Categoria: Istituzioni e Riforme

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La Provincia di Ferrara protagonista in Europa con “GO4FAIR MOVE”

La Provincia di Ferrara è capofila di un partenariato internazionale finanziato dal programma Interreg Central Europe. Un’iniziativa di 18 mesi che vede impegnata l’amministrazione nell’ambito nella programmazione europea nel suo ruolo di Casa dei Comuni.

Si tiene, infatti, il 5, con l’incontro inaugurale nella sala del Consiglio provinciale, e 6 marzo l’avvio di GO4FAIR MOVE, il progetto europeo volto a individuare soluzioni innovative per contrastare povertà di mobilità, con un budget complessivo di circa 800mila euro.

Il progetto, finanziato dal programma Interreg Central Europe, vede la Provincia di Ferrara nel ruolo di capofila, a coordinare un partenariato che unisce Italia, Croazia, Polonia e Ungheria.

L’obiettivo principale è sviluppare modelli di gestione del territorio che garantiscano a cittadini e lavoratori, specialmente nelle aree più fragili o periferiche, il diritto a una mobilità accessibile, sostenibile ed equa.

Al fianco della Provincia di Ferrara collaborano partner tecnici e territoriali, come l’Istituto Trasporti e Logistica di Bologna, eccellenza regionale nel settore, l’Agenzia di Sviluppo di Varaždin (Croazia), l’Agenzia per lo Sviluppo e il Distretto di Bielsko-Biała (Polonia) e EMFIE (Ungheria), partner responsabile delle attività di comunicazione strategica a livello europeo.

Il commento del Presidente Daniele Garuti

“L’avvio di GO4FAIR MOVE – commenta il presidente della Provincia, Daniele Garuti – rappresenta un momento di svolta per l’amministrazione provinciale, grazie al quale Ferrara torna a guidare un progetto di cooperazione internazionale, riposizionandosi strategicamente nell’ambito della progettazione europea”.

“Questo progetto – continua il presidente – non è solo una sfida tecnica sulla mobilità, ma un segnale politico forte ed è l’occasione per valorizzare concretamente il nostro ruolo di Casa dei Comuni, agendo come motore di sviluppo per l’area vasta e intercettando risorse europee che ricadranno direttamente sul benessere dei nostri territori e dei nostri cittadini, facilitando connessioni che vanno oltre i confini nazionali”.

La povertà di mobilità è un tema al centro delle politiche sociali ed ambientali moderne e riguarda l’impossibilità, per motivi economici o di carenza di servizi, di accedere ai mezzi di trasporto necessari per il lavoro, la salute o la vita sociale.

GO4FAIR MOVE lavorerà per il prossimo anno e mezzo alla creazione di strategie di governance che possano essere replicate a livello regionale e centrale, migliorando la qualità della vita nelle comunità coinvolte, in particolare per i lavoratori.

 

 

Provincia di Trapani: approvate modifiche allo statuto

Polizia provinciale, direttore generale e vicesegretario del Libero Consorzio Comunale di Trapani.

Sono i punti qualificanti delle modifiche allo Statuto dell’Ente che il Consiglio ha approvato all’unanimità dei presenti. Modifiche che saranno poste all’attenzione ed al voto dell’Assemblea dei Sindaci per il via libera definitivo al nuovo Statuto.

Nel bilancio di previsione 2026/2028, votato all’unanimità dall’Aula, sono state stanziate le somme necessarie per i costi dei mezzi, delle attrezzature e del personale per la Polizia provinciale. In questa fase, tuttavia, l’assetto normativo che riguarda i Liberi Consorzi Comunali lascia pochi margini. Il comandante dovrà necessariamente essere, in questa prima fase, un dirigente a scavalco di un’altra amministrazione pubblica ed il personale, una dozzina di agenti provinciali, verrà definito dalle disponibilità interne e da un eventuale concorso a tempo determinato, con un arco temporale di 2-3 anni.

