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Convegno “Le Province e il digital divide: un crocevia fra innovazione, sviluppo, territorio”

Il Ministro Nicolais illustra la sua rivoluzione

L’innovazione tecnologica legata alla
professionalità del pubblico impiego



Innovazione tecnologica e professionalità del pubblico impiego devono andare a braccetto: per questo il Governo ha deciso di definire un dicastero capace di cogliere entrambi questi aspetti. “Non una semplice somma di competenze, ma un insieme ragionato di funzioni che devono necessariamente essere legate, per produrre in concreto quel cambio di passo di cui il Paese ha tanto bisogno”. Descrive così la sua mission il Ministro delle Riforme e dell’innovazione nella Pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, introducendo il suo intervento al convegno di Brescia. Un intervento che non sarà solo un discorso politico di circostanza, ma la chiara spiegazione di un progetto attraverso cui il Ministro vuole dare il via ad una vera rivoluzione dell’Amministrazione.

“Grandi riforme per un Paese che cambia orizzonti”
“Viviamo un momento di grande cambiamento – dice il Ministro –  un momento in cui nel Paese si è aperta una forte riflessione sul rapporto tra i vari livelli istituzionali. C’è bisogno di rivedere il ruolo di ciascuno di noi, perché il Paese, la società, la realtà stessa sono profondamente mutati, anche e soprattutto perché si è ampliato il nostro orizzonte: oggi, sopra al Governo, alle Regioni, alle Province e ai Comuni c’è l’Unione Europea. Un nuovo soggetto in campo che ci impone di modificare il nostro stesso modo di operare. Certo, questo è un trasformazione che non deve interessare solo il mondo della politica, ma anche quello dell’impresa. Per questo c’è bisogno di un coordinamento forte: in questo sistema complesso c’è bisogno di attenzione a talmente tante variabili, che non possono essere affrontate usando norme studiate per non cambiare. Abbiamo bisogno di grandi riforme, che prima di tutto ci consentano di guardare e riguardare i processi in atto dal punto di vista dell’innovazione.  Ecco perché il Governo ha voluto unire insieme le materie dell’innovazione e quelle della funzione pubblica. Non si è trattato di operare una banale somma: il prodotto nasce dal convincimento che l’innovazione è strettamente legata alla professionalità del personale del pubblico impiego”.

“Cambiare la Pa, ma senza imposizioni”
“Abbiamo davanti un compito gravoso – sostiene Nicolais –  per prima cosa bisognerà lavorare per superare le resistenze al cambiamento, evitando qualunque imposizione. Non siamo di fronte ad una pura operazione meccanica: la riforma non si riduce al sostituire la penna con il computer. Quello che ci apprestiamo a fare è un vera e propria rivoluzione del sistema di operare, abbandonando le strategie frammentarie adottate, che non hanno prodotto effetto, e concentrandoci su pochi progetti  condivisi. Si tratta, in sostanza, si reingegnerizzare tutti i processi. Uno degli obiettivi più importanti da raggiungere è il superamento della sfiducia da parte dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione. Un obiettivo che può essere raggiunto innanzitutto se semplifichiamo  il complesso sistema di autorizzazioni cui oggi sottoponiamo i cittadini che si rivolgono allo Stato, ampliando invece il controllo ex post, che in Italia quasi non esiste, introducendo un sistema di valutazione diversa.  Ma per realizzare questa rivoluzione, c’è bisogno prima di tutto di assicurare al nostro personale una alta formazione professionale. Credo che mai come oggi sia cruciale mettere in atto politiche di formazione permanente”.

“Il ruolo delle Province a sostegno dell’innovazione”
“In questo quadro di profonde trasformazioni, le Province assumono un ruolo essenziale nel sostegno ai Comuni, per renderli attori dell’innovazione. E’ chiaro – sottolinea il Ministro – che i CST sono uno strumento chiave, perché rispondono alla necessità di mettere insieme quei piccoli comuni che altrimenti da soli non avrebbero la possibilità di sostenere l’innovazione.  Sono convinto della necessità di portare avanti questi strumenti, e di spostarli sempre più verso il  livello provinciale. La priorità – dice ancora – è l’interoperabilità, perché ci consente di arrivare ad una vera governance del sistema. L’altra priorità è rendere l’innovazione della PA un fattore chiave della competitività. Non possiamo più essere considerati come la palla al piede dello sviluppo: le imprese hanno bisogno di una amministrazione pubblica efficiente. In sostanza, l’ICT non deve più essere considerata come un fine, ma come uno strumento dell’azione di governo, che punta alla modernizzazione del paese, agendo come collante e integratore tra i vari livelli di governance (locale, regionale, nazionale, comunitario). Quanto al riuso – annuncia il Ministro – non ho alcuna intenzione di bloccare il bando sul riuso, voglio solo aprire una riflessione ed una verifica sui progetti realizzati, per favorire il riuso di strumenti che siano davvero efficaci”.

