Esplora tutte le news

Dal Convegno “Territorio e Lavoro” del 10 e 11 luglio 2003 a Macerata, la sintesi della relazione del Presidente Lorenzo Ria

I problemi che la riforma Biagi pone sono di diversa natura: alcuni sono stati affrontati e altri restano ancora da affrontare. In sede di Conferenza Unificata l’Upi ha espresso sullo schema di decreto, parere favorevole, subordinato all’accettazione da parte del Governo di alcune nostre qualificanti proposte ed emendamenti, che ritenevamo indispensabili per non interrompere il percorso già fatto, che ha reso centrale l’ente Provincia nell’impostazione delle politiche locali del lavoro.Il punto cardine della riforma che ci interessa come Province è la coesistenza tra pubblico e privato dell’intermediazione della domanda/offerta di lavoro. Le agenzie di lavoro interinale da domani concorreranno infatti con i Centri per l’Impiego nella ricerca di occupazione per i “senza lavoro”, insieme agli enti locali, le università pubbliche e private, le fondazioni universitarie e gli istituti d’istruzione secondaria di secondo grado. Una tale parcellizzazione sul territorio di soggetti abilitati ad assistere il disoccupato non giova a nessuno e non è coerente con la giusta ottica di introdurre anche in questo settore dei principi di concorrenza. Una concorrenza che deve invece prevedere la concreta possibilità che i Servizi provinciali per il lavoro e i Centri per l’Impiego pensino e gestiscano non con logiche privatistiche, ma con tecniche privatistiche, i temi del collocamento, delle politiche attive del lavoro e dell’incontro domanda/offerta di lavoro. Intendiamo impedire che i Centri per l’Impiego diventino o siano percepiti come i luoghi del lavoro residuale o poco qualificato, del lavoro, cioè, per chi non ha altre opportunità. È qui il vero punto di debolezza della normativa e da qui nasce il nostro obiettivo di conservare e valorizzare, nel nuovo sistema dei servizi al lavoro, il ruolo dei Centri per l’Impiego. Nei nostri propositi, dappertutto in Italia, anche dove esiste un elevato tasso di disoccupazione, intendiamo assicurare che i Centri per l’Impiego competano realmente con le strutture private, non solo per la gratuità dei servizi, ma anche e particolarmente per la capacità di soddisfare tutte le necessità del disoccupato nella ricerca attiva del lavoro. Non ci interessa l’episodicità o l’ampliamento di specifici ruoli tecnici. Ci interessa invece che in tema di lavoro, decisivo sul versante sociale ed economico, la Provincia veda riconosciuta organicamente e complessivamente la propria funzione istituzionale e politica. Per fare il punto su tali questioni e per formalizzare le nostre proposte, tutti i Consigli Provinciali d’Italia, unitariamente e contemporaneamente, entro il prossimo mese di ottobre, dedicheranno una seduta straordinaria ai temi del lavoro e dell’organizzazione locale del mercato del lavoro. Da qui partiremo per avviare dei ragionamenti che appaiono maturi e non più eludibili: ad esempio, la necessità di prevedere e disegnare un ruolo reale delle Province nel sistema dell’istruzione professionale e nella proposizione dei programmi formativi pluriennali. Su questo terreno non richiederemo un monopolio a nostro favore, ma il riconoscimento di un ruolo di regia nella costruzione del sistema della formazione e dell’istruzione professionale, esercitato nell’ambito degli indirizzi e della programmazione regionale, che dia certezza alle imprese e ai giovani, come anche a tutti i soggetti abilitati alla formazione: le università, le scuole, le imprese, le agenzie formative.

La dichiarazione del Presidente dell’upi Lorenzo Ria

Ora che la tragica vicenda della guerra in Iraq si avvia verso la soluzione è necessario che l’azione torni agli organi internazionali, all’Onu prima di tutto. Le Province italiane sono pronte a dare il loro contributo affinché l’Iraq diventi un paese democratico, con strutture moderne ed efficienti a disposizione dei civili. L’opera di ricostruzione sarà difficile: bisognerà provvedere alla realizzazione di strade, ospedali, scuole, a ripristinare l’approvvigionamento dell’acqua in tutte le città. Per questo le Province italiane sono pronte a dare la loro piena disponibilità e l’aiuto necessario al Governo italiano, per avviare progetti di collaborazione e cooperazione internazionale, affinché la pace non sia solo la fine della guerra, ma l’avvio di un processo di sviluppo e modernizzazione per il paese e i cittadini iracheni.”

