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Conferenza nazionale a Roma

Il 23 febbraio 2004, a Roma, presso la Protomoteca del Campidoglio, si terrà la Conferenza nazionale organizzata da Anci, Upi, Legautonomie, Federsanità Anci, sul tema “Presente e futuro delle professioni sociali per il nuovo welfare territoriale. Le proposte delle autonomie locali”.

Scarica qui il programma dell’iniziativa

Ria:”Siamo al Suo fianco”

La necessità di riaprire un confronto serio tra Governo, Parlamento, e istituzioni locali su un terreno di pari dignità, le forti preoccupazioni sulla proposta di riforma della Costituzione in discussione al Parlamento, la volontà di ripartire sulla strada della coesione: su questo ha voluto soffermarsi il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria ricevuto oggi al Quirinale, insieme ad una nutrita delegazione di Presidenti delle Provincia, dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

“L’Italia federale che si va delineando –  ha detto il Presidente Ria al Presidente Ciampi – esclude le Province,  ma anche i Comuni e le Città metropolitane, da quello che, per definizione, dovrà essere invece il luogo deputato alla rappresentanza degli interessi territoriali: il Senato federale. Purtroppo, su un tema di tale rilevanza per il futuri assetti delle Autonomie, la dialettica interistituzionale è stata  bruscamente interrotta dal Governo, che ha preferito la strada dello scontro politico a  quella del corretto dialogo con le istituzioni.”
Al Presidente Ciampi le Province hanno voluto ricordare la proposta dell’Upi di delineare un Senato federale misto, composto da rappresentanze di tutti i livelli istituzionali: “Gliela affidiamo – ha sottolineato il Presidente Ria – perché sappiamo, presidente, quanto abbia energicamente sostenuto, soprattutto in questi giorni, la necessità di completare la riforma costituzionale con logiche e metodo condivisi, ma anche con l’obiettivo di dar vita a istituzioni rappresentative della variegata complessità del Paese.”

Ria ha poi sottolineato il profondo cambiamento, che, specie negli ultimi dieci anni, ha caratterizzato l’istituzione provinciale: “I governi di area vasta – ha detto – crescono ed aiutano il Paese a crescere; le Province hanno costruito i sistemi locali,  raccogliendo le capacità e potenzialità di cui l’Italia dispone e  trasformando le energie delle 100 Province italiane in motore di sviluppo nazionale.”

A conclusione del suo intervento, Ria ha voluto sottolineare quanto le Province sentano il dovere di mantenere la Repubblica unita “Signor Presidente, le Province sentono con forza l’assunzione di una alta responsabilità nel costruire l’unità della Repubblica, nel rispetto delle grandi differenziazioni. La preghiamo di sentirci sempre al Suo fianco – ha concluso Ria –  di contare su di noi quando occorra costruire unità, porre al centro delle scelte istituzionali i cittadini, quando siano richiesti impegno e responsabilità veri per modernizzare l’Italia e costruire sviluppo per tutti.”


Nel link, il testo dell’intervento del Presidente Ria

Le Province incontrano Ciampi

In allegato, il testo dell’intervento del Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria

Documenti allegati:

Incontro con il Presidente della Repubblica

Domani, 6 febbraio 2004, alle ore 10,00 una delegazione di 35 Presidenti di Provincia guidati da Lorenzo Ria, Presidente dell’Unione delle Province d’Italia e Presidente della Provincia di Lecce, sarà ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

 


 

“Senza bicameralina non c’è federalismo ”