Convegno “Le Province e il digital divide: un crocevia fra innovazione, sviluppo, territorio”

Cavalli chiede di sbloccare i bandi per il riuso e i Cst
“Combattiamo il digital divide per fare crescere lo sviluppo”


“La Provincia di Brescia rappresenta una best-practice..”:  le parole generose del Ministro Luigi Nicolais, che abbiamo accolto con gratitudine, sottolineano l’attività a tutto campo nell’utilizzo e nella diffusione delle tecnologie dell’informazione e comunicazione”. Lo sottolinea il Presidente della Provincia di Brescia Alberto Cavalli , ricordando come UPI e Provincia di Brescia operino su quattro fronti: realizzazione di reti e infrastrutture a banda larga, attivazione di Centri servizi territoriali, iniziative di formazione e assistenza, integrazione di banche dati.

“Combattere il digital divide, che oggi penalizza larghe aree d’Italia – ha detto Cavalli – risponde alle difficoltà della PA nel fornire servizi migliori e più rapidi alla comunità; costituisce indispensabile strumento per l’attrazione di nuovi investimenti; consente alle imprese già insediate di cogliere le opportunità di crescita e di reggere la sfida della competitività. E può offrire allo sviluppo enormi risorse economiche. Lo studio sulla realizzazione bresciana  evidenzia che per effetto dell’investimento regionale e provinciale di 2 milioni di euro si produrranno nei prossimi sei anni vantaggi e risparmi per 137 milioni. Altri progetti tuttavia sono in corso con risorse proprie delle Province, né possono essere interrotti, sollecitati soprattutto dai piccoli Comuni, dalla scuola e dalla formazione professionale. Per questo chiediamo al Ministro Niccolais di sbloccare i bandi per i Cst e per il Riuso garantendo la disponibilità necessaria per innalzare il livello di modernità del Paese”.

Melilli “Apprezziamo la volontà del Governo ad aprire il confronto”

COMUNICATO STAMPA

Finanziaria: sì al tavolo con le Autonomie

Melilli “Apprezziamo la volontà del Governo ad aprire il confronto”

 

 

“Apprezziamo le dichiarazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento e le Riforme istituzionali, Vannino Chiti,- afferma Fabio Melilli Presidente Upi- sulla volontà da parte del Governo di aprire un tavolo di confronto con Province e Comuni presso la presidenza del Consiglio”.

“La richiesta che avevamo avanzata della immediata apertura di un tavolo di confronto – dice ancora Melilli- sottolineando la pesantezza della manovrafinanziaria nei confronti degli Enti locali ha trovato la disponibilità ad affrontare gli aspetti della manovra non solo in Parlamento”.

Roma, 4 ottobre 2006

“Abbiamo conosciuto i numeri solo dalla stampa”

“Si tratta di una manovra finanziaria inaccettabile e insostenibile, che rasenta l’incostituzionalità”.
Lo dichiara Maurizio Zingoni, responsabile per il personale  dell’Ufficio di presidenza dell’Upi.
“Inaccettabile – dice Zingoni – perché abbiamo conosciuto i numeri ed i tagli sugli Enti Locali solo dopo la presentazione alla stampa della manovra. Insostenibile perché il taglio operato sulle Province non consente di dare risposte ai bisogni dei cittadini, riducendo pesantemente i margini di democrazia degli Enti locali.
C’è inoltre l’automatismo di elevazione delle aliquote in caso di mancato rispetto del patto di stabilità, che rasenta l’incostituzionalità essendo in aperto contrasto con i principi sanciti dal titolo V.
Insomma – sottolinea Zingoni – le Province che sono un livello di governo determinante per lo sviluppo economico vengono lasciate fuori dalle strategie di rilancio del Paese, compromettendo servizi importanti come la scuola, il sostegno all’occupazione, le infrastrutture”.