L’istituzione della figura del direttore generale ha come obiettivo quello di migliorare e qualificare l’organizzazione del Libero Consorzio Comunale ed è legata – con altre modifiche statutarie – a completare e a tracciare, con maggiore efficacia, le competenze dirigenziali. L’incarico di direttore generale potrà essere svolto da un soggetto esterno all’Ente o dal segretario generale. Segretario, che con le modifiche allo Statuto, potrà contare su un suo vice, pronto a sostituirlo in caso di assenza o di altro impedimento.

Il Commento del Presidente Salvatore Quinci

“Il Consiglio provinciale, con il suo voto, consegna all’Assemblea dei Sindaci, che dovrà valutare le modifiche e dare il suo contributo con l’approvazione del nuovo Statuto, un atto che esprime chiarezza e che guarda al rilancio del Libero Consorzio. Così come già fatto dall’Aula, sento il dovere di ringraziare il segretario Salvatore Pignatello per il lavoro svolto e per la celerità nei tempi.

Mi piace infine rimarcare, ancora una volta, la responsabilità e la condivisione del Consiglio provinciale, che ha dato prova di maturità politica e di senso delle istituzioni”.

Cultura della legalità. Collaborazione tra il Comando provinciale della Guardia di Finanza e la Provincia di Vibo

La Guardia di Finanza – Comando Provinciale di Vibo Valentia e la Provincia di Vibo Valentia hanno avviato una collaborazione istituzionale finalizzata alla diffusione dei contenuti della campagna mediatica e culturale illustrata nel Calendario Storico 2026 della GdF, quale strumento di informazione pubblica e promozione della cultura della legalità sul territorio provinciale.

L’iniziativa, attinente al mese di marzo, si inserisce nel più ampio quadro della missione istituzionale del Corpo e trova fondamento nei principi che lo ispirano: “La Guardia di finanza è coinvolta a pieno titolo nella lotta alla criminalità organizzata, soprattutto nella scoperta delle operazioni di riciclaggio e nel contrasto delle attività imprenditoriali e professionali attraverso le quali le organizzazioni criminali reimpiegano i capitali illecitamente accumulati nel tessuto economico legale e si mimetizzano nella società civile. La strategia della GdF si fonda sulla sistematica aggressione dei patrimoni di provenienza delittuosa, attraverso indagini necessarie per pervenire al sequestro ed alla confisca dei proventi e dei beni ottenuti dalle attività delittuose, nonché delle aziende finanziate con capitali mafiosi. Si tratta di accertamenti decisamente complessi ed articolati, svolti con professionalità, grazie sia all’esperienza maturata nel nostro ruolo di polizia economico finanziaria, sia a moderni strumenti informatici di supporto alle investigazioni. Le attività di indagine richiedono, infatti, l’esame della documentazione amministrativo – contabile, la ricostruzione dei flussi finanziari e la verifica della congruità della situazione patrimoniale effettiva con quella reddituale dichiarata. È grazie a questo approccio che il Corpo è in grado di scovare patrimoni illeciti accumulati nel tempo e contemporaneamente sfruttare anche i poteri di polizia economico finanziaria, per agire sul fronte fiscale, utili al recupero delle somme sottratte all’Erario”.

Il Calendario Storico 2026, attraverso un linguaggio visivo e comunicativo incisivo – come evidenziato nell’immagine allegata relativa al mese di marzo, recante il claim “Organizzati per contrastare la criminalità” – rappresenta uno strumento di divulgazione volto a rendere più immediata e comprensibile alla collettività l’azione quotidianamente svolta dal Corpo a tutela dell’economia legale.

La Provincia di Vibo Valentia, nel riconoscere “il valore istituzionale e sociale dell’iniziativa”, ribadisce che “la diffusione della cultura della legalità e il consolidamento di un approccio etico nell’azione amministrativa costituiscono presupposti imprescindibili per il rafforzamento del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini”.

La sinergia avviata testimonia la comune volontà di promuovere informazione qualificata, consapevolezza civica e responsabilità collettiva, ponendo l’azione istituzionale sempre più al servizio della comunità e della tutela del tessuto economico e sociale provinciale.

