Il quotidiano Il Sole24Ore ospita oggi un’analisi sul PNRR del Presidente di UPI Pasquale Gandolfi.
Ecco il testo dell’intervento
“I giorni che ci restano alla chiusura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono davvero pochi: il 31 marzo è il termine che l’Europa ha dato all’Italia per completare tutte le Missioni, per arrivare entro il 30 giugno ad espletare le pratiche necessarie per ottenere il riconoscimento delle spese e il rilascio dei fondi. Operazione, quella della rendicontazione, estremamente complessa e impegnativa, ma di una importanza estrema: eventuali errori in questa fase potrebbero arrivare a compromettere la validazione finale degli interventi. Ecco perché non possiamo ancora dire se abbiamo vinto, o no, questa sfida”.
L’analisi della Corte dei Conti
Come Province, però, dati alla mano, possiamo affermare che grazie al PNRR abbiamo saputo smentire ogni facile vulgata, dando prova di un saper fare che troppo spesso non ci viene riconosciuto. Il rapporto appena rilasciato dalla Corte dei Conti sullo stato di attuazione del PNRR all’agosto del 2025 dà conto di questo impegno.
I magistrati contabili, nell’analizzare i numeri caricati sul sistema ReGIS, che è il portale di rendicontazione adottato dall’Italia per gli investimenti pubblici, attestano da parte delle Province impegni di spesa che superano il 72% del totale delle risorse assegnate. Per la stessa voce, la media nazionale riferita enti territoriali, che comprende insieme alle Province, le performance dei Comuni, delle Città metropolitane, delle Unioni dei Comuni, delle Regioni e del Servizio Sanitario nazionale, si ferma al 59,2%: una differenza in positivo di venti punti percentuali. Il vantaggio si conferma anche nell’analisi dello stato dei pagamenti: le Province, si legge in una delle tabelle della Relazione, sono al 41,3% del totale impegnato, contro una media nazionale del 31%. Non solo: la Corte dei Conti nella sua analisi sugli investimenti degli enti territoriali specifica che quelle assegnate alle Province, insieme a quelle attribuite alle Città metropolitane, sono le opere di maggior valore economico.
Quindi, tra le più complesse da realizzare, con le tempistiche strettissime imposte dall’UE ed un carico di procedure burocratiche che ha pesato, e tuttora pesa, sul percorso di attuazione.
1.589 progetti, finanziati con risorse PNRR pari a 2,3 miliardi, a cui poi si sono aggiunte altre fonti di finanziamento, per un totale di 2,7 miliardi.
Non poco per istituzioni che venivano date per morte, e che, soprattutto, dal 2015 operano con metà del personale a disposizione: una criticità pesante, questa, che ancora non trova piena soluzione e che si farà sentire anche nella rendicontazione delle opere.
Gli interventi normativi necessari
Non poco per istituzioni che venivano date per morte, e che, soprattutto, dal 2015 operano con metà del personale a disposizione: una criticità pesante, questa, che ancora non trova piena soluzione e che si farà sentire anche nella rendicontazione delle opere. Ecco perché nell’ultima Cabina di regia PNRR, insieme al Presidente di ANCI Gaetano Manfredi come Presidente di UPI ho chiesto al Ministro Tommaso Foti, che ha garantito il suo accordo, una serie di impegni per la fase finale del Programma da inserire nel Decreto-legge PNRR che il Governo si appresta ad emanare.
A partire dall’attivazione all’interno dei tavoli insediati nelle Prefetture, di task force specifiche a sostegno degli enti attuatori per la redazione delle rendicontazioni intermedie e di quella finale, con il supporto della Ragioneria Generale dello Stato.
Ma soprattutto, ANCI e UPI chiedono che nel Decreto si faccia chiarezza rispetto a tutti i termini ancora incerti, e che si prevedano misure specifiche, con indicazioni sulle procedure e le risorse, per il completamento di tutte quelle opere che non riusciranno a essere chiuse o rendicontate nella tempistica perentoria imposti dall’UE.
Si tratterebbe di portare a conclusione quei cantieri che, seppure in ritardo, sono quasi completati e che rientrano in Missioni il cui target sarà stato raggiunto, su cui dunque il Paese riceverà il pieno finanziamento.
Misure di buon senso, per evitare che il PNRR lasci sul campo una serie di opere incompiute”.