 

“Si abbatte come un maglio sulle Province”

“Settimane e settimane di incontri tecnici e riunioni informali con gli enti locali sono servite oltanto a nascondere le reali intenzioni del Governo e le cifre di questa Finanziaria, preparando non la concertazione, ma la mazzata”. Lo dichiara il Vice Presidente dell’Upi e Presidente della Provincia di Brescia, Alberto Cavalli, che aggiunge “In effetti, la manovra 2007 si abbatte come un maglio sulle Province: cancella  d’un colpo gli investimenti; rende carta straccia i nostri piani per le opere pubbliche – niente più strade, né scuole, né difesa dell’ambiente – e compromette l’efficienza degli enti, consentendo al massimo di svolgere l’ordinaria amministrazione. Una Finanziaria pesante oltre ogni pessimistica immaginazione. Province e Comuni appaiono con tutta evidenza, ancor più delle piccole e medie imprese e dei cittadini, gli sconfitti di questa stagione politica. Ed è tanto più sorprendente in quanto sindaci e presidenti di Provincia appartengono in larga maggioranza all’area di centrosinistra. Il ritorno al centralismo si intreccia forse con la volontà di umiliare una schiera di amministratori sempre più autorevoli e apprezzati dalla comunità, li sollecita ad inasprire il carico già molto elevato della tassazione locale, e mira a rendere determinanti quei partiti che, non avendo alcun radicamento nel territorio, possono emergere solo in quanto siedono al Governo centrale.

La battaglia, dunque, per una radicale modifica della Finanziaria, a partire dalla seduta straordinaria di Comuni e Province in Campidoglio domani, giovedì, appare condizione indispensabile per garantire la stessa sopravvivenza di enti nei quali i cittadini si riconoscono più che in ogni altro livello della pubblica amministrazione”. 

Melilli, “Un contributo insostenibile”

“Una manovra di 670 milioni di euro per le Province non è sostenibile”. Lo afferma Fabio Melilli, Presidente dell’Upi, che sottolinea come “questa manovra si va aggiungere a quella, di pari entità, che avevamo dovuto subire lo scorso anno”.

“A renderla ancora più pesante – prosegue Melilli – è la drastica riduzione degli investimenti , che, bloccando le Province, impedisce quegli interventi su ambiente, scuole, lavoro e infrastrutture, che sono il vero volano dello sviluppo locale”.

“A questo si aggiungono le norme di tipo ordinamentale – dice il Presidente – che ci preoccupano, perché tendono a ridisegnare le Province italiane. Norme che, per l’impatto che hanno sul sistema istituzionale del Paese, meritano di essere definite in un disegno organico. Per questo chiediamo lo stralcio di queste disposizioni dalla finanziaria e la costituzione di un tavolo di concertazione, che, nei tempi giusti, lontani dalla fretta imposta dalle scadenze della finanziaria, possa arrivare a scrivere un testo di riforma condiviso”.

Melilli conclude sottolineando come “la norma che prevede la compartecipazione dei Comuni alla crescita del gettito Irpef  e ne esclude le Province, insieme ai criteri di riordino degli uffici dello Stato, lasciano trasparire la volontà di limitare l’operato delle Province, istituzione su cui è fondata la storia e lo stesso assetto organizzativo  del Paese”.

 

Non possiamo fare fronte alle gestione ordinaria

“Se il contributo chiesto alle Province nella manovra è, come sembra, di 700 milioni di euro, allora vuol dire che nulla è cambiato rispetto al passato e, come era inaccettabile la manovra dello scorso anno, altrettanto lo è quella di oggi”. Lo dichiara Fabio Melilli, Presidente dell’Upi, commentando le prime notizie emerse sulla finanziaria. “Non è pensabile – prosegue Melilli – che a pagare sia sostanzialmente solo il sistema delle autonomie e che il patto di stabilità ancora una volta sia nient’altro che una imposizione dello Stato. Incredibile appare la previsione di un tetto all’indebitamento, che di fatto annulla ogni possibilità di investimento sulle strade, sulle scuole e sull’ambiente, e vanifica tutti i progetti di sviluppo locale. Si riducono le Province e i Comuni a non potere fare fronte nemmeno alla gestione ordinaria e si lasciano solo al governo centrale le decisioni che riguardano lo sviluppo. I numerosi incontri tra governo e autonomie sembrava avessero inaugurato una nuova stagione. Se i risultati sono questi, allora credo che ci sia bisogno di chiarairsi sul concetto di concertazione”.