PNRR: le Province in audizione alla Camera “Serve massima collaborazione per la fase finale”

Questo decreto è strategico, perché deve regolare la fase finale dell’attuazione del PNRR. Le norme che usciranno dal Parlamento devono contribuire a determinare il successo del Piano. Per questo chiediamo massima attenzione sulle questioni che in questo momento preoccupano di più le Province, che devono completare gli oltre 1.400 cantieri di edilizia scolastica aperti. Prima fra tutte, la necessità di chiarire con norma i termini di scadenza della tempistica relativa alle misure in capo alle Province riguardo alla conclusione delle opere, al collaudo delle stesse e alla rendicontazione finale. Ad oggi, i termini risultano non coerenti con quelli indicati dal Piano”. E’ questa la richiesta prioritaria avanzata dal rappresentante delle Province, Angelo Caruso, Vicepresidente di UPI, nel suo intervento in audizione alla Commissione Bilancio della Camera sul Decreto che detta ulteriori disposizioni per l’attuazione del PNRR.

“Il decreto così com’è – ha detto- concentra le misure esclusivamente a favore delle strutture centrali, ignorando le necessità degli enti locali che stanno attuando il Piano . Per questo chiediamo di prevedere anche per gli enti attuatori le stesse misure individuate per il personale dei soggetti titolari, estendendo alle Province, e agli enti locali, la possibilità di prorogare i contratti in essere e le norme finalizzate al rafforzamento della capacità amministrativa. La fase finale poi deve essere caratterizzata dalla massima collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte: occorre valorizzare il ruolo delle task force dei tavoli territoriali strategici PNRR insediati presso le prefetture, con il supporto della Ragioneria Generale dello Stato, per la redazione corretta delle rendicontazioni finali, in modo da risolvere le possibili criticità, accelerando le procedure”.

“ Restano poi da risolvere due questioni essenziali – ha detto il Vicepresidente UPI. “Da una parte, il decreto deve assicurare la prosecuzione delle opere che dovessero superare la scadenza del 2026 per cause non imputabili agli enti, con norme che garantiscano la possibilità di concludere i cantieri, a fronte del raggiungimento del target della Missione cui si riferiscono .
Dall’altra, chiediamo di prevedere la copertura degli extracosti rendicontabili sostenuti dalle Province per i progetti PNRR completati, in collaudo o in esecuzione. Si tratta di almeno il 20% in più del totale dell’importo delle opere che le Province hanno dovuto coprire con risorse proprie per portare a termine i cantieri, per una cifra totale per le 86 Province che ammonta a circa 150 milioni. Questo Decreto-Legge, presumibilmente tra gli ultimi strumenti normativi utili a tale scopo, deve introdurre misure utili ad assicurare alle Province la copertura di queste spese”.

La documentazione

Ecco il documento consegnato alla Commissione  Nota audizione UPI DL PNRR 19 26 AC2807

Pubblichiamo inoltre di seguito la lettera inviata negli scorsi giorni riguardo all’applicazione delle disposizioni DL PNRR n. 19 del 2026 nelle Province. Nota UPI DL-PNRR_2marzo2026

Le Province fulcro dei territori. Da Livorno l’appello alla riforma

La Provincia di Livorno compie 100 anni ma l’obiettivo è rivolto al futuro e alla necessità di riequilibrare un riassetto istituzionale in cui le Province siano gli enti di riferimento per la pianificazione strategica del territorio.

“A oltre 10 anni dalle leggi che hanno ridotto in maniera determinante il ruolo delle Province, possiamo constatare con amarezza che i costi sui territori sono stati di gran lunga maggiori rispetto ai risparmi sulla spesa che erano il vero obiettivo della riforma. Costi che non sono stati solo economici, ma che hanno creato disuguaglianze profonde e questo è il vero elemento su cui è necessario richiamare l’attenzione”.

Così la presidente della Provincia, Sandra Scarpellini, ha aperto i lavori del convegno “Futuri possibili: la Provincia che sarà”, che si è svolto oggi,  martedi 3 marzo, a Palazzo Granducale.