La proposta di Senato federale in discussione in  Parlamento continua ad essere assolutamente inaccettabile, perché esclude la rappresentanza di Province e Comuni, e assegna alla nuova Camera un ruolo e funzioni tutt’altro che federali.
La riforma, poi, si muove su un piano squisitamente politico, che non lascia prevedere una conclusione del suo iter a breve termine, né tanto meno la possibilità, per gli Enti locali, di partecipare attivamente ad un dibattito che invece li riguarda da vicino.
Per questo l’Unione delle Province d’Italia ha deciso di lanciare un appello a tutte le forze politiche in Parlamento, perché, quanto meno, si dia seguito a quella che, ad oggi, resta l’unica riforma costituzionale in grado di interpretare gli interessi di tutti i  livelli territoriali: l’integrazione della Commissione Bicamerale per le questioni regionali con i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni.
“Lo chiediamo – sottolinea il Presidente dell’UPI, Lorenzo Ria – perché è assurdo che non sia riusciti ancora a dare corso ad una riforma prevista da una norma approvata ormai da più di due anni.
Noi riteniamo che il Parlamento abbia volutamente  ‘scordato’ ed accantonato questa norma, che avrebbe potuto davvero dare l’avvio al processo federale, preferendo invece un percorso tortuoso, poco sereno, costellato da continui veti politici, dal quale le Autonomie sono state, e continuano ad essere, tenute a debita distanza.
Per questo ribadiamo a tutte le forze politiche che, stante la qualità e i toni assunti dal dibattito sulla nuova Costituzione, l’ingresso di Regioni, Province e Comuni nella  Bicameralina ci sembra l’unica strada percorribile per consentire ai territori di essere adeguatamente rappresentati in una Repubblica che a parole ha scelto la strada federale, ma nei fatti continua a mortificare e a ledere l’autonomia dei protagonisti di questo presupposto federalismo.”


 

Firmato accordo di programma Upi Cobat

Quest’oggi a Roma, il Vicepresidente Vicario dell’UPI (Unione Province d’Italia) Forte Clò e il Presidente del COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) Giancarlo Morandi hanno siglato l’Accordo di Programma per la raccolta e il riciclo delle batterie al piombo esauste in tutte le Provincia italiane, alla presenza del Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio on. Antonio Martusciello.

L’Accordo stabilisce che le due istituzioni, tramite la cooperazione degli osservatori provinciali rifiuti (OPR), collaboreranno per favorire la raccolta ed il successivo riciclo delle batterie esauste, (come quelle delle automobili, per es.) contenute nei rifiuti solidi urbani, recuperate in stato di abbandono sui territori comunali o direttamente conferite dai cittadini presso i centri urbani di raccolta differenziata.

Le Province, secondo il Dlgs 22/97, costituiscono gli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e ad esse competono le funzioni amministrative concernenti la programmazione e l’organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale ed il controllo periodico su tutte le attività di gestione, di intermediazione e di commercio dei rifiuti, compresi gli accertamenti delle violazioni del decreto.

Con l’Accordo di Programma, l’UPI s’impegna, quindi, a promuovere una corretta informazione e sensibilizzazione delle Province e a indirizzare i Comuni ad una corretta gestione del rifiuto pericoloso costituito dalle batterie al piombo esauste. Infatti, è grazie alla stretta collaborazione delle amministrazioni pubbliche locali, tramite apposite convenzioni gratuite stipulate con i Comuni o chi esercita la raccolta degli rsu , che il COBAT può assicurare, con la sua rete di raccolta (90 raccoglitori incaricati operativi in tutta Italia), un puntuale servizio di ritiro, oltre che l’idonea fornitura dei contenitori per le batterie destinati alle isole ecologiche

Il COBAT, per legge (L. 475/88), deve assicurare la raccolta e il corretto riciclo delle batterie al piombo esauste e monitorare qualsiasi attività di raccolta, commercializzazione e riciclo di batterie esauste e rifiuti piombosi che emergono sul territorio italiano.

Attualmente, il Consorzio vanta in ambito internazionale una leadership, che fa dell’Italia un caso di eccellenza ambientale nella raccolta e nel riciclo di questo rifiuto pericoloso.

L’alto tasso di raccolta delle batterie sull’immesso al consumo, le quantità assolute di batterie recuperate, l’elevata raccolta pro-capite, il più basso sovrapprezzo sulla vendita di nuove batterie (solo 83 centesimi) sono gli elementi che hanno permesso al Consorzio italiano di raggiungere un primato che gli viene unanimemente riconosciuto.

Dal 1991, (anno di inizio della sua attività), ad oggi il COBAT ha raccolto e riciclato oltre 2 milioni di tonnellate di batterie esauste, recuperando più di un milione di tonnellate di piombo. Solo l’anno scorso sono state recuperate oltre 192 mila tonnellate di batterie, con le quali si è riusciti a soddisfare il 40% del fabbisogno nazionale di piombo, risparmiando quasi 50 milioni di euro sulle importazioni di questo metallo.

Gli studi condotti dal COBAT hanno appurato che l’attività del “fai-da-te”, ossia la sostituzione in proprio della batteria d’avviamento (quindi batterie di auto, camion, moto, barche e trattori, ecc.) è la fondamentale causa della dispersione di questo rifiuto pericoloso.