ANCORA DIFFICILE GIUDIZIO PERCHE’ MANCANO CIFRE

‘E’ difficile dare un giudizio sulla Finanziaria senza le cifre: il governo ritiene di non poterle
dare e noi ne prendiamo atto’. E’ quanto ha affermato il presidente dell’Unione delle province italiane (Upi), Fabio Melilli, al termine della riunione svoltasi oggi a Palazzo Chigi tra i rappresentanti del governo e quelli degli enti locali per discutere sulla legge Finanziaria.

‘Il ritorno ai saldi e’ un fatto positivo -ha proseguito Melilli- il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Nicola Sartor ci ha detto che il saldo e’ omnicomprensivo, cio’ significa per noi tornare alla liberta’ di manovra delle autonomie locali senza piu’ lacci nel gestire i nostri bilanci. Crediamo pero’ -ha aggiunto- visto anche il dibattito che sta emergendo nel Paese, che esista il rischio che a pagare la parte piu’ alta della manovra siano Comuni e
Province’.

‘Le regole ci sono e sono anche positive -ha sottolineato Melilli- ma il giudizio finale lo condizioniamo all’entita’ della manovra’. Il presidente dell’Upi riferendosi alla
logica del ritorno dei saldi ha affermato che dall’incontro con il governo e’ emerso che si trattera’ di ‘saldi liberi e senza vincoli nemmeno per il personale’ ma ha anche aggiunto che cio’ potra’ essere negativo o positivo a seconda di quanto ammontano le cifre.

‘Le Province -ha spiegato Melilli- non hanno chiesto spesa corrente perche’ vogliamo che le manovre in entrata siano esclusivamente destinate agli investimenti’. Sulle percentuali
diffuse negli ultimi giorni da alcuni quotidiani circa la compartecipazione degli enti locali all’Irpef, Melilli ha precisato che da parte del governo non c’e’ stata ‘nessuna conferma. Abbiamo chiesto che la compartecipazione all’Irpef sia dinamica, ossia aumenti
in relazione alla crescita del Pil, e c’e’ stata da parte del governo un’assicurazione su questo punto. Credo -ha proseguito- che ora stiano ragionando sull’anno di partenza e comunque nell’incontro di oggi non si e’ parlato di percentuali ne’ di legare la compartecipazione dinamica alla virtuosita’ degli enti rispetto alla manovra’. ‘Su
questo -ha concluso Melilli- pretendiamo un’apertura perche’ si tratta del vero avvio del federalismo fiscale’.  (Sci/Col/Adnkronos)
27-SET-06 13:47

 

     

ADNKRONOS: Melilli “In settimana attendiamo le cifre”

Roma, 19 set. – (Adnkronos) – ‘Speriamo che questa settimana ci vengano comunicate le cifre della Finanziaria, almeno per poter dare un giudizio politico. Il tavolo tecnico che abbiamo costituito insieme al ministro dell’Economia e delle Finanze sta lavorando ma non potra’ arrivare a nessuna soluzione finche’ non capiamo la dimensione della manovra’. Cosi’ il presidente dell’Unione province italiane (Upi) Fabio Melilli ha espresso la posizione degli enti, in attesa che il Governo comunichi loro i numeri della manovra. Parole pronunciate oggi durante l’Assemblea dei presidenti di Provincia, riunitasi in via
straordinaria insieme all’Ufficio di presidenza dell’Upi, per riflettere sulla manovra finanziaria 2007 e le riforme istituzionali che, ci si aspetta, siano in essa contenute.