La legge d’attuazione del Titolo V

La definitiva approvazione della legge per l’attuazione del Titolo V, rappresenta un passaggio positivo per le Province italiane e per l’intero sistema delle autonomie locali.

Il provvedimento ha il merito fondamentale di essere stato condiviso e concordato con tutto il sistema delle Autonomie locali, Regioni, Province e Comuni, e di individuare un percorso di applicazione concertata della riforma costituzionale. L’approvazione della legge dimostra che, quando si sceglie la strada della concertazione tra i livelli istituzionali, si raggiunge quella condivisione politica, necessaria per riforme di questa
portata, che porta anche a percorsi più rapidi nell’iter parlamentare.

In particolare, si segnalalo le disposizioni relative alla delega al Governo per l’individuazione delle funzioni fondamentali di Province, Comuni e Città metropolitane, al potere normativo degli enti locali, e alla disciplina di attuazione dell’art.118 della Costituzione, che sancisce il passaggio di competenze da Regioni a Province e Comuni secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

 

Per consultare la legge clicca qui

Il decentramento amministrativo

A partire dalla scorsa legislatura si è avviata un complesso processo di decentramento dallo Stato alle Regioni, alle Province e ai Comuni, che ha trovato il definitivo coronamento nella riforma costituzionale del 2001.

La banca dati completa sul federalismo amministrativo,  per avere accesso alle informazioni relative ai diversi provvedimenti di decentramento,  è consultabile nella pagina ad esso dedicata sul sito del CESDAL, Centro Studi e Documentazione Autonomie Locali con il patrocinio della Presidenza del Consiglio, Dipartimento Funzione Pubblica.

– Link banca dati sul federalismo amministrativo

Nasce il CESDAL

L”Unione delle Province Italia, con ANCI, UNCEM, LEGAUTONOMIE, FORMEZ, SSPAL, ha dato vita al “Centro studi e documentazione per le autonomie locali” (CESDAL), con l”obiettivo di fornire servizi al sistema delle autonomie locali e agli utenti nel quadro del nuovo ordinamento federalista, nonché informazioni e approfondimenti sulle numerose ed estese materie di interesse.

Nell”ambito dell”attività del CESDAL particolare attenzione è posta alla documentazione di carattere normativo e giuridico.

Per la documentazione sulla legislazione cliccare qui.

Sito del CESDAL: www.cesdal.it

Titolo V: l’intesa inter-istituzionale

VISTO l’articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281 che prevede accordi tra il Governo, le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane al fine di coordinare l’esercizio delle rispettive competenze e svolgere in collaborazione attività di interesse comune.

CONSIDERATA la necessità di garantire un processo armonico di adeguamento dell’ordinamento alla riforma del titolo V della Costituzione, introdotta dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3.

CONSIDERATO che la riforma del Titolo V della Costituzione configura un nuovo assetto del sistema delle autonomie territoriali, collocando gli enti territoriali al fianco dello Stato come elementi costitutivi della Repubblica e che pertanto Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato hanno pari dignità, pur nella diversità delle rispettive competenze, essendo la potestà legislativa attribuita allo Stato ed alle Regioni e riconoscendosi a Comuni, Province e Città metropolitane la natura di enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo quanto previsto dall’articolo 114 della Costituzione.

RITENUTA la necessità di individuare i principi informatori comuni dell’azione dei soggetti istituzionali.

RITENUTA l’esigenza di avviare un confronto tra tutti gli enti che compongono la Repubblica al fine di pervenire ad una valutazione concertata dei più delicati temi e profili istituzionali.