Proprio con la finalità di contrastare il fenomeno dell’abbandono delle batterie provenienti dall’auto-sostituzione, il COBAT propone agli Enti Locali la stipula di una Convenzione, mediante la quale si impegna, attraverso un proprio raccoglitore incaricato , a consegnare gratuitamente, presso le isole ecologiche per la raccolta differenziata, adeguati contenitori dove depositare le batterie esauste abbandonate o consegnate direttamente dai cittadini, e successivamente ad avviare un servizio, anch’esso gratuito, di ritiro.

Attualmente il COBAT ha attivato questo servizio in oltre 2400 Comuni italiani, corrispondenti ad una popolazione ivi residente pari al 50% della popolazione nazionale.

Con l’accordo firmato oggi, Cobat e UPI hanno deciso di collaborare per arrivare a dotare quei Comuni, ancora sprovvisti, di appositi punti di conferimento, e recuperare in questo modo il maggior numero possibile di batterie esauste provenienti dai consumatori “fai da te”.


LE DICHIARAZIONI

Giancarlo Morandi, Presidente del COBAT

“Il nostro impegno è di ottenere gli stessi risultati, consolidati nel mondo professionale, anche nel settore fai-da-te. – ha dichiarato l’ing. Giancarlo Morandi, Presidente del COBAT – L’obiettivo che vogliamo perseguire attraverso l’Accordo con l’UPI è di moltiplicare sul territorio i punti di raccolta gestiti direttamente dai Comuni o dalle loro aziende di igiene urbana, per agevolare cosi il cittadino nel momento della cessione del rifiuto e renderlo attore dell’educazione ambientale del nostro Paese.”

Forte Clò, Vicepresidente Vicario dell’UPI

“La sigla di questo accordo – ha detto il Vicepresidente dell’Upi, Forte Clò – segna un altro passo nella politica di difesa dell’ambiente, di tutela dagli inquinamenti diffusi, di sensibilizzazione ed educazione dei cittadini, che l’Upi ha scelto di imboccare da tempo e che si è concretizzata nella sottoscrizione di diversi protocolli con le associazioni di raccolta e riciclo, seguendo la strada aperta da una legge estremamente innovativa, quale è la Legge Ronchi. A breve intendiamo portare a termine un nuovo progetto che avrà l’obiettivo di assicurare la ridistribuzione dei prodotti recuperati e riciclati, aspetto, questo, determinante, per chiudere il percorso del riciclo dei rifiuti.”

On. Antonio Martusciello, Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio

“Nell’articolata organizzazione dello Stato, il ruolo delle Province, spesso messo non sufficientemente in risalto, può e deve essere posto al servizio di iniziative di eccellenza come è quella avviata dal Cobat. Più vicina ai cittadini è la realtà in cui si va a intervenire maggiori possono essere le possibilità di una buona riuscita dell’azione promossa. Se poi consideriamo il fatto che attività come la raccolta di rifiuti pericolosi è spesso sottoposta al volontario contributo di cittadini, efficacemente sensibilizzati da campagne informative, realizzare accordi con le amministrazioni provinciali, a mio avviso, risulta essere il metodo più idoneo.
Rivolgo un plauso al Cobat per aver avuto da sempre, e quest’occasione lo dimostra una volta di più, la giusta sensibilità nell’individuare gli alleati migliori e spostare sempre più in alto l’asticella dei propri traguardi.” Ha dichiarato l’Onorevole Antonio Martusciello a conclusione della conferenza stampa.

Convocata in vista della Conferenza delle Province sul Turismo

E’ convocata l’Assemblea di tutti gli Assessori Provinciali al Turismo, che si svolgerà in sede UPI, Piazza Cardelli 4, Roma, giovedì 5 febbraio p.v. dalle ore 10.00 alle ore 13.00.
L’appuntamento si pone l’obiettivo di rafforzare e rendere maggiormente operativo il coordinamento permanente dell’Unione, nonché di organizzare la Prima Conferenza Nazionale sul Turismo delle Province Italiane, che si terrà a Venezia il 2 aprile 2004.
 All’iniziativa saranno presenti il Sen Guglielmo Castagnetti, Presidente del Dipartimento Sviluppo Economico, e il Prof. Vittorio Prodi, Presidente della Provincia di Bologna e rappresentante dell’Ufficio di Presidenza.
 

