati alla complessità delle funzioni che le Regioni hanno assegnato alle Province sul lavoro.

In Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Basilicata, dove le Province hanno il compito di seguire tutto l’iter dell’occupazione, dalla formazione professionale all’orientamento, fino all’incontro tra domanda e offerta, i disoccupati che trovano lavoro attraverso i centri per l’impiego sono il 20% del totale, una cifra da standard europeo.

In queste Regioni le banche dati dei Centri per l’impiego sono connesse a quelle dell’Inps, delle Camere di Commercio, delle Imprese e c’è un coordinamento costante tra i servizi pubblici e le agenzie private per l’impiego.

L’intenzione emersa dall’incontro è di costruire, a partire da queste eccellenze,  un modello ideale da trasferire, sia in termini di mezzi che di competenze su tutto il territorio, per offrire a chi cerca e a chi offre lavoro la più alta disponibilità possibile di scambio di informazioni e conoscenze su tutto il territorio nazionale.

Una proposta del Ministero che dà seguito alla richiesta dell’Upi di potenziare e valorizzare le 550 strutture provinciali, per innalzare gli standard qualitativi di un servizio essenziale che deve essere considerato un presidio pubblico irrinunciabile in tutti i territori.

Riforme, Province: Saitta “Un ddl costituzionale solo per abolire le Province?

“Se fossero vere le notizie apparse sulla stampa secondo cui si starebbe pensando ad un Disegno di Legge costituzionale solo per l’abolizione delle Province, rimandando invece ai prossimi 18 mesi il taglio del numero dei parlamentari, la nascita del Senato delle autonomie, è segno che allora il Governo ha già deciso che di questo non vuole fare nulla.  Le discussioni sulla convenzione, sul comitato dei saggi, sulle mozioni, sarebbero solo un teatrino allestito tanto per contentare il pubblico”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando notizie stampa che informano della decisione del Governo di  presentare un disegno di legge costituzionale esclusivamente sull’abolizione delle Province

“Sarebbe come dire – aggiunge Saitta – che il taglio dei parlamentari, la nascita del Senato delle autonomie, la ridefinizione delle competenze tra Stato e Regioni che ha prodotto l’aumento dello spesa pubblica, in realtà sono solo annunci ma che nulla di tutto questo si vuole realmente fare. L’ennesimo segnale del solito trasformismo all’italiana : cambiare tutto per non cambiare nulla. Quando invece una riforma è  indispensabile. Bisogna chiarire le funzioni di tutte le istituzioni, per tagliare spese e burocrazie inutili; bisogna ridurre il numero dei parlamentari e istituire il Senato delle autonomie, per accelerare i processi di definizione delle leggi; bisogna tagliare la miriade di enti strumentali, quelli sì, davvero inutili, e accorpare gli uffici periferici dello Stato, che ci costano in soldi e burocrazia. Bisogna, certo, riformare le Province, definendo con chiarezza le competenze che spettano ad un ente intermedio che serve in Italia come accade in tutta Europa per governare l’area vasta, semplificando il sistema istituzionale e mirando le risorse sui servizi essenziali che erogano ai cittadini. Ma se invece di tutto questo si sceglie di dare in pasto all’opinione pubblica l’abolizione delle Province, vuol dire che l’intenzione è, ancora una volta¸ solo quella di nascondersi dietro a un dito”.

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