La presidente ha, quindi,  evidenziato l’importanza di garantire il necessario legame tra gli enti periferici e quelli centrali: “In un mondo in cui le economie di scala mondiale determinato tutto nell’agire quotidiano, inevitabilmente le comunità più piccole sono destinate a rimanere indietro. La recente riclassificazione dei comuni montani da parte dello Stato inciderà profondamente nella vita di tanti piccoli comuni, sono oltre 30 quelli che hanno perso questa caratteristica, alcuni anche nel nostro territorio. Comuni che perderanno scuole, ambulatori, presidi di vario tipo e, senza una Provincia veramente autorevole, con un presidente eletto dai cittadini, perderanno la rappresentanza del territorio e la possibilità di avere chi porta le istanze collettive ai vari tavoli di confronto a livello regionale e nazionale. Per questo, in attesa della ripresa di un dibattito parlamentare sulla riforma delle Province, con Upi Toscana e Upi nazionale, chiederemo alla  Regione di avviare un esame dei risultati della legge 22, per capire quanto la scelta di gestire direttamente funzioni come quelle riguardanti l’ambiente, l’agricoltura e altro, un tempo gestite dalle Province, abbia effettivamente colto le esigenze delle comunità, delle aziende e dei territori”.

Il convegno ha preso le mosse dalla celebrazione dei 100 anni dal regio decreto, che il 15 novembre 1925 restituì alla Provincia la conformazione territoriale che oggi conosciamo, per approfondire i temi legati  al presente, in cui le Province operano  con difficoltà tra carenza di risorse e richieste pressanti da parte delle comunità locali.

A confrontarsi con la presidente  Sandra Scarpellini sui cambiamenti necessari a restituire un ruolo certo alle Province sono stati Francesco Limatola, presidente di UPI Toscana, Claudio Frontera e Alessandro Franchi, già presidenti della Provincia di Livorno nelle stagioni amministrative prima e post riforma Delrio,  Piero Antonelli direttore generale dell’Unione delle Province Italiane Nicola Pignatelli, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Bari e Maria Castallo, segretaria generale della Provincia di Livorno, con la moderazione del direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci.

Frontera ha toccato subito i tasti più dolenti della legge 56/2014:  “Una riforma non meditata, costruita su basi precarie e proprio per questo da abrogare” per riparare alle profonde “ricadute negative che sono la causa primaria di  ritardi nei servizi ai cittadini e all’economia”.

Dello stesso avviso Alessandro Franchi, primo sindaco presidente della Provincia dopo la riforma: “Abbiamo dovuto gestire un passaggio drammatico, in cui il bilancio dell’Ente era di pura sopravvivenza”. Da allora la legge Delrio, concepita come una legge-ponte per traghettare le Province verso la successiva riforma della Costituzione, bocciata poi in sede referendaria, ha congelato le Province in un limbo da cui ancora non si riesce ad uscire.

“E’ necessario l’intervento del legislatore nazionale per introdurre le imprescindibili modifiche alla legge Delrio – ha aggiunto Franchi – e anche in Toscana dobbiamo correggere l’eccessivo accentramento di funzioni, che la Regione apportò con la legge 22/2015, aprendo un confronto con Anci, Upi e i soggetti economici e sociali, per restituire la giusta rappresentanza ai territori”.

Il punto sulle Province toscane lo ha fatto il presidente di Upi Toscana, Francesco Limatola, presidente della Provincia di Grosseto, evidenziando come questi enti abbiano continuato a rappresentare, ove possibile, quel ruolo di ente intermedio  di coordinamento e garanzia dell’equilibrio territoriale. “Per questo concordiamo sulla necessità di un tavolo dove discutere l’adeguato ripristino dei livelli istituzionali di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione che sono a fondamento delle funzioni amministrative”.

Limatola ha, poi, indicato le tre principali attività su cui le Province toscane possono svolgere un ruolo determinante in un nuovo ipotetico riassetto: in primo luogo la pianificazione strategica territoriale, oggi demandata alla sola Città Metropolitana di Firenze, in cui poter tracciare le linee generali di sviluppo, a partire dalle infrastrutture e dall’economia; gli Uffici Europa, per  le politiche di coesione  e l’accesso e utilizzo dei fondi strutturali; il supporto ai piccoli comuni attraverso lo sportello per le attività produttive, le stazioni uniche appaltanti, la semplificazione amministrativa.