Assemblee elettive: convegno

Il 20 febbraio 2004 si terrà a Sassari un convegno nazionale promosso dall’Upi, dalla Provincia di Sassari e dell’Unione Province Sarde, sul tema “Le Assemblee elettive locali nel nuovo quadro costituzionale”.

L’i iniziativa è stata fortemente voluta dal Dipartimento Democrazia consiliare dell’Upi,  che nel corso di questi anni ha svolto un’intensa attività di studio e approfondimento sulle problematiche relative al ruolo dei Consigli provinciali e comunali elaborando un testo di proposte di modifica al Tuel.

L’intento del convegno è di avviare una riflessione concreta e partecipata sul nuovo ruolo dei Consigli comunali e provinciali alla luce delle grandi innovazioni legislative intervenute in questi ultimi anni, con particolare riferimento al mutato quadro costituzionale e alle riforme in itinere.

Ma anche di fare il punto sul lavoro svolto dalla Commissione per la revisione del TUEL e l’individuazione delle funzioni fondamentali degli enti locali , che sta concludendo i suoi lavori, ed  aprire un confronto politico/istituzionale tra le Province.

Nel link, la circolare diffusa dall’Upi con il programma del Convegno.

Sì alla Camera delle Autonomie

Il modello di Senato federale tedesco, il Bundesrat, non può essere applicato alla Costituzione italiana, perché, con la riforma del Titolo V, Regioni, Province e Comuni hanno assunto ruoli e funzioni che nulla hanno a che fare con i Lander cui i governatori si ostinano a volersi paragonare.


Il Senato federale italiano deve essere una ‘Camera delle Autonomie’, di tutte le Autonomie, che, per definirsi davvero tale, non può che prevedere la partecipazione di tutti i livelli di governo locale: Regioni, Province e Comuni.


Per questo siamo nettamente contrari a qualunque proposta che intenda risolvere il nodo del federalismo italiano, concedendo esclusivamente ai Presidenti di Regioni la rappresentanza diretta nella seconda Camera”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria, commentando la proposta che prevede l’ingresso nel Senato federale, dei Governatori regionali accanto ai senatori eletti a suffragio universale.

“Non è questa la strada da percorrere, né si può pensare di riproporre un progetto che esclude la gran parte dei rappresentati del territorio. Non è un caso se nella ‘bicameralina’ – ha ricordato Ria –  era stato prevista l’integrazione dei rappresentanti di tutti gli enti locali. Quello è il progetto da seguire, è da lì che bisogna ripartire per definire il nuovo Senato federale, che, per essere davvero la Camera delle autonomie, deve prevedere al suo interno la presenza, in maniera paritaria,  dei rappresentanti di Regioni, Province e Comuni”.

Ria ha poi ricordato la proposta di Senato Federale misto presentata dall’Upi al Governo e al Parlamento: una Camera in cui, accanto ai cento senatori eletti a suffragio universale, ne siano previsti altri cento, rappresentanti dei governi locali, secondo un rapporto paritario sia rispetto alla componente eletta a suffragio universale, che tra Regioni, Province e Comuni.

 

Ria:proposta unitaria di Regioni e autonomie

 “La riforma federale dello Stato non può essere ridotta ad una banale merce di scambio tra i partiti: è il momento di restituire al dibattito sul futuro assetto polito ed istituzionale dell’Italia la dignità che merita e di avviare un confronto che trovi nella discussione tra tutti i soggetti interessati, Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni, la necessaria soluzione condivisa”.

 Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria che, criticando gli aspri toni e gli scontri politici che in questi giorni si stanno susseguendo attorno alle proposte di riforma della Costituzione, invita le Regioni e le altre Autonomie ad operare in un percorso più coeso.

 “Se la discussione sulla nuova Costituzione ha assunto questi toni – afferma Ria – un po’ è anche per colpa dei rappresentanti dei governi locali, che non hanno saputo costruire una proposta unitaria, in particolare su quella istituzione che, più di tutte, dovrebbe rappresentare la svolta federale dello Stato e garantire la presenza dei territori in Parlamento. Sul Senato federale, infatti, pur avendo Regioni, Province e Comuni posizioni più o meno concordanti, non si è riusciti a fare fronte unico, ed è stata anche questa estrema frammentazione che ha permesso al Governo e al Parlamento di escluderci, di fatto, dal dibattito in corso.