Un incontro teso da un lato a fare il punto della situazione dopo gli incontri tenuti nelle settimane scorse da Melilli e rappresentanti di Anci ed Uncem con il ministro degli Affari regionali e delle autonomie locali Linda Lanzillotta, il ministro dell’Interno Giuliano Amato ed il ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa Schioppa, dall’altro a concertare la linea comune con cui le province si rapporteranno con il Governo. Non sono state diffuse in maniera ufficiale le cifre della finanziaria ma e’ patrimonio comune
che i tagli ci saranno e Melilli sottolinea che ‘l’indebitamento delle province negli ultimi anni coincide con l’aumento delle funzioni alle province ed e’ diretta espressione della carenza delle risorse date alle province per far fronte a queste funzioni, quindi, non
sarebbe giusto da parte del Governo penalizzare chi ha investito al posto suo su tematiche che prima erano statali’. 

 La Finanziaria, spiega Melilli, determinera’ l’abbandono dei tetti di spesa e il ritorno ai saldi, richiesta a lungo avanzata dagli enti locali sulla strada di una maggiore autonomia. ‘Da tempo auspichiamo il ritorno alle politiche dei saldi.Chiediamo autonomia nella gestione delle nostre fonti e obiettivi definitivi e concordati col Governo; il tetto di spesa non ce l’ha consentito ed ora se condividiamo che ogni ente debba migliorare il
proprio saldo finanziario, facciamo un passo in avanti per il paese’.
Con il ritorno ai saldi, aggiunge Melilli, si lascia ‘autonomia agli enti e soprattutto per la parte istituzionale snelliamo la burocrazia. Siamo disponibili a ragionare con i ministri Lanzillotta ed Amato per costruire un sistema piu’ snello che dia risposte piu’ efficienti ai cittadini e alle imprese: non siamo in una posizione di difesa, crediamo che ogni comparto della pubblica amministrazione debba snellirsi e si debba capire finalmente in questo paese chi fa che cosa’.
E sulla questione istituzionale si gioca l’altra partita della manovra finanziaria. Melilli definisce ‘chiuso il dibattito estivo sull’abolizione delle province’ e sottolinea che se l’obiettivo del governo e’ quello di razionalizzare le competenze, le province sono
pronte a fare la loro parte ma senza perdere di vista che ‘le province rappresentano piu’ il territorio, i comuni piu’ le persone’ e si pone quindi la questione ‘su chi gestisce ad esempio il servizio idrico, la partita sul sistema rifiuti e l’energia’. 
   
Tra i temi piu’ discussi nella questione della riforma istituzionale, quello della creazione delle ‘citta’ metropolitane’. ‘E’ un tema delicatissimo che dura da 10 anni – commenta Melilli – Riteniamo sostanzialmente che le aree metropolitane nel paese siano Roma, Milano e Napoli, si puo’ ragionare anche d’altro, ma nessuno puo’ immaginare una soluzione unica a problemi diversi: l’hinterland napoletano non e’ la grande Milano e credo che si debbano affrontare ognuna con un decreto legislativo apposito’.
‘E’ un processo – spiega il presidente dell’Upi – che va attuato attraverso la delega al governo e tramite decreti legislativi delegati che affrontino citta’ per citta’ il tema delle aree metropolitane. Si puo’ avviare un confronto ma va capito chi e’ l’ente a fine generale. Se si faranno le aree metropolitane, chi rappresenta la collettivita’? Esisteranno ancora i comuni? Si tratta di temi complessi’.

Melilli ammette che esiste la necessita’ di governare alcune reti e processi economici in modo diverso dall’attuale e conclude: ‘non abbiamo neanche il timore sul ruolo della provincia nel caso in cui nascano le citta’ metropolitane: crediamo infatti sia difficile
sovrapporle come confini alle province’.  (Sci/Pe/Adnkronos)

 

Cavalli: “Chiediamo di partecipare allo sviluppo”