Tra il Governo, le Regioni, i Comuni, le Province e le Comunità montane si conviene il seguente accordo:


I) Finalità

1 Tutti i soggetti che compongono la Repubblica sono tenuti a prestare il proprio contributo per sostenere e valorizzare, nell’ambito delle rispettive competenze, il doveroso processo di armonizzazione dell’ordinamento giuridico al nuovo dettato costituzionale, nel rispetto del principio di unità ed indivisibilità della Repubblica, sancito, dell’articolo 5 della Costituzione.

2. Il nuovo modello di pluralismo istituzionale rende necessario un comune impegno che consenta di realizzare, contemperando le ragioni dell’unità con quelle delle autonomie, una consapevole direzione politico-istituzionale del processo di adeguamento alle nuove disposizioni costituzionali. A tal fine, si riconosce che la separazione delle competenze comporta la valorizzazione del principio della leale collaborazione tra gli enti che compongono la Repubblica, finalizzata alla ricerca della più ampia convergenza, per addivenire a soluzioni condivise in ordine alle rilevanti questioni interpretative e di attuazione poste dalla riforma costituzionale del Titolo V

3. In tale ottica, è auspicabile che sia quanto prima attuata l’integrazione della Commissione bicamerale per le questioni regionali, come consentito dall’articolo 11 della legge costituzionale n.3 del 2001, e nel contempo che siano rivalutate e rese operative le altre sedi di confronto, quali la Conferenza unificata di cui all’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo n.281 del 1997 ed i Consigli regionali delle Autonomie, previsti dal nuovo articolo 123 della Costituzione.


II) Principi dell’azione comune ed argomenti di approfondimento

1. Costituiscono principi essenziali dell’azione comune:

privilegiare, tra più possibili interpretazioni della legge costituzionale, la più aderente alla logica del pluralismo autonomistico cui è ispirata la riforma costituzionale;

considerare il principio di sussidiarietà, elemento fondante della riforma, unitamente ai principi di differenziazione ed adeguatezza;

garantire, in ogni caso, il rispetto dei principi di continuità e completezza dell’ordinamento giuridico.

2. In relazione ai poteri legislativi assegnati, lo Stato e le Regioni individuano e delimitano i rispettivi ambiti di competenza per un corretto esercizio delle funzioni legislative. Tale delimitazione si rende necessaria anche al fine di dare certezza dell’ambito delle materie rimesse in competenza residuale regionale e per l’individuazione di soluzioni volte a prevenire e limitare il contenzioso costituzionale.

3. Lo Stato e le Regioni, nell’esercizio delle loro potestà legislative, assumono, altresì, l’impegno di verificare, in fase di predisposizione degli atti normativi, il puntuale rispetto degli ambiti di competenza ad essi assegnati dalla novella costituzionale. La verifica riguarda anche i provvedimenti già in corso di perfezionamento, proponendone, ove occorra, la modifica o il ritiro. A questi fini i Presidenti delle Regioni si impegnano ad orientare, in ogni sede ed in ogni fase, l’iniziativa legislativa delle Giunte regionali. Il Presidente del Consiglio si impegna ad emanare una direttiva a tutti i Ministri per orientare l’iniziativa legislativa del Governo, in ogni sede ed in ogni fase, al rispetto del nuovo assetto costituzionale.

4. Per l’attuazione del federalismo fiscale, si conviene sulla necessità di introdurre nel DPEF la previsione:

di una conferenza mista per definire l’impianto complessivo del federalismo fiscale;

dell’avvio del trasferimento di una parte delle risorse necessarie per svolgere le competenze esclusive e le funzioni amministrative derivanti dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, da definire in legge finanziaria, senza oneri finanziari addizionali, con contestuale riduzione delle corrispondenti voci di costo a carico del bilancio dello Stato, con particolare riferimento alle spese per le strutture ed il personale statali.