Siamo ancora in tempo – ha sottolineato Ria – possiamo ancora lavorare ad un progetto unitario, una proposta delle Regioni e degli Enti locali che avrebbe, questa sì, la forza necessaria per ottenere la riapertura del confronto e fare ripartire la corretta dialettica interistituzionale”.


 

I principali provvedimenti per le Province

La legge finanziaria 2004 (l.n.350/03), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.299 del 27 dicembre 2003, ha definito alcune importanti norme di interesse degli enti locali.
Inseriamo nel link una scheda con la sintesi dei principali provvedimenti che attengono il sistema degli enti locali e delle Province in particolare.

Nello specifico, quelli contraddistinti in grassetto sono sicuramente i più favorevoli, frutto di difficile trattativa con il Governo durante l’iter parlamentare.
 

Conservazione dei dati sulle comunicazioni personali

Ufficio di presidenza UPI – Roma, 15 gennaio 2004

ORDINE DEL GIORNO

 

L’Unione delle Province d’Italia esprime viva preoccupazione per il Decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354 , che porta a cinque anni l’obbligo di legge per gli operatori di telecomunicazioni di conservare i dati relativi alle comunicazioni telefoniche, via sms, via internet e via email.

Si tratta infatti di una misura per cui non ricorrono le condizioni di straordinaria necessità ed urgenza che giustificano, a norma della Costituzione, il ricorso alla decretazione. Al contrario, dato che la norma investe materie di grande delicatezza sotto il profilo della tutela dei diritti e delle libertà costituzionali, sarebbe stato necessario un approfondito dibattito ed uno studio attento di soluzioni che – pur venendo incontro alle esigenze di sicurezza evidenziate dal Governo – non incidano sul livello di garanzie per i cittadini.

L’UPI ritiene che legittima e condivisibile la preoccupazione del Governo per la sicurezza, così come ritiene che sia lecito trovare gli strumenti per garantire all’autorità giudiziaria gli elementi utili, anche sul piano della tracciabilità delle comunicazioni telematiche, per la repressione del crimine. Tuttavia tali strumenti debbono essere valutati con attenzione tanto sotto il profilo dell’efficacia, quanto e soprattutto sotto quello della tutela del diritto alla riservatezza delle comunicazioni garantita dall’art. 15 della Costituzione. Sarebbe grave sancire la possibilità di un controllo indiscriminato dei comportamenti privati che, al di là delle preoccupazioni per l’ordine pubblico, avrebbe il solo effetto di aumentare la disaffezione dei cittadini verso le istituzioni dello Stato.

E’ quindi proprio sotto il profilo di merito che il decreto appare inadeguato, anche al di là dei suoi specifici contenuti. Infatti lam registrazione dei dati di traffico può essere usata per ricostruire gli interessi e la rete delle relazioni sociali di ciascuno. Tali informazioni possono pertanto essere finalizzate ad una profilazione dei soggetti da cui è possibile ricavare i loro dati sensibili, cioè le opinioni politiche e religiose, lo stato di salute e l’orientamento sessuale, ma anche le abitudini d’acquisto e altri comportamenti sociali e personali.

Inoltre è opinione comune che i soggetti che perseguono un intento criminoso siano in grado di utilizzare strumenti tecnici in grado di aggirare le forme di tracciamento e raccolta dei dati considerate nel decreto. Perciò l’emanazione di questo provvedimento non appare adeguata all’esigenza della lotta al crimine e al terrorismo.

Alla luce di queste considerazioni l’UPI auspica:

· che provvedimenti relativi alla conservazione dei dati di traffico non vengano assunti con lo strumento del Decreto legge, ma con quello della legge ordinaria;

· che su tali provvedimenti venga avviato un serio e articolato dibattito sia nelle sedi istituzionali che nella società, coinvolgendo in tale processo tanto il Garante per la protezione dei dati personali quanto la magistratura;

· che la normativa sia ispirata allo scrupoloso rispetto della riservatezza della comunicazione, in armonia con le leggi vigenti a tutela della privacy (leggi 675/96, 389/99 e 354/03);

· che vi sia una chiara e univoca definizione dei dati oggetto di controllo;

· che vi sia una chiara e univoca definizione delle regole necessarie a garantire la conservazione e distruzione dei dati immagazzinati per la trasparenza necessaria a un corretto rapporto fra cittadini e istituzioni;

· che la conservazione e distruzione dei dati vada affidata a un soggetto che dia la massima garanzia di riservatezza (come il Garante per la protezione dei dati personali).



 

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