Sui temi prettamente legati alle modifiche legislative sono intervenuti Piero Antonelli, e Nicola Pignatelli, che hanno indicato la via delle riforme a livello regionale, cui peraltro l’Upi sta lavorando da tempo con i presidenti delle Province, come quelle più realisticamente percorribili.

“Occorre correggere le attuali sperequazioni nelle legislazioni regionali – ha sostenuto Antonelli – per riequilibrare le funzioni e valorizzare il decentramento amministrativo”, mentre Pignatelli, ribadendo “l’inadeguatezza di un modello di ente di secondo livello, troppo verticistico e poco rispondente ai bisogni del territorio”, ha sottolineato la necessità di una ricognizione degli ambiti di rilevanza socio economica che si sono sovrapposti alle funzioni provinciali.

A tirare le fila del dibattito è stato il presidente della Regione, Eugenio Giani, il quale ha annunciato la disponibilità all’apertura di un tavolo di confronto “animato da pragmatismo” in cui affrontare il tema del miglioramento del rapporto tra enti che hanno funzioni diverse, con l’obiettivo di garantire un equilibrio territoriale e in cui le Province possono esercitare un ruolo di coordinamento, in particolare per le politiche legate ai fondi europei, allo sviluppo e alla coesione.

La Provincia di Pesaro-Urbino contesta la nuova classificazione dei Comuni Montani

«Condanniamo questa orribile legge che si abbatte duramente e ulteriormente sulle aree interne». Il presidente Giuseppe Paolini si schiera con i sindaci del territorio provinciale tagliati fuori con il decreto Calderoli dalla lista dei Comuni montani per effetto dei nuovi criteri di classificazione. Alcuni dei quali esclusi dall’introduzione del parametro dell’altitudine media pari o superiore a 350 metri. «Da anni – sottolinea Paolini – sto lottando per far capire che nell’entroterra c’è bisogno di una fiscalità diversa per le piccole botteghe, che svolgono più un servizio sociale essenziale che commerciale. Per questo non è giusto che paghino più tasse di Amazon: anzi, si dovrebbe anche pensare a prestiti a tassi più bassi. Ora il governo ci taglia le gambe perché così si colpiscono anche scuole, servizi sanitari e un’altra infinità di cose».

Così Paolini spinge per rivedere le cose: «C’è delusione perché tutto questo sta passando nel silenzio generale dell’Anci e della Regione. Noi supportiamo la battaglia dei Comuni rimasti fuori, sosteniamo le loro posizioni e bene fanno i sindaci a muoversi con i ricorsi perché si tratterebbe della botta finale per l’entroterra. Non si può chiedere ai giovani di tornare a ripopolare i borghi, se poi vengono fatte leggi che vanno completamente nella direzione opposta. Ai ragazzi non è rimasto nulla».

Prosegue il presidente: «Auspichiamo che si aprano tavoli di confronto in tutte le sedi, siamo pronti a portare il nostro contributo. Ma non si tratta di una protesta politica, perché le prese di posizione sono trasversali e vengono portate avanti da tutti i sindaci, di qualsiasi schieramento. E’ semplicemente questione di buon senso. C’è molta amarezza, perché assistiamo a questa eutanasia fatta di digitalizzazione, conti spietati e cieca azione livellatrice. Ma l’entroterra e le aree rurali non possono essere abbandonati. La verità è che la società e la politica devono tutelare e non accorpare, chiudere o sintetizzare. Le eccellenze sono nelle aree interne, nei nostri borghi. Ma se lì finisce, sono in pericolo anche i grandi centri», conclude il presidente.

Comitato Direttivo UPI: nominati i nuovi Vicepresidenti

E’  Flavio Pasini, Presidente della Provincia di Verona, ad  assumere l’incarico di Vicepresidente Vicario UPI, mentre Emanuele Ramella Pralungo, Presidente della Provincia di Biella, assume l’incarico di Vicepresidente.