“La base dello sviluppo è lo sviluppo locale, che vede nelle Province i soggetti istituzionali indispensabili, anche perché hanno saputo negli anni riqualificare i propri interventi, privilegiando gli investimenti per il territorio”. 
Lo ha detto il Vice Presidente dell’Upi, Alberto Cavalli, Presidente della Provincia di Brescia, intervenendo oggi al tavolo per lo sviluppo, convocato dal Governo a Palazzo Chigi.
Quattro i temi che il Presidente Cavalli ha posto come prioritari: le infrastrutture, il trinomio scuola – formazione e lavoro, l’ambiente e lo sviluppo economico. “Chiediamo al Governo di responsabilizzarci non solo verso il risanamento attraverso i tagli alle spese – ha aggiunto il Presidente – ma anche con la partecipazione alle politiche di sviluppo. Il ruolo che le Province possono esercitare come fattori di sviluppo è nella viabilità minore, perché non di sole autostrade vive il Paese; nell’edilizia scolastica, per offrire ai ragazzi scuole efficienti e sicure; nel riassetto idrogeologico, indispensabile per la sicurezza di larghissima parte del territorio nazionale; nel sostegno all’aggregazione di imprese, secondo il modello dei distretti che il Governo sembra abbandonare. Siamo consapevoli – ha detto infine il Presidente Cavalli – che lo sviluppo passa attraverso una maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione, e questo sarà possibile evitando doppioni, sovrapposizioni di enti e di competenze. Ma semplificazione della Pa significa attuare in concreto il dettato costituzionale, chiarendo ruoli e funzioni di Province, Comuni e Regioni”.

Finanziaria e riforme i temi all’ordine del giorno

Finanziaria 2007 e riforme istituzionali, a partire dal Codice delle Autonomie locali proposto dal Governo. Sono questi i temi di cui si discuterà nell’Assemblea dei Presidenti di Provincia, in programma per martedì 19 settembre, a partire dalle ore 11,00, presso la sala del Garante della Privacy di Piazza Montecitorio 123/a.

“Abbiamo convocato i Presidenti di Provincia e i rappresentanti delle Unioni Regionali – sottolinea il Presidente Fabio Melilli –  per discutere, insieme all’Ufficio di Presidenza dell’Upi, della posizione che dovremo prendere sia sulla prossima manovra finanziaria che sul processo di riassetto istituzionale che in Governo intende avviare. I due temi, infatti , sono strettamente correlati tra loro: certo, quanto alla Legge di bilancio, la mancanza di informazioni sull’ammontare del sacrificio che sarà richiesto alle Province, non aiuta a fare grandi passi in avanti. Soprattutto ci interessa sapere quale sarà il nostro ruolo nelle politiche di sviluppo del Paese, visto che proprio ieri ci siamo seduti al tavolo di concertazione che dovrebbe portare ad un nuovo Patto per la politica dei redditi.
Per quanto riguarda il Codice,  siamo stati chiamati dal Ministro Lanzillotta e dal  Ministro Amato a costruire insieme uno strumento che potrebbe rappresentare un passaggio decisivo nel futuro assetto della Repubblica. Le affermazioni del Governo sulla considerazione del valore imprescindibile delle Province ci hanno soddisfatto: ora bisognerà lavorare insieme per dare sostanza a questo assunto”.

Penati “Determinante il federalismo fiscale”

“La scelta di attuare il federalismo fiscale e il modello che sarà deciso per il Paese, è una delle variabili più significative da considerare, se si vuole arrivare ad una nuova politica dei redditi capace di rilanciare lo sviluppo e fare crescere la produttività”. Lo ha sottolineato il Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, intervenendo oggi a nome dell’Upi al tavolo di lavoro sulla politica dei redditi, convocato a Palazzo Chigi.
“Le Province – ha detto Penati – possono contribuire a che questo nuovo patto raggiunga gli obiettivi che si è posto, attraverso il loro impegno nella promozione dello sviluppo locale, nelle politiche attive per il lavoro e nella ripresa degli investimenti per le infrastrutture. Sappiamo bene che la qualità dei servizi che riusciremo a mettere in campo nei territori non sarà ininfluente nella ripresa della competitività, come fattore di attrattiva delle imprese internazionali. Così come avranno un peso la capacità, che dovremo dimostrare, di sapere contenere la pressione tariffaria e fiscale locale, e la gestione dei costi e la modernizzazione della pubblica amministrazione, per assicurare efficienza ai servizi per i territori. Per questo assume ancora più valore il nuovo Codice delle Autonomie locali cui siamo stati chiamati a lavorare dal Ministro Amato e dal Ministro Lanzillotta, che ridisegnerà l’intero sistema istituzionale territoriale, assegnando con chiarezza funzioni e compiti e riducendo così sovrapposizioni e sprechi”.

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