5. Per quanto riguarda l’esercizio delle funzioni statutarie, regolamentari e amministrative spettanti alle Istituzioni locali, occorre dare piena attuazione alle disposizioni dettate dagli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione. In tale fase, vanno determinate le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lett. p), e vanno osservati i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza nell’attribuzione delle funzioni amministrative, il cui esercizio e organizzazione compete ai Comuni, singoli o associati, anche nelle forme delle Unioni di Comuni e delle Comunità montane, e qualora lo richiedano esigenze di unitarietà, alle Province, alle Città metropolitane, alle Regioni ed allo Stato. Tali obiettivi sono raggiunti attraverso la revisione del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, quale intervento necessario, accanto all’adozione di ulteriori leggi statali e di leggi regionali, per attuare gli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione.

6. Modalità operative di coordinamento e di collaborazione tra il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), la Conferenza Stato-Regioni e la Conferenza Unificata saranno individuate al fine di realizzare le opportune sinergie tra i medesimi organismi.


III) Modalità organizzative


1. La sede istituzionale di confronto è individuata nella Conferenza unificata. Le riunioni della Conferenza hanno cadenza periodica e costituiscono il momento di confronto politico, di valutazione, di indirizzo e di verifica per l’attuazione della presente intesa. L’approfondimento degli specifici argomenti individuati è affidata a tavoli tecnici.

2. I soggetti firmatari si impegnano, altresì, a ricercare ulteriori azioni coordinate proponendo del caso anche eventuali nuovi strumenti di collaborazione e di intesa.

Conferenza Unificata del 6 febbraio 2003

Provvedimenti:

1) Approvazione dei verbali delle sedute del 12 e 19 dicembre 2002.

2) Schema di decreto legislativo recante riforma ed aggiornamento della legge 17 dicembre 1971, n. 1158, relativa all”attraversamento stabile dello Stretto di Messina, predisposto su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell”art. 14 della legge 1° agosto 2002, n. 166. (INFRASTRUTTURE E TRASPORTI).

Parere ai sensi degli articoli 2, comma 3, e 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281.
Note e osservazioni: Parere favorevole
Esito: Parere favorevole

3) Schema di decreto del Ministro della salute relativo alla “Determinazione del criterio della ripartizione tra le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano del fondo istituito dall”articolo 4 della legge 30 luglio 2002, n. 174 concernente la sterilizzazione degli animali di affezione”. (SALUTE).

Parere ai sensi dell”articolo 4 della legge 30 luglio 2002, n.174.
Note e osservazioni: Parere favorevole
Esito: Parere favorevole

4) Emendamento al disegno di legge recante: “Disposizioni per l”adeguamento dell”ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3″ (A.S. n. 1545), relativo alla delega al Governo per l”attuazione dell”art. 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione e per l”adeguamento delle disposizioni in materia di enti locali alla legge costituzionale n. 3/2001. (INTERNO).

Richiesta dell”ANCI.

Note e osservazioni: Cfr. Nota ANCI – UPI
Esito: Viene acquisita la volontà di ANCI ed UPI di riproporre l”originaria proposta di delega in materia di funzioni fondamentali

5) Designazione di due rappresentanti delle Regioni e di due rappresentanti degli Enti locali quali componenti l”Alta Commissione di studio di cui all”articolo 3, comma 1, lettera b), della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003). (DESIGNAZIONE).

Acquisizione della designazione ai sensi dell”articolo 9, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Note e osservazioni: Le Regioni chiedono rinvio al fine di chiarire le finalità della Commissione
Esito: Rinvio

6) Proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell”economia e delle finanze, di ripartizione del Fondo per le politiche sociali, istituito ai sensi dell”articolo 59, comma 44, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, per l”anno finanziario 2003. (LAVORO E POLITICHE SOCIALI).

Intesa ai sensi dell”articolo 46, comma 2 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

Note e osservazioni: Si chiede Rinvio
Esito: Rinvio

Di fronte alla protesta di ANCI ed UPI, per il mancato inserimento all”ordine del giorno della seduta del punto relativo alla valutazione delle conseguenze della legge finanziaria 2003 e all”adozione di eventuali provvedimenti correttivi, il Ministro La Loggia ha affermato la disponibilità del Governo e del Presidente del Consiglio di fissare quanto prima un incontro con i rappresentati delle Regioni e degli Enti locali (cfr. Comunicato)

Cerca