A sancire le nomine è stato il Presidente di UPI, nella riunione del Comitato Direttivo di oggi, nella quale i due Presidenti sono stati chiamati a  sostituire i due uscenti, Marcon e Minerva, che hanno ottenuto successi straordinari nelle elezioni regionali e che quindi hanno lasciato i loro incarichi di Presidenti di Provincia.

Insieme a loro, entra in Direttivo Pierangelo Olivieri, Presidente della Provincia di Savona, che sostituisce la ex Presidente Succurro, anche lei eletta in consiglio regionale.

“A voi – ha detto il Presidente dell’UPI Pasquale Gandolfi – va tutta la mia stima e la mia riconoscenza per avere accolto questo incarico. Sono certo che potrò sempre contare sul vostro impegno e sulla vostra collaborazione per guidare questa associazione, nel rispetto di tutte le identità che rappresentiamo e con l’unico obiettivo di sostenere le Province e le comunità che amministriamo. Permettetemi di ringraziare gli ex Vicepresidenti Marcon e Minerva e la ex Presidente Succurro  – ha poi aggiunton – per il lavoro svolto e per il senso di vicinanza e di amicizia che ha sempre caratterizzato il loro impegno al mio fianco in UPI”.

 

Pasini nuovo Vicepresidente dell’Unione delle Province d’Italia

Il Presidente della Provincia di Verona, Flavio Pasini, è il nuovo Vicepresidente vicario dell’Unione delle Province d’Italia.

La nomina, da parte del Presidente dell’Upi, Pasquale Gandolfi, è stata formalizzata a Roma nella riunione di oggi, martedì 24 febbraio, del Comitato Direttivo, l’organo di indirizzo politico e programmatico dell’Unione di cui fa parte, da gennaio 2025, anche il Presidente scaligero.

Pasini – che sostituisce il trevigiano Stefano Marcon – coadiuverà il Presidente e, in caso di assenza o impedimento di quest’ultimo, ne eserciterà le funzioni.

“Ringrazio il Presidente Gandolfi, il Comitato Direttivo dell’Upi e i colleghi delle Province italiane per la fiducia e il ruolo assegnatomi – ha affermato Pasini –. Ruolo che eserciterò con orgoglio e impegno. Verona e il Veneto sono da sempre in prima linea, accanto a Upi nazionale, per un riordino delle Province che riattribuisca loro dignità istituzionale e, soprattutto, risorse atte a garantire servizi e opere fondamentali per i nostri Comuni, i cittadini e le aziende. Le Province sono ‘cerniere’ del principio di sussidiarietà sancito dalla Costituzione, principio tutt’altro che astratto perché è quello che garantisce ai territori, e dunque a chi ci vive e vi opera, di compiere scelte autonome e legittime nell’interesse delle rispettive comunità. Quanto meglio funzionano queste cerniere, tanto più si riduce la distanza tra Stato e cittadini. Sosterrò il Presidente Gandolfi e il Comitato in ogni azione e sede opportuna affinché le Province siano messe nelle condizioni di amministrare in modo efficiente i propri territori”.

“Tutta la mia stima e la mia riconoscenza al Presidente Pasini per aver accolto questo incarico – aggiunge il Presidente Gandolfi –. Sono certo che potrò sempre contare sul suo impegno e sulla sua collaborazione per guidare questa associazione, nel rispetto delle identità che rappresentiamo e con l’unico obiettivo di sostenere le Province e le comunità che amministriamo”.

Il coordinatore delle Province della Sicilia al Direttivo UPI

Pubblichiamo la dichiarazione del coordinatore regionale dei Presidenti dei Liberi Consorzi siciliani e Presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani Salvatore Quinci,  sulla riunione del comitato direttivo nazionale dell’UPI e sul caso Sicilia

Ho aperto il caso Sicilia durante i lavori del comitato direttivo nazionale dell’UPI che si è svolto ieri a Roma. Vi ho partecipato, per la prima volta, come coordinatore regionale dei Presidenti dei Liberi Consorzi Comunali dell’Isola. La disparità di trattamento, di profilo istituzionale e di capacità d’azione è emersa, con forza, nel confronto con le altre Province italiane, che hanno un ruolo ben definito e strumenti operativi di qualità fin dall’approvazione della legge Delrio. L’UPI nazionale è pronta a sostenere la nostra battaglia per una netta inversione di tendenza nella nostra Regione. La politica siciliana ha finora mostrato una pesante indifferenza nei confronti del Liberi Consorzi Comunali. Non è mai riuscita a riconoscerne, nei fatti, la funzione e l’importanza di Ente di Area Vasta, con un fondamentale ruolo di mediazione e di coordinamento delle amministrazioni locali. Ho sempre considerato i Liberi Consorzi la Casa dei Comuni, ma una casa per essere sicura deve avere fondamenta solide. Sono sempre più necessarie ed urgenti alcune modifiche alla Legge 15 del 2015 per ridefinire l’assetto istituzionale degli Enti di Area Vasta siciliani e per consentire una piena operatività nella loro azione amministrativa.

Il Presidente della Regione, on.Renato Schifani, ed i deputati dell’ARS devono assumersi la responsabilità di costruire, con il nostro contributo, una nuova architettura istituzionale dei Liberi Consorzi. Tanti anni di commissariamento – circa 14 -, interrotti esclusivamente dalla forza di tre pronunciamenti della Corte Costituzionale, rischiano di trasformarsi in un falso alibi. Ci sono tutte le condizioni per aprire una nuova fase. Va anche sottolineato che lo Statuto speciale della nostra Regione non può essere utilizzato come uno scudo per esimersi dall’impegno di mettere a sistema forme di reale cambiamento che chiediamo, inascoltati, ormai da tempo e che è invece consolidato e legittimato nel resto d’Italia.

Lo Statuto non può essere utilizzato in maniera discrezionale ma deve avere l’obiettivo di produrre agibilità istituzionale, politica ed amministrativa nei Liberi Consorzi. Presto, per consolidare la sintonia e la sinergia con tutte le componenti e realtà dell’UPI organizzeremo un evento in Sicilia alla presenza del direttivo nazionale.

Pronti ad un confronto con il Presidente Schifani ed il Parlamento regionale. Il supporto ed il pieno appoggio manifestato dal comitato direttivo nei nostri confronti e alle nostre ragioni è incoraggiante e sottolinea lo spirito unitario dell’UPI.

UPI Lazio e Città Metropolitana di Roma Capitale scrivono alla Regione per l’insediamento del Tavolo interistituzionale

UPI Lazio e la Città Metropolitana di Roma Capitale hanno inviato una lettera al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, per sollecitare l’insediamento del Tavolo interistituzionale previsto dalla legge regionale di stabilità.

Il Tavolo, introdotto dalla normativa approvata lo scorso 31 dicembre, riunisce Regione Lazio, UPI Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale e le quattro Province, con l’obiettivo di affrontare il tema dell’esercizio delle funzioni degli enti di area vasta e delle risorse ad esse connesse.

La lettera è firmata congiuntamente dal presidente di UPI Lazio e della Provincia di Viterbo, Alessandro Romoli, e dal sindaco metropolitano di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, a conferma dell’unità di intenti su un tema centrale per il funzionamento degli enti locali.

Nel documento si richiama la necessità di completare il processo di riallocazione delle risorse, anche alla luce delle osservazioni della Corte dei Conti, e si indica il Tavolo come sede di confronto per eventuali aggiornamenti della normativa regionale, in coerenza con i principi della legge n. 56/2014.

UPI Lazio e Città Metropolitana chiedono infine alla Regione di procedere, attraverso una deliberazione di Giunta, alla definizione dei componenti e delle modalità di funzionamento del Tavolo, così da consentire l’avvio dei lavori.

La lettera inviata lettera UPI LAZIO CM Roma tavolo interistituzionale

UPI “La riforma del FVG sulle Province sia un primo passo. Governo e Parlamento riprendano il percorso di riforma”

“Il via libera in Senato alla Legge costituzionale di modifica dello statuto della regione Friuli-Venezia Giulia che ripristina, dopo oltre 10 anni di caos istituzionale, le Province nella Regione, è un segnale importantissimo a conferma, ancora una volta, di quanto la riforma del 2014 che ha indebolito le Province fosse inutile e dannosa. L’augurio è che questo voto del Parlamento faccia finalmente ripartire la discussione sull’urgente revisione delle norme ordinamentali sulle Province in tutto il Paese, per fare chiarezza sulle funzioni di queste istituzioni, sulle risorse necessarie ad esercitarle e sul sistema di governance degli organi.

Come ha sottolineato il Presidente della Repubblica intervenendo all’ultima Assemblea UPI la riforma delle Province è necessaria al Paese, per dare pienamente attuazione al dettato costituzionale. Occorre restituire il protagonismo alle Province, per assicurare ai cittadini e alle imprese servizi efficienti, un sistema burocratico affidabile e una semplificazione dell’amministrazione pubblica.

Una riforma che valorizzi il ruolo che le Province hanno assunto: realizzare investimenti strategici, garantire servizi, supportare i Comuni.

È un percorso obbligatorio, se si vuole davvero arrivare a costruire un sistema regionale delle autonomie locali che sia coerente, moderno e finalmente stabile, pur nella diversità dei contesti territoriali. Ci auguriamo che Governo e Parlamento possano con coraggio ripartire da questo voto per dare risposte a tutti i cittadini”.

Così commenta il Presidente di UPI, Pasquale Gandolfi, l’approvazione in Senato alla Legge costituzionale di modifica dello statuto della regione Friuli-Venezia Giulia che ripristina le Province come enti di area vasta e reintroduce l’elezione diretta degli organi.

 

Rapporto CNEL 2025: il protocollo con UPI tra le attività qualificanti

C’è anche il procollo siglato tra CNEL e UPI tra le attività qualificanti riportate nel Rapporto annuale relativo alle attività del CNEL nel 2025 appena pubblicato.

L’anno – si legge nella nota diffusa dal CNEL – restituisce il quadro di un periodo caratterizzato da un intenso dinamismo istituzionale. Il 2025 ha dato forte impulso alla funzione di iniziativa legislativa e ha segnato l’avvio sistematico dell’attività istruttoria presso le Commissioni parlamentari su quattro proposte già incardinate.

In questo contesto rientra l’azione di consolidamenti deirapporti istituzionali attraverso la firma di protocolli d’intesa con l’Uniome delle Province d’Italila, le Assemblee legislative regionali, con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani e la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, valorizzando la cooperazione con il sistema delle autonomie territoriali.

Le princiali evidenze

Il Rapporto raccoglie i principali momenti e le attività realizzate nel corso del 2025. Di seguito le principali evidenze degli oltre 50 documenti esaminati dalle Commissioni e approvati dall’Assemblea del CNEL:

  • Nel corso del 2025 l’Assemblea del CNEL ha approvato 16 disegni di legge, che portano a 20 il totale della XI Consiliatura, di cui 4 all’esame delle rispettive Commissioni Parlamentari;
  • Sono stati elaborati 9 Rapporti e Relazioni, tra cui il primo Rapporto annuale sulla produttività e il primo Rapporto sull’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati;
  • Tra le numerose audizioni parlamentaridel Presidente del CNEL, Renato Brunetta, si segnalano gli interventi sui temi della transizione demografica, sul Documento di Finanza Pubblica 2025, sulle aziende pubbliche di servizi alla persona, sui beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e sul Disegno di legge CNEL in materia di valorizzazione della fraternità umana nei luoghi di lavoro;
  • Nel 2025 sono stati sottoscritti 23 accordi interistituzionali, i quali hanno rafforzato la rete di collaborazione del CNEL con amministrazioni centrali, autonomie territoriali, enti previdenziali, università e organismi nazionali e internazionali.

Scarica qui il rapporto

CNEL_RapportoAnnuale 2025_

